C’è un momento, nella vita di chi gioca a calcio, in cui smetti di rincorrere categorie, classifiche e numeri.
E inizi a rincorrere sensazioni.
Spazi giusti. Ritmi umani. Persone vere.

Per Marilena Castiglione, oggi colonna dell’Enjoy calcio a otto femminile, quel momento ha un nome preciso: calcio a otto.
Una dimensione trovata quasi per caso, ma abbracciata con la consapevolezza di chi ha già macinato anni, chilometri e fango.
Dal calcio a undici a Salerno, passando per il cinque, fino alla sua vera dimensione
Marilena arriva da lontano.
Geograficamente e calcisticamente.
Otto anni di calcio a undici a Sant’Egidio, una frazione del paese in cui viveva a Salerno, poi quattro anni di calcio a cinque. Esperienze diverse, intense, formative.
Ma nessuna, fino in fondo, capace di incastrarsi con la vita vera.
“Il lavoro prende tempo ed energie. Il calcio a otto è quello che più somiglia all’undici, ma con un impegno sostenibile. È lì che mi sento davvero a mio agio.”
Nel 2019 la svolta: Bologna.
Il lavoro la porta su, la passione non resta indietro. Prima ancora il cinque, poi lo stop forzato del Covid, infine la rinascita post-pandemia con il campionato a otto.
Ed è lì che tutto si sistema.

Spazi più larghi. Pensiero che conta quanto le gambe.
Il calcio torna ad essere respiro, non rincorsa.
Nick (Nicola Mosca), un allenatore che parla la stessa lingua
Nel percorso di Marilena c’è una figura che ritorna sempre: Nick.
Allenatore, sì. Ma prima ancora compagno di visione del campo.
Si incontrano ai tempi del calcio a cinque, quando la squadra si chiamava Felzna (ora diventata Felsinea), nome antico di Bologna, scelto non a caso.
“Io sono molto legata alla maglia. Quando c’è una storia dietro, mi appassiona ancora di più.”
Nick non era ancora il suo allenatore, ma era sempre lì.
Osservava, consigliava, partecipava.
Un modo di vedere il calcio simile al suo: movimenti, letture, intelligenza di gioco.
Quando diventa ufficialmente il suo allenatore, prima nel passaggio all’otto e poi nelle esperienze successive (Feltre, Etica, fino all’attuale Enjoy), il rapporto si consolida.
“Lui è più istintivo, io più razionale. Ma sul modo di vivere il calcio siamo identici.”
A livelli amatoriali, trovare qualcuno che si impegni anima e corpo non è scontato.
E quando succede, non lo molli più.
L’Enjoy e una nuova idea di competizione
L’avventura con l’Enjoy non è stata semplice.
Rosa nuova, infortuni pesanti, ragazze che devono conoscersi in fretta mentre altre squadre giocano insieme da anni.
Eppure, qualcosa scatta.
“Magari abbiamo una tacchetta di tecnica in meno, ma molta più voglia.”
È questo che rende orgogliosa Marilena:
la collaborazione, la disponibilità, il senso di gruppo.
Una squadra che cresce anche grazie alle più esperte, capaci di accompagnare le più giovani senza schiacciarle.
L’obiettivo?
Entrare tra le prime otto.
Senza l’ossessione di vincere a tutti i costi.
“Giocare bene, stare bene, stare insieme. Senza pressione, spesso ti esprimi anche meglio.”
È una maturità rara.
Ed è anche questa che fa la differenza.

Centrocampo, testa alta e visione di gioco
Marilena è una centrocampista vera.
Di quelle che pensano prima di correre.
Che leggono prima di agire.
Nick, però, ha saputo sorprenderla.
Nel suo primo anno a otto la schiera addirittura più avanti.
Risultato? Capocannoniera.
“Io attaccante non lo sono mai stata. Ma lui ha saputo tirare fuori qualcosa che non sapevo di avere.”
Questo è il segno dei buoni allenatori:
non imporre ruoli, ma scoprirli.
Analizzare, studiare, valorizzare.
E oggi, tornata nel suo habitat naturale a centrocampo, Marilena è la mente dell’Enjoy.
Quella che collega i reparti.
Quella che fa girare la squadra.
L’infortunio, la pazienza e la voglia di tornare
Adesso, però, c’è uno stop da digerire.
Una scivolata.
Una frattura all’alluce.
Due partite da saltare, forse di più.
E per chi vive il calcio così, stare fuori è una tortura.
“Farò il tifo dagli spalti, ma sarà dura. Non sono abituata.”
Eppure anche questo fa parte del percorso.
Fermarsi. Recuperare. Tornare.
Con la stessa fame di sempre.

Vita, lavoro e passione: equilibrio possibile
A Bologna Marilena è arrivata per lavoro.
Ha concluso gli studi nel post-Covid e oggi porta avanti due attività:
lavora nel mondo della ristorazione, come sushiwoman, e come operatrice olistica e massaggiatrice soprattutto nell’ambito sportivo.
Due mondi diversi, ma legati dalla cura.
Del corpo.
Della persona.
Proprio come fa in campo.
Danilo Billi
