Nei momenti difficili, si vedono i veri tifosi.
Non quando va tutto bene, non quando c’è da salire sul “carro del vincitore” per mettersi in bella mostra: i “Tifosi non Schifosi” restano sempre al loro posto, al fianco della squadra.
Le chiacchiere non fanno frittelle… Ma il venerdì, nel classico panino post-allenamento al “Nereo Rocco” di Marcon, i supporters nero-oro fanno le patatine fritte per le loro Leonesse!
Infatti, ancora una volta Filippo ed Oliviero si sono impegnati con la friggitrice per dimostrare ulteriormente vicinanza, rendere ancora più invitante la situazione e per condividere un momento spensierato con il team, con vista sulla difficile trasferta in terra bergamasca contro la capolista Orobica Bergamo.


Prendere la vita con leggerezza non vuol dire affrontarla con superficialità ma significa non portarsi dietro macigni sul cuore. In tal senso, la si potrebbe definire anche una tifoseria dal pensiero calviniano: più semplicemente, rimane l’idea di perseverare sulla concretezza dei gesti e delle piccole cose, che ne hanno determinato l’importanza negli anni all’interno del mondo Venezia 1985.
Bisogna essere sinceri: le aspettative sulla domenica non erano così alte come in altre occasioni, anche se sotto sotto nel cuore si confida sempre in una sorta di magia che solo un pallone rotondo può regalare.
Anche questa volta, a Bergamo il solo Filippo a tenere alto il nome del gruppo e a sostenere incondizionatamente le ragazze nero-oro in una sfida così complicata.
Anche il meteo di difficile interpretazione è stato un fattore non da poco nell’organizzazione del tifo, fortunatamente la struttura della tribuna coperta ha offerto un buon comfort sotto questo punto di vista (soprattutto per il fastidioso vento).
Costruito il solito “angolo di tifo”, come in ogni trasferta, con gli striscioni e le pezze standard in bella vista a delimitarne i limiti, fin dal fischio d’inizio si è innalzato il solito coro incalzante e tambureggiante del leader dei “Tifosi non Schifosi”.


Un sorriso lo ha fatto strappare al supporter del Venezia 1985 la controparte bergamasca, messa su da un gruppo di “giovani marmotte” locali, che ha provato simpaticamente a controbattere i cori di stampo lagunare. Si è venuta a creare una situazione quindi simpatica sugli spalti: è anche piacevole e stimolante fare tifo in una clima del genere. Da sottolineare comunque, in generale, anche l’accoglienza cordiale all’impianto sin dall’arrivo in pullman.
Anche la lotta sul terreno di gioco ha avuto il suo ruolo nell’alzare la temperatura e i decibel sui gradoni: le Leonesse nero-oro ce l’hanno messa tutta fino al fischio finale e son state condannate solo da un episodio sfavorevole, un peccato mortale perchè non sarebbe stata una bestemmia uscire dal centro sportivo “Giacinto Facchetti” di Cologno al Serio (BG) con un punto in classifica.
Un risultato frustrante, soprattutto perchè si somma ad una serie di “situazioni no” in casa lagunare accumulatesi nell’ultimo periodo.
La cosa bella che però ci si porta a casa da questa partita è una convinzione ancora più forte che può essere determinante in queste ultime quattro partite stagionali: la squadra e i loro tifosi non mollano mai… FINO ALLA FINE!

Serie C Femminile – Girone B: cuore Venezia 1985 ma l’Orobica Bergamo passa di misura (1-0).
Cologno al Serio, Bergamo – Una partita vera, ruvida, combattuta su ogni pallone. Di quelle che si giocano con i muscoli ma soprattutto con il cuore. Alla fine il risultato premia l’Orobica Bergamo, che supera per 1-0 il Venezia Calcio 1985 in una gara di Serie C femminile molto più equilibrata di quanto la classifica potesse raccontare alla vigilia.
Eppure, guardando i novanta minuti, resta la sensazione che il Venezia abbia giocato una partita coraggiosa, capace di mettere in difficoltà la capolista e di sfiorare più volte il pareggio.
La gara si apre con il Venezia 1985 subito aggressivo, pronto a dimostrare che la trasferta bergamasca non sarà una semplice formalità.
Al 20’ del primo tempo arriva il primo segnale. Dai 25 metri Gastaldin prende la mira e lascia partire un tiro potente e teso: il pallone sorvola la traversa di pochissimo, ma basta per accendere il primo brivido della partita.
Il Venezia 1985 prende coraggio e continua a spingere. Al 28’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo dalla destra, la palla arriva a Trevisiol, che trova lo spazio per un diagonale violento. Il portiere dell’Orobica deve allungarsi e riesce soltanto a deviare in angolo, salvando il risultato.
È il momento migliore della squadra veneziana, che gioca con personalità e intensità.
Ma nel calcio, spesso, basta un episodio per cambiare il destino di una gara.
Al 33’, alla prima vera discesa offensiva dell’Orobica Bergamo sulla linea di fondo, arriva la decisione arbitrale che segna la partita: calcio di rigore per le padrone di casa, tra le proteste delle nero-oro.
Dal dischetto si presenta Uzqueda (ex Vis Civitanova e Riccione), che mantiene la freddezza e spedisce il pallone sotto l’incrocio dei pali dove non può arrivarci Tonello, che intuisce invano: 1-0 per l’Orobica.
Un colpo che pesa, ma che non spegne la voglia di reagire delle veneziane.
Le ragazze di Mister Murru non si arrendono e continuano a costruire gioco.
Al 37’ nasce un’altra occasione interessante: Dalla Santa lavora un pallone prezioso al limite dell’area e serve Trevisiol, che calcia subito di prima intenzione. Il portiere dell’Orobica, ancora una volta, è costretto a intervenire per mantenere il vantaggio.
Nella ripresa le padrone di casa rispondono nel finale di tempo. Al 41’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Filippo, numero 7 dell’Orobica, svetta di testa: il pallone si stampa sulla traversa, salvando il Venezia dal raddoppio.
La partita resta aperta, nervosa, combattuta, con il risultato che potrebbe ancora cambiare.
Infatti, sono proprio le lagunari che continuano a crederci e sul finale di partita arriva forse l’episodio più spettacolare della gara. Trevisiol, appena oltre la linea di centrocampo, prova una giocata quasi folle: un tiro da circa 40 metri.
Il pallone rimbalza davanti al portiere e lo scavalca. Per un attimo lo stadio trattiene il respiro. Ma la sfera termina la sua corsa di pochissimo sopra la traversa.
Un soffio. Letteralmente.
Dopo quattro minuti di recupero, l’arbitro decreta la fine della partita: l’Orobica Bergamo vince 1-0, ma il Venezia Calcio 1985 esce dal campo con la consapevolezza di aver giocato una gara vera, intensa, piena di carattere.
Resta un pizzico di rammarico, soprattutto per quel rigore apparso generoso e per le occasioni che avrebbero potuto cambiare il risultato.
Ma resta soprattutto l’immagine di una squadra che, nonostante assenze e infortuni, ha saputo reagire con orgoglio, dimostrando che nel calcio, come nella vita, il cuore può spesso colmare anche le differenze più grandi.
E se il risultato sorride all’Orobica, la prestazione del Venezia racconta una storia diversa: quella di una squadra che ha lottato fino all’ultimo pallone.
OROBICA CALCIO BERGAMO 1 – 0 VENEZIA CALCIO 1985
OROBICA CALCIO BERGAMO
De Marchi, Capolupo (st 20’ Fragnito), Uzqueda, De Vecchis, Aversa (st 38’ Giampietro), Tateo, Visani, Bauce (st 30’ Filippo), Miglio (st 6’ Zannini), Poeta, Hoxhaj.
A disposizione: Casarasa, Cappa, Casieri.
Allenatore: Marianna Marini
VENEZIA CALCIO 1985
Tonello, Morettin, Grecu (pt 36’ Furlan), Tosatto (st 44’ Lamon), Dalla Santa (st 33’ Baldan), Trevisiol, Gastaldin, Paladini, Sabia, Ruggiero, Centasso.
A disposizione: Venerandi, Durante, Scarpa, Donaggio.
Allenatore: Giancarlo Murru
Arbitro: Leonardo Ferrari della sezione di Chiari (BS).
Marcatrici: pt 33’ Uzqueda (BG) su calcio di rigore.
Note:
Ammonite: Paladini (VE).
Corners: 7-5
Minuti di recupero: pt 5’; st 4’.
Dopo la partita, Giulia Trevisiol ed Elisa Dalla Santa hanno risposto ad alcune domande di Filippo.
Giulia Trevisiol – Attaccante del Venezia Calcio 1985
Giulia Trevisiol analizza la sfida contro la capolista sottolineando come la gara sia stata molto equilibrata, nonostante le difficoltà che la squadra si porta dietro da tempo. «Sapevamo che sarebbe stata una partita complicata, ma la squadra ha risposto bene. È stata decisa da un episodio, il rigore, e questo lascia rammarico perché per lunghi tratti siamo rimaste dentro la partita e ce la siamo giocata.»
Riguardo alla gestione dell’emergenza ormai cronica della squadra nero-oro, Trevisiol evidenzia la compattezza del gruppo: «Quando sei in difficoltà devi tirare fuori qualcosa in più, soprattutto mentalmente. Ognuna ha cercato di dare una mano anche in ruoli o situazioni non abituali. Penso che l’atteggiamento sia stato quello giusto: più che qualcosa di “tattico”, è stata soprattutto una questione di approccio e di voglia di non mollare.»
Di questa partita salva soprattutto lo spirito della squadra: «Non era una gara semplice, eppure siamo rimaste ordinate e concentrate. Anche se la classifica ormai dice che per noi il campionato non ha più molto da dire, credo che ci sia sempre l’orgoglio personale e collettivo di voler chiudere nel miglior modo possibile. Nessuna vuole lasciarsi andare trascinandosi fino alla fine della stagione: daremo tutto fino all’ultima giornata.»

Sul piano personale, Trevisiol parla di una gara di sacrificio: «Davanti c’è stato tanto lavoro da fare per la squadra e poche sono state le occasioni nitide, anche per merito loro che difendono molto bene. Quel tiro da lontano è stato abbastanza istintivo: ho visto un po’ di spazio e ho provato a calciare. In quei momenti non pensi troppo, ti viene naturale provarci. Poi certo, quando la palla parte speri sempre che possa succedere qualcosa di bello.»
Infine, un pensiero per i tifosi: «Lo diciamo spesso ma è perchè lo sentiamo davvero: il loro sostegno è qualcosa di speciale. Anche nei momenti più difficili, sapere che c’è chi continua ad esserci e a supportarci fa piacere e ci dà una spinta in più. Il grazie ai nostri tifosi è quindi sincero e mai scontato.»
Elisa Dalla Santa – Attaccante del Venezia Calcio 1985
Elisa Dalla Santa vede la partita contro l’Orobica come una gara che avrebbe potuto tranquillamente chiudersi sullo 0-0. «A parte le loro ultime due occasioni – nella prima, è stata brava Carlotta (Tonello, n.d.r.) a respingerla fuori con l’aiuto del palo e, nella seconda, la traversa ci ha graziate – non avevamo concesso molto. Non mi è sembrata una partita da sconfitta.»
L’attaccante sottolinea come l’approccio sia stato positivo, pur in un contesto complicato: «Noi non abbiamo nulla da perdere, se non qualche giocatrice a livello fisico. Probabilmente qualcuna ha giocato col freno a mano tirato. L’obiettivo ora è limitare i danni per arrivare a fine stagione nel miglior modo possibile, provando comunque a fare ancora qualche punto in partite dove c’è più di qualche possibilità di farlo.»
La gestione delle energie è stata inevitabile: «Abbiamo cercato di amministrare fisici e forze, senza andare sempre al massimo.»
Sul rigore che ha deciso la gara, Dalla Santa non nasconde qualche dubbio: «Dalla mia posizione non sembrava così netto. Queste situazioni possono capitare nel calcio. È stato un peccato, anche perchè Tonello era in traiettoria ma il tiro dal dischetto purtroppo è stato calciato bene.»
Nonostante la classifica, la motivazione resta alta: «Non è che abbiamo rattoppato, la situazione è questa e ne prendiamo atto. Si gioca sempre per portare a casa qualcosa, anche se ormai in termini di campionato non si ha più molto da dire. Le vittorie restano uno stimolo, soprattutto pensando ai sacrifici che facciamo e che continueremo a fare fino alla fine.»

A livello personale, la partita è stata impegnativa: «Arrivavo da una settimana con una tosse molto forte, ma io non mi tiro mai indietro. Cerco sempre di dare tutto, sacrificandomi anche per le compagne.» Chiarisce anche l’episodio della sostituzione: «In realtà, non ho chiesto io il cambio, è stata una scelta del mister. Considerata la mia situazione polmonare, direi che non è andata nemmeno così male (tossisce, n.d.r.).»
Chiude con un episodio curioso legato al tifo: «Durante un calcio d’angolo, la ragazza che mi marcava mi ha chiesto: “Ma quello è il papà o il fidanzato di chi?”. Le ho spiegato che era semplicemente un tifoso, che ormai ci segue da anni. Dall’espressione che ha fatto, direi che è rimasta sorpresa. Questo dimostra quanto il tifo sia importante e prezioso per noi. Domenica si sentiva davvero, poi anche la controparte bergamasca ha provato ad organizzare qualcosa per controbattere e quantomeno dare del filo da torcere sugli spalti. È stata una cornice sana e positiva, e fa sempre piacere.»
E allora forse è proprio da qui che bisogna ripartire.
Non dal risultato, non da quella sconfitta che brucia e che resta lì, come un nodo in gola difficile da sciogliere, ma da tutto il resto. Da ciò che non finisce sul tabellino.
Perché a Cologno al Serio non si è vista solo una partita persa. Si è vista una squadra viva. Una squadra che, nonostante le difficoltà, gli acciacchi, le assenze e una classifica che non fa più sconti, continua a stare dentro le partite con dignità, con coraggio, con anima.
E si è visto, ancora una volta, quel filo invisibile ma indistruttibile che lega le Leonesse ai loro tifosi. Un filo fatto di chilometri, di panini condivisi, di cori urlati controvento, di trasferte affrontate anche quando sarebbe più facile restare a casa. Un filo che non si spezza nemmeno davanti all’ennesimo episodio storto.
Perché i “Tifosi non Schifosi” non chiedono vittorie facili. Chiedono verità. E questa squadra, anche a Bergamo, ha dato tutto quello che aveva.
Resta il rammarico, sì. Resta la sensazione che un punto sarebbe stato giusto, forse persino meritato. Ma resta soprattutto qualcosa di più forte: la consapevolezza che questo gruppo, in campo e sugli spalti, non ha alcuna intenzione di arrendersi.
E allora le ultime quattro partite non saranno una semplice formalità. Saranno un viaggio da vivere fino in fondo. Con il cuore in mano, con la voce rotta, con quella voglia ostinata di esserci comunque.
Perché in un calcio che spesso dimentica cosa significhi appartenere, il Venezia Calcio 1985 e la sua gente continuano a ricordarcelo, ogni domenica.
Fino all’ultimo respiro.
Fino all’ultima goccia di voce.
Fino alla fine.
Filippo Pajola e Danilo Billi
