Le Leonesse del Venezia 1985: quattro giorni tra cielo e sudore, nel cuore di Mezzano di Primiero
Ci sono luoghi che restano addosso come una seconda pelle. Mezzano di Primiero, con le sue montagne severe e accoglienti allo stesso tempo, è stata per quattro giorni la casa delle Leonesse del Venezia 1985. Non un semplice ritiro estivo, ma un rito di passaggio, un laboratorio di emozioni, fatica e sorrisi.
Lì, dove il respiro della natura si confonde con l’eco dei tamburi, le ragazze di mister Giancarlo Murru hanno scritto le prime righe di una nuova stagione.


Il ritiro è iniziato come un richiamo antico: la squadra si ritrova, lo staff guida, le nuove arrivate cercano il loro posto e le veterane custodiscono i segreti del gruppo. Ma sopra ogni cosa, c’è un suono familiare: quello del tamburo e del megafono di Filippo Pajola, il leader dei “Tifosi Non Schifosi”. Sempre presente, sempre in piedi, sempre a ricordare a tutti che una squadra non è mai sola.
Il ghiaccio del ruscello e l’incontro con il destino
Ogni mattina il campo diventava un altare di sudore. Le gambe spingevano, i polmoni bruciavano. Ma bastava un attimo di pausa, e la montagna offriva la sua medicina: l’acqua gelida del ruscello, lì davanti all’albergo. Crioterapia naturale, risate collettive, brividi che rinforzano più dell’acciaio, ma non solo, anche una gradita sorpresa nel primo pomeriggio del ritiro, la presenza del sindaco di Marcon e della sua giunta, venuti ad omaggiare le ragazze.

Le parole del Mister: radici profonde per guardare avanti
In ogni ritiro c’è una voce che diventa faro. Qui è quella di Giancarlo Murru, tecnico che non si lascia sedurre dalle scorciatoie, ma che costruisce con la pazienza di chi conosce la forza delle radici.
“La nuova stagione si apre con la volontà precisa di perseguire un indirizzo tecnico che abbia come fondamento la sostenibilità e la continuità del percorso intrapreso in questi anni. Crediamo che la vera forza di una squadra risieda nella capacità di costruire e mantenere nel tempo basi solide, senza cercare scorciatoie, ma coltivando con pazienza ciò che garantisce risultati duraturi e credibilità.”
Parole che non sono solo dichiarazioni, ma promesse scolpite nella pietra. Il Venezia 1985 non vuole soltanto correre: vuole durare.


Le voci delle Leonesse: entusiasmo e resilienza
La magia di un ritiro è tutta lì, nelle confessioni delle protagoniste.
C’è la freschezza dell’attaccante Giulia Trevisiol, che vive la montagna come una palestra dell’anima:
“Il ritiro a Fiera di Primiero è stata un’esperienza intensa, ma anche molto positiva. Nonostante le tante nuove giocatrici, siamo riuscite fin da subito a creare un bel gruppo, unito e affiatato. Torniamo a casa con tanta fatica nelle gambe, ma anche con entusiasmo e voglia di iniziare al meglio la stagione.”
E poi c’è la voce ferma del capitano, Agata Isabella Centasso, che con i suoi 35 anni è simbolo di appartenenza:
“Post ritiro a Mezzano si ritorna con le gambe più piene, con i bicipiti più forti, ma anche con il morale alto. Sono contenta di essere riuscita, nonostante i miei 35 anni, a concludere tutti gli allenamenti, ho visto un bel gruppo affiatato anche con i nuovi innesti, queste occasioni danno modo di legare di più.”
Esperienza ed entusiasmo si intrecciano, e l’immagine che ne esce è quella di una squadra capace di sognare con i piedi ben piantati a terra.

Ciano, il custode della memoria
Ogni gruppo ha un’anima segreta. Qui ha il volto segnato e il sorriso ironico di Antonio “Ciano” Vazzoler, vice di Murru e leggenda vivente. Ultrasettantenne, ex portiere, allenatore e uomo di campo che non conosce resa.
Lavora, incita, osserva. Eppure non smette mai di ridere, soprattutto quando lo staff lo prende bonariamente di mira. La storia del “granito” scambiato per “granita” è già leggenda. Ciano aveva visto in una bottega l’insegna “granito” ed era entrato dentro chiedendo una “granita”, suscitando tante risate. E anche in questo si nasconde l’essenza di un ritiro: la leggerezza che accompagna la fatica.
Il tifo come forza invisibile
Nel ritiro delle Leonesse, il tifo non è una comparsa: è un attore protagonista. Lo sottolinea con lucidità il nuovo preparatore dei portieri, Leonardo Mangiola:
“Vorrei fare intanto un ringraziamento a Filippo Pajola il quale con tanta passione è sempre in prima linea a dare sostegno e supporto alle nostre ragazze del Venezia 1985. Direi proprio che per quanto mi riguarda in queste categorie non meno importanti di quelle professionistiche è un lusso essere sostenuti, poiché il tifo è un elemento psicologico, emotivo e anche strategico fondamentale.”
Un coro, un tamburo, un sorriso sugli spalti: elementi che, per chi gioca, valgono più di mille schemi.

Un ritiro che diventa famiglia
E quando la fatica finisce, quando cala il sole sulle montagne e resta solo il silenzio, allora arriva la verità: la squadra non è più un insieme di nomi, ma una famiglia, al punto che una persona vicina virtualmente ai protagonisti del ritiro, con parole che suonano come una dichiarazione d’amore al gruppo dice da Pesaro:
“Oltre al lavoro prettamente fisico, il poter vivere appieno fra l’aria pulita delle montagne, i valori di questa società nero-oro, e lo stare assieme delle ragazze che in gran parte, per via di un ricambio di un ciclo, non si conoscevano fra di loro, penso sia stato il momento più alto e intenso.”
Verso la nuova stagione
Il ritiro di Mezzano di Primiero non è stato solo preparazione atletica. È stato un atto fondativo, un seme piantato tra le rocce. Da lì germoglierà una stagione che si annuncia piena di sfide e di sogni, a partire dal 21 settembre, giorno della prima uscita ufficiale in Coppa.
Le Leonesse del Venezia 1985 torneranno a Marcon con i muscoli induriti, i polmoni temprati e il cuore più unito che mai. E con una certezza che vibra forte come il tamburo di Filippo: questa squadra non ha paura di niente, perché porta dentro di sé la montagna, il ruscello, il sudore e la poesia di quattro giorni che resteranno indimenticabili.
Danilo Billi
N.B. Questo articolo è stato reso possibile grazie al prezioso contributo di Filippo Pajola
