Ogni stagione lascia qualcosa. Alcune si ricordano per una vittoria, altre per una sconfitta, altre ancora per un episodio particolare. Poi ce ne sono alcune che vanno oltre i risultati, oltre le classifiche e oltre le coppe. Stagioni che ti cambiano, che ti insegnano qualcosa e che ti lasciano dentro emozioni difficili da spiegare.
Quella dell’Enjoy è stata esattamente una di queste.

È stata una stagione lunga, intensa, fatta di lavoro, sacrifici, crescita e consapevolezza. Un percorso che probabilmente, all’inizio dell’anno, non tutti immaginavano potesse portarci così lontano. E invece, settimana dopo settimana, allenamento dopo allenamento, questa squadra ha costruito qualcosa di importante.
Abbiamo vinto il campionato, raggiunto la finale di Coppa e dimostrato sul campo di essere una realtà solida, credibile e competitiva. Ma fermarsi ai risultati sarebbe riduttivo.
Il vero successo di questa stagione è stato il gruppo.
Un gruppo che ha imparato a conoscersi, a sostenersi e a trasformare i limiti individuali in forza collettiva. Un gruppo capace di reagire alle difficoltà, alle assenze e ai momenti più complicati, trovando sempre dentro sé stesso le energie per rialzarsi e ripartire. Una squadra cresciuta non soltanto dal punto di vista tecnico, ma soprattutto sotto il profilo umano e caratteriale.
La finale di Coppa contro il Fossolo, disputata al Felsina, sul campo di casa delle nostre avversarie, è stata l’ultimo atto sportivo della stagione. Una partita particolare, impossibile da leggere soltanto attraverso il risultato.
Pochi giorni prima, infatti, tutto il movimento del calcio femminile bolognese era stato colpito dalla tragica scomparsa di Elena Berselli, per tutti semplicemente “Berse”, giocatrice del Fossolo. Una ragazza che avevamo incontrato appena pochi giorni prima sul terreno di gioco durante la finale di campionato.
Un evento che ha inevitabilmente cambiato il significato di quella serata.
Per questo, probabilmente, è stata la prima sconfitta che non mi ha lasciato amarezza. Può sembrare una contraddizione, ma in quel momento perdere è passato completamente in secondo piano. Esistono situazioni nelle quali il calcio deve fermarsi e fare un passo indietro. Quella finale è stata una di queste.
È stata una serata di rispetto, di vicinanza e di umanità. Una serata in cui il risultato è diventato quasi un dettaglio.
Anche questo, in fondo, è sport.
A chiusura di una stagione così intensa, c’è stato poi un momento che ha rappresentato perfettamente lo spirito dell’Enjoy: la giornata trascorsa insieme a casa di Danilo in quel di Pesaro. Un momento semplice, genuino e autentico, fatto di sorrisi, racconti, scherzi e di quella leggerezza che durante l’anno, tra allenamenti e partite, spesso ci si concede troppo poco.
Momenti come questi ricordano a tutti noi perché facciamo sport. Non soltanto per vincere o competere, ma per costruire relazioni vere.
Ed è forse proprio qui che si misura il valore di una squadra.
Guardando al futuro, esiste una base importante dalla quale ripartire. Rimarranno giocatrici che condividono il campo da anni e che ormai si conoscono quasi a memoria, rappresentando l’ossatura di questo gruppo. Ci sono ragazze che si sono ritrovate qui dopo percorsi diversi, portando esperienza e personalità. E ci sono anche giovani che sono arrivate da poco ma che hanno già dimostrato di possedere qualcosa di prezioso: lo spirito giusto, la voglia di imparare, di mettersi a disposizione e di entrare davvero nell’anima di questa squadra.

Ma c’è una certezza che va oltre i singoli nomi.
Anche il prossimo anno continueremo a sposare il progetto Enjoy, a rappresentarne i colori e a portare in campo gli stessi valori che hanno accompagnato questa stagione: rispetto, appartenenza, impegno, sacrificio e spirito di gruppo.
All’inizio dell’anno qualcuno ci aveva detto che non avremmo vinto nulla.
Col senno di poi viene quasi da sorridere.
Perché, al di là dei trofei e dei risultati, la vittoria più importante l’abbiamo probabilmente già conquistata. È questo gruppo. È il contesto che si è creato. Sono queste ragazze, con la loro crescita, la loro disponibilità e il legame che hanno costruito giorno dopo giorno.
Ora, come accade ogni anno, arriva anche il momento dei saluti.
Sappiamo già che alcune ragazze non faranno parte del gruppo nella prossima stagione. Della rosa iniziale, quattro o cinque elementi prenderanno strade diverse: qualcuna ha scelto una nuova esperienza sportiva, qualcuna probabilmente si prenderà una pausa.
Fa parte del ciclo naturale di ogni squadra.
Il calcio regala incontri straordinari, ma porta inevitabilmente anche separazioni. E ogni addio, piccolo o grande che sia, lascia sempre qualcosa dentro.
A chi andrà via posso soltanto dire grazie.
Grazie per l’impegno, per la fatica condivisa, per i momenti belli e per quelli più difficili affrontati insieme. Perché chi passa attraverso un gruppo vero lascia sempre un segno.
Personalmente non posso nascondere quanto io sia legato a queste ragazze. Ognuna di loro, a modo suo, mi ha lasciato qualcosa.
Allenare, alla fine, non significa soltanto preparare una partita, studiare un modulo o correggere un movimento. Significa condividere emozioni, responsabilità, gioie, delusioni e crescere insieme.
E insieme a loro voglio ringraziare tutte le persone che hanno fatto parte di questo percorso. Nessuno escluso. Ognuno, a modo proprio, ha contribuito a rendere speciale questa stagione.
Se però devo citare due persone in particolare, non posso non nominare Denis e Gabri: il mio braccio destro e il mio braccio sinistro. Due punti di riferimento costanti, due presenze fondamentali nei momenti più belli e in quelli più difficili. Persone con cui ho condiviso dubbi, scelte, fatiche e soddisfazioni.

A chi resterà spetterà adesso il compito più bello e più impegnativo: custodire ciò che è stato costruito e continuare a farlo crescere.
Questa stagione ci lascia una certezza.
L’Enjoy non è soltanto una squadra.
È diventata una famiglia sportiva. Un gruppo che ha imparato a lottare insieme, a soffrire insieme e a gioire insieme.
Le coppe sono importanti. Le vittorie restano. I numeri raccontano una parte della storia.
Ma ciò che davvero rimane, alla fine, sono le persone.
Ed è questo il patrimonio più grande che ci portiamo dentro guardando al futuro.
Nicola Mosca

