Ci sono storie che iniziano dentro una palestra.
E poi ci sono storie che nascono molto prima, magari tra le pareti di casa, osservando una madre, una sorella, un pallone che rimbalza sul parquet e una città intera che respira pallavolo.
Quella di Valentina Bartolucci è una storia fatta di mare, sacrifici, partenze precoci, medaglie azzurre e ritorni che sanno di destino.

Una ragazza di Pesaro.
Una figlia della pallavolo.
Una palleggiatrice cresciuta guardando la grande Scavolini Volley dagli spalti e che oggi, in quel mondo che da bambina sembrava gigantesco e irraggiungibile, ci gioca davvero.
Ed è proprio questo il bello della sua storia: la normalità con cui riesce a raccontare qualcosa di straordinario.
“Ho iniziato a sette anni… e da lì non ho più smesso”
Valentina sorride quando torna indietro nel tempo.
“Ho cominciato a giocare a pallavolo a sette anni. Prima avevo fatto un anno di danza, poi siccome mia mamma e anche mia sorella giocavano, ho voluto seguire anch’io quella strada”.
Una scelta quasi naturale.
Da lì in avanti soltanto volley. Sempre e solo volley.
Gli inizi arrivano alla Volley Pesaro, quella che una volta tutti conoscevano come Snoopy.
Una di quelle realtà che a Pesaro hanno cresciuto generazioni intere di ragazze innamorate della pallavolo.
Fino ai 15 anni resta nella sua città. Poi arrivano i tornei importanti, le finali nazionali, i Trofei delle Province, quelli delle Regioni. Arrivano soprattutto gli sguardi dei grandi club.
Ed è lì che la sua vita cambia davvero.
“Busto Arsizio mi aveva notata e mi chiamò. Era la mia prima chiamata importante e decisi di coglierla subito”.
A quindici anni lascia casa.
Quattrocento chilometri di distanza.
Una ragazzina catapultata nel grande volley.
“Da piccola ero presa dall’entusiasmo e forse non mi rendevo nemmeno conto davvero di cosa significasse andare via”.
Ma dietro quel sorriso oggi c’è anche la consapevolezza dei sacrifici fatti dalla sua famiglia.
Da Busto Arsizio a Novara: il talento che esplode
A Busto Arsizio resta due anni nel settore giovanile.
Poi arriva Novara.
Ed è lì che arriva una stagione rimasta scolpita dentro la sua memoria.
“Con l’Under 19 facemmo la promozione in A2. Fu un’annata storica”.
Un gruppo giovanissimo capace di conquistare qualcosa di enorme.
“Eravamo praticamente un gruppo Under 19 che riuscì a salire in A2. Una cosa davvero importante”.
Da quel momento il percorso accelera.
Montecchio Maggiore, la Nazionale e quell’Europeo indimenticabile
Dopo il settore giovanile arrivano due stagioni in A2 a Montecchio Maggiore.
Ed è proprio in quel periodo che arriva una delle emozioni più grandi.
“La prima chiamata in Nazionale giovanile”.
Un sogno che diventa realtà.
E quell’estate azzurra si chiude nel modo più bello possibile.
“Abbiamo vinto l’Europeo”.
Un ricordo ancora vivo.
Le foto. Le emozioni. Le medaglie.
Momenti che restano addosso per sempre.

Novara, la Challenge Cup e il premio da miglior palleggiatrice
Successivamente Valentina torna a Novara, questa volta però in prima squadra.
Un salto enorme.
Una nuova responsabilità.
“È stata un’esperienza importantissima. Abbiamo vinto la Challenge Cup nel 2024 e la Cev Cup nel 2025 inoltre siamo sempre arrivati in semifinale playoff”.
Nel frattempo continua anche il percorso con la Nazionale.
Secondo posto ai Mondiali Under 21.
E soprattutto un riconoscimento individuale che vale tantissimo.
“Presi il premio come miglior palleggiatrice”.
Poi un altro Europeo vinto con l’Under 22.
Tappe di una carriera costruita passo dopo passo.
Senza rumore.
Ma con qualità enormi.
“Sono tornata perché casa è sempre casa”
Poi arriva il momento del ritorno.
Pesaro richiama.
E certe chiamate non si possono ignorare.
“Sono tornata perché casa è sempre casa”.
Ma non è soltanto una questione affettiva.
La Megabox Vallefoglia le propone qualcosa di importante: responsabilità, fiducia, centralità tecnica.
“Mi hanno affidato una squadra ambiziosa. Non è scontato dare in mano una squadra così a una ragazza di 22 anni”.
Una fiducia che pesa.
Ma che Valentina sente addosso nel modo giusto.
“Quello è stato uno degli aghi della bilancia che mi hanno fatto dire sì”.
Coach Andrea Pistola e una crescita continua
Parlando della stagione appena vissuta, il nome che torna spesso è quello di Andrea Pistola.
Un allenatore che lei descrive con grandissimo rispetto.
“Tecnicamente Andrea è molto preparato. Ma soprattutto studia tantissimo le partite”.
Per una palleggiatrice significa tanto.
“Sa sempre qual è la scelta giusta da fare, come muoversi e in che modo muoversi”.
E la crescita, secondo Valentina, è stata enorme.
“Sono migliorata parecchio quest’anno”.

Il rapporto con Pesaro: il mare, gli eventi e la voglia di viverla davvero
Quando parla della sua città, Valentina cambia tono.
Diventa ancora più dolce.
“Io sono molto legata a Pesaro”.
Negli ultimi sette anni era riuscita a viverla poco.
Allenamenti, stagioni, preparazioni l’avevano spesso tenuta lontana.
Quest’anno invece qualcosa è cambiato.
“Finalmente ho potuto vivere di più la mia città”.
La Fiera di San Nicola.
La Notte delle Candele.
Le serate d’estate sul mare.
“Quest’anno sono riuscita persino a portare alcune compagne alla Fiera di San Nicola. Abbiamo mangiato la piadina e fatto un giro insieme”.
Piccole cose.
Ma bellissime.
E poi c’è il mare.
Sempre lui.
“Mi piace stare tutto il giorno al mare. Figuriamoci poi se si tratta di mangiare lì la sera”.
Tra i suoi posti del cuore spunta la zona del molo, sugli scogli.
“Quando vado a correre scelgo spesso quella zona”.

Da bambina sugli spalti… a esempio per le bambine di oggi
Uno dei passaggi più emozionanti dell’intervista arriva quando si torna a parlare della Scavolini.
Valentina da bambina andava al palazzetto a vedere quelle campionesse.
“Ero emozionata ogni volta che andavo a vedere le partite”.
Le osservava.
Le imitava.
Le sognava.
E oggi, quasi senza accorgersene, i ruoli si sono ribaltati.
“Pensare che magari quest’anno qualche bambina sia venuta a vedere me come io andavo a vedere loro… è qualcosa che non pensavo sarei riuscita a vivere”.
Ed è probabilmente qui che si capisce davvero cosa significhi diventare un simbolo per la propria città.
“Alla mia famiglia devo tutto”
Dietro la carriera di Valentina c’è una famiglia intera.
Una famiglia dove lo sport è sempre stato centrale.
Mamma pallavolista.
Sorella allenatrice.
Papà ex cestista.
“I miei non mi hanno mai ostacolata. Mi hanno sempre lasciata libera di scegliere”.
Una libertà costruita però anche su tantissimi sacrifici.
“Per loro non deve essere stato facile lasciarmi andare via a 15 anni”.
Oggi lo comprende perfettamente.
“Credo siano orgogliosi del percorso che ho fatto”.
E mentre racconta della madre e della sorella, riaffiora la bambina che andava in palestra ad osservarle.
“Mi divertivo a guardarle e poi a imitarle”.
Una vita intera dentro una palestra.
La Challenge Cup alzata da pesarese: “Un orgoglio immenso”
Valentina di coppe ne aveva già vinte.
Ma questa aveva un sapore diverso.
“Le emozioni sono sempre come la prima volta”.
Perché vincere nella propria città cambia tutto.
“Essere pesarese e portare la propria città in alto è motivo di orgoglio immenso”.
E quelle parole le senti vere.
Pesanti.
Piene d’amore.

Una vita semplice: gli amici, i giochi da tavolo e una cucciolina
Fuori dal campo, Valentina resta una ragazza semplice.
Niente eccessi.
Niente personaggi costruiti.
La sera esce con gli amici storici di Pesaro.
Pub. Chiacchiere. Case di amici. Giochi di carte o da tavolo.
“Mi piace stare in compagnia in modo tranquillo”.
Nel frattempo si è anche laureata a novembre e si è concessa un periodo di pausa dagli studi.
E nella sua vita è arrivata pure una nuova compagna di avventure.
“Ho preso una cucciolina tre settimane fa”.
Tre mesi appena.
Tutta da crescere.
“Ci stiamo conoscendo”.
Rossini, crescia e tradizioni pesaresi
Poi inevitabilmente si finisce a parlare di cibo.
E lì Valentina non ha dubbi.
“La Rossini la adoro”.
Meglio ancora se condivisa.
“Forse la preferisco a cena, come pizza intera, perché vuol dire stare insieme”.
Ama anche la crescia di Pasqua.
E più in generale tutto ciò che sa di casa.
I social? “Li uso più per guardare gli altri”
In un mondo dominato dall’apparenza, Valentina conserva un rapporto molto equilibrato con i social.
“Li uso abbastanza, ma più per vedere cosa fanno gli altri che per pubblicare”.
Instagram e Facebook.
Niente TikTok.
“Forse dovrei migliorare sotto questo aspetto, perché oggi i social sono una vetrina importante”.
Ma la sensazione è che lei preferisca ancora la vita vera.

Il professionismo e il futuro della pallavolo femminile
Sul tema del professionismo nel volley femminile, Valentina non usa slogan.
Però il pensiero è chiarissimo.
Secondo lei la pallavolo sta crescendo tantissimo.
“C’è molto più interesse e molto più seguito”.
Sky, DAZN, televisioni, pubblico.
“Penso che prima o poi succederà anche il pieno riconoscimento”.
Perché oggi la pallavolo femminile emoziona, riempie palazzetti e continua a formare generazioni di bambine che si innamorano di questo sport.
Esattamente come accadde a una piccola ragazza di Pesaro tanti anni fa.
Una bambina che guardava la Scavolini dagli spalti sognando il parquet.
E che oggi, quel parquet, lo illumina davvero.
Danilo Billi
