I fatti parlano più forte delle parole.
Dopo tanti chilometri macinati nelle ultime settimane in trasferta, finalmente si torna a giocare nello stadio di casa, il “Nereo Rocco” di Marcon, ed i “Tifosi non Schifosi” non possono esimersi dal ripresentarsi compatti ad occupare il loro posto sui gradoni e a sostenere a gran voce le loro Leonesse. Non è che sia venuto mai a mancare, nonostante le polemiche degli ultimi tempi: sicuramente però, si era rotto inevitabilmente qualcosa in quella “magia” unica che pervade da anni, con risultati e successi riconosciuti su scala nazionale (e non al “Bar Sport” del paese, senza offesa all’opera dell’indimenticabile Stefano Benni), l’ambiente nero-oro.

La mentalità dei supporters veneziani, tanto sotto la lente di ingrandimento del partito del “vorrei ma non posso” e delle critiche di chi ha dimostrato solamente un comportamento antisportivo, va di pari passo con quella che è la letteratura internazionale relativa all’importanza del tifo nello sport: numerosi studi hanno dimostrato che il supporto dei tifosi è un potente catalizzatore motivazionale all’interno dell’evento sportivo. Essi non sono semplici spettatori: il supporto vocale e visivo alimenta positivamente il clima partita, generando un circolo virtuoso tra performance della squadra e sostegno della curva. Non è un caso che molte giocatrici del Venezia 1985 non manchino mai di sottolineare questo legame e di sentir di dover ripagare in qualche modo i loro fedeli sostenitori, per i sacrifici fatti e per la fiducia e l’affetto ricevuti. Ciò non avverrebbe, se i “Tifosi non Schifosi” fossero realmente quei “cattivoni” dipinti da personaggi di dubbia onestà intellettuale, che si nascondono qua e là negli anfratti del mondo calcistico femminile.
Qual è il modo migliore di zittire le chiacchiere sul loro tifo, se non tornando proprio a farlo sugli spalti di casa in maniera decisa ed originale, con quei tratti distintivi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia delle tifoserie a tinte rosa?
Non ci poteva essere miglior occasione del derby contro il Real Vicenza per Filippo e compagni.
Uno striscione di circa 12 metri, accuratamente preparato nelle due settimane antecedenti alla sfida, è stato srotolato sul parapetto della tribuna accanto alle canoniche pezze:
IN UN MONDO CHE NON CI VUOLE PIÙ
IL MIO CANTO LIBERO SEI TU

La scritta, a caratteri color oro coi bordi neri, di battistiana memoria è frutto di una scelta ragionata ben precisa, atta a lanciare un messaggio chiaro ed univoco. Importante anche un certo tono evocativo, ripensando alle recenti vicissitudini: dire appunto a parole sul web che si pensa in primis al bene delle ragazze è un conto, son tutti capaci; farlo così, in gran stile e in un contesto del genere, invece non è da tutti.
A contorno e completamento di tutto ciò, un’intensa “fumogenata” nero e gialla fatta coi barattoli posizionati sui gradoni; ad animare ulteriormente la coreografia, anche qualche luce stroboscopica flash. Un piccolo brivido è corso lungo la schiena dei “Tifosi non Schifosi”, quando alle loro spalle hanno sentito partire un botto (purtroppo una luce flash è risultata difettosa ed è scoppiata, invece di bruciare), ma la voglia di tifare e sostenere fino alla fine le “tose” in campo è prevalsa su tutto.
Non c’è niente di meglio che volare sulle accuse della gente a ritmo di cori tambureggianti e trascinare da “dodicesimo” la squadra ad un’altra vittoria, sofferta sì ma gustosa ed appagante per tutti gli sforzi profusi in campo e sugli spalti.
Al prossimo impegno, in trasferta a Palazzolo, i supporters nero-oro ci arrivano con entusiasmo e con la consapevolezza di avere ancora molte pagine da scrivere nella storia di questa stagione. E chissà che non siano della partita anche gli amici di Brescia, per vivere assieme un’altra domenica memorabile e dimostrare ancora una volta che questo tifo rimane una risorsa rilevante.
Venezia Calcio 1985 – Real Vicenza 2-1
15ª giornata di Serie C femminile, girone B
Cielo grigio ma ambiente caloroso allo stadio “Nereo Rocco” di Marcon, dove va in scena un derby intenso fin dai primissimi minuti.
Il match si accende già al 2’: splendida verticalizzazione per le ospiti, che entrano in area, ma il nostro portiere Cazzioli è attenta, si allunga e devia in angolo con un intervento di puro istinto.
All’11’ il Venezia Calcio 1985 sfiora il vantaggio: Trevisiol vince un contrasto spalla a spalla sulla sinistra, si accentra e lascia partire un diagonale potente che scheggia la traversa, facendo tremare tutto lo stadio.
Al 16’ il Venezia ci riprova da calcio d’angolo: la palla spiove in area, Paladini tenta una spettacolare sforbiciata e un difensore del Real Vicenza riesce a deviare provvidenzialmente ancora in angolo. Sul corner successivo Morettin svetta e colpisce di testa, ma il portiere avversario blocca, seppur con notevole difficoltà.
Il gol però è nell’aria e arriva al 47’ con una “costruzione dal basso”: Sabia serve in profondità Trevisiol, che arriva al limite dell’area e scarica un violento diagonale. La palla si infila all’incrocio: 1-0 per le lagunari e stadio in festa.
Nella ripresa, al 7’, sono proprio le nostre nero-oro a siglare il raddoppio. Angolo dalla destra di Gastaldin, palla tesa al centro e Agata Centasso, specialista del gioco aereo, impatta perfettamente di testa firmando il 2-0.
Al 19’ episodio discusso: l’arbitro concede un rigore al Real Vicenza per un presunto tocco di mano, arrivato dopo un tentativo di rinvio di Paladini che colpisce il suo stesso braccio. Il pubblico protesta, ma il direttore di gara è irremovibile. Dal dischetto si presenta Maddalena, che chirurgicamente la infila all’angolino destro, nonostante l’intuizione di Cazzioli, e accorcia le distanze: 2-1.
Il Venezia reagisce subito: al 21’ Baldan e Dalla Santa costruiscono un triangolo perfetto al limite dell’area; Baldan arriva in corsa e calcia con decisione, ma il portiere del Vicenza riesce a deviare e tenere vive le speranze delle ospiti.
Nel finale, sono le padrone di casa a protestare per un rigore netto non concesso su Dalla Santa, atterrata in area, ma la direzione di gara lascia proseguire. Dopo cinque minuti di recupero, il triplice fischio sancisce il 2-1 finale.
Una partita combattuta, su un terreno di gioco pesante e difficile, gestita con personalità dal Venezia Calcio 1985 nel secondo tempo, nonostante un rigore regalato e uno negato. Tre punti pesanti che lanciano la squadra verso la prossima sfida sul campo del Pro Palazzolo, attualmente al quarto posto in classifica con un punto di vantaggio proprio sulle nero-oro.
VENEZIA CALCIO 1985 2 – 1 REAL VICENZA WOMEN
VENEZIA CALCIO 1985
Cazzioli, Morettin (st 28’ Donaggio), Tosatto, Dalla Santa, Trevisiol (st 15’ Baldan), Gastaldin, Boschiero (pt 48’ Furlan), Paladini, Sabia, Ruggiero, Centasso.
A disposizione: Tonello, Durante, Grecu, Vanzo.
Allenatore: Giancarlo Murru
REAL VICENZA WOMEN
Franzina, Fasoli, Bortolan (st 1’ Van Sint Annaland), Lovato (st 46’ Simiele), Emmanuel, Maddalena, Basso (pt 42’ Cataldo), Jorizzo (st 9’ Osti), Dal Fra, Yeboaa, Cecchinato (st 27’ Mercado Molina).
A disposizione: Dalla Via, Ocloo, Valè.
Allenatore: Moreno Dalla Pozza
Arbitro: Andrea Gradara della sezione di Chioggia (VE)
Marcatrici: pt 47’ Trevisiol (VE); st 7’ Centasso (VE), 19’ Maddalena (VI) su calcio di rigore.
Note:
Ammonite: Paladini e Gastaldin (VE).
Corners: 7-1
Minuti di recupero: pt 3’; st 5’.
Le voci della squadra: Trevisiol, Centasso, Gastaldin e mr. Murru
Giulia Trevisiol, attaccante del Venezia Calcio 1985:
“Sapevamo che sarebbe stata una partita difficile e combattuta, proprio come ci si aspettava alla vigilia. Le altre sono una squadra organizzata, che costringe a stare sempre dentro la gara mentalmente. I gol tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo hanno sicuramente indirizzato la partita, perchè in match così equilibrati gli episodi fanno la differenza. Il campo non era nelle migliori condizioni e qualche acciacco si è fatto sentire, però proprio per questo il valore dei tre punti aumenta. Non è stata magari la partita più brillante sul piano del gioco, ma è stata una partita vera, da squadra matura. E alla fine contava portarla a casa.
Dopo la delusione in Coppa, era fondamentale dare una risposta in campionato. Non era scontato, perchè quando esci da una competizione un po’ di scorie te le porti dietro. Invece abbiamo dimostrato di essere un gruppo solido.
Il filotto positivo in campionato è un segnale importante, soprattutto considerando che l’ultima sconfitta è arrivata su un campo difficile come quello del Südtirol a dicembre. Mancano ancora due mesi, quindi siamo nel pieno del rush finale, ma queste vittorie ti danno fiducia e consapevolezza.
Palazzolo, Chievo e Orobica saranno partite toste, ma per quanto visto finora non sono impegni impossibili. Dovremo affrontarle con rispetto, ma anche con la convinzione di potercela giocare con tutte. Il quinto posto è un bel traguardo parziale, inutile negarlo. Per quello che stiamo facendo sul campo, ambire a qualcosa in più non sarebbe un’eresia. Però credo che la forza di questa squadra sia sempre stata quella di ragionare partita per partita, senza fare troppi calcoli. L’entusiasmo è giusto che ci sia, perchè è benzina. Ma deve restare sano. Poi a fine stagione tireremo le somme. Terzi, quarti, quinti… Alla fine conta aver dato tutto e non avere rimpianti. Se poi arriva qualcosa in più, ce lo saremo meritato.
Ci sarà sicuramente da lavorare sul recupero degli acciacchi, perché in questo momento della stagione è fondamentale avere più giocatori possibili al 100%. Ma non solo: anche nelle vittorie ci sono sempre aspetti da migliorare.

Promuovo la compattezza e lo spirito di sacrificio, perchè nei momenti difficili siamo rimasti uniti. Se devo trovare qualcosa da sistemare, direi la gestione di alcuni momenti della gara: potevamo essere più lucide in alcune scelte e magari chiuderla prima. Sono dettagli, ma nel finale di stagione fanno la differenza. Sono contenta per il gol, soprattutto perchè arrivava in un momento importante della partita. Nonostante gli acciacchi che mi porto dietro da mesi, sto cercando di dare tutto quello che ho, anche stringendo i denti.
Al di là del gol, mi rende orgogliosa il lavoro che sto facendo per la squadra: sacrificio, pressing, mettermi a disposizione. Rispetto all’anno scorso sento di essere cresciuta tanto, soprattutto nella gestione dei momenti e nella continuità. Il gol lo dedico a chi mi sta vicino ogni giorno e ovviamente ai tifosi.
Entrare in campo e vedere quella coreografia è stato un colpo d’occhio bellissimo. Ti dà una carica incredibile già dal riscaldamento. Sono quelle cose che ti fanno capire per chi giochi e perchè vale la pena dare qualcosa in più.
Poi durante la partita il sostegno dei “Tifosi non Schifosi” è stato il solito: costante, rumoroso, presente nei momenti difficili. Quando senti quella spinta, soprattutto nelle fasi più complicate del match, ti arriva dentro. E anche quei tre punti sono un po’ per loro.”
Agata Isabella Centasso, capitano e centrocampista del Venezia Calcio 1985:
“È stata una partita sporca, ma nel primo tempo, secondo me, abbiamo prodotto abbastanza: abbiamo fatto girare la palla più noi. Anche loro però, in qualche occasione, si sono fatte trovare pericolose. Noi siamo state poco concrete, e per fortuna è arrivato il gol di Trevisiol che ha sbloccato il risultato, perchè sembrava una di quelle partite che a un certo punto rischiano di mettersi male. Devo dire che anche il secondo gol – non perchè l’abbia fatto io – è arrivato in un momento importante, perchè tante volte soffriamo un po’ il gioco dell’avversario a inizio ripresa. Bisognava chiarire subito le cose, e il secondo gol arrivato subito dopo l’inizio del secondo tempo ci ha aiutate. Loro comunque non hanno mai mollato e sono riuscite a riaprire la partita. Ci hanno messo in difficoltà anche per i nostri problemi fisici, per gli acciacchi e per le sostituzioni.
Chiudendo il capitolo Coppa Italia e tornando con la testa al campionato, serviva assolutamente questa vittoria. Queste sono gare da portare a casa: sono tre punti importanti. La prossima la giochiamo contro una diretta avversaria, guardando la classifica. Arrivarci con la giusta autostima permette di giocarsela a viso aperto, sia quella sia le successive. Le vittorie ti danno serenità e la consapevolezza di chi siamo e dei problemi che abbiamo. Speriamo di recuperare più giocatrici possibile per andare a giocarcela e mostrare qual è la posizione che meritiamo in classifica. Partite come la prossima vanno a determinare dove possiamo stare: gli impegni con Palazzolo, Chievo e Orobica ci faranno capire se possiamo ambire a qualcosa in più oppure no.
Sulla nostra classifica, penso che sia giusto giocare partita per partita senza pensare troppo in grande. L’ho detto anche quando perdevamo, quando prima di Natale avevamo perso qualche gara. Sono convinta che la squadra sia buona, che la rosa sia forte e che il lavoro del mister sia ottimo. Quindi, nonostante tutto quello che si dice sulla classifica, noi vivremo ogni partita per quella che è, cercando di fare il massimo senza fissarci su un obiettivo preciso di posizione.
Che settimana mi aspetto? Sicuramente il mister farà un’ottima analisi degli errori. Secondo me, qualcosa da rivedere c’è. Va detto che stiamo subendo diversi acciacchi e la formazione non è mai la stessa. I meccanismi provati e riprovati fanno un po’ più fatica a uscire perchè manca l’automatismo tra le compagne. Però mi aspetto una settimana di lavoro duro per arrivare a una partita davvero importante, sperando che la squadra ci arrivi con la massima voglia di portarsi a casa i tre punti.

A livello personale, è una grande soddisfazione e una grande felicità. Nei momenti in cui mi fermo per gli infortuni, l’idea di continuare a tenermi in forma diventa sempre più concreta. Ne vale la pena perchè allenarmi per me è come tornare a vivere. Cerchi di essere sincera con te stessa, di guardarti allo specchio e chiederti se riesci ancora a essere competitiva. A 36 anni, tornare da un infortunio e cercare di ridiventare competitiva, ripartire da zero e accettare di non essere in condizione come prima… Ci lavori su e vedi quanto margine hai. Questo gol arriva in un momento in cui avevo bisogno di sentire che ci sono ancora, che sono qui e voglio fare bene. Se finissi l’anno giocando con continuità, ci sarebbe margine per pensare anche alla prossima stagione. Sicuramente è una grande soddisfazione.
Dopo il gol, sono corsa subito da Ludovica Gastaldin: è una ragazza che dà tantissimo, più di quanto si riesca a immaginare, sia in campo che fuori. È sempre presente, non si tira mai indietro, porta il gruppo sulle spalle. Anche in partita, nonostante il #10 sulle spalle, è una che fa anche il lavoro sporco, senza dover essere per forza quella che fa gol. Tante volte, ci ritroviamo a parlarne assieme: magari non segna, ma fa costantemente un lavoro enorme. Anche ieri, tanto di cappello: non ho mai visto un #10 mettersi a fare il terzino in quel modo. Le ho detto che, secondo me, gran parte del merito della vittoria è anche nel suo sacrificio. Sono corsa da lei anche perchè avevamo avuto un piccolo battibecco in spogliatoio per questioni di campo, quindi volevo farle capire quanto fosse importante, anche quando magari a lei sorge qualche dubbio. Sono davvero contenta di essere andata da lei.
Infine ma non meno importante: finalmente ho risentito il tifo che mi piace. Nell’ultima partita di Coppa non si era potuto sentire con la carica coreografica, come una volta. Il tifo è sempre impattante e ti carica tantissimo. Mi è piaciuto tantissimo lo striscione, come ho detto personalmente a Filippo. Quando l’ho visto entrando in campo, l’ho pensato e detto ad alta voce: una frase bellissima. È merito della vena poetica ed artistica di Filippo, che ho sempre apprezzato e a cui spesso chiedo consigli per “rubare” un po’ di ispirazione. Quindi grazie ai “Tifosi non Schifosi”, super presenti anche in questa vittoria!”
Ludovica Gastaldin, centrocampista del Venezia Calcio 1985:
“È stata esattamente la partita che ci aspettavamo: difficile, fisica, combattuta su ogni pallone. Il Real Vicenza ha confermato di essere una squadra che non molla mai. I gol tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo sono stati decisivi perchè hanno spostato l’inerzia del match in un momento chiave.
Il campo pesante e qualche acciacco non ci hanno sicuramente agevolate, ma proprio per questo credo che i tre punti abbiano ancora più valore. Non è stata magari la partita più brillante dal punto di vista del gioco, ma è stata una prova di maturità: abbiamo saputo soffrire e portarla a casa.
Dopo la delusione in Coppa era fondamentale reagire subito in campionato, e farlo con una vittoria dà un segnale forte.
Siamo nel rush finale, mancano ancora due mesi che sono lunghi e intensi. Le prossime sfide contro Pro Palazzolo, ChievoVerona Women e Orobica Calcio Bergamo saranno impegnative, ma i precedenti dimostrano che possiamo giocarcela con tutte. Questa vittoria pesa soprattutto a livello mentale: ci ricorda chi siamo e cosa possiamo fare.
Il quinto posto è una bella fotografia del percorso che stiamo facendo. Per quanto visto finora, non sarebbe un’eresia guardare anche più in alto. Però credo che la nostra forza sia stata proprio il pensare partita per partita, senza farci schiacciare né dall’entusiasmo né dalla pressione.
L’entusiasmo è sano, anzi è benzina. Ma l’equilibrio è quello che ti fa arrivare in fondo nel modo giusto. Poi a fine stagione tireremo le somme. Se sarà terzo, quarto, quinto… L’importante è avere la consapevolezza di aver dato tutto.
Sicuramente in settimana ci sarà da recuperare qualche acciacco e ricaricare le energie, perchè la partita è stata dispendiosa. Ma non solo: qualcosa da sistemare c’è sempre.
Promuoverei la compattezza e lo spirito di sacrificio, soprattutto nei momenti di difficoltà. Bocciature vere e proprie no, ma possiamo migliorare nella gestione di alcuni momenti della gara e nella qualità delle scelte negli ultimi metri. In partite così bloccate, il dettaglio fa la differenza.

Personalmente è stata una partita di grande adattamento. Su un campo così non era semplice, e quando è uscita la Gio (Morettin, n.d.r.) mi sono ritrovata in una posizione più arretrata, quasi da terzino.
Se è il simbolo della stagione? Forse sì. È un’annata in cui mi sto mettendo a disposizione in tutto e per tutto. Dove serve, provo a dare il mio contributo. Meglio a centrocampo? Sicuramente, è il mio ruolo naturale ma alla fine conta solo essere utile alla squadra. E se serve correre qualche metro in più o cambiare posizione, lo si fa volentieri.
Sul tifo, devo dire che la coreografia a inizio partita è stata davvero un bellissimo colpo d’occhio. Dal campo si percepisce tutto: i colori, l’energia, l’emozione. Ed è stato ancora più bello rivederli cantare nel nostro stadio, “a casa nostra”: certe sensazioni non si spiegano, si vivono.
Lo striscione poi è stato fantastico. Il richiamo a “in un mondo che non ci vuole più, il mio canto libero sei tu” – dalla canzone “Il mio canto libero” di Lucio Battisti – mi ha colpita tantissimo, anche perchè è una delle mie canzoni preferite. È una frase che parla di legame, di appartenenza, di resistere insieme… E credo rappresenti bene quello che si crea tra noi e chi ci sostiene ogni domenica.
Coreografia, striscione, cori: il contributo dei “Tifosi non Schifosi” non è mai solo contorno. È spinta vera, è identità, è qualcosa che sentiamo forte per tutti i 90 minuti. E non è mai scontato.”
Giancarlo Murru, allenatore del Venezia Calcio 1985:
“Iniziamo col dire che si è visto davvero un buon primo tempo dove la presenza di giocatori di ruolo in ciascun reparto è stato decisivo. E possiamo etichettarlo buono come tale non per ciò che si è visto, ma perchè è stato giocato facendo ciò che volevamo fare e questo, nel nostro percorso di crescita, non è poco.
È stata una squadra che in fase di transizione passiva ha deciso di difendersi non rincorrendo e non subendo il tempo della gara ma bensì deciderlo con buone trame di possesso palla. Queste sono situazioni che testimoniano crescita e maturità.
Alla fine vittoria meritata per i contenuti e meritata anche per i nostri tifosi sempre presenti e vicini alla squadra.”

In una domenica che aveva il sapore del ritorno a casa, il Venezia Calcio 1985 e i suoi “Tifosi non Schifosi” hanno dimostrato che quando parole e critiche si dissolvono, restano i fatti. E i fatti, questa volta, parlano chiaro: un gruppo che risponde sul campo con maturità, una curva che ritrova la propria identità e un legame che, nonostante le turbolenze delle settimane precedenti, ne esce persino rafforzato.
La coreografia, lo striscione, l’energia dei cori hanno ricordato a tutti che il tifo – quello vero – non è mai comparsa, ma parte integrante della storia di una squadra. E la squadra, dal canto suo, ha saputo onorare quel supporto con una prestazione concreta, sporca quando serviva, ma sempre guidata dalla volontà di non lasciare nulla al caso. I gol di Trevisiol e Centasso, la compattezza del gruppo, la capacità di soffrire hanno costruito tre punti pesanti, che pesano non solo in classifica, ma soprattutto nella testa e nel cuore di un gruppo che vuole restare protagonista fino in fondo.
Questo 2-1 non è solo un risultato: è un segnale. È la conferma che, nonostante acciacchi, campi pesanti, arbitraggi discutibili e tutto ciò che può complicare una stagione, le nero-oro ci sono. E con loro c’è un pubblico che sa ancora farsi sentire, che sceglie di esserci, di cantare, di esporsi. In un mondo che sembra voler spingere sempre più ai margini certe passioni sincere, quel “canto libero” ha ricordato a tutti che appartenenza e comunità sono valori che non si cancellano con un battibecco sui social.
Ora la strada porta a Palazzolo, poi alle altre sfide decisive del rush finale. Il cammino è ancora lungo, ma lo si affronta con entusiasmo, consapevolezza e la sensazione che, partita dopo partita, si stia ancora scrivendo qualcosa di importante. Perché quando squadra e tifosi procedono uno accanto all’altra, allora sì che la stagione può prendere una piega speciale.
E se il resto vuole parlare… beh, i fatti continueranno a parlare più forte.
Filippo Pajola e Danilo Billi
