Ci sono fotografie che fermano un istante.
E poi ci sono immagini che riescono a raccontare un’intera vita.

Per questo il video realizzato da Filippo, storico punto di riferimento dei Tifosi Non Schifosi del Venezia 1985, non può essere liquidato come il classico montaggio di fine stagione che ormai invade social network e gruppi WhatsApp al termine di ogni campionato.
Sarebbe riduttivo.
Sarebbe ingiusto.
Perché quello che Filippo realizza ogni anno è qualcosa che va ben oltre il semplice assemblaggio di fotografie, video e musica.
È un racconto.
È una testimonianza.
È un archivio della memoria.
È una dichiarazione d’amore verso una squadra, verso una tifoseria e verso quel mondo meraviglioso e ancora troppo poco raccontato che è il calcio femminile.
Noi del Caffè abbiamo seguito i Tifosi Non Schifosi praticamente per tutta la stagione. Li abbiamo raccontati nelle trasferte, nelle giornate di sole, sotto la pioggia, nei momenti di gioia e in quelli più complicati. Abbiamo osservato il loro modo di vivere il calcio, lontano dagli stereotipi e vicino alle persone.
Quando Filippo ha pubblicato il video conclusivo dell’annata, abbiamo capito subito che dietro quei quindici minuti di immagini si nascondeva qualcosa di speciale.
Qualcosa che meritava di essere raccontato.
Per questo gli abbiamo chiesto di spiegarci come nasce questa tradizione che ormai accompagna da anni la conclusione della stagione del Venezia 1985.
La sua risposta è stata un viaggio dentro una passione che dura nel tempo e che, anno dopo anno, continua ad arricchirsi di significati.
Una tradizione che nasce quattro stagioni fa
Contrariamente a quanto qualcuno potrebbe pensare, il video di quest’anno non è nato per caso.
Non è nemmeno un’iniziativa recente.
Le sue radici affondano ormai in quattro stagioni di lavoro, creatività e voglia di raccontare.
«Non è una cosa nata quest’anno», ci spiega Filippo. «È il quarto anno che concludo la stagione con un video di questo tipo.»
Una tradizione personale che è diventata, col passare del tempo, un appuntamento atteso da tutto l’ambiente.
All’inizio era poco più di un esperimento.
Instagram consentiva video molto brevi e il primo lavoro durava appena un minuto.
Un piccolo assaggio.
Un seme.
Ma quel seme ha continuato a crescere.
Sono aumentate le immagini.
Sono aumentati i chilometri percorsi.
Sono aumentati gli episodi da raccontare.
E soprattutto è aumentata la consapevolezza che una stagione non può essere riassunta da una semplice galleria fotografica.
Perché una stagione è fatta di dettagli.
Di emozioni.
Di persone.
Di storie che meritano di essere conservate.
Non il classico post di fine stagione
Nell’epoca dei social tutto corre velocemente.
Arriva giugno, si scelgono dieci fotografie, si scrive una didascalia più o meno emozionante e si chiude il capitolo.
Per Filippo, però, non è mai bastato.
«Mi piace fare qualcosa di sentito. Qualcosa che racconti veramente tutto quello che abbiamo vissuto.»
Ed è qui che nasce la differenza.
Perché il suo video non si limita a mostrare ciò che è successo.
Cerca di far rivivere ciò che è stato provato.
Chi guarda non osserva semplicemente delle immagini.
Torna dentro quei momenti.
Riascolta quei cori.
Rivede quei volti.
Risente l’adrenalina di una trasferta.
La gioia di una vittoria.
La malinconia dell’ultima partita.
È un’esperienza emotiva prima ancora che visiva.
Il calcio femminile raccontato nella sua forma più autentica
Uno degli aspetti più affascinanti del lavoro di Filippo è la sua capacità di raccontare il calcio femminile senza filtri.
Senza costruzioni artificiali.
Senza immagini patinate.
Senza la ricerca ossessiva della perfezione.
Nel video trovano spazio le protagoniste principali, ovvero le ragazze del Venezia 1985.
Ma trovano spazio anche tutte quelle figure che contribuiscono a costruire una stagione.
La società.
I dirigenti.
I collaboratori.
I tifosi.
Gli amici.
Le famiglie.
Perché una squadra non vive soltanto sul rettangolo verde.
Una squadra vive nelle relazioni che costruisce.
Nei legami che crea.
Nelle persone che la accompagnano.
Ed è proprio questo universo che Filippo prova a catturare attraverso il suo montaggio.
Quando il tifo diventa una famiglia
Forse il segreto del successo di questi video è proprio qui.
Nel raccontare ciò che spesso resta fuori dalle fotografie ufficiali.
Le cene dopo le partite.
Le trasferte condivise.
I viaggi in macchina.
Le risate.
Le battute.
Le serate finite tardi.
Quei momenti che non finiscono nei comunicati stampa ma che rappresentano il vero cuore di una tifoseria.
«Ci sono anche momenti più leggeri, momenti tra di noi, momenti di festa», racconta Filippo.
Ed è giusto che sia così.
Perché il tifo non è soltanto presenza sugli spalti.
È comunità.
È amicizia.
È appartenenza.
È sentirsi parte di qualcosa di più grande.
Il cinema incontra il calcio
Se c’è una caratteristica che rende immediatamente riconoscibili i lavori di Filippo è l’utilizzo del linguaggio cinematografico.
Ogni video ha una propria introduzione.
Ogni stagione ha un proprio tema.
Ogni racconto ha una propria anima.
Quest’anno la scelta è ricaduta su uno spezzone dedicato ad Alex Zanardi.
Una figura che rappresenta coraggio, resilienza e capacità di rialzarsi.
Valori che Filippo sente profondamente suoi.
Negli anni precedenti erano arrivati altri riferimenti cinematografici, come Matrix.
Scelte mai casuali.
Mai decorative.
Ogni frammento inserito all’inizio del video serve a preparare emotivamente chi guarda.
A introdurre il viaggio.
A creare quell’atmosfera epica che accompagnerà poi tutte le immagini successive.
È un dettaglio che può sembrare piccolo.
In realtà cambia completamente la percezione del racconto.
Un lavoro che richiede settimane
Dietro quei quindici minuti finali si nascondono ore e ore di lavoro.
Forse decine.
Probabilmente molte di più.
Perché Filippo non utilizza sistemi automatici.
Non si affida all’intelligenza artificiale.
Non lascia che sia un programma a decidere cosa mostrare e quando mostrarlo.
Ogni immagine viene scelta personalmente.
Ogni passaggio viene costruito manualmente.
Ogni transizione nasce da una decisione precisa.
«Vado a sentimento», dice.
Una frase che spiega meglio di qualsiasi altra il metodo utilizzato.
Perché alla fine il suo non è soltanto un montaggio.
È un atto creativo.
Un lavoro da autore.
Un lavoro da regista.
L’importanza della musica
C’è poi un elemento spesso sottovalutato ma fondamentale: la colonna sonora.
Per Filippo la musica non è un semplice accompagnamento.
È parte integrante della narrazione.
Le canzoni vengono selezionate con attenzione.
Devono seguire il ritmo delle immagini.
Devono amplificare le emozioni.
Devono raccontare qualcosa.
Non è un caso se, in passato, anche la famiglia di persone omaggiate nei suoi video abbia apprezzato particolarmente le scelte musicali.
Perché la musica, quando viene utilizzata bene, riesce a dire ciò che le immagini da sole non possono esprimere.
Dal ritiro alla grigliata finale: dentro un anno di vita
Il video del 2026 è probabilmente il più completo realizzato finora.
Dentro c’è tutto.
Il ritiro.
Le partite.
Le trasferte.
Le feste.
I cori.
Le emozioni.
Le amicizie.
Le vittorie.
Le sconfitte.
Persino la grigliata organizzata dai Tifosi Non Schifosi per salutare la conclusione della stagione.
Un cerchio che si chiude.
Un anno che trova la propria sintesi.
Una storia che arriva alla sua ultima pagina.
Quel finale che guarda al futuro
Tra tutte le immagini presenti nel video ce n’è una che probabilmente racchiude il significato più profondo dell’intero progetto.
È quella delle ragazze dell’Under 15 che festeggiano con i fumogeni in mano dopo una vittoria.
Una scena semplice.
Spontanea.
Vera.
Un’immagine che Filippo aveva conservato e che ha deciso di utilizzare per chiudere il racconto.
Non è soltanto una bella fotografia.
È un messaggio.
È la rappresentazione del futuro.
È il simbolo di un movimento che continua a crescere.
È la speranza che altre ragazze possano innamorarsi di questo sport e continuare il percorso iniziato da chi è venuto prima.
Una firma riconoscibile
Chi conosce Filippo sa che questa ricerca della parola giusta e dell’immagine giusta non riguarda soltanto i video.
La stessa sensibilità emerge negli striscioni.
Nei messaggi.
Nei contenuti che accompagnano la vita dei Tifosi Non Schifosi.
Esiste una poetica riconoscibile.
Uno stile.
Una visione.
Ed è proprio questa identità a rendere i suoi lavori immediatamente distinguibili da tutti gli altri.
Un patrimonio di memoria per il Venezia 1985
Tra qualche anno questo video avrà un valore ancora maggiore.
Perché le partite verranno dimenticate.
I risultati sfumeranno.
Le classifiche finiranno negli archivi.
Ma quelle immagini resteranno.
Resteranno i volti.
Le emozioni.
Le amicizie.
Le storie.
Resterà il ricordo di una stagione vissuta intensamente.
E forse è proprio questo il regalo più bello che Filippo continua a fare ogni anno al Venezia 1985, alle sue ragazze e ai Tifosi Non Schifosi.
Trasformare il presente in memoria.
Trasformare il tifo in racconto.
Trasformare una stagione in qualcosa che possa essere rivissuto per sempre.
Per questo il suo video non è soltanto un montaggio di fine anno.
È un’opera d’amore.
Un piccolo film sulla passione.
Un documento storico.
E soprattutto è la dimostrazione che, quando il calcio viene vissuto con il cuore, può diventare molto più di un semplice sport.
Danilo Billi

