Ci sono momenti in cui devi rompere le catene e scrivere solo con il cuore. L’ho sempre fatto, sì, ma stavolta sentivo il bisogno di farlo ancora più forte, con la stessa potenza del tamburo di Filippo quando dà fiato ai cori dei “Tifosi non Schifosi”, al seguito del mio Venezia 1985.

Perché in questa stagione, mentre a casa mia — nella mia Bologna — le porte del calcio femminile mi si chiudevano in faccia una dopo l’altra, io ho iniziato un’avventura nuova. Un viaggio complicato dalla distanza, che il mio corpo fatica ad accorciare, ma che il cuore compensa senza chiedere permesso. E sì, pure quel poco di cervello che mi è rimasto, intriso delle lacrime di queste feste che inevitabilmente mi ammorbidiscono, perfino io che sono abituato a mandare il mondo a quel paese quando qualcosa esce dalla mia orbita.
Sono, e resto, un cane sciolto del giornalismo, legato al calcio femminile: un’onda anomala. Un terremoto. E proprio in mezzo a questo tsunami di sentimenti, è arrivata la lettera del Mister Giancarlo Murru, seguita da una telefonata piena di empatia. Una chiamata che mi ha ricordato che non esistono solo rancori, esclusioni, o quelle campagne d’odio che ho subito da quella che per anni avevo considerato casa mia. E da Firenze, poi, dove qualcuno non perde occasione per maledirmi in diretta, quando un tempo — incredibile a dirsi — eravamo persino amici e si faceva davvero informazione.
Ma è passata una vita. E io non voglio più guardarmi alle spalle. Voglio guardare avanti. Voglio aprire le porte a chi, oggi, mi ha adottato come fossi uno di famiglia: il Venezia 1985. Quello vero. Quello delle tose della Prima Squadra. Quello del Direttore Peter Camilli. Dell’ufficio stampa Andrea Garboli. Dell’amico di una vita, Mauro Rotondi. E soprattutto di Filippo Pajola, fratello di editoriali ogni mercoledì mattina su questo blog.
A tutti voi, grazie. Spero di non essermi dimenticato di nessuno, ma il cuore è grande e caotico. E dentro questo cuore, oggi, c’è un posto speciale per il mio adorato Mister Murru, che con questa lettera mi ha letteralmente fatto tremare:
“Caro Danilo,
a volte è necessario sapersi concedere un tempo speciale per le persone speciali. Persone chiamate, spesso senza proclami, a custodire e confermare valori che oggi sembrano affievolirsi, ma che restano essenziali per colmare le esigenze più autentiche dell’essere umano.
Un pensiero, una parola, un’attenzione, un articolo: sono strumenti semplici solo in apparenza, capaci però di trasferire parti di noi, di pensieri e di sensazioni che superano ogni confine e arrivano dritte a chi legge, regalando emozioni vere e mai banali.
Sono in pochi a possedere il dono di saper trasmettere tutto questo. Un dono che rende consapevoli di quanto certe parole sappiano farci stare bene dentro, riportandoci alla centralità del nostro sentimento più profondo. Una ricchezza rara, che si sta lentamente perdendo, e che molti, purtroppo, non hanno mai conosciuto.
Ritrovarla tra le righe dei tuoi pensieri, negli articoli che ogni settimana ci dedichi, rappresenta per tutti noi una forma di ristoro autentico. Un momento di riflessione, di riconoscenza e di silenzioso ringraziamento per ciò che, con discrezione e profondità, continui a donare a chi ti segue con attenzione e rispetto. «Il compito dello scrittore è non essere al servizio di coloro che fanno la storia, ma di coloro che la subiscono.» — Albert Camus
Con stima, riconoscenza e in amicizia sincera da parte di:
Giancarlo Murru e di tutta la Prima Squadra del Calcio Venezia 1985”.
Ed è questo lo spessore del Venezia 1985. Una società che milita in Serie C, sì, ma che ha un’anima e una dignità che molti club di Serie A si sognano. Prima di essere professionisti, bisogna essere uomini. Uomini veri. Leali. Onesti. E voi lo siete stati con me, senza se e senza ma.
So che dietro tutto questo c’è anche un leone biondo, quello che lotta su quei gradoni e guida un tifo che ormai brucia anche dentro di me. Siete belli come il sole in una giornata d’inverno che ti scalda il cuore quando meno te l’aspetti.
Non cambiate mai.
Danilo Billi
