Non c’è solo il genio calcistico dentro Aitana Bonmatí. Non c’è soltanto la regista totale del Barcellona e della Spagna, la donna che ha illuminato l’Europa e il mondo con una visione di gioco fuori scala, vincendo Champions, Mondiale e Pallone d’Oro. Dentro Aitana vive anche una scelta profonda, intima, controcorrente: quella di cambiare il proprio rapporto con il cibo per restare fedele ai propri valori.

Da circa due anni la fuoriclasse catalana ha eliminato la carne dalla sua alimentazione per una motivazione che va oltre la performance sportiva. Una scelta etica, prima ancora che atletica. «Non l’ho fatto per rendere di più in campo, ma per una questione di principi. Non mi sentivo più a mio agio nel contribuire allo sfruttamento animale», ha raccontato. Parole semplici, ma pesanti come macigni, soprattutto se pronunciate da chi vive sotto i riflettori del calcio mondiale.
Alimentazione e identità: la coerenza come forza
Per un’atleta di altissimo livello rinunciare alla carne non è una decisione banale. Significa rivedere abitudini, carichi nutrizionali, equilibri proteici. Significa esporsi a dubbi, critiche, timori. Bonmatí lo sa bene: «Assumevo molte proteine, ho dovuto ristrutturare tutto». Ma la convinzione ha vinto su ogni paura.
Oggi Aitana segue una dieta flexitariana a forte prevalenza vegetale, che include uova e pesce, mantenendo così un apporto nutrizionale completo senza tradire i propri principi. Un equilibrio costruito con attenzione scientifica e consapevolezza, perché nel calcio moderno nulla è lasciato al caso.
L’“allenamento invisibile” che fa la differenza
Per Bonmatí, il cibo non è solo carburante: è parte integrante della preparazione, al pari del lavoro tattico, fisico e mentale. «L’alimentazione è un allenamento invisibile», ripete. Un concetto chiave per comprendere come oggi le campionesse non siano soltanto talenti naturali, ma progetti totali, in cui ogni dettaglio concorre alla prestazione.
Nel suo percorso non mancano alternative plant-based che riproducono sapori e consistenze della carne, segno di una ricerca continua e di una modernità che guarda al futuro senza rinnegare il piacere.

Etica, successo e un destino che si intrecciano
È quasi simbolico che questa svolta alimentare abbia accompagnato il periodo più luminoso della sua carriera: il triplete con il Barcellona, il Mondiale con la Spagna, il Pallone d’Oro che l’ha consacrata regina del calcio mondiale. Coincidenze? Forse. Ma anche dimostrazione che coerenza e rendimento possono camminare insieme.
Aitana stessa lo sottolinea parlando dell’evoluzione del calcio femminile: «Quando ho iniziato non c’era questa professionalizzazione. Oggi tutto è più strutturato, e l’alimentazione è una parte fondamentale del percorso».
Un modello oltre il campo
Talento, disciplina, intelligenza tattica. Ma anche sensibilità, coscienza, responsabilità. Aitana Bonmatí non è soltanto una calciatrice straordinaria: è un simbolo di un calcio che cresce, che riflette, che si interroga. Un calcio che non separa più il campione dall’essere umano.
E forse è proprio qui il segreto della sua grandezza: giocare con i piedi, ma guidata da un cuore che sa scegliere.
Danilo Billi
