“Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere”
La forza che animava Enzo Ferrari è stata protagonista anche in questo fine settimana appena trascorso in casa nero‑oro, tra gioie e delusioni. Il motore che muove lo spirito dei “Tifosi non Schifosi” si è acceso già dal venerdì: questa volta non per il classico “panino del venerdì”, ma per un’azione decisamente più nobile. Filippo, leader della tifoseria nero‑oro, si è infatti incontrato a Granarolo (BO) con Alfio, presidente del “Bologna FC Women Fan Club”, per andare insieme a trovare l’amico comune Danilo Billi, nel suo esilio a Pesaro.


Nell’immancabile tappa alla “Trattoria da Zia Allari”, resa ancora più suggestiva dalla neve, i due tifosi hanno gustato un pranzo abbondante e scambiato qualche chiacchiera in un clima conviviale, prima di rimettersi in viaggio verso la costa marchigiana. A bordo dell’iconica Seat Ibiza rossa di Alfio, sono arrivati a destinazione nel tardo pomeriggio. Ad accoglierli, un emozionatissimo Danilone insieme alla madre Rosalba, felici di rivedere i due “facinorosi” di Bologna e Venezia a sei mesi dalla precedente visita. Quante cose da raccontarsi, quante emozioni da condividere: tra abbracci e sorrisi, aneddoti e risate, birre e patatine, qualche ora trascorsa in un ambiente familiare prima di uscire per una pizza alla Baia Flaminia. Lontani dalle malignità e immersi in una sincera amicizia, la serata è trascorsa magicamente, in un’atmosfera serena e distesa. Numerose le foto a testimonianza di un incontro tanto atteso quanto vissuto con sentimento reciproco.

Dopo cena, due passi sotto i portici pesaresi: in un clima di divertimento, il trio si è dilettato in pose fotografiche con bandiere e stendardi dei “Tifosi non Schifosi”, accompagnate da cori lanciati sotto lo sguardo attonito dei pochi passanti.


“E non ci avrete mai come volete voi, Danilo Billi con noi.” Il coro, levatosi a gran voce, non ha provocato alcuna conclusione tragica – nessuna ambulanza è venuta a ricoverarli d’urgenza – ma ha rappresentato il sigillo perfetto su un ritrovo da incorniciare e custodire nel cuore di ciascuno.

Tra abbracci e commozione, un ultimo saluto sulla porta di casa Billi prima del rientro verso Granarolo e poi Venezia, in tarda nottata. Un arrivederci, certamente: rapporti umani autentici come questi non cadono facilmente nell’oblio. Vivere la passione A circa 36 ore dal rientro dalla trasferta pesarese, Filippo è già proiettato sul derby casalingo contro il Villorba.
Dopo più di un mese di trasferte tra campionato e coppa, e dopo l’ingiusta multa per i fumogeni inflitta a Bolzano, l’appuntamento arriva con la voglia di riscatto e di lasciare il segno. Per l’occasione è stato preparato, in un paio di settimane, un enorme striscione di quasi venti metri, dal messaggio altamente riflessivo:
“SOCIETÀ SALTATE, GIOCATRICI ANCORA A PIEDI… TIFOSERIE MULTATE PER LE FUMOGENATE: MA SIAMO SERI?”

Una fotografia istantanea delle criticità del calcio femminile italiano, che si proclama in crescita ma continua a mostrare fallimenti e tradimenti ai valori genuini che lo hanno sempre contraddistinto. Un messaggio di denuncia che si erge maestoso allo stadio “Nereo Rocco” di Marcon, in un periodo in cui per molti è più comodo tacere e non prendere posizione. Peccato non aver potuto accompagnare lo striscione con il previsto gioco di fumo colorato e luci flash: una scelta di responsabilità verso il Venezia Calcio 1985 da parte dei “Tifosi non Schifosi”. Lo spettacolo sugli spalti, tuttavia, non è mancato: tifo caloroso, continuo, incondizionato.

È nei momenti duri e difficili che viene fuori il vero tifoso: Filippo e gli altri supporters nero‑oro al suo fianco hanno scelto dal giorno uno di stare vicino alle ragazze, sia nelle vittorie che nelle sconfitte. Quando lavoro, passione, sacrifici e sudore accomunano squadra e tifosi, non può che essere altrimenti. NOI siamo gente che lotta, non che scappa. La storia infinita del Venezia 1985 e della sua indomabile ed inseparabile tifoseria è fondata su solidi valori umani che superano di gran lunga quelli economici. “Non ho mai visto un sacco di soldi segnare un gol” diceva un certo Johan Cruijff e come dargli torto… Cuore, organizzazione di gruppo, resilienza: queste caratteristiche contraddistinguono il team nero‑oro e, riprendendo con consapevolezza il sentiero interrotto dalle intemperie delle ultime settimane, la sensazione di poter presto tornare a gioire assieme è oggi più che mai una convinzione vivida.
Serie C Femminile – 11 gennaio 2026
Venezia Calcio 1985 – Villorba 2-3
Al “Nereo Rocco” di Marcon è andata in scena una partita intensa, combattuta, a tratti epica per come il Venezia 1985, pur falcidiato dalle assenze e dalle recenti uscite dalla rosa, è riuscito comunque a restare in partita fino all’ultimo respiro contro un Villorba cinico e micidiale in ripartenza. Le lagunari arrivano all’appuntamento in piena emergenza: diverse infortunate, tre giocatrici salutate nel mercato dell’ultimo mese e una formazione rimaneggiata. La notizia più bella è il rientro dal primo minuto del capitano Agata Centasso, tornata titolare dopo un lungo stop. Ma l’avvio è subito in salita.

Al 13’ il Villorba passa: discesa sulla destra, cross teso al centro e Avallone, con un diagonale preciso, batte il portiere per lo 0-1. Il Venezia prova a reagire con orgoglio e al 16’ l’ex Trevisiol si inventa un’azione personale, salta due avversarie in area ma viene murata al momento della conclusione. Tre minuti dopo arriva il raddoppio ospite: ancora un’incursione sulla destra, palla che attraversa tutta l’area e sul secondo palo è proprio Trevisan a farsi trovare pronta per il tap-in dello 0-2. Il Venezia però non si scompone. Al 32’ Gastaldin va vicinissima al gol con una spettacolare rovesciata su corner, palla che sfiora il palo. Il momento migliore delle nero‑oro arriva tra il 38’ e il 39’: prima Tosatto colpisce la traversa con una fucilata dai 30 metri, poi la stessa Tosatto scappa sulla destra, salta l’avversaria e pennella sul secondo palo dove ancora Trevisiol, da ex implacabile, schiaccia di testa il pallone dell’1-2. Il Venezia 1985 prende coraggio: al 47’ Tosatto approfitta di un retropassaggio corto, salta il portiere ma sulla linea un difensore salva tutto. Ma nel momento di massima pressione arriva la beffa: contropiede Villorba, palla sulla sinistra, cross al centro per Costantini che, da sola, firma l’1-3. La ripresa è un assedio lagunare. Al 15’ Tosatto, su punizione, costringe il portiere alla deviazione in angolo; al 16’ sfiora il gol con un diagonale appena fuori. Al 26’ splendida azione corale: recupero di Castelli, scarico per Baldan, assist per Dalla Santa che prova il pallonetto ma la palla si spegne sopra la traversa. Al 30’ Baldan entra ancora in area, il portiere si fa male nell’uscita ma riesce a restare in campo stringendo i denti. Le ragazze di mister Murru non mollano, spingono ancora, credono nella rimonta. E al 51’ trovano il premio: cross di Trevisiol dalla sinistra, sul secondo palo arriva Tosatto che di prima intenzione insacca il 2-3. Il “Nereo Rocco” si accende, ci sono nove minuti di recupero, con le veneziane tutte in avanti. Il pareggio però non arriva. Dopo un finale convulso, fatto di mischie, palloni buttati in area e cuore oltre l’ostacolo, il triplice fischio sancisce una sconfitta amarissima. Tre contropiedi, tre colpi letali del Villorba. Ma anche un Venezia 1985 mai domo, combattivo fino all’ultimo secondo, capace di rialzarsi nonostante l’emergenza e di uscire dal campo tra gli applausi. Il calcio è anche questo: crudele, spietato, ma capace di raccontare storie di orgoglio che vanno oltre il risultato.
VENEZIA CALCIO 1985 2 – 3 VILLORBA TREVISO CALCIO FEMMINILE
VENEZIA CALCIO 1985:
Tonello, Grecu, Tosatto, Trevisiol, Gastaldin, Boschiero, Paladini, Baldan, Sabia (st 22’ Dalla Santa), Ruggiero, Centasso.
A disposizione: Mamini, Morettin, Donaggio, Rotondi, Vanzo, Furlan.
Allenatore: Giancarlo Murru
VILLORBA TREVISO CALCIO FEMMINILE:
Rubinaccio, Crevacore (st 15’ Zilli), Marchesin, Dal Lago, Bortolato, Bardahan (st 15’ Martinis), Pantano, Avallone (st 10’ Pisoni), Costantini, Trevisan (st 33’ Colombo), Menini.
A disposizione: Morosin, Da Lio, Canciello, Rossi, Battain.
Allenatore: Chiara Orlando
Arbitro: Beatrice Fregonese di San Donà di Piave (VE)
Marcatrici: pt 13’ Avallone (VI), 19’ Trevisan (VI), 39’ Trevisiol (VE); st 3’ Costantini (VI), 51’ Tosatto (VE)
Note:
Ammonita Marchesin (VI).
Espulsa mister Orlando (VI), al 20’ st.
Corners: 6-4.
Minuti di recupero: 4’ pt, 9’ st.
Dopo la partita, Filippo ha raccolto alcune dichiarazioni in casa Venezia 1985. Di seguito le parole di Ludovica Gastaldin, Agata Centasso e Giancarlo Murru.
Ludovica Gastaldin, centrocampista del Venezia Calcio 1985
“Nonostante l’emergenza e le difficoltà oggettive, siamo rimaste sempre in partita, ed è questo l’aspetto che va sottolineato. Il Villorba ha sicuramente grandi meriti: è una squadra organizzata, compatta, che sa leggere bene i momenti della gara e sfruttare gli episodi. Allo stesso tempo, però, dobbiamo essere oneste: qualcosa in più potevamo e dovevamo farlo noi, soprattutto nella gestione di alcune situazioni chiave. È una sconfitta che nasce da un mix di meriti loro e nostri demeriti, più che da un divario netto. Dopo il Südtirol c’era il rischio di un contraccolpo mentale, invece ho visto una squadra che non ha mollato, ha lottato fino alla fine e, pur con rotazioni ridotte, ha cercato soluzioni. Salvo l’atteggiamento, la voglia di stare dentro la partita e la capacità di soffrire insieme. Non è poco, soprattutto in un momento come questo. Il Villorba è stato bravo a creare densità in mezzo al campo e a sporcare le nostre linee di passaggio, questo va riconosciuto. Detto ciò, credo anche che noi avremmo potuto sfruttare meglio qualche occasione da gol creata.

Parlo da giocatrice che qui ha vissuto momenti complicati: da un periodo difficile si esce solo restando unite, lavorando forte e senza cercare scorciatoie o colpevoli. Serve lucidità, fiducia reciproca e la capacità di guardarsi in faccia, accettando le difficoltà senza farsi schiacciare. I periodi negativi fanno parte del percorso, ma è il modo in cui li affronti che ti definisce come squadra. Sulla carta l’Azzurra San Bartolomeo è un avversario alla portata, ma guai a sottovalutarlo: i risultati parlano chiaro. Possiamo e dobbiamo pensare a un pronto riscatto, ma solo passando dal lavoro quotidiano. Mi aspetto una settimana intensa, con attenzione ai dettagli, sia dal punto di vista fisico, ma soprattutto mentale. L’amichevole con le tedesche può essere un’occasione importante per ritrovare ritmo, fiducia e qualche automatismo. Il tifo è stato, come sempre, una presenza costante e calorosa, e questo per noi fa davvero la differenza. Anche nei momenti difficili i tifosi non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno, e questo per una squadra è fondamentale. Lo striscione dei “Tifosi non Schifosi” mi ha colpito molto perché andava oltre la partita e parlava di valori. Richiamava il tema delle promesse fatte e non mantenute, di società che da un giorno all’altro crollano lasciando dietro di sé solo macerie, e invitava a una riflessione più ampia su cosa dovrebbe contare davvero nel nostro sport. L’ultimo riferimento alla multa per i fumogeni dopo la pesantissima sconfitta di Bolzano sottolineava proprio questo: forse bisognerebbe prestare più attenzione ai valori del calcio, alla passione e al sostegno dimostrato da una tifoseria che, nonostante un 6‑0 subito, ha scelto di stare vicino alla squadra, piuttosto che soffermarsi esclusivamente su episodi come l’utilizzo dei fumogeni. Un messaggio forte, che secondo me rappresenta bene l’anima della nostra gente.
Agata Centasso, capitano e centrocampista:
“Nonostante l’emergenza di rosa, siamo riuscite a rimanere in partita fino alla fine e ad andare vicine al pareggio. Abbiamo affrontato il Villorba, una squadra completa e in grande stato di forma, a viso aperto, e fino all’ultimo la gara è rimasta assolutamente equilibrata. Loro sono state bravissime a sfruttare tutte le occasioni create, trovando le imbucate giuste e concretizzandole al meglio. I nostri meriti, invece, sono stati quelli di non arrenderci mai e di continuare a crederci fino in fondo, nonostante la consapevolezza dell’emergenza. Venivamo da due partite negative, ma nel complesso il nostro campionato non sta andando male, così come il percorso in Coppa. C’è uno zoccolo duro importante e faremo di tutto per trascinare avanti la squadra. Non abbiamo mai impostato la partita sul centrocampo: lavoriamo in settimana per creare spazi, portare palla e innescare la punta o le fasce. Dal campo non ho avuto la sensazione che il problema fosse lì, mentre forse abbiamo sofferto qualcosa in più in difesa, ma va considerato che si trattava di un reparto inedito, con giocatrici adattate.

Sono qui da tanto, ma non avevo mai vissuto un periodo così, legato anche alle partenze e a situazioni interne che hanno ridotto la rosa. Non voglio però essere catastrofica: fino a due settimane prima di queste gare, tutto stava andando bene. Ora o si interviene con nuovi innesti, oppure bisogna tirare fuori il massimo da chi c’è, senza vedere tutto nero, perché così negativo non è. Basta guardare la partita di ieri: in piena emergenza abbiamo giocato a viso aperto, con ragazze schierate in ruoli non abituali, e c’è comunque margine di crescita. In settimana mi aspetto allenamenti ad alta intensità, con grande voglia di riscatto, per ritrovare gli equilibri soprattutto in fase difensiva. Anche l’amichevole infrasettimanale in programma può far bene allo spirito. La volontà è quella di reagire e fare di tutto per tornare a vincere in questo 2026. Bellissimo anche lo striscione dei tifosi, sempre acuti e intelligenti nel loro modo di sostenere la squadra. In un calcio femminile che a volte penalizza un tifo sano e positivo, il loro supporto resta una certezza: anche ieri si sono fatti sentire alla grande ed è stata sicuramente la nota più bella e positiva della giornata.”
Mister Giancarlo Murru:
“La partita, sebbene persa, non può essere letta attraverso il solo risultato. Si è presentata come una necessità operativa: testare soluzioni nuove nella fase difensiva, con solo due giocatrici di ruolo disponibili, a seguito di indisponibilità impreviste che hanno lasciato il reparto eccessivamente scoperto. La squadra ha risposto con personalità e identità, assumendosi responsabilità e rischi. Ne è derivato un controllo del gioco evidente, sostenuto da un possesso palla continuo e autorevole, che ha prodotto numerose occasioni da rete costruite attraverso azioni corali, organizzate e riconoscibili. Ciò che è mancato è stato l’ultimo gesto, la precisione nelle conclusioni, unico elemento che ha impedito di tradurre quanto creato in un risultato coerente con la prestazione. Da questa gara emerge, però, un’indicazione chiara: il lavoro c’è e la strada è tracciata, ma diventa ora necessario completare il reparto difensivo, lasciato per cause di forza maggiore inaspettatamente troppo scoperto, per ristabilire equilibrio strutturale e garantire maggiore supporto nella gestione delle fasi di transizione passiva, determinanti nell’economia del gioco. Questa non è una sconfitta che indebolisce, ma una tappa che orienta. Il passo successivo è chiaro e dovrà essere diretto a trasformare il dominio del gioco in efficacia in termini di solidità difensiva e di realizzazione offensiva.”

Il weekend nero‑oro si chiude così: tra chilometri macinati, abbracci sinceri, striscioni che parlano più di mille parole e una squadra che, nonostante tutto, continua a lottare con dignità. La trasferta a Pesaro ha ricordato quanto il calcio femminile sappia ancora generare rapporti veri, capaci di resistere al tempo e alle difficoltà. La partita contro il Villorba, pur amara nel risultato, ha mostrato un Venezia 1985 vivo, orgoglioso, determinato a non piegarsi.
Le parole di Gastaldin, Centasso e mister Murru tracciano una direzione chiara: unità, lavoro, identità. È da qui che si riparte. Dai valori che non crollano, dalle persone che restano, da un tifo che non si limita a guardare ma sceglie di esserci, sempre.
Perché la passione, quella vera, non si descrive. Si vive.
Filippo Pajola e Danilo Billi
