Parlare e tracciare un profilo di Emma Severini per me non è facile. Ho aperto questo foglio bianco di Word e l’ho sporcato già tre o quattro volte: le lettere escono dalla tastiera, ma non trovo ancora la traccia giusta. Perché noi vecchi “giornalisti” siamo un po’ come i cantastorie di una volta, oppure come quei dj moderni che devono far ballare la pista, trovare il ritmo giusto e soprattutto tenere il pubblico lì, incollato al pezzo.

Di Emma, in passato, vi ho già parlato dalle pagine del mio blog-testata giornalistica e anche su questa pagina del progetto 5-5-5. Prima ancora che come giocatrice, Severini aveva fatto sentire la sua voce. Una voce che oggi è diventata autorevole, rispettata, ascoltata.
Lo è diventata quando si è espressa sulla questione sollevata da diverse calciatrici riguardo alla possibile revisione delle dimensioni del calcio femminile, porte più piccole e campi più corti, un’idea che prendeva spunto dal paragone con la rete della pallavolo più alta per gli uomini e più bassa per le donne. Una proposta che Severini, come gran parte delle sue colleghe, non ha condiviso: secondo lei non avrebbe aiutato la parità, ma rischiato di alimentare una distinzione che il calcio femminile sta invece cercando di superare.
E poi ancora, più recentemente, quando si è esposta in prima fila dopo una gara di campionato giocata su un campo scivoloso, quasi completamente ricoperto di fango: la partita tra AC Milan Women e ACF Fiorentina Women. Una partita che Severini non ha esitato a definire una trappola. Non solo per lo spettacolo, la gara era anche in diretta sulla RAI, ma soprattutto per l’incolumità delle atlete, che hanno rischiato seriamente di farsi male e compromettere la propria carriera con infortuni molto seri.

Perché Emma è diventata anche questo: una portavoce delle sue colleghe. Una ragazza cresciuta a pane, sudore e allenamenti, quando il professionismo in Serie A femminile non era nemmeno una chimera. Quando il calcio femminile viveva ancora nelle pieghe nascoste dello sport italiano.
Le radici toscane e i primi passi
Toscana doc, Severini nasce a Prato, e cresce con un legame fortissimo con la famiglia. Aggiungo che e’ una ragazza molto umile, gentilissima e anche spiritosa! Spesso racconta quanto il sostegno dei genitori sia stato fondamentale nel suo percorso: accompagnarla agli allenamenti, crederci quando ancora sembrava un sogno lontano.

Il suo viaggio nel calcio comincia prestissimo.
Ecco i passaggi salienti della sua carriera:
- Inizi: comincia a giocare a cinque anni a Ramini, poi passa alla US Pistoiese 1921 nel 2014 e successivamente al ACF Firenze nel 2016.
- Settore giovanile: nel 2017 entra nel vivaio della ACF Fiorentina Women, dove disputa il campionato Primavera.
- Roma: nel luglio 2019 viene acquistata dalla AS Roma Women.
- Napoli: nel luglio 2021 passa in prestito al Napoli Femminile, esordendo da titolare a dicembre dopo aver superato un infortunio.
- Ritorno alla Fiorentina: nel 2022 torna a vestire la maglia viola, nuovamente in prestito dalla Roma.
- Nazionale: dopo aver rappresentato l’Italia Under-17, entra stabilmente nel giro della Italy women’s national football team.
Il calcio moderno di Emma: cervello, corsa e senso del goal
Parlare di Emma è come quando sei stanco e ti lasci avvolgere dal divano di casa con un romanzo ancora tutto da leggere.
Perché Severini interpreta la versione moderna della centrocampista totale: visione di gioco, filtranti tra le linee, corsa continua. È capace di essere allo stesso tempo rifinitrice dietro le punte e primo difensore quando la squadra deve recuperare palla.
La Fiorentina è diventata la sua seconda pelle. In Toscana Severini cresce, si afferma, diventa leader. Fino a indossare la fascia di capitano della Viola, simbolo di una squadra che in lei trova anima, cuore e impostazione.
Il tutto con quel mix di azzardo, adrenalina e carattere che solo i veri centrocampisti del calcio moderno di oggi hanno.

L’azzurro, la semifinale e quel rigore che fa ancora male
Anche in Nazionale la sua personalità si fa strada. Perché certe qualità non si insegnano: o le hai o non le hai. La visione del gioco è una dote naturale.
Nell’ultimo Europeo disputato in Svizzera, Severini è stata una pedina fondamentale nello scacchiere del commissario tecnico Andrea Soncin.
E poi è arrivata quella semifinale contro l’England women’s national football team.
Una partita che l’Italia stava pareggiando. Al 119’ dei tempi supplementari, con il risultato sull’1-1, l’arbitro Ivana Martincic assegna un calcio di rigore alle inglesi per un contatto tra la stessa Severini e Beth Mead. Una decisione giudicata da molti media italiani e lo stesso Soncin, quantomeno dubbia.
Sul dischetto va Chloe Kelly. Il portiere azzurro Laura Giuliani para la prima conclusione, ma Kelly arriva prima di tutte sulla ribattuta: 2-1.
Fine del sogno.
E pensare che pochi minuti prima, all’86’, era stata proprio la nostra “toscana” ad avere la palla del possibile 2-1.
Sono quei momenti che possono spezzare una giocatrice.

Il ritorno delle campionesse
Ma Emma non ha abbassato la testa.
Forse, e lo immagino senza conoscerla davvero, quella partita la sogna ancora di notte. Forse ha pianto lacrime amare per quella finale sfumata a pochi passi dal traguardo.
Ma le campionesse reagiscono così.
Nel campionato 2025-26 è tornata più forte che mai: leader, trascinatrice, capace perfino di inventarsi gol di tacco e di tirare calci di rigore con la freddezza di un’attaccante veterana.
E anche con la Nazionale continua a illuminare il centrocampo insieme a giocatrici come Manuela Giugliano, Giada Greggi e Giulia Dragoni. Contro la Svezia, per limitarla, le avversarie sono arrivate persino a raddoppiarla con marcature preventive.
Segno che la sua luce, ormai, è impossibile da ignorare.

Una leader per il futuro del calcio femminile
Emma Severini non è una “Baggio” alla Giugliano, ma è una centrocampista con ancora enormi margini di crescita.
Gioca un calcio semplice, fatto di corsa, intuizione e pensiero veloce. Ha spesso già la giocata in testa prima ancora che il pallone arrivi sui suoi piedi.
Ed è proprio questo, forse, il suo segreto.
Perché oltre a essere un valore aggiunto per il suo club e per la Nazionale, Severini rappresenta anche qualcosa di più grande: una generazione di calciatrici che non ha paura di esporsi, di dire ciò che non va, di difendere il proprio sport.
Io, per il mio modo di scrivere, sono il classico giornalista e uomo che puoi amare o odiare.
Ma Emma Severini no.

Emma Severini è una di quelle giocatrici che non puoi fare a meno di amare.
E se tenete davvero a questo calcio moderno, una così dovreste custodirla nel cuore.
Applausi!
Danilo Billi
