Non è nato in una sede ufficiale, né sotto una bandiera appesa a un cancello.
Il gruppo Tifosi delle Azzurre è nato come nascono le cose vere: per caso, per necessità, per amore.
Agli Europei di calcio femminile giocati la scorsa estate in Svizzera, mentre la Nazionale italiana femminile accendeva speranze e orgoglio, sugli spalti prendeva forma qualcosa di più grande del semplice tifo. Un’umanità varia, trasversale, arrivata da città diverse e storie diverse, che ha iniziato a riconoscersi, a cercarsi, a camminare insieme.

Il seme lo ha piantato Mirko Bastelli, bolognese, tifoso vero, uno di quelli che il tifo non lo consumano ma lo costruiscono. Attorno a lui, partita dopo partita, si sono aggregati sostenitori e sostenitrici delle Azzurre presenti in terra svizzera. Prima pochi, poi sempre di più.
Grazie ai social, a WhatsApp, a quella voglia di sentirsi parte di qualcosa, il gruppo ha preso forma, si è dato un nome, una voce, un’identità: Tifosi delle Azzurre.
Un blocco unico, compatto, riconoscibile.
Tanto da attirare attenzioni e tributi anche sui canali ufficiali UEFA, quando si parlava di tifo azzurro e di quell’energia genuina che accompagnava l’Italia femminile fuori dal campo.
Ma questo articolo non nasce per nostalgia né per riempire il vuoto delle feste, in un periodo senza partite ufficiali.
Nasce perché quel legame, nato in Svizzera, non si è sciolto con l’ultimo fischio.
Dopo gli Europei, il gruppo si è ritrovato numeroso anche alle amichevoli post-Europeo giocate in Italia, confermando che non era stata una parentesi, ma l’inizio di un percorso. E così, per continuare a cementare quell’unione, è arrivata un’idea semplice e potentissima: ritrovarsi, guardarsi negli occhi, sedersi allo stesso tavolo.
L’idea parte da Cristina, già tamburista e anima del tifo della Juventus Women. Un sondaggio sul gruppo WhatsApp, qualche data proposta, risposte che arrivano, altre che si perdono. Fino alla scelta: Domenica 4 gennaio 2026, a Vignola, in una tigelleria gestita da due ragazze che seguono abitualmente il Sassuolo Women.

Un luogo piccolo, vero, senza fronzoli. Come il tifo che rappresenta.
Il pranzo inizia verso le 13 e finisce quando ormai è tardo pomeriggio, intorno alle 17. Quattro ore abbondanti di chiacchiere, risate, racconti, ricordi.
Tigelle a volontà, dieci, undici a testa e birra che scorre come pioggia buona. Ma soprattutto persone.
Persone arrivate da Bologna, Brescia, Parma, Venezia 1985, Juventus, e ovviamente Sassuolo. Mondi diversi uniti da una stessa maglia azzurra.
Alcuni volti già visti in Svizzera, altri conosciuti lungo il cammino. Tutto parte dello stesso racconto.
E il calcio?
Quasi sullo sfondo. Per una volta non contano schemi, risultati, moduli. Si parla di vita, di trasferte, di lavoro, di amicizie nate su un pullman o davanti a un tamburo. È una festa più che un pranzo. Un momento di respiro collettivo.
Per Mirko Bastelli, vedere tutto questo ha un peso specifico enorme.
Il gruppo che prima degli Europei era poco più di un’idea, oggi è una realtà viva. Durante il torneo si è allargato, si è rafforzato, anche grazie all’impegno principalmente di Cristina.
Paradossalmente, proprio agli Europei, dal nucleo iniziale c’era quasi solo Gianluca da Brescia, presente una volta per impegni di lavoro. Poi, dalla terza partita in avanti, Mirko di Parma c’è sempre stato. E da lì non si è più fermato.
Guardando avanti, il pensiero va già al 2026.
Alle qualificazioni Mondiali, alle prime due gare casalinghe previste a marzo, probabilmente contro la Svezia e poi Danimarca e un’altra nazionale scandinava. Date e stadi ancora da definire, ma una certezza c’è: quando ci sarà da muoversi, il gruppo si muoverà insieme.

Lo zoccolo duro oggi è di almeno sette persone, tutte molto attive. È da lì che parte il tifo, anche quando sugli spalti non è facile far decollare i cori.
«Ci proviamo sempre», racconta Mirko. «Partiamo noi, qualcuno continua, qualcun altro si unisce. Non è ancora facile, ma cresceremo».
Nel frattempo il gruppo si è sviluppato anche strutturalmente: l’unione tra il vecchio gruppo dei tifosi che seguivano le proprie squadre di Serie B e quello nato a Ginevra ha creato un’unica casa comune. Un luogo virtuale, certo, ma pieno di relazioni vere.
E forse è proprio questo il senso più profondo di Tifosi delle Azzurre:
non solo seguire una Nazionale, ma costruire una comunità.
Tra una trasferta e una tigella, tra un coro che parte e una birra condivisa, il tifo diventa appartenenza. E l’Azzurro, ancora una volta, sa unire, come lo ha dimostrato i tanti chilometri percorsi solo per fare un brindisi assieme, con la consapevolezza che in futuro poi ci saranno anche tante altri tifosi e tifoserie che potranno unirsi a questo soldalizio.
Danilo Billi
