Dalla provincia piemontese alla Juventus Women, passando per infortuni, vittorie e fedeltà assoluta alla maglia azzurra: il ritratto profondo di una campionessa che ha scelto di costruire senza fare rumore.
In un tempo che sembra scorrere più veloce delle lancette dell’orologio, in un calcio femminile italiano dove aumentano le partenze e diminuiscono le certezze, soprattutto nelle categorie inferiori, dove società intere spariscono lasciando a piedi staff, giocatrici e tifosi, la Nazionale resta uno degli ultimi punti fermi del movimento.
Un rifugio. Un simbolo di resistenza.

Accanto alle promesse del futuro, resistono ancora regine vere, calciatrici che non hanno mai smesso di lottare e sacrificarsi per la maglia azzurra come fosse il primo giorno. Maglie che pesano, che scavano dentro. Maglie per cui si piange davvero.
Come fece lei, quando un infortunio crudele la fermò ai blocchi di partenza prima del Mondiale di Francia 2019. Quel Mondiale che consacrò mediaticamente il calcio femminile italiano, anche se il movimento esisteva da sempre.
Lei, però, lo visse da lontano. Con un ginocchio operato e il cuore spezzato.
Sto parlando di un colosso della difesa, azzurra e juventina.
Sto parlando della signora Cecilia Salvai.

Elegante, mai sopra le righe. Spesso al centro dell’attenzione non per scelta, ma per necessità: a difesa non solo della propria carriera, ma anche del proprio privato, della famiglia, della propria identità. Elegante come la Pantera Rosa, feroce come una leonessa. Con un cuore grande, che l’ha portata anche a essere testimonial di campagne sociali, simbolo di un calcio che sa parlare di rispetto e responsabilità.
Dalle origini a Pinerolo: nascere difensora controcorrente
Cecilia Salvai nasce il 21 maggio 1993 a Pinerolo, Piemonte profondo. Il pallone entra presto nella sua vita, in un’epoca in cui scegliere il calcio per una bambina non era affatto scontato.
Ma Salvai sceglie. E non torna più indietro.
Fin dai primi passi mostra quelle qualità che diventeranno il suo marchio: intelligenza tattica, senso della posizione, pulizia negli interventi. Non è una difensore che distrugge, ma una che anticipa, che legge, che chiude prima ancora che l’azione nasca.
Brescia: la consacrazione prima del salto
La crescita definitiva passa dal Brescia Calcio Femminile, una delle realtà simbolo dell’epoca pre-professionistica. Qui Salvai (che prima si era fatta le ossa esordendo nel Real Cavese, per poi passare al Torino, Rapid Lugano e al AGSM Verona) diventa una delle migliori centrali del campionato italiano, vincendo Scudetti e Coppe Italia, giocando in Europa e guadagnandosi stabilmente la Nazionale maggiore.
È in questi anni che il suo nome diventa sinonimo di affidabilità. Non spettacolo, ma sostanza. Non copertine, ma continuità.

Juventus Women: costruire una dinastia
Nel 2017 Cecilia Salvai è una delle scelte fondative della Juventus Women. Non un trasferimento qualsiasi, ma l’inizio di un’era. La Juventus vuole creare un modello vincente, credibile, duraturo. E per farlo servono fondamenta solide.
Salvai diventa subito titolare fissa, colonna difensiva, presenza costante. Contribuisce alla conquista di:
- Scudetti consecutivi
- Coppe Italia
- Supercoppe Italiane
- Storiche partecipazioni alla UEFA Women’s Champions League
Le sue stagioni parlano chiaro: altissime percentuali di duelli vinti, pochissimi falli inutili, grande capacità di impostazione dal basso.
Lei stessa ha spiegato cosa significhi indossare il bianconero:
«Alla Juventus non ti viene chiesto solo di vincere. Ti viene chiesto di essere all’altezza ogni giorno, anche quando nessuno ti guarda».
Difendere, per lei, è un atto di responsabilità:
«Se sbaglio io, sbaglia tutta la squadra».
Il 2019: l’infortunio, il buio, la verità del dolore
Il ginocchio cede nel momento peggiore possibile. Rottura del legamento crociato, stop lungo, Mondiale perso.
Mentre l’Italia incanta la Francia, Cecilia Salvai combatte la sua partita più dura lontano dai riflettori.
Non lo ha mai nascosto:
«È stato il momento più difficile della mia carriera. Ti senti inutile, ferma, mentre tutto intorno corre».
La paura è reale, concreta:
«Ho avuto paura di non tornare più quella di prima. Poi ho capito che dovevo solo tornare a essere me stessa, con calma».
Il ritorno è graduale, umano, ma profondo. E quando rientra, Salvai non è solo di nuovo un grande difensore: è una donna più consapevole.
Nazionale italiana: numeri, fedeltà, presenza
In azzurro colleziona oltre 60 presenze, partecipando a Europei, Mondiali, qualificazioni e Nations League.
Non è mai stata una comparsa. È sempre stata una certezza.
«La maglia dell’Italia non la indossi: la rappresenti. E quando non puoi farlo, soffri il doppio».
E aggiunge, senza sconti:
«La Nazionale non aspetta nessuno. O sei pronta, o guardi le altre giocare».
Lo sguardo delle compagne: quando parlano le altre
Sara Gama lo ha detto chiaramente:
«Con Cecilia dietro sai che puoi osare qualcosa in più. Perché se sbagli, lei c’è».
Barbara Bonansea, che l’ha affrontata mille volte in allenamento:
«È una di quelle difensore che non ti fanno arrabbiare perché ti picchiano, ma perché ti leggono prima».
E Valentina Cernoia ha colto l’aspetto umano:
«Non parla tanto. Ma se c’è un momento difficile, lei è lì. E basta quello».
Fuori dal campo: normalità, identità, rispetto
Fuori dal rettangolo verde Salvai difende con la stessa fermezza la propria normalità. Ama la semplicità, la famiglia, una vita lontana dagli eccessi.
«Il calcio è una parte enorme della mia vita, ma non è tutta la mia vita».
Per questo è diventata anche volto credibile di campagne sociali, esempio di un calcio che sa parlare di inclusione e rispetto senza slogan.

Cecilia Salvai in 10 frasi:
- «Difendere è prendersi una responsabilità.»
- «Alla Juventus devi essere all’altezza ogni giorno.»
- «Il Mondiale del 2019 non l’ho mai lasciato andare.»
- «Tornare da un infortunio è soprattutto mentale.»
- «Se non ti ricordi di me, forse ho fatto bene il mio lavoro.»
- «La Nazionale non aspetta nessuno.»
- «Essere leader non vuol dire urlare.»
- «Ogni allenamento conta.»
- «Il rispetto viene prima di tutto.»
- «Le vittorie più grandi sono quelle silenziose.»
In un calcio che corre, cambia e spesso dimentica chi non fa rumore, Cecilia Salvai resta.
Resta come restano le fondamenta sotto una casa antica: non le vedi, ma se mancano crolla tutto.
Non è la calciatrice delle copertine urlate.
È quella che permette agli altri di brillare.
Ha attraversato infortuni, silenzi e rinascite senza mai perdere se stessa.
Ha difeso un’area di rigore, una maglia, un’idea di calcio fatta di fedeltà e rispetto.
E finché ci sarà una giocatrice così a difendere una maglia,
il calcio femminile italiano avrà ancora una spina dorsale degna di questo nome.
Danilo Billi
