L’autenticità.
Essere tifosi quando è facile, quando si vince e c’è da festeggiare, lo sanno fare tutti.
Restarlo quando è difficile, quando si perde e ci si lecca le ferite, no: è lì, nella sofferenza, che si vede davvero la forza effettiva del tifo.

Il weekend dei “Tifosi non Schifosi” è cominciato il venerdì, con l’appuntamento di rito del panino condiviso post-allenamento insieme alla squadra, ed è proseguito il sabato: infatti, Filippo e compagni si sono ritrovati al “Nereo Rocco” di Marcon (VE) per sostenere anche le ragazze dell’under 15, nella difficile sfida contro il Treviso Women. Una serata vissuta in un clima disteso e spensierato, animata dalla spinta sonora proveniente dagli spalti e culminata anche con una vittoria delle giovani Leonesse nero-oro per 2-1, che sono state festeggiate a fine partita con l’accensione di due fumogeni.
Si è arrivati quindi alla partita di domenica contro il Garlasco ancora più carichi di belle speranze e di voglia di far bene. Perseverare nell’idea di tifo, non mollare mai: i supporters nero-oro si sono presentati compatti e uniti all’altezza degli immancabili striscioni appesi sul parapetto della tribuna, per sospingere a gran voce le loro beniamine ad una vittoria dal sapore orgoglioso del riscatto dopo un periodo molto complicato.

Per l’occasione, a dirla tutta anche dopo un bel po’ di tempo dall’ultima volta, è stato rispolverato il “sempreverde” striscione iconico “SE I TUOI COLORI SVENTOLO, I BRIVIDI MI VENGONO…”: anche se parecchio “vissuto” (parliamo di uno striscione enorme realizzato quattro anni fa su tela bianca “usa e getta” e che in questi anni è stato sottoposto a tutte le intemperie meteorologiche immaginabili), ha sempre un notevole impatto visivo.

Per completare l’opera coreografica, all’ingresso in campo delle squadre sono stati accesi sui gradoni due barattoli di fumo nero e giallo (curioso l’effetto dato dal vento, questa volta a pagarne le spese è stato il bar ai piedi della tribuna che deve essersi ritrovato invaso dalla coltre fumogena… Perdonaci Sabri!) e si è partiti con la solita sequenza incessante e tambureggiante di cori.


Accanto al solito Filippo, si sono impegnati anche con bandiere e stendardi Oliviero, Paolo, Thomas e la piccola Maya. Sicuramente una bella cornice di tifo quella organizzata dal gruppo dei “Tifosi non Schifosi”, una realtà concreta che continua a contraddistinguersi ad alto livello per valori e spirito di iniziativa.
Lo sforzo è stato apprezzato e ripagato da una prestazione in campo vittoriosa; la gioia è stata poi condivisa a fine partita, nei festeggiamenti della squadra “sotto la curva” insieme ai propri fedeli sostenitori.


Era da un po’ di tempo che non si viveva un post-partita così in casa nero-oro, di quelli che ti fanno pensare a quanto è bello essere unicamente NOI.
Dopo la sosta, restano ancora tre partite di campionato e altrettante storie e vicissitudini da raccontare: rimanendo uniti, nel segno di un legame appunto autentico, i “Tifosi non Schifosi” sono convinti di poter vivere ancora molte emozioni al fianco delle loro Leonesse e resteranno lì sui gradoni a sostenerle ardentemente fino alla fine, finché non si spegneranno le luci dell’impianto.
C’è un pomeriggio che profuma di rivincita e conferme, un pomeriggio in cui il vento che soffia su Marcon porta con sé la voce di una squadra che sa esattamente cosa vuole: vincere, convincere, lasciare il segno. Nella 19ª giornata del campionato di Serie C femminile, il Venezia 1985 travolge il Garlasco con un netto 4-1, costruendo il successo con ritmo, qualità e una fame che si percepisce in ogni pallone giocato.

Il fischio d’inizio delle 15:30 apre subito una gara viva, intensa, con le nero-oro che partono forte. Al 5’, il primo squillo: angolo battuto da Gastaldin, stacco imperioso di Centasso, ma il portiere Tortora risponde presente e devia. È il primo segnale: il Venezia c’è, eccome.
Il Garlasco prova a reagire due minuti più tardi con Martella, che calcia in diagonale dalla sinistra, ma trova una Paccagnella attenta, al rientro tra i pali dopo tre anni. Ed è proprio lei una delle storie più belle del pomeriggio: chiamata in causa, risponde con sicurezza e personalità.
Le padrone di casa continuano a spingere. Al 13’ Trevisiol lavora un buon pallone a centrocampo e serve ancora Gastaldin: botta dai 25 metri, potente, che sfiora il palo a portiere battuto. Le lagunari crescono, prendono campo e fiducia.
Ma il Garlasco non sta a guardare. Al 23’ Gregis inventa per Jaszczyszyn che si ritrova a tu per tu con Paccagnella: uscita perfetta, pressione decisiva, e il pallone termina sopra la traversa. È un momento chiave, perché poco dopo cambia tutto.
Al 27’ si accende Tosatto. Palla recuperata a centrocampo, scarico veloce e inserimento sulla destra: diagonale secco, preciso, 1-0 Venezia. Passano appena due minuti e la stessa scena si ripete: Dalla Santa recupera, Tosatto parte, entra in area e fulmina ancora l’estremo difensore vicentino. In due minuti è 2-0. Una doppietta che spacca la partita.

Le ospiti, però, hanno orgoglio da vendere. Nella ripresa, al 15’ da un calcio d’angolo nasce una respinta corta della difesa veneziana: Martella, appostata al limite, colpisce al volo e riapre i giochi con il 2-1. È una fiammata, un tentativo di rientrare.
Ma il Venezia oggi ha troppa qualità. al 26’, sugli sviluppi di un corner, la palla esce dall’area e trova Grecu: coordinazione perfetta, tiro al volo che si infila all’angolino. Un gol da copertina, di quelli che spostano l’inerzia e accendono gli applausi. È il 3-1.
Il colpo finale arriva al 47’: lancio lungo di Gastaldin, per Dalla Santa che brucia la difesa, si presenta davanti al portiere e con un tocco morbido lo supera con un elegante pallonetto. 4-1. Partita chiusa, sipario che cala tra gli applausi.
Dopo quattro minuti di recupero, il triplice fischio certifica una vittoria piena, meritata, costruita con gioco e carattere. Le padrone di casa sono una compagine solida anche nelle difficoltà, capace di reagire agli infortuni e di trovare risposte importanti: dalla leadership offensiva di Tosatto, alla magia di Grecu, fino alla sicurezza ritrovata tra i pali con Paccagnella.
È una vittoria che pesa, ma soprattutto racconta qualcosa: questo Venezia non è solo una squadra che vince. È una squadra che sa emozionare. E, domenica dopo domenica, continua a scrivere la sua storia.

VENEZIA CALCIO 1985 4 – 1 FC GARLASCO 1976
VENEZIA CALCIO 1985
Paccagnella, Morettin, Grecu, Tosatto (st 35’ Baldan), Dalla Santa (st 48’ Furlan), Trevisiol, Gastaldin, Paladini, Sabia, Ruggiero, Centasso.
A disposizione: Tonello, Scarpa, Lamon, Vanzo.
Allenatore: Giancarlo Murru
FC GARLASCO 1976
Tortora, Paglia, Costadura, Polillo (st 35’ Parenti), Venturini, Semplici, Gregis, Martella, Jaszczyszyn, Vismara, Alaimo (st 29’ Botti).
A disposizione: Firuat.
Allenatore: Tommaso Nervetti (vice-allenatore)
Arbitro: Francesco Zecchinato della sezione di Mestre (VE).
Marcatrici: pt 27’ e 29’ Tosatto (VE); st 15’ Martella (GA), 26’ Grecu (VE), 47’ Dalla Santa (VE).
Note:
Corners: 6-4.
Minuti di recupero: pt 1’; st 4’.

Nel post-partita, Filippo ha raccolto alcune dichiarazioni in casa Venezia 1985.
Elisa Dalla Santa – Attaccante
“Vincere fa morale, è ossigeno. Avevamo bisogno di ritrovare questa sensazione per arrivare alla sosta con un po’ più di serenità e prepararci al finale di stagione al meglio, con la testa più libera. Non è stata una vittoria casuale: l’abbiamo cercata e voluta fin da subito, già nei discorsi fatti nello spogliatoio. L’obiettivo era chiaro: portare a casa i tre punti, e ci siamo riuscite. La partita però non è stata semplice: l’avversario poteva trarre in inganno, ma nel calcio sottovalutare è l’errore più grande. Di fronte avevamo una squadra organizzata, che non molla mai, e un campo – quello di Marcon – che rende tutto più difficile.
Sul 2-1 un po’ di paura l’abbiamo avuta, lo ammetto. Ma è stata più una sensazione che una reale perdita di controllo. La partita non ci è mai davvero sfuggita di mano. Rispetto all’andata, dove avevamo sofferto di più, questa volta siamo state più compatte e più lucide. Ci siamo parlate, ci siamo aiutate, e questo ha fatto la differenza.
Ora ci aspettano due partite difficili dopo la sosta (Südtirol e Villorba), gare di alto livello che diranno molto. Speriamo di ritrovarci tutte, sia fisicamente che mentalmente, per affrontare al meglio il finale di stagione. Siamo lì a metà classifica e forse un po’ di rammarico c’è: qualche punto lo abbiamo lasciato per strada, qualche occasione poteva avere un epilogo diverso. Ma il calcio è così: si fa il conto con quello che si porta a casa.
A livello personale cerco sempre di dare tutto, anche se ho ancora un po’ di tosse dalla settimana scorsa. Il mio obiettivo è esserci, correre, sacrificarmi per la squadra. Il gol nel finale è una soddisfazione, mi avvicina al traguardo dei 100 gol e mi fa piacere perchè ci credo sempre, dall’inizio alla fine. Ma francamente, la mia gioia più grande è vedere il sorriso sul volto delle mie compagne: la doppietta di Silvia Tosatto, il ritorno di Diana Grecu dopo un periodo difficile, l’energia di chi, come Gastaldin e Trevisiol, corre senza risparmiarsi e avrebbe meritato qualcosa in più in questa partita.

Il gesto di esultanza verso il pubblico in tribuna era una dedica a chi c’è sempre – penso a te Filippo in primis, a Paola, a Oliviero, a Paolino, a Thomas e alla figlia Maya – a tutti coloro che ritagliano due ore della propria vita per venire a sostenerci e gioire insieme a noi.
Il calcio vive in quell’abbraccio invisibile tra chi gioca e chi guarda. Mi auguro che continuiate ad esserci sempre!”
Diana Grecu – Difensore
“È una vittoria che ci dà una spinta per questo fine campionato. Il risultato rispecchia benissimo la nostra prestazione, senza dubbio. Rispetto all’andata, dove avevamo fatto fatica nel primo tempo, questa volta l’atteggiamento ha fatto la differenza fin dall’inizio.
Questa pausa speriamo tolga dei dolori e ricarichi le batterie per le ultime tre partite.

I miei gol sono di testa o dalla distanza, quindi non è stato a caso. Fortuna o sfortuna non sono concetti in cui credo molto, però questo gol lo descriverei come una piccola luce nel tunnel. È stato dedicato alla persona che mi ha sostenuto fin dall’inizio nonostante tutti e tutto.
L’impegno che ogni volta i “Tifosi non Schifosi” dimostrano è una cosa speciale. Grazie dal cuore!”
Giancarlo Murru – Allenatore
“Abbiamo fatto una prestazione caratterizzata da una buona solidità difensiva, con una fase di connessione a centrocampo che ha manifestato qualche difficoltà di palleggio e di pulizia tra le linee di fraseggio del gioco.
Buona l’efficacia offensiva nelle situazioni dirette, che ci ha consentito di indirizzare la gara nei dovuti binari.
Un grazie ai nostri tifosi per il costante supporto e per le oramai consuete e belle coreografie.”

E allora forse è proprio qui che sta il senso di tutto.
Non solo nel 4-1, nei gol, negli applausi o nei tre punti che restano negli archivi della classifica. Ma in quello che si respira attorno a questa squadra e a questa gente: un legame che non ha bisogno di spiegazioni.
Perché il calcio, quello vero, non vive soltanto nei novanta minuti. Vive nei panini condivisi dopo l’allenamento, nelle trasferte improvvisate per vedere giocare anche le più giovani, negli striscioni tirati fuori dopo anni e nei cori che non smettono mai, nemmeno quando il vento prova a portarli via. Vive negli occhi di chi scende in campo e in quelli di chi resta sui gradoni, sempre.
Il Venezia 1985 ha vinto una partita importante, sì. Ma domenica a Marcon si è visto qualcosa che va oltre il risultato: una comunità che resiste, che crede, che si riconosce in quei colori nero-oro come in una casa. Ed è questo che rende tutto più forte, più vero, più difficile da spegnere.

Adesso resta il finale di stagione, con tre partite ancora da giocare e altre storie pronte a nascere. Ma una cosa è certa: finché ci sarà qualcuno disposto a cantare sotto quella tribuna, finché ci saranno bandiere al vento e cuori che battono allo stesso ritmo, queste Leonesse non saranno mai sole.
Perché l’autenticità, quella vera, non si racconta soltanto.
Si vive. E a Marcon, ancora una volta, si è sentita forte. 🖤💛⚽
Filippo Pajola e Danilo Billi
