È un caffè dal retrogusto amaro quello di oggi.
Sarebbe bello potersi gustare con gaudente soddisfazione l’ennesima dimostrazione della grande bellezza del NOI nero-oro: resiliente, sofferente ma comunque vincente nonostante le difficoltà. Si sarebbe potuto parlare di una festa condivisa a fine partita tra squadra e tifoseria al seguito, di emozioni, di valori umani che si affermano ulteriormente tra il fango e la pioggia battente di una domenica pomeriggio in trasferta a Udine.

E invece no: la “MEGAVISIONE” ignobile del dopo partita è stata purtroppo protagonista di questa partita e segna una delle pagine più infelici del calcio femminile, tanto osannato per valori e correttezza dentro e fuori dal campo quanto invaso e sporcato sempre di più da personaggi squallidi, di dubbia morale, che poco hanno a che vedere con questo mondo… E che poi la fanno sempre franca, mentre i tifosi devono essere sempre additati, esposti ad un giudizio superficiale e privo di fondamento, multati e sostanzialmente repressi da un sistema che reclama solo a parole visibilità e seguito.
I “Tifosi non Schifosi”, anche se al di fuori possono apparire come degli “scappati di casa” e molte volte (come questa domenica) sono rappresentati solo dal loro leader Filippo, non sono degli sprovveduti (sebbene numericamente non così rilevanti… Ma l’importante è sempre la qualità, non la quantità!) e le loro azioni e scelte le portano avanti con criterio pragmatico. Superato col sorriso un arrivo al campo “Biasutti-Bearzi” di Udine difficoltoso causa accogliente parcheggio nel fango (eh, perchè i preti ti benedicono se in una giornata del genere, apri i cancelli dall’altra parte asfaltata…), si è arrivati al posizionamento del solito angolo di tifo nero-oro. Al centro della tribuna c’è la telecamera che deve effettuare le riprese? Benissimo, nessun problema! Lo schieramento di striscioni e attrezzatura di tifo è stato disposto da Filippo sempre lateralmente e non casualmente, come in ogni partita: ha scelto quindi la porzione di tribuna che dava verso il cancello di accesso all’area spogliatoi, sicuramente una posizione meno fastidiosa ed ingombrante, più riservata ed esclusiva rispetto al lato opposto della tribuna, dove c’era l’ingresso/uscita del pubblico.

In un clima tutto sommato anche cordiale e simpatico, tra qualche scambio di battute divertito tra Filippo e qualcuno del pubblico locale che l’ha riconosciuto e che chiedeva già prima del calcio d’inizio di eventuali fumogeni, si è quindi intrapresa una gara che è stata caratterizzata da momenti estemporanei di nervosismo dentro e fuori dal campo: niente di nuovo insomma, basta non lasciarsi trascinare emotivamente da questo e proseguire imperterriti nel sostenere la squadra.
Dopo tanta sofferenza in campo e sugli spalti, dato il trasporto emotivo che lega la formazione nero-oro ai suoi supporters, al triplice fischio si è liberato al cielo un urlo di gioia e di esultanza e tutto era stato predisposto per festeggiare la vittoria insieme.
Tutte le ragazze del Venezia Calcio 1985 si son prese per mano e sono accorse “sotto la curva”, Filippo ha acceso innocuamente due barattoli di fumo (uno nero ed uno giallo) sul gradone in ferro, in totale sicurezza, e si è portato in zona tamburo per fare qualche coro per le proprie beniamine.

Il pubblico, invece di defluire verso la più logica e veloce uscita dalla tribuna, inspiegabilmente (ma neanche tanto, col senno di poi…) ha cominciato a spostarsi verso la zona dei festeggiamenti, infastidendoli nel loro passaggio.
All’improvviso, mentre stava lanciando il coro, il leader dei “Tifosi non Schifosi” si è accorto di un signore che:
- in primo luogo, con tono provocatorio e di sfida ha gettato via a mani nude nel retro tribuna i fumogeni incandescenti (e in queste modalità sì, potenzialmente dannosi per l’incolumità personale e generale), urlando a Filippo che lui non ce l’aveva con il Venezia ma che queste cose non si dovevano fare perchè così stava bruciando i seggiolini nuovi della tribuna;

- in secondo luogo, dopo essersi qualificato anche come “Presidente del Tavagnacco” (dopo una verifica a posteriori, è risultato anche essersi appropriato indebitamente di un titolo non suo… E in tutto ciò, nessuno dei locali l’ha contraddetto), al supporter veneziano che giustamente ed educatamente replicava a tono all’assurda provocazione, chiedendo lumi ed evidenze su quanto da lui affermato (e spudoratamente inventato, perchè non ce ne è dimostrazione effettiva) e ringraziandolo per aver rovinato un sereno ed inoffensivo momento di festa, ha messo le mani addosso, tentando di strappargli (invano) megafono e bacchetta del tamburo di mano.

Questa si chiama AGGRESSIONE e la terna arbitrale ha visto tutto, perchè era lì sotto alla tribuna insieme purtroppo alle ragazze di entrambe le squadre, vere vittime di uno spettacolo indegno.
È un gesto vergognoso, antisportivo e da condannare fermamente: tra un signore anche di una certa età che si rende protagonista di un’azione gravissima, così come raccontato in ogni sua sfaccettatura, ed un pubblico locale che gli ha dato anche ragione (una signora si è rivolta a Filippo, facendogli la morale sul fatto che lei era asmatica e i fumogeni la potevano soffocare: FOLLIA, se si pensa che l’uscita era dalla parte opposta e lei si è diretta deliberatamente invece verso l’aggravarsi del suo problema!).
Sembra chiaro che l’unica cosa a bruciare sul campo del Tavagnacco sia stata una sconfitta sul campo e non accettarla in questo modo è veramente imbarazzante.
A Bolzano i “Tifosi non Schifosi” si sono presi 200€ di multa (ridicola) per fumogeni perchè individuati dall’indossatura delle sciarpe del Venezia 1985; domenica a Udine il suddetto personaggio era altrettanto facilmente riconoscibile perchè vestiva un giubbotto del Tavagnacco e si è rifugiato nell’area spogliatoi (ci limitiamo a raccontare e commentare questo e non anche voci che dicono che sia andato dall’arbitro a raccontare una storia diversa e infamante nei riguardi della tifoseria nero-oro): è troppo chiedere di non usare due pesi e due misure?
Non sono “megavisioni” quelle raccontate: l’arroganza dei soldi ha sbattuto il muso ancora una volta contro il capitale umano.
Il gruppo di supporters nero-oro è ormai disilluso e non si aspetta che l’arbitro abbia scritto qualcosa nel suo referto (anche se ha visto tutto), così come non ha più fiducia nell’operato ai piani più alti della LND e della Federazione, che mai si sono dimostrati solidali e comprensivi nei confronti di chi si impegna con passione e sacrificio per una crescita del movimento calcio femminile. Stanno cominciando ad essere un po’ troppe le coincidenze…
Detto ciò, i “Tifosi non Schifosi” hanno già espresso il loro pensiero ai rappresentanti societari del Venezia Calcio 1985 sull’accaduto e ribadiscono qui un concetto espresso da un loro caro amico:
DOVE CI SONO I “TIFOSI NON SCHIFOSI”, C’È IL VENEZIA 1985.
SE CAMBI L’ORDINE DEGLI ADDENDI PERÒ, A DIFFERENZA DELLA MATEMATICA, IL RISULTATO CAMBIA.
Venezia Calcio 1985 di carattere a Tavagnacco: sotto la pioggia arriva un prezioso 2-1 nella prima di ritorno
Sotto una pioggia insistente e su un terreno reso pesante e scivoloso, il Venezia Calcio 1985 espugna il campo del Tavagnacco per 2-1 nella prima gara di ritorno, al termine di una partita ruvida, intensa, giocata più di cuore che di fioretto.
Bastano appena cinque minuti alle nero-oro per colpire: Trevisiol pennella dalla destra un cross teso sul secondo palo, Sabia arriva in corsa e di prima intenzione insacca l’1-0 che gela il pubblico di casa. Il Tavagnacco reagisce subito e al 7’ costruisce una pericolosa azione sulla corsia destra: diagonale potente, ma Tonello è straordinaria nel deviare sul palo e rifugiarsi in angolo.
Il Venezia Calcio 1985 continua a spingere. Al 35’ ancora Trevisiol prova la soluzione dalla distanza con un gran diagonale dai 25 metri, costringendo il portiere a una parata in tuffo. Tre minuti più tardi è Sabia a inventare sulla destra, cross teso e incornata di Centasso, respinta ancora dall’estremo difensore. Nel recupero del primo tempo, al 48’, altro traversone di Sabia e colpo di testa di Paladini, bloccato a terra.
Nella ripresa il copione non cambia. Al 19’ Trevisiol parte sulla sinistra, salta due avversarie e calcia quasi dalla linea di fondo, ma il portiere respinge. Al 20’ è ancora Tonello protagonista, deviando in angolo una punizione velenosa di Ferrarello diretta all’incrocio.
Il pareggio del Tavagnacco arriva al 27’: rilancio lungo, pallone che spiove a centrocampo, controllo e pallonetto dalla distanza di Ferrarello che, nonostante il tocco disperato di Tonello, si infila per l’1-1.
Ma il Venezia Calcio 1985 non si scompone. Al 39’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Trevisiol raccoglie palla in area, salta due difensori, viene atterrata dal terzo e si procura il rigore. Dal dischetto è lei stessa a prendersi la responsabilità: conclusione precisa, portiere spiazzato e 2-1 nero-oro al 40’.
Nei sei minuti di recupero finali il Tavagnacco tenta l’assalto, ma la difesa veneziana regge, con Tonello e le compagne a respingere ogni tentativo.
Finisce così, su un campo pesantissimo e in una giornata proibitiva per il gioco palla a terra: una vittoria di carattere, sofferta e meritata, che certifica la forza mentale di un Venezia Calcio 1985 capace di reagire al pareggio e di riportarsi avanti con personalità. Ora lo sguardo è già alla prossima sfida, domenica in casa contro la Dolomiti Bellunesi.

TAVAGNACCO FEMMINILE 1-2 VENEZIA CALCIO 1985
TAVAGNACCO FEMMINILE:
Ferroli, Nemaz (st 8’ Verbich), Desiati F., Gerlin, Sandrin (st 45’ Moriconi), Ferrarello (st 34’ Desiati E.), Biancuzzi, Ciampi, Peressotti, Alberti, Petriccione (st 26’ Valenti).
A disposizione: Venanzi, De Marsico, Codarin, Stefanel.
Allenatore: Piera Maglio
VENEZIA CALCIO 1985:
Tonello, Morettin, Grecu, Tosatto, Trevisiol, Gastaldin, Boschiero (st 1’ Furlan), Paladini, Sabia, Ruggiero, Centasso.
A disposizione: Cazzioli, Cadamuro, Donaggio, Rotondi, Baldan, Vanzo.
Allenatore: Giancarlo Murru
Arbitro: Andrea Poiana della sezione di Udine.
Marcatrici: pt 5’ Sabia (VE); st 27’ Ferrarello (TA), 40’ Trevisiol (VE) su calcio di rigore.
Note:
Ammonite: Gerlin (TA); Trevisiol (VE), Morettin (VE).
Corners 4-8
Minuti di recupero: pt 3’; st 6’.
Le voci della squadra dopo la vittoria sul Tavagnacco
Giulia Trevisiol, attaccante del Venezia Calcio 1985:
“È stata una vittoria davvero fondamentale, ottenuta in una partita complicata sotto tanti aspetti. L’emergenza infortuni ormai è una costante, il campo e il meteo non ci hanno aiutato e il Tavagnacco ha disputato una gara molto aggressiva, mettendoci in difficoltà con ogni mezzo. Nel primo tempo forse siamo state un po’ contratte, meno fluide del solito, mentre nella ripresa siamo cresciute tanto: abbiamo alzato l’intensità, stretto i denti e dimostrato grande compattezza. È una vittoria di squadra, di carattere e di sacrificio.
Sicuramente la fiducia nelle nostre qualità, sia individuali che di gruppo, ha fatto la differenza. In questo momento sappiamo di non poterci permettere cali o alibi, e ognuna sta dando qualcosa in più per l’altra. Allo stesso tempo, è vero che forse stiamo raccogliendo qualcosa che nelle settimane scorse ci era stato tolto ingiustamente: penso a partite come quella con il Villorba, dove avremmo meritato di più. Però questa fortuna ce la stiamo anche costruendo con il lavoro, con l’atteggiamento e con la voglia di non mollare mai.
L’umore è sicuramente positivo, ma resta altissima la concentrazione. Sappiamo che non possiamo permetterci di abbassare l’attenzione, soprattutto in una situazione di emergenza come la nostra. C’è tanta voglia di continuare questa striscia di risultati utili, ma anche la consapevolezza che bisogna lavorare ancora su alcuni dettagli, soprattutto nella gestione dei momenti della partita. Con il mister analizzeremo ciò che possiamo migliorare, mantenendo però questa mentalità fatta di sacrificio, fame e spirito di gruppo.

A livello personale è stata una partita intensa, vissuta stringendo i denti dall’inizio alla fine. Convivere con problemi fisici non è semplice, ma cerco sempre di dare il massimo per la squadra, anche adattandomi e gestendomi. L’assist e il gol su rigore sono importanti, ma lo sono ancora di più per il peso che hanno avuto nel risultato. Dal dischetto ho pensato solo a restare lucida e a fare qualcosa di concreto per la squadra. La dedica va alle mie compagne e a chi mi è vicino ogni giorno, dentro e fuori dal campo. Questo gruppo mi dà forza, e se riesco a trascinare è solo grazie a loro.
Ci terrei a dire due parole anche su quanto accaduto a fine partita. Credo e spero vengano presi i giusti provvedimenti da chi di dovere, perchè certi comportamenti e certe scene non dovrebbero far parte del nostro sport. Tengo però a sottolineare come, al contrario, le ragazze del Tavagnacco si siano sempre comportate in modo corretto e rispettoso in campo. Il calcio femminile merita un contesto fatto di rispetto, serenità e valori, soprattutto fuori dal rettangolo di gioco, e ieri tutto ciò è mancato.”
Agata Isabella Centasso, centrocampista del Venezia Calcio 1985:
“È stata una partita sporca, una di quelle in cui fai fatica a costruire gioco: il tempo, il campo fangoso, i tanti infortuni e la situazione di emergenza hanno inciso molto. Anche chi era in campo, non era al cento per cento della condizione. Sono gare che si decidono sugli episodi, in cui devi essere cinica quando capita l’occasione e allo stesso tempo solida, soprattutto quando vai in svantaggio, avendo l’umiltà di rimetterti lì e riprovare a costruire.
Siamo in una fase di grande emergenza e fatica, come a volte succede in alcuni momenti della stagione quando si sommano acciacchi, infortuni e situazioni difficili: lì la gestione dell’emergenza fa davvero la differenza. Tutte stiamo buttando il cuore oltre l’ostacolo, stringendo i denti anche quando non stiamo bene, cercando di aiutarci a vicenda. È una vittoria importante, perché dà il senso che la fatica, in qualche modo, venga ripagata almeno dal risultato, anche se la partita non è stata affatto in discesa.
Questa settimana dovrà essere soprattutto di recupero fisico, ma vincere aiuta a lavorare con un po’ più di leggerezza mentale e a preparare la sfida contro la Dolomiti Bellunesi con più energia, voglia e lucidità. Anche se non siamo al meglio, sappiamo di poter dare il nostro contributo. Da parte mia c’è tanta voglia di continuare: sto rientrando da poco e cerco di ritrovare sempre più condizione. Sono curiosa di vedere come il mister preparerà la prossima partita.

A livello personale sono contenta di essere tornata in campo: ogni partita in più è una sorpresa, una soddisfazione. Ieri non è stata tanto una gara dura dal punto di vista fisico, quanto per le condizioni del campo, molto pesante, e per la tenacia delle avversarie, che non hanno mollato un centimetro.
È stata anche una partita nervosa, prima e dopo (mi dispiace per il post-partita!), e in questi momenti indossare la fascia da capitano non è un peso indifferente. Cerco sempre il dialogo, di mantenere un equilibrio anche con il direttore di gara. Non sono una che protesta: mi piace un confronto costruttivo, anche se non è sempre semplice. Non voglio commentare l’arbitraggio: c’è stato più di qualche momento di nervosismo, ma alla fine tutto si è risolto e questo è l’importante. Guardiamo avanti.»
Simona Sabia, centrocampista del Venezia Calcio 1985:
“Abbiamo portato a casa tre punti fondamentali che, come detto in precedenza, ci servivano per il morale e per la classifica. Gli infortuni non ci aiutano, così come le condizioni climatiche, ma abbiamo cercato di rimanere sempre sul pezzo. I complimenti vanno sicuramente anche alle avversarie che, vista la loro situazione, non hanno mai mollato.
Come dicevo prima, questa vittoria fa bene al morale ed è merito di tutta la squadra, delle qualità che emergono da ogni giocatrice. Poi c’è comunque da dire che la fortuna fa sempre bene, e quando arriva dalla nostra parte cerchiamo di raccoglierla.
Domenica sarà un’altra bella sfida e non possiamo lasciare sfuggire tre punti fondamentali in questo finale di stagione per la classifica.

Sono contentissima del gol e di aver aiutato la squadra ad andare in vantaggio, viste le condizioni dell’avversario e quelle climatiche. Ho seguito l’azione ancora una volta, proprio come era successo anche a Trento: mi sono trovata in area e non ho potuto sbagliare. Felicissima di aver continuato a segnare. Le avversarie, molto nervose, cercavano di giocare la partita non con il pallone, ma con le parole.
Un pensiero per questo gol va a me stessa, alle mie compagne e alla mia famiglia.”
Giancarlo Murru, allenatore del Venezia Calcio 1985:
“È stata una gara di cui si conoscevano le difficoltà, alla luce di una settimana nella quale non è stato possibile stimolare adeguatamente alcuni sistemi energetici, dovendo prudenzialmente concentrare l’attenzione sul recupero di diverse atlete infortunate e sulla prevenzione.
Tutti ci auguriamo di superare quanto prima questa fase complessa.
Allo stesso tempo, però, tutti sappiamo quanto sia determinante il substrato individuale di ciascuna delle nostre atlete: un patrimonio costruito su sacrificio, volontà e determinazione, valori che non dipendono dalla condizione fisica del momento.
Da tutto questo è nata una gara difficile, resa ancor più complicata dalle condizioni meteo: poco tecnica, ma fortemente agonistica.»
Da questa partita esco con una sola, grande certezza: l’orgoglio di lavorare ogni giorno con ragazze eccezionali.”

Nonostante tutto, al di là del fango, della pioggia e delle vergognose intemperanze esterne, il Venezia Calcio 1985 ha mostrato ancora una volta cosa significhi lottare con cuore e determinazione. Questa vittoria non è solo il frutto di giocate precise e di un rigore trasformato con freddezza, ma il riflesso di un gruppo che non si arrende mai, di una squadra che cresce insieme e di tifosi che, con orgoglio e coerenza, sostengono il proprio NOI nero-oro anche quando il mondo intorno sembra volerlo sporcare.
La prima di ritorno a Tavagnacco resterà nella memoria non solo per il 2-1 finale, ma per il messaggio chiaro che il Venezia Calcio 1985 continua a lanciare: la bellezza del calcio femminile vive nel rispetto, nella passione e nella dedizione quotidiana, valori che nessun gesto antisportivo potrà mai cancellare. E mentre il pensiero vola già alla prossima sfida contro la Dolomiti Bellunesi, resta il sentimento profondo che accomuna tutti: dove ci sono i “Tifosi non Schifosi”, c’è il Venezia 1985. Sempre, fino all’ultimo minuto, con il cuore, con il tamburo e con il fumo nero-oro che accende la passione.
Filippo Pajola e Danilo Billi
