Ci sono partite che scorrono via nel risultato ma restano addosso per tutto quello che lasciano dentro.
E poi ce ne sono altre, come Italia-Danimarca, che profumano di rimpianto.
A Copenaghen finisce 0-0, ma è uno di quegli zero a zero che non raccontano davvero la partita. Perché dentro ci sono occasioni, una traversa clamorosa e la sensazione netta che questa gara l’Italia potesse portarla a casa.

Italia-Danimarca: equilibrio solo all’inizio
L’avvio è prudente, quasi inevitabile. Le due squadre si studiano, si rispettano.
La prima occasione è danese: ripartenza veloce con uno scambio uno-due dei suoi attaccanti che si ripresentano davanti alla porta, trovando però il recupero decisivo di Soffia, perfetta nella chiusura.
La risposta dell’Italia è immediata.
Giulia Dragoni pesca nello spazio Cantore, che prende il tempo alla difesa ma calcia male, facilitando il recupero avversario.
Poi, nel giro di pochi secondi, l’episodio che cambia la percezione della partita.
Sugli sviluppi del corner, la palla arriva a Soffia: conclusione al volo, potente, istintiva.
Traversa piena.
Un centimetro più in basso e parleremmo di un’altra partita.
Primo tempo: Italia in crescita, manca solo il gol
Dopo quell’episodio, l’Italia prende fiducia.
Le Azzurre iniziano a occupare meglio il campo, alzano il baricentro e costruiscono con maggiore continuità. Non è dominio assoluto, ma è presenza costante nella metà campo avversaria.
Mancano però gli ultimi dettagli:
l’ultimo passaggio, la scelta giusta, la precisione sotto porta.
La Danimarca resta compatta, ordinata, pronta a colpire in transizione. Ma le occasioni più nitide continuano a essere italiane.

Ripresa: pressione azzurra, ma senza concretezza
Nel secondo tempo il copione diventa chiaro.
C’è una squadra che prova a vincere: l’Italia.
E una che gestisce: la Danimarca.
Il primo tiro nello specchio è delle padrone di casa, con Harder che si accentra e calcia centralmente: Giuliani blocca senza difficoltà.
Poi torna l’Italia.
Al 69’ schema su punizione: Giugliano serve Caruso, che da ottima posizione dentro l’area calcia alto. È una grande occasione.
Poco dopo ci prova Girelli su calcio piazzato, ma la conclusione è debole e viene respinta dalla barriera.
L’Italia spinge, costruisce, insiste.
Ma il gol continua a non arrivare.

Il finale: l’ultima occasione che fa male
Nel recupero arriva l’ultima fotografia della partita.
Minuto 93: cross lungo di Caruso, inserimento perfetto di Giugliano che però non riesce a trovare la deviazione vincente.
È l’ultima occasione.
L’ultimo rimpianto.
Poi il fischio finale.
Classifica e Mondiale 2027: un pareggio che pesa
Il punto conquistato porta l’Italia a quota cinque, ma non basta per accorciare sulla Danimarca.
E questo complica il percorso.
Il primo posto, che vale la qualificazione diretta al Mondiale 2027, resta più lontano. Non è un obiettivo sfumato, ma ora servirà qualcosa in più.
Molto di più.
Prossimo appuntamento il 5 giugno a Pisa contro la Serbia, una gara che può diventare già decisiva.

Un’Italia che cresce (ma deve concretizzare)
Al di là del risultato, il segnale è chiaro.
Questa Italia ha identità.
Ha qualità.
Ha idee.
Sa stare in campo, sa costruire, sa mettere in difficoltà squadre solide come la Danimarca.
Ma manca ancora un passaggio fondamentale:
la concretezza negli ultimi metri.
Perché a questo livello non basta creare.
Bisogna segnare.

Il mio punto di vista: tra orgoglio e incompiuto
C’è una doppia sensazione che resta.
Orgoglio, per una prestazione solida, coraggiosa, giocata con personalità.
Rimpianto, per una partita che si poteva vincere.
La traversa di Soffia.
L’occasione di Caruso.
L’ultimo pallone di Giugliano.
Sono tutte lì.
A raccontare una storia diversa dal risultato.
Italia-Danimarca finisce 0-0, ma non è una partita vuota.
È una partita che dice tanto.
Dice che questa squadra è viva.
Che può crescere.
Che può fare qualcosa in più.
Ma da qui in avanti non basterà sfiorare.
Bisognerà colpire.
Danilo Billi
