Dialogo vuol dire parlare ma anche saper ascoltare.
La comunicazione è un processo molto complesso che comprende anche l’informazione.
Senza girarci troppo attorno: la settimana post-Tavagnacco è stata molto travagliata… Per i “Tifosi non Schifosi”. L’amarezza e la delusione, derivanti dal grave episodio avvenuto sugli spalti del campo di Udine, sono aumentate ulteriormente di fronte all’invito rivolto alla società nero-oro di proporre una contromisura concreta, caduto poi inesorabilmente nel vuoto.
È vero che sarebbero potuti arrivare provvedimenti disciplinari che avrebbero messo ancor di più in crisi una squadra già in difficoltà per infortuni vari ma che non si potesse fare proprio niente…
Verba volant, scripta manent: mentre le multe prese dai supporters nero-oro prese pure nel recente passato (vedi Südtirol) sono una macchia indelebile ed ingenerosa per la passione e i colori con cui animano il mondo del calcio femminile su scala nazionale, le belle parole spese nei loro confronti dai rappresentanti societari evaporano come neve al sole di fronte ad una non evidente e documentabile presa di posizione.
Un conto è volersi bene, un altro paio di maniche è farlo per interesse e convenienza: il confine è molto labile e se lo si voleva dimostrare con una scelta comunicativa rivolta al silenzio e al minimizzare l’accaduto, è inevitabile che si arrivi ad un punto in cui la corda, che fino ad allora aveva retto di fronte ad una serie di episodi minori susseguitisi da inizio stagione, si spezzi.
La decisione dei “Tifosi non Schifosi” di non accomodarsi sui gradoni del “Nereo Rocco” di Marcon, in occasione del match contro le Dolomiti Bellunesi, è stata sofferta ma maturata con convinzione sul da farsi: dare un forte segnale di quel disagio non recepito in settimana, senza far mancare il proprio sostegno alle proprie beniamine durante i novanta minuti.
Un’atmosfera un po’ surreale rispetto alla normalità domenicale in casa Venezia 1985: i supporters si sono sistemati al di fuori dell’impianto, sul prato dell’adiacente campo da basket. Striscioni capovolti (eccetto uno!) a sottolineare la forte presa di posizione, divulgata a ridosso del fischio d’inizio anche in forma scritta con un comunicato (importante la solidarietà dimostrata dalle tifoserie amiche del “Bologna Fc Women Fan Club” e dei “Girls Supporters Brescia” a riguardo); un tavolino tattico su cui appoggiare vino, birra, affettati e dolci da consumare durante la partita in un clima di festa e di condivisione.

Anche se da una diversa prospettiva, la partita è stata seguita con lo stesso spirito di sempre: ardente di entusiasmo e libero da possibili tensioni derivanti da elementi di disturbo in tribuna. Questa iniziativa di protesta poteva essere un fiasco e cadere nell’indifferenza generale, invece il viavai di persone che si sono avvicinate all’oasi di tifo è stato significativo.
“Dove ci sono i Tifosi non Schifosi, c’è il Venezia 1985”: domenica si è visto come, cambiando l’ordine degli addendi, il risultato cambi. Chi l’ha vissuto, può dirlo forte e chiaro dopo i festeggiamenti per una vittoria all’ultimo minuto in rimonta: sarebbe stata tutta un’altra storia con la tifoseria in tribuna. La squadra è venuta comunque a ringraziarla per il sostegno ricevuto ma la sensazione che mancasse qualcosa, la ciliegina sulla torta, è stata palpabile.
Il gesto di contestazione si è fatto sentire nell’ambiente, alla fine il punto d’incontro però non è distantissimo: se ci sarà appunto dialogo e confronto tra le parti, il bene della squadra come obiettivo comune trionferà facilmente e già a Trento si potrà ritrovare quell’alchimia magica che ci fa venire i brividi ogni fine settimana.
Fa ben sperare, in tal senso, la nota di solidarietà firmata dal Venezia Calcio 1985 nei confronti di Danilo Billi, giornalista ma anche tifoso non schifoso d’adozione. A lui, domenica sono anche stati dedicati alcuni cori, in segno di vicinanza, dagli amici supporters nero-oro.

Il Venezia Calcio 1985 ha vinto contro la Dolomiti Bellunesi per 3-2 al “Nereo Rocco” di Marcon
A Marcon c’è quell’aria sospesa delle partite importanti, quelle in cui senti che nulla è scontato. Il Venezia 1985 arriva ferito, pieno di acciacchi, di cerotti, di assenze, ma l’atteggiamento è quello di chi non accetta scuse: oggi si gioca, punto.
E infatti parte subito forte. Al 6’ la palla schizza sul secondo palo e arriva a Tosatto: un attimo, un soffio, la possibilità di indirizzare la giornata… Ma il campo tradisce, il tiro non esce come dovrebbe e la palla rotola fuori. Tosatto si dispera, le compagne la rincuorano, e il Venezia 1985 continua a crederci.
Alla mezz’ora un lancio splendido la manda di nuovo in porta: Tosatto taglia come una lama, ci crede, si allunga… Ma il portiere delle Dolomiti è un muro vivente e si butta a valanga a toglierle il pallone dai piedi. Sembra di vedere una partita tra due squadre e un portiere che ha deciso di metterci qualcosa in più, come se il destino passasse sempre dai suoi guanti.
Ma le nero-oro di casa non mollano di un millimetro. Ruggiero apre il campo con una falcata, imbuca Trevisiol che calcia deciso, il portiere che vola e mette in angolo. Poi Gastaldin dipinge un cambio campo da manuale, Tosatto parte, tira con rabbia, ma l’appuntamento con il goal è ancora una volta rinviato.
Alla fine deve intervenire il destino in altra forma: un calcio d’angolo, un corpo che cade, Morettin atterrata. Rigore. Trevisiol va sul dischetto in un silenzio pieno di fiato trattenuto: rincorsa, tiro, rete. Un boato che libera tutto. È 1-0, finalmente.
Ma la partita non ha pietà. Le emozioni sono una fune che si tende, si spezza, si riallaccia. Dopo l’intervallo, su una punizione apparentemente innocua, nasce un rigore per le Dolomiti. Mastel calcia e pareggia. Passano pochi minuti e Conedera, grande ex di turno, con un tocco anticipa il portiere e ribalta tutto: 1-2. Il colpo fa male, molto male. Per qualche secondo lo senti proprio, lo stadio si fa più pesante.
Ma è qui che il Venezia 1985 mostra la sua anima più bella: non sprofonda. Anzi, comincia a rialzarsi. Trevisiol crossa, la palla danza sul secondo palo, Boschiero sta arrivando, ma un difensore mette in angolo all’ultimo respiro. Si rivede la scintilla, torna il fuoco.
E al 36’ questo fuoco diventa un lampo: Ruggiero vede Dalla Santa e la lancia nello spazio. Lei corre come se non ci fosse un domani, entra in area, incrocia. Gol. 2-2. È il momento in cui guardi le ragazze e capisci che non hanno ancora finito di scrivere la loro storia.
Poi, come un macigno, arriva l’infortunio di Rosson. Si ferma tutto. L’ambulanza entra in campo, le squadre si stringono, le emozioni cambiano colore. Si aspetta, si respira, si spera. E quando finalmente si ricomincia, c’è quell’energia strana, intensa, tipica di quando la partita non è più solo una partita.
E allora, su quell’angolo che arriva poco dopo, succede qualcosa di quasi inevitabile: la respinta è corta, la palla rimbalza lì, e arriva Boschiero che ci mette tutto: corpo, cuore, voglia, rabbia, forza, e scarica un destro che taglia l’aria e infila il 3-2. È il gol che senti nella pancia prima ancora che negli occhi. Il gol che sa di liberazione.

Gli ultimi minuti sono una guerra di nervi. Ma le padrone di casa reggono, soffrono, si compattano. E quando arriva il fischio finale, non è solo una vittoria: è una dichiarazione. Oggi non volevano perdere. E infatti non hanno perso. Oggi se la sono presa, la partita. Con le unghie, con il cuore, con tutto.
VENEZIA CALCIO 1985 3 – 2 DOLOMITI BELLUNESI
VENEZIA CALCIO 1985:
Cazzioli, Morettin, Tosatto (st 19’ Boschiero), Dalla Santa, Trevisiol, Gastaldin, Paladini, Sabia, Ruggiero, Furlan, Centasso.
A disposizione: Tonello, Grecu, Cadamuro, Donaggio, Durante, Baldan, Vanzo.
Allenatore: Giancarlo Murru
DOLOMITI BELLUNESI:
Cervo, De Zolt (st 1’ Andolfatto), De Paoli, De Bastian, Bristot, Conedera, Mastel, Triches (st 23’ Andolfatto), Nardon (pt 39’ Bassani), Fassin (st 1’ Rosson; st 50’ Della Vecchia), Gava.
A disposizione: Squarcina, Pattaro, Cappellano, Kakodo.
Allenatore: Daniela Turra
Arbitro: Giovanni Da Ros della sezione di Treviso (TV).
Marcatrici: pt 34’ Trevisiol (VE) su calcio di rigore; st 8’ Mastel (DB) su calcio di rigore, 12’ Conedera (DB), 36’ Dalla Santa (VE), 59’ Boschiero (VE).
Note:
Ammonite: Ruggiero (VE); Conedera e Mr. Turra (DB)
Corners: 11-1
Minuti di recupero: pt 3’; st 15’.
DI SEGUITO, LE DICHIARAZIONI DI MISTER GIANCARLO MURRU (VENEZIA CALCIO 1985):
“Costruire tanto per poi sprecare altrettanto non può mai renderci soddisfatti.
Queste sono partite che, normalmente, si perdono. Ed è proprio per questo che sono quelle che pesano di più sotto l’aspetto nervoso ed emotivo. Mi auguro che la gara di oggi possa diventare un momento di riflessione per alcune nostre giocatrici.
Poi, però, accade qualcosa che va oltre il gioco: il carattere, la determinazione, la capacità di accettare la sofferenza. È lì che si decide di gettare il cuore oltre l’ostacolo, di non mollare, e così si arriva prima a recuperare la partita e poi addirittura a vincerla.
Ovviamente non ci siamo fatti mancare le difficoltà legate alle ormai costanti assenze per infortunio, una situazione che ci costringe, di gara in gara, a ricercare un equilibrio tattico tanto necessario quanto complesso.
In settimana lavoreremo sul piano tattico, rivedendo alcuni errori di relazione, e dedicheremo la dovuta attenzione al recupero delle atlete infortunate, perché solo attraverso equilibrio, lucidità e continuità possiamo continuare a crescere.
Ovviamente come sempre non è mancato il consueto sostegno della nostra tifoseria.”

Filippo Pajola e Danilo Billi
