Tifosi non Schifosi: quando il campionato si ferma, il cuore corre più forte
Ti siedi a questo caffè in edizione speciale, mentre il campionato è fermo per la sosta natalizia, ma capisci subito che, per i “Tifosi non Schifosi”, il calendario non detta legge. Il calcio a undici si prende giustamente una pausa in concomitanza con le festività, il cuore del tifo no. E allora succede che fuori dal campo verde nascano storie, chilometri, incontri, bandiere stese e voci che si intrecciano. Ed è lì che ti senti orgoglioso. Orgoglioso di un gruppo che non si spegne mai. Orgoglioso, soprattutto, del tuo leader: Filippo.
Lo guardi correre da una parte all’altra come una pallina impazzita di un flipper. Una di quelle che rimbalzano senza fermarsi mai, colpite da mani esperte, mentre tu da ragazzo buttavi via monetine solo per il gusto di vedere un nuovo record comparire sul tabellone. Ecco, Filippo quel record lo ha fatto davvero. Lavoro, tifo, trasferte, raduni, manifestazioni del tifo organizzato che sostiene il movimento femminile: una maratona vera, senza pause. Eh sì, ogni tanto si ricorda anche di lavorare: portare avanti il nome del gruppo è una responsabilità che pesa, ma lui la promuove con orgoglio.
Tombolo, Coppa Italia Futsal Femminile: il primo rimbalzo
È sabato 3 gennaio 2026, l’anno è appena iniziato e a Tombolo (PD) vanno in scena le finali regionali di Coppa Italia di futsal femminile. Nei quarti di finale si affrontano Sassuolo e Bologna FC Women Futsal. Due emiliane che si ritrovano in Veneto: ironia del destino, ma anche segno di quanto questo movimento stia viaggiando.
Il richiamo è troppo forte, è il momento di lasciare il segno anche a livello scenografico: spunta lo striscione “Tifosi non Schifosi”, insieme ad altre due pezze, sistemate nel settore assegnato agli amici bolognesi del “Bologna Fc Women Fan Club”, dopo anche qualche diverbio con chi doveva occuparsi delle riprese televisive.

Mentre Alfio discute con gli operatori, animatamente ma con la giusta diplomazia per il ruolo rivestito all’interno del Fan Club, Filippo si occupa di quello che gli riesce meglio insieme al resto della compagnia di tifo: si arrangia, inventa, trova una soluzione. Creativa, efficace, identitaria.


Il tifo è devastante: due megafoni, due tamburi, cori lanciati con ardore in un palazzetto che amplifica ogni voce. Il risultato è netto: Bologna batte Sassuolo 5-1. Una partita a senso unico. Alla fine, salutati gli amici bolognesi, l’appuntamento è per il 5 gennaio, sempre a Tombolo, per la semifinale contro il Sanmartino Futsal.

Vignola, tigelle e fratellanza: il tifo che unisce
Ma non c’è tempo per fermarsi. Il giorno dopo si riparte. Destinazione Vignola (MO), per un pranzo organizzato dal gruppo Amici delle Azzurre, di cui fanno parte anche il nostro gruppo di tosi.
Il motivo è semplice e bellissimo: una tigelleria gestita da due ragazze (Chiara e Lucia) tifose del Sassuolo femminile, un’amicizia nata grazie a Cristina (“Juventus Women Supporters”) e consolidata dopo l’Europeo.

L’idea parte a novembre, da un messaggio sulla chat unificata dei tifosi delle Azzurre. L’obiettivo è ritrovarsi, scambiarsi gli auguri, stare insieme. Alla fine quella proposta mette d’accordo tutti. A tavola, dalle 12 alle 17.30 circa, siedono tifosi di Brescia, Bologna, Juventus, Sassuolo, Parma e Venezia 1985. Si mangiano tredici tigelle a testa, si beve birra a fiumi, si ride.


Come dirà anche Mirko Bastelli (anima del tifo bolognese e del gruppo nato a sostegno della Nazionale Italiana femminile), nell’intervista a Danilo, si parla meno di tifo e più di persone. Ma le basi sono solide: allargare la rete, rafforzare la presenza in vista delle grandi partite delle Azzurre nel 2026, partendo da un gruppo che agli Europei si è già fatto sentire e rispettare.



Ancora Tombolo, ancora strada: quando la stanchezza non vince
Eppure la macchina di Filippo non si ferma. Non può farlo. Ormai è bionico, si sa. La giornata successiva è una di quelle piene fino all’orlo. Parte la mattina per andare a lavoro e tira dritto fino a sera. Finisce il turno, salta in macchina e corre di nuovo a Tombolo. Arriva incredibilmente con quindici minuti di anticipo: un piccolo miracolo.
Ad attenderlo, i ragazzi che hanno già sistemato gli striscioni principali rossoblu. Filo rimette i suoi, Alfio sistema “Tifosi non Schifosi” sotto, ricalcando la disposizione dei quarti di finale.

Nuovamente il magico duetto al tamburo di Anna Chiara e Filippo, i cori lanciati da Mirko e l’amico supporter nero-oro, la voce che si alza. Il tifo è vivo, la partita è bella: le ragazze giocano con carattere e il Bologna Women Futsal alla fine regala agli entusiasti tifosi presenti una vittoria che vale la conquista della finale.
Noale, Marcon e il calore che resiste al freddo
Dopo la partita una sosta al palazzetto, per tirare il fiato e per seguire un po’ l’altra semifinale tra Reggiana e X Martiri. Filippo, da buon Cicerone per gli amici bolognesi, propone un’idea semplice: un aperitivo “on the road” a Noale, in un posto iconico e conosciuto nella terraferma veneziana come “Gonea”. Spritz, cicchetti tipici veneziani, risate e l’equivoco linguistico che diventa aneddoto (per cicchetto, a Venezia si intende uno stuzzichino, simile per certi versi alle tapas spagnole; a Bologna, invece, uno shot alcolico). Venezia e Bologna che si incontrano anche nel vocabolario.

Poi via verso Marcon, dove è fissata una seduta di allenamento presso lo stadio. Squadra femminile e maschile insieme sotto lo stesso tetto: un’ organizzazione complicata fuori dal campo, ma tanto entusiasmo e voglia di fare. Sotto il gazebo dove si tiene l’ormai classico e rinomato “panino del venerdì” in casa nero-oro, si accendono stufa a pellet e lampade calorifere: fa freddo ma, pur con tutti i limiti strutturali, si riesce a creare comunque un ambiente accogliente per dar vita ad una situazione conviviale nel post-allenamento tra squadre e tifosi.
Alla fine, dopo ripetute consultazioni tra le parti (non facile la comunicazione, visto l’impegno sul terreno di gioco che va rispettato), si decide di ordinare delle pizze: tre da mezzo metro, con gusti misti; poi anche qualche pizza tonda. Con Alfio e la sua inseparabile Seat Ibiza Rossa, Filippo va a prenderle poco prima della fine della seduta. La compagnia nero-oro-rossoblu si ingegna poi per tenerle al caldo, sfruttando il calore della stufa e attendendo l’uscita di tutti dalle docce e dagli spogliatoi. Alla fine, si fermano quasi tutte le ragazze, anche qualche ragazzo del maschile, e lo staff tecnico femminile. Pure mister Murru resta un po’ a scambiare qualche chiacchiera sincera con i presenti. Rimangono pizza, birre, sorrisi e scambi di battute, Alfio, Simone e Anna Chiara, che trova anche il tempo per fare una bella foto assieme alla squadra al termine dell’allenamento, mentre Mirko e Gabri dopo la partita di Tombolo avevano già ripreso la via di casa verso Bologna.

Nella semplicità, un altro momento di tangibile vicinanza tra Venezia 1985 e tifosi, nel nome di un’amicizia sempre più profonda. In un mondo di freddi comunicati e di distanze tra le parti, un altro esempio concreto di come un calcio costruito su ideali e sana passione possa creare situazioni genuine che nell’unione scaldano il cuore, anche in una gelida serata di gennaio. Non a caso, Simone ribadisce un concetto espresso già in una precedente visita a Marcon: un’accoglienza meravigliosa, che ha fatto sentire anche questa volta (con poco) i tre amici del Fan Club come parte della famiglia nero-oro.
Chiudere l’impianto, chiudere il cerchio
Mano a mano, il gazebo si svuota; verso le ore 23, tra baci e abbracci, il trio bolognese saluta la compagnia: la strada è lunga e il giorno dopo (6 gennaio) devono completare la grande opera di sostegno alla squadra di futsal, con il terzo viaggio verso Tombolo per la finale (poi vinta ma questa è un’altra storia che ci devono raccontare gli amici di Bologna che l’hanno vissuta. Per motivi di lavoro, il leader della tifoseria nero-oro non ha potuto coadiuvare il tifo come nelle sopraccitate occasioni).
Filippo ed Oliviero rimangono fino alla fine, a sistemare tutto. La chiusura dell’impianto da parte dei due “Tifosi non Schifosi” è, neanche a farlo apposta, simbolica della chiusura di un cerchio, come da narrazione, molto più grande: è quasi mezzanotte, le luci si spengono ma non questo vivo sentimento custodito da chi, ad oggi, ha dimostrato di avere le chiavi per aprire porte sconosciute al mondo calcistico femminile. Si torna a casa, c’è l’auto da scaricare e da sistemare il materiale del tifo. La stanchezza c’è, è innegabile, ma, guardandosi indietro, la soddisfazione è enorme ed il senso di completezza arriva col messaggio di Alfio di felice arrivo a destinazione.
È stata una giornata infinita. Ma necessaria. Perchè il tifo non è solo novanta minuti. È strada, attese, mani che sistemano uno striscione, voci che si cercano nel freddo. È stare insieme. E quando tutto finisce, capisci che sì, ne è valsa la pena. Sempre.
Danilo Billi con la preziosa collaborazione di Filippo Pajola
