Ci sono storie che non si limitano a essere raccontate: si difendono, si respingono, si tengono in piedi proprio come farebbe un portiere davanti alla porta. E allora non è un caso che il premio “Giuseppe Pinna – Valori dello Sport” 2026 sia finito nelle mani e nel cuore di Katja Schroffenegger, estremo difensore della Ternana Women.

Perché questa non è solo la storia di una calciatrice. È la storia di un portiere. Di chi vive l’errore più di tutti, di chi resta solo quando il resto del mondo corre. Di chi, però, ha anche il coraggio di buttarsi, sempre.
Il valore di un portiere: cadere, rialzarsi, ripartire
Nel calcio si dice spesso che il portiere sia un ruolo a parte. Un mestiere di solitudine, nervi e responsabilità. Katja Schroffenegger incarna tutto questo, ma aggiunge qualcosa di più: la capacità di trasformare il dolore in forza.
Accanto a lei, nella cerimonia, anche Valentina Giacinti, attaccante del Como 1907 e simbolo della Nazionale italiana. Due volti diversi dello stesso calcio, ma è tra i pali che oggi si scrive una delle pagine più intense.
Quando il portiere resta solo… ma non molla
Le parole di Schroffenegger dal palco non sono solo un discorso: sono un pugno nello stomaco, di quelli che però ti fanno respirare meglio dopo.
“Questo premio ha per me un valore speciale, perché racchiude anni di lavoro spesso silenzioso.”
E il lavoro, per un portiere, è davvero spesso invisibile. Ma quello che ha attraversato Katja va oltre qualsiasi allenamento. Una lesione al tendine d’Achille, poi nel momento più delicato un collasso polmonare improvviso. Due operazioni. Il corpo che si ferma. Il dubbio che cresce.
Per molti sarebbe stata la fine. Per un portiere, forse, ancora di più.
Perché quando sei tra i pali, non puoi nasconderti. E quando torni, devi essere subito pronto.
Il ritorno tra i pali: la vittoria più grande
E invece Katja Schroffenegger è tornata. Non solo in campo, ma esattamente dove tutto pesa di più: in porta.
Tre mesi e mezzo. Un tempo quasi irreale. Un ritorno che ha il sapore della resistenza pura.
“Faccio il portiere, è vero, ma dietro ogni prestazione c’è sempre un gruppo.”
Parole che raccontano una verità spesso dimenticata: anche il portiere, il simbolo della solitudine, non è mai davvero solo. C’è una squadra, c’è uno staff, c’è una rete invisibile che sostiene ogni tuffo, ogni parata, ogni rinascita.
Oggi il portiere della Ternana Women è di nuovo lì, a difendere non solo una porta ma un’idea di calcio. La corsa salvezza in Serie A riparte, al “Moreno Gubbiotti”, contro la ACF Fiorentina Femminile. Ma la partita più dura, quella contro il destino, è già stata giocata.
E vinta.
Il messaggio di un portiere: crederci, sempre
C’è una frase che resta sospesa, anche quando il palco si svuota:
“Anche quando sembra impossibile, si può ripartire.”
Detta da un portiere, ha un peso diverso. Perché chi difende la porta sa cosa significa subire, cadere, sbagliare. Ma sa anche che ogni azione è una nuova occasione.
Schroffenegger oggi non è solo un’atleta premiata. È un simbolo. Di resistenza. Di ostinazione. Di fede nel proprio percorso.
Budoni, tra futuro e storie che insegnano
La premiazione si è svolta al Janna ‘e Sole Resort di Budoni, in Sardegna, nel contesto del Torneo Manlio Selis, vetrina del calcio giovanile Under 14.
Un passaggio di testimone ideale: dai giovani che sognano, a chi quel sogno lo ha difeso con tutto quello che aveva.
Tra i premiati anche Emilie Bosshard Haavi (Roma), Alessio Tacchinardi, Michele Padovano, Luca Mazzitelli (Cagliari), Marco Nosotti, Francesco Cosatti e Francesca Benvenuti. Premi anche per l’RCD Espanyol e Milton Soccer.
Il portiere, la porta, la vita
Nel calcio, il portiere è l’ultimo baluardo. L’ultimo a mollare. L’ultimo a cadere.
Katja Schroffenegger ha fatto qualcosa di più: ha dimostrato che anche quando la vita ti mette all’angolo, puoi ancora rialzarti, rimetterti i guanti e tornare a difendere quello in cui credi.
Il premio “Giuseppe Pinna – Valori dello Sport” non è solo un riconoscimento. È una parata contro il destino.
E certe parate, quelle vere, restano per sempre.
Danilo Billi

