La nostra prestazione più “umana”, quindi la più vera. E la più importante.
Ci sono settimane che non chiedono il permesso. Arrivano, ti travolgono, ti buttano dentro tre partite in pochi giorni, campi che sembrano savane d’inverno, palloni che rimbalzano come se avessero un carattere tutto loro.
Eppure noi ci siamo stati. Con tutto.

E poi è arrivato questo 2–1 contro il Fossolo, la prima sconfitta.
La prima ferita.
Il primo taglio nella pelle.
E sapete una cosa?
È da qui che nasce la squadra.
Una prestazione che racconta chi siamo: identità, coraggio, anima
C’è un modo di raccontare il calcio che va oltre il risultato. Guardiola direbbe:
“Non contano i tre punti. Contano le idee. Contano le persone. Conta ciò che vuoi essere.”
E le nostre ragazze, ieri, hanno mostrato esattamente questo: chi vogliono essere.
Sono entrate in campo con un’intensità feroce, una concentrazione totale. Psicofisicamente erano lì, tutte, cento per cento.
Ogni pressing, ogni lettura, ogni corsa non era solo esecuzione: era un segnale.
Un “noi ci siamo”.
Sì, abbiamo sbagliato qualcosa e anche questo è parte del gioco. Un’occasione importante sfumata, un paio di micro-imprecisioni. È così che si cresce. È così che si impara a non sbagliare più.
Ma se guardiamo la prestazione…
Ragazze, era da squadra vera.
Contro la più forte. In trasferta. Non al completo. Eppure…
E poi c’è il contesto, perché la grandezza non si misura solo nel come giochi, ma quando lo fai.
Eravamo in trasferta.
Contro la squadra probabilmente più attrezzata del campionato.
Con assenze pesanti.
Con ragazze appena rientrate da infortuni che avrebbero tagliato le gambe a chiunque.
Eppure lo spirito là era: compatto, pulsante, vivo.
Pep direbbe:
“Se giochi così quando tutto è contro di te… allora vuol dire che il tuo futuro è dalla tua parte.”
Abbiamo già centrato il primo obiettivo: Top League, arriviamo.
Oggi possiamo dirlo senza tremare:
la qualificazione alla seconda fase, alla Top League, è già nostra.
E non è fortuna.
Non è caso.
È conseguenza del lavoro, del sacrificio, dell’identità costruita giorno dopo giorno.
Perché i numeri non si innamorano: i numeri descrivono la verità.
- 3–4 giocatrici nella top ten delle bomber
- Seconda miglior difesa del campionato
- Una classifica che quasi al giro di boa dice una sola cosa: siamo lì per merito.
Da oggi si cresce ancora di più. Perché la sconfitta è maestra, non nemica.
Peccato per il risultato, certo. Brucia. Deve bruciare.
Guardiola in queste situazioni dice sempre:
“Senti il dolore… ma poi trasformalo.”
E noi lo trasformeremo.
Lavoreremo dove abbiamo fatto più fatica: la fase di aggressività, la reattività nei momenti chiave, il cinismo quando conta davvero.
Ma senza perdere ciò che più ci rende uniche:
la nostra identità.
Quella che non cambia con un campo paludoso.
Quella che non cambia se piove, se è buio, se l’erba non tiene.
Quella che resta. Sempre.
Perché una squadra non è un insieme di persone.
È una visione condivisa.

Avanti così. Questo è il nostro cammino. Il più difficile, quindi il più bello.
La sconfitta è un dettaglio.
La prestazione è il manifesto.
Il futuro lo stiamo già costruendo.
Pep direbbe:
“Quando vedo una squadra così, non ho paura di nulla. Perché la strada è chiara.”
E la nostra lo è.
Si va avanti.
Testa alta.
Identità forte.
Cuore acceso.
La prima sconfitta è solo l’alba del nostro prossimo passo.
Quello più grande.
Danilo Billi
