Continuando la carrellata delle storie di vita che si intrecciano con il tifo rossoblu, ho avuto il piacere di intervistare un volto notissimo della nostra città, conosciuto per l’energia contagiosa e le tante attività che porta avanti all’ombra delle Due Torri.
Lei è la frizzante Natascia Merighi, una donna che ha fatto del Bologna FC e della sua comunità un punto fermo della propria esistenza.

Le origini della passione rossoblu
Ciao Natascia, come è nata la tua passione per il Bologna FC?
“Tutto è iniziato dalla mia famiglia, visto che mio padre e prima ancora mio nonno erano grandissimi tifosi. In salotto c’era sempre la foto della formazione del ’64, quella che conquistò l’ultimo scudetto. Abitavamo a cinque minuti dallo stadio, quindi fin da piccola ero abituata ai boati del Dall’Ara quando il Bologna segnava. Lo stadio è diventato casa: mio padre portava me e i miei fratelli più grandi alle partite e, con la scusa di una gita fuori porta come diceva a mia madre, facevamo anche tante trasferte”.
La famiglia e i colori rossoblu
Tua mamma invece si è poi appassionata anche lei ai nostri colori?
“Sì, alla fine ha capitolato anche lei ed è diventata una grande tifosa. Erano sette fratelli e quasi tutti legati al Bologna. Ti racconto un aneddoto: ho perso mio padre a 13 anni e pochi mesi fa purtroppo è mancata anche mia madre. Fino all’ultimo respiro al braccio portava un braccialetto del Bologna FC. Questo per me significa tutto”.

Una nuova generazione di tifosi
Tu, anche se sei giovanissima, hai due figli che vanno allo stadio anche loro, vero?
“Sì, li ho avuti presto e c’è poca differenza di età tra noi. Li portavo allo stadio fin da piccoli e ora che sono maggiorenni li ho affidati a Beba della Vecchia Guardia. Lui e gli altri storici del gruppo portano avanti un tifo sano, insegnano il rispetto e l’aggregazione. Fuori dagli stadi questi valori fanno la differenza in un mondo di adolescenti spesso senza principi. Sono felice che i miei figli abbiano trovato il gruppo giusto, invece di perdersi in violenza o eccessi come purtroppo è accaduto in altre curve italiane”.
Volontariato e comunità
Quando vai allo stadio, in che settore ti trovi?
“Ho iniziato in curva, poi nei distinti, ora sono a bordo campo, sotto la torre di Maratona, faccio la volontaria per la “Io Sto Con ETS” nel progetto Bologna For Community: guido il pulmino che porta allo stadio i nostri super tifosi. Cerchiamo di regalare a loro e alle loro famiglie un attimo di svago e leggerezza. Non è solo il calcio a dare emozioni, ma anche la possibilità per le famiglie di godersi la partita o di rilassarsi nelle giornate nelle quali i loro cari sono allo stadio felici”.

La magia del Dall’Ara e la Coppa Italia
Cosa rappresenta per te il Dall’Ara e qual è un’emozione forte legata al Bologna FC
“Sicuramente lo stadio è casa. L’emozione più forte resta la trasferta di Roma contro il Milan: abbiamo vinto la Coppa Italia e alzato il trofeo al cielo. Era il mio primo trionfo da tifosa, un momento che resterà impresso nella mia mente come un tatuaggio. Ho vissuto quel viaggio con, oltre ai miei figli, alcuni dei miei più cari amici tra le quali la grande Katia Serra, una professionista che stimo tantissimo. Per me quella Coppa è stata il coronamento di una vita intera vissuta con i colori rossoblu nel cuore”.
I nuovi giovani tifosi
Negli ultimi anni tantissimi “cinni” girano con la maglia del Bologna. Cosa ne pensi?
“È bellissimo vedere tanti ragazzini con la maglia rossoblu. Per anni i bambini indossavano Juve, Inter, Milan o Napoli. Ora finalmente le cose stanno cambiando. Bellissima anche l’iniziativa del Comune di regalare ai nuovi nati un kit del Bologna FC”.

I tifosi “dell’ultima ora”
Con i successi recenti tanti tifosi occasionali sono saliti sul carro rossoblu. Cosa mi puoi dire a tale proposito ?
“Guarda, persone che fino a ieri decantavano le gesta di altre squadre e oggi si dicono tifosi del Bologna a me fanno schifo. Ho rifiutato diversi inviti ai loro eventi: non sopporto la gente con due facce”.
I campioni del cuore
Giocatori del passato che porti nel cuore?
“Per me l’icona è sempre stata Roberto Baggio. Quando arrivò a Bologna ero impazzita di felicità. Tanto che se avessi avuto una figlia l’avrei chiamata Valentina come sua figlia. Quando seppi che avrebbe premiato la squadra vincitrice della Coppa Italia, ho capito che avremmo vinto noi”.


E tra i giocatori attuali?
“Ciro Immobile, anche se ancora non l’abbiamo visto all’opera con la nostra maglia per via dell’infortunio. Lo seguivo già alla Lazio e mi piace perché è rimasto una persona semplice. Credo che a Bologna, quando tornerà in condizione, potrà fare bene come fecero Signori e Di Vaio”.
Il Bologna in famiglia
Con i tuoi figli parli spesso del Bologna FC?
“Sì, è sempre un argomento di discussione. Anche se ora hanno le loro vite, le fidanzate e sono spesso fuori casa, i colori rossoblu restano un punto di incontro. Come accadeva con mia madre, che appena mi vedeva mi chiedeva sempre della squadra. Per noi il Bologna è stato da sempre un collante familiare”.
La vita in TV e oltre
Natascia, sei anche molto conosciuta in città per la TV. Conduci dei programmi, giusto?
“Sì, con Enrico Ciaccio, tutti i lunedì dalle 18 alle 19 sul canale 81 (Emilia Romagna e Marche) su Rete 8 e 7Gold, affianco come co-conduttrice 4-4-2, un programma sportivo che parla di calcio, Bologna FC, basket e tanto altro. Ripartiamo il 15 settembre 2025. Seguiteci!”.

Ma non solo…
“Conduco anche il programma Music Generation con Marcello Romeo, dedicato ai giovani talenti emergenti. Poi faccio l’educatrice nei campi estivi. Per anni ho avuto un banco di vintage alla Montagnola. In passato ho fatto radio su Sfera Regione e Punto Radio, e per un periodo ho accompagnato come tour manager band che aprivano i concerti di artisti come Zucchero, Pezzali o Vasco. Non mi sono mai annoiata, mi sono anche candidata in politica: la mia vita è sempre stata un susseguirsi di esperienze, e questo mi rende orgogliosa”.

Tirando le somme:
La vita di Natascia Merighi è un romanzo scritto a tinte rossoblu.
Dalla famiglia alle trasferte, dall’amore trasmesso ai figli al volontariato per Bologna For Community, fino al microfono della TV: ogni capitolo della sua storia racconta un legame viscerale con il Bologna FC.
Il Dall’Ara, per lei, non è solo uno stadio. È casa, radici e cuore pulsante di emozioni.
Storie come la sua ci ricordano che il Bologna non è solo calcio: è identità, è comunità, è fede. Una fede che resiste, cresce e continua a scrivere nuove pagine di passione sotto le Due Torri.
Danilo Billi
