“Pippo, siamo carichi per domenica?”
L’avvicinamento alla trasferta a Trento non è stato propriamente ideale: non si può nascondere che gli strascichi della contestazione casalinga dei “Tifosi non Schifosi” di domenica scorsa si siano fatti sentire e abbiano occupato il dibattito durante la settimana.
Detto ciò, neanche nella protesta è venuto meno il solito caloroso sostegno alla squadra: figurarsi a mancare, a livello di tifo, ad un appuntamento come quello di questa domenica, in una cornice importante come lo stadio “Briamasco”, teatro delle partite casalinghe del Trento maschile (squadra militante nel campionato di Lega Pro).

Per far questo ed evitare spiacevoli sorprese sul posto (prevenire meglio che curare!), infrasettimanalmente Filippo, leader della tifoseria nero-oro, si è anche interessato ad un’eventuale prassi burocratica (richiesta di autorizzazioni) da seguire per l’introduzione dei materiali (tamburo, megafono, striscioni, bandiere, stendardi) nell’impianto sportivo.

Grazie alla società del Venezia Calcio 1985, nella figura del direttore generale Peter Camilli, che ha velocizzato la pratica mettendo in contatto il supporter nero-oro direttamente con il direttore sportivo trentino Libero Pavan (a cui va un sincero ringraziamento per la disponibilità a riguardo e l’ospitalità poi al campo), si è potuti giungere alla partita serenamente sotto questo punto di vista e con la convinzione di poter esprimere al meglio il supporto alle Leonesse nero-oro, trascinando la loro prestazione sportiva a ritmo di cori tambureggianti.
L’ampia tribuna del “Briamasco” ha permesso ai “Tifosi non Schifosi” una sistemazione comoda e lontana da qualsiasi forma di fastidio esterna: la scelta di Filippo è ricaduta sulla parte bassa laterale sinistra degli spalti (lato panchina lagunare), dove c’era possibilità di stendere i vessilli di tifo nero-oro ed attaccare in sospensione il tamburo.


Una decisione che si è rivelata azzeccata: lo spettacolo in campo è stato accompagnato per 90 minuti da un’unica colonna sonora, enfatizzata anche dall’ottima acustica dell’impianto trentino.
Cuore e polmoni per un’esperienza unica, vissuta con sentimento e trasporto emotivo: al gol del vantaggio di Elisa Dalla Santa, è stato naturale lanciarsi (per fortuna senza ammazzarsi, inciampando in maniera tragicomica tra i seggiolini) verso il parapetto dietro la panchina nero-oro per esultare insieme alla squadra.
Pazienza se poi la partita è terminata in pareggio: alla fine, il senso di pienezza per le emozioni vissute nel pomeriggio tra campo e tifo sugli spalti prende il sopravvento su quel pizzico di amarezza e rammarico per essere stati raggiunti ad un passo dal completamento di un grande sogno collettivo.
Se la dolorosa ferita di due settimane fa contro il Tavagnacco avrà bisogno ancora di tempo per rimarginarsi del tutto, questa trasferta trentina è stata sicuramente un toccasana sulla via del recupero.
“Fai della tua vita un sogno e di un sogno una realtà”: l’appuntamento di domenica prossima a Bolzano contro il Südtirol, in quel campo che a dicembre è stato teatro di una debacle totale della squadra nero-oro (senza poi dimenticare la multa per fumogeni), mette già i brividi al solo pensiero. La possibilità di realizzare insieme qualcosa di grande è vivida e la consapevolezza conseguita a conclusione di questa domenica a Trento è un buon punto da cui ripartire in vista della prossima sfida. Non si può che essere carichi: di ardore, di passione, di sogni e di speranze, per scrivere una nuova pagina gloriosa nella storia infinita di questa stagione.
Forza Leonesse, forza Venezia 1985: i “Tifosi non Schifosi” sono sempre con voi!
Trento Academy – Venezia Calcio 1985 1-1
Serie C Femminile – Stadio “Briamasco”, 8 febbraio 2026
Al “Briamasco” c’è l’aria delle grandi giornate: sole pieno, pubblico caldo, campo tirato a lucido. Il Venezia 1985 arriva quasi al completo e si capisce subito che le ragazze hanno voglia di recitare un ruolo da protagonista. Il Trento osserva, studia, prova a prendere le misure. Ma il ritmo delle veneziane è quello buono, quello che ti costringe a giocare sempre con un occhio in più alle loro accelerazioni.

Le prime battute di gioco vedono entrambe le squadre studiarsi con attenzione senza mai affondare, più di quel tanto, ma giocando praticamente una gara a scacchi, dove i rispettivi mister muovono le prime pedine di quella che sarà poi una lunga battaglia.
La partita si può dire che decolla effettivamente attorno al 24’: duello fisico, tattico, una sfida intensa soprattutto a metà campo dove il Venezia 1985 prende pian piano la scena. Tre minuti più tardi, la prima grande fiammata: la palla arriva al limite a Trevisiol, che di petto appoggia a Gastaldin. Controllo, slalom e diagonale velenoso. Il portiere del Trento ci mette la mano giusta e alza in angolo, ma la sensazione è chiara: il Venezia 1985 è entrato in ritmo.
Al 38’ è Dalla Santa a tirare il filo del gioco in contropiede: strappa via metri, arriva al limite, prova il dribbling e il rimpallo fa carambolare il pallone sui piedi di Giulia Trevisiol. Il suo destro è una sassata che sfiora la traversa. Applausi del settore ospiti come sempre caldo grazie alla presenza dei soliti “Tifosi non Schifosi”, brividi per il Trento.
Al calare dell’intervallo, al 45’, occasione grossa anche per le padrone di casa: quando il Trento vola sulla destra, cross teso, arriva Morleo in corsa e schiaccia di destro. La palla scivola a un soffio dal secondo palo. Per il Venezia 1985 è un campanello d’allarme, ma niente panico: la squadra resta ordinata, sicura, consapevole.
La ripresa si apre con un altro brivido pesante per le lagunari: al 20’, un cross dalla destra delle padrone di casa, genera una conclusione ravvicinata che Cazzioli respinge come può. La ribattuta sembra destinata alla rete, ma Diana Grecu sbuca sulla linea e salva tutto. Una giocata da leader, che vale quanto un gol.
E infatti il gol, quello vero, lo segnano le nero-oro. Al 26’ del secondo tempo, angolo dalla sinistra, mischione feroce in area, la palla schizza fuori verso Dalla Santa: controllo rapido, tiro secco, chirurgico, imparabile. Un gioiello di precisione. Venezia avanti 1-0 e a quel punto meritatamente.

Il Trento però non crolla e al 39’ trova il pareggio: cross dalla destra, sul secondo palo ci arriva Fuganti, che rimette in mezzo per Volpatti. Comodissimo l’appoggio vincente: 1-1. È un’azione pulita, semplice, ma efficace.
Il Venezia 1985 non molla la presa: al 31’ Trevisiol si inventa un’altra azione delle sue, lavora palla sulla destra e appoggia a Sabia, che calcia sfiorando il palo. L’impressione, ancora una volta, è che le nero-oro abbiano una marcia in più in termini di qualità e proiezione offensiva.
Nel finale, al 46’, arriva l’ultimo sussulto: sempre Dalla Santa salta un’avversaria, calcia a giro e la sfera sembra instradata verso la rete. Un difensore del Trento però ci mette lo stinco e devia quel che sarebbe potuto diventare un gol-capolavoro.
Dopo quattro minuti di recupero cala il sipario. Finisce 1-1 una partita vibrante, intensa, giocata a viso aperto. Il Venezia 1985 ha fatto la partita, l’ha indirizzata, l’ha controllata per larghi tratti. Forse è mancato solo il guizzo finale per trasformare una prestazione da protagonista in una vittoria piena.
Ma una cosa è chiara: questo Venezia 1985 ha il passo, il carattere e la qualità di una squadra che può diventare un tornado vero nel panorama della Serie C femminile. E al “Briamasco” se ne sono accorti tutti.
TRENTO ACADEMY 1-1 VENEZIA CALCIO 1985
TRENTO ACADEMY:
Ramon, Pace (st 14’ Volpatti), Bartolini, Tonelli, Mosaner, Morleo (st 29’ Mascanzoni), Fuganti, Poli (st 39’ Leali), Bonfanti, Lucchetta, Pagnoni.
A disposizione: Fenzi, Paissan, Mella, Baldo, Hassanaine, Bizzaro.
Allenatore: Mauro Perina
VENEZIA CALCIO 1985:
Cazzioli, Morettin (st 10’ Boschiero), Grecu, Tosatto (st 24’ Furlan), Dalla Santa, Trevisiol, Gastaldin, Paladini, Sabia, Ruggiero, Centasso.
A disposizione: Tonello, Durante, Cadamuro, Donaggio, Vanzo, Codolo.
Allenatore: Giancarlo Murru
Arbitro: Emanuele Arturo Sacquegna della sezione di Trento (TN).
Marcatrici: st 26’ Dalla Santa (VE), 39’ Volpatti (TN).
Note:
Ammonite: Bartolini, Pagnoni e Bonfanti (TN); Tosatto (VE).
Corners: 3-3
Minuti di recupero: pt 1’; st 4’.
Le parole di Dalla Santa, Centasso e Murru raccontano una squadra compatta, affamata e pronta alla sfida di Bolzano.
Dichiarazioni rilasciate a Filippo sull’andamento della partita da Elisa Dalla Santa, attaccante del Venezia Calcio 1985:
“Sapevamo che sarebbe stata una partita tirata e piuttosto tesa. Il Trento arrivava da risultati un po’ altalenanti: a inizio campionato sembrava una squadra destinata a stare stabilmente nelle prime posizioni, ma ultimamente ha un po’ ceduto il passo.
Noi andiamo sempre in campo per giocarcela con tutte, cercando di portare a casa i tre punti. C’è stato tanto agonismo: a tratti è stata quasi una partita “maschia”, ma allo stesso tempo ben sviluppata sul piano tecnico e tattico. Credo che da fuori sia stata anche una bella gara da vedere. Se avessimo vinto noi, nessuno avrebbe potuto dire nulla: non avremmo rubato niente. Il pareggio ci può stare. Se l’avesse vinta il Trento, per quello che si è visto, forse sarebbe stato un po’ rubato. Il risultato finale, secondo me, è giusto. Peccato per quella palla buttata fuori a tempo praticamente scaduto, ma questo è il calcio. Per noi resta comunque un ottimo risultato.
Veniamo da due buone prestazioni: contro la Dolomiti Bellunesi siamo andate in vantaggio, poi sotto, ma ci abbiamo creduto fino alla fine e ci siamo prese i tre punti. Anche oggi si è vista una buona gara.

Domenica prossima a Bolzano per i quarti di finale di Coppa Italia, dobbiamo prenderci un po’ la rivincita della gara di campionato. C’è parecchio dente avvelenato e tanta carica agonistica. Se saremo brave a tenere i piedi per terra e la testa in campo, ce la possiamo giocare tranquillamente alla pari con il Südtirol, e alla pari con tutte.
Crediamo molto anche in questa Coppa: quest’anno, per la prima volta, siamo riuscite ad andare oltre e ad alzare l’asticella. Ormai che stiamo ballando… Si balla!
Il maltempo in settimana non ha aiutato. Avere un campo in terra ci penalizza rispetto a squadre come Trento o Südtirol che si allenano sul sintetico. Però allenarsi in queste condizioni, secondo me, vale il doppio: la fisicità viene messa alla prova e la resa finale è migliore. Qualche strascico del sintetico lo porteremo sicuramente, ma non vedo assolutamente problemi ad arrivare tutte in forma. Poi subentrano agonismo e voglia di giocare: il dolorino lo lasciamo a casa.
A livello personale, un altro gol, per di più contro una realtà che per me è stata casa per tanti anni. Ha un sapore diverso, vale doppio. La corsa in tribuna ad abbracciare una mia carissima ex compagna (Francesca… Per gli amici, Suor Marme!), a cui ho voluto dedicare il gol, è stata un po’ la chiusura di un cerchio. Da quel punto di vista è stato liberatorio.
Acciacchi nel cassetto, ora ci apprestiamo alla seconda parte di stagione con tutti i presupposti per far bene. L’intensità non è mai mancata; magari è mancato un po’ di più il piglio negli ultimi 20 metri, ma mi sembra di aver trovato le misure. Se continuo così, mi sono posta l’obiettivo di arrivare almeno a cinque gol dal traguardo dei 100 gol con la maglia del Venezia 1985. Così a metà stagione… L’anno prossimo ci arrivo!
Giocare in uno stadio, per quanto piccolo possa essere il Briamasco, è sempre una grandissima emozione. Sono cose importanti anche per il movimento: che una sezione maschile metta a disposizione uno stadio è bello e motivante.
Sul tifo: in campo è difficile sentire tutto, ma è impossibile non sentire voi. Che tu sia da solo o con tutto il gruppo caloroso — che saluto e a cui mando un grande abbraccio — vi si sente sempre. In uno stadio fa ancora più effetto: siete il nostro dodicesimo uomo. Per me, guai a non averlo. In un contesto del genere poi ti esalta, ti spinge a dare qualcosa in più in campo.
È sconvolgente comunque che, in un ambiente così, non ci sia neanche un bar aperto a fine partita, dove poter fare un minimo di “terzo tempo” come da nostra tradizione. Questa scrivila: per bermi una birra, sono dovuta andare a fine partita a un chilometro… Argh!”
Dichiarazioni di Agata Isabella Centasso, capitano del Venezia Calcio 1985:
“È stata una partita combattuta, un buon calcio, favorito anche dal sintetico che permetteva scambi rasoterra e veloci. Il ritmo è stato molto alto, si sentiva la velocità della palla. Le avversarie sono state brave a imporre il loro gioco, noi il nostro, che spesso si basa sul pressing: un pressing riuscito, secondo me.
Il risultato è sicuramente giusto per i 90 minuti, perché è stata una partita giocata alla pari.
Dopo una prestazione così, finita la partita, non ero contenta: c’era l’amarezza di non aver portato a casa l’intera posta in palio. Allo stesso tempo, rincuora aver giocato così contro un’avversaria di livello, che in casa ha espresso un ottimo gioco. Ci si consola dicendo che è un punto guadagnato contro una squadra ostica, e quindi una gara davvero alla pari.
La prossima settimana si va a Bolzano per i quarti di Coppa. Se si può realizzare? Assolutamente sì. Andiamo a giocare in un campo che, nell’ultima partita, era stato pesante per il punteggio, quindi c’è voglia di riscatto. C’è anche la volontà di dimostrare che non è un campo che temiamo. È un traguardo ambizioso, ma la squadra è pronta ad affrontarlo al meglio.
Le condizioni della rosa stanno migliorando, anche se non lo voglio dire troppo a voce alta perchè sono un po’ scaramantica. Se il meteo lo consentirà, riprenderemo i normali allenamenti. Sono curiosa di vedere come il mister Murru preparerà la gara, visto il risultato in campionato contro il Südtirol. Sicuramente ci siamo: la squadra sta bene. Spero di recuperare presto Emma Baldan e di avere la rosa al completo per poter dire la nostra contro la squadra altoatesina.

Sì, altri 90 minuti per me oggi… Anche io mi stupisco, soprattutto per il ritmo partita che c’era. Mi sento bene ma non lo voglio dire a voce troppo alta. A “26 anni” è tosta… Massimo “a 30” smetto, quindi fai due calcoli.
Non voglio pensare al ritiro: spero di fare almeno un altro anno fatto bene. E quando dico “bene”, intendo bene… Più di un gol, eh!
Sull’impatto del pubblico e del tifo in questo contesto, ti do ragione. Quando sono arrivata, lo stadio mi ha fatto un certo effetto. Nel prepartita, entri e pensi: “Wow!”, e ti sale l’ansia per la prestazione che devi fare. Io sono già in ansia in tutte le partite, ma in uno stadio così ancora di più, perchè dici: “non posso sfigurare, un campo così merita una prestazione di livello”.
Poi, quando entro per giocare, mi dico: “va bene, ma alla fine chi mi vede?”. Siamo sempre noi, solo in un contesto diverso. E penso a come sarebbe con lo stadio pieno… Un’ansia diversa, più bella.
Sicuramente si sente: più è grande lo stadio, più è bello, e più senti che manca quella componente lì. Se non ci fossero i “Tifosi non Schifosi” sarebbe anche peggio. Nel senso che voi riuscite a compensare tanto. Sembrate molti di più di quanti siete. Nella fattispecie eri uno ma hai fatto per tanti, scaldando davvero l’ambiente. Dà più senso a tutto, veramente.
Quindi colgo l’occasione per ringraziare te e tutti i tifosi che ci supportano alle partite.»
Dichiarazioni di Giancarlo Murru, allenatore:
“Sono molto soddisfatto della prestazione delle mie ragazze in una partita in cui la squadra ha messo in campo geometrie e una compattezza di gioco di assoluto rilievo.
La relazione costante tra i reparti è stata la naturale conseguenza di un lavoro continuo e meticoloso, portato avanti da atlete mai sazie di applicarsi, sempre disponibili a provare e riprovare durante la settimana, seduta dopo seduta.
Complimenti anche alle subentrate, che si sono fatte trovare pronte ed entrate subito in partita con la dovuta lucidità e concentrazione.
Attorno a tutto ciò, un tifo che ha scandito in modo tambureggiante le nostre azioni corali.”

La trasferta di Trento, insomma, ha lasciato addosso quella sensazione agrodolce che solo le partite vere sanno regalare: un pareggio che brucia quel tanto che basta, ma che allo stesso tempo conferma quanto questo Venezia 1985 abbia identità, cuore e ambizione da vendere. Sul campo si è vista una squadra matura, capace di soffrire, reagire e colpire. Sugli spalti, un gruppo di tifosi che continua a trasformare ogni viaggio in un piccolo rito collettivo, fatto di passione, voce e appartenenza.
Il punto portato via dal “Briamasco” vale più del semplice tabellino: è un mattone in più nella costruzione di una squadra che cresce, che si riconosce e che non ha paura di osare. E ora che all’orizzonte c’è Bolzano, con tutto ciò che quella partita rappresenta, la voglia di riscatto, l’odore buono delle grandi occasioni, il vento che soffia è quello giusto: deciso, caldo, pieno di attesa.
La strada è lunga, certo, ma il viaggio ha tutta l’aria di essere speciale. Le Leonesse sono vive, consapevoli, affamate. I “Tifosi non Schifosi” pure. E quando squadra e tifoseria viaggiano sulla stessa frequenza, può succedere davvero di tutto.
Avanti così: con il tamburo che batte, la voce che non trema e il sogno che non si spegne.
Forza Leonesse, forza Venezia 1985. Sempre.
Filippo Pajola e Danilo Billi
