Ci sono interviste che nascono quasi per caso, da un assist, da un ponte costruito tra persone che condividono la stessa passione. E poi ci sono quelle interviste che, una volta cominciate, ti fanno venire voglia di conoscere tutta la storia di una calciatrice.
Quella con Federica Biffi, nuovo capitano dell’Alcione Milano, appartiene proprio a questa seconda categoria.

Perché dietro una fascia da capitano c’è sempre una storia. Ci sono anni di calcio, sacrifici, società, compagne, allenatori, trasferimenti e scelte. Nel caso di Federica, c’è una carriera iniziata quando aveva appena dieci anni, giocando con i maschi del suo paese, e arrivata oggi a un nuovo capitolo con l’Alcione Milano.
Una realtà che ha scelto per il progetto, per la solidità della società e per l’ambizione di costruire qualcosa di importante anche nel calcio femminile.
E allora, grazie all’assist di Andrea Amato, che ringrazio per aver creato questo ponte, ho voluto farle qualche domanda per conoscere meglio il nuovo capitano dell’Alcione Milano.
Federica Biffi e la scelta dell’Alcione Milano
Federica, innanzitutto ti ringrazio per questa intervista. Sono molto interessato al progetto Alcione Milano e volevo sapere: come ti sei lasciata convincere ad arrivare all’Alcione? Quali sono state le basi che ti hanno portato a scegliere questa realtà praticamente nuova nel calcio femminile?
«Sicuramente per il progetto ambizioso che avevano e per quello che ci hanno presentato e che avevano da offrirci.
Comunque l’Alcione è una squadra che anche a livello maschile è importante, con un buon progetto, una buona visibilità, una società strutturata e solida. Questo mi ha fatto avere pochi dubbi e non mi ha fatto esitare.
E poi anche lo staff preparato che mi ha cercata e che mi ha accolto».
Quindi hai trovato uno staff di prima qualità?
«Sì, tutto. Dallo staff alle strutture, dalla società a tutto il progetto in generale. È stato tutto l’insieme».

La fascia di capitano
Tu sei una centrocampista, ma prima ancora voglio chiederti una cosa: sei il capitano. In questa pre-season, come è arrivata la nomina? Raccontaci un attimino il dietro le quinte.
«In realtà è stata ovviamente una scelta del mister e dello staff.
Io arrivo da due anni fa, quando ero già capitano della maggior parte delle ragazze che ci sono qua. Formavamo un altro gruppo, in un’altra società.
Secondo me è un po’ lo strascico di quella situazione lì. Poi, in realtà, non lo so».
Ma tecnicamente sei diplomatica quando devi parlare con l’arbitro oppure no?
«Sì, assolutamente sì. Sono una persona molto diplomatica e riflessiva, pacata e tranquilla».
Una risposta che, lasciatemelo dire, fa capire già qualcosa del carattere del nuovo capitano dell’Alcione. Perché la fascia non è soltanto una questione tecnica. È anche saper parlare, ascoltare, mantenere la calma e rappresentare il gruppo.
E poi, naturalmente, nel calcio può sempre capitare qualche giornata di squalifica che mette a dura prova la diplomazia…

La carriera di Federica Biffi
Mi racconti brevemente le tappe della tua carriera? Perché comunque non le conosco.
«Io ho iniziato a giocare a calcio a dieci anni».
A dieci anni?
«Sì, ho iniziato con i maschi del mio paese, nella città del mio paese. Ho fatto cinque anni con loro.
Poi sono passata al Fiamma Monza. Ho fatto un anno nelle Giovanissime del Fiamma Monza».
Proprio nel periodo in cui il Fiamma Monza era in Serie A?
«Esatto, proprio in quel periodo, quando era in Serie A. Era nei suoi anni d’oro, diciamo.
Poi, per una questione di età e di numeri, sono andata in prestito alla Speranza Agrate».
La Speranza Agrate che oggi non ha più una squadra femminile?
«Esatto. Sono andata lì in prestito per un anno, poi ci ho messo le radici e sono stata lì per dieci anni, finché hanno deciso di sciogliere la squadra femminile.
Quindi sono tornata al Fiamma Monza, che aveva comprato il titolo della Speranza Agrate. Ci siamo trasferite tutte lì per un anno».
E poi?
«Poi sono stata per tre anni alla Pro Sesto dove ho conosciuto Elena, il mister, tutto lo staff e gran parte delle ragazze con cui gioco oggi.
L’anno scorso ho fatto una piccola parentesi al Palazzolo, è durata solo un anno, e poi quest’anno ho scelto il progetto Alcione».

Il centrocampo secondo Federica Biffi
A questo punto la conversazione entra nel suo territorio naturale: il centrocampo.
Perché ogni centrocampista ha una propria fotografia. C’è chi ama portare palla, chi cerca il dribbling, chi si inserisce, chi detta i tempi e chi preferisce lavorare nell’ombra, garantendo equilibrio alla squadra.
Come centrocampista, qual è la tua fotografia? Sei una centrocampista più avanzata, più arretrata, una che accompagna le punte oppure una che pensa soprattutto alla fase difensiva?
«Sicuramente sono più difensiva che offensiva.
Corro abbastanza, sono abbastanza ordinata. Sono una classica giocatrice ordinata che tiene un po’ le geometrie tattiche».
Giochi spesso di prima?
«Ci provo, sì. Non amo tenere molto il pallone tra i piedi. Non sono una grande giocatrice di dribbling, diciamo».
Quindi quando arriva la palla cerchi già di vedere le linee di passaggio?
«Sì. Diciamo che cerco di vedere già le linee di passaggio.
Non sono una che tiene la palla tra i piedi, a cui piace dribblare o puntare l’uomo. Non sono quel genere di giocatrice».
Cosa vuole migliorare una centrocampista
In cosa pensi di avere ancora margine di miglioramento? Visto che hai una stagione davanti, c’è un fondamentale o un aspetto del tuo gioco che vorresti affinare particolarmente?
«A parte il fatto che vorrei sempre migliorare in ogni cosa, sicuramente la gestione della palla.
E poi la capacità di riconoscere le partite, di leggere le partite e di riconoscere i tempi di gioco giusti.
Capire quali ritmi dare nel momento preciso in cui servono».
Una risposta che racconta molto più di quanto possa sembrare.
Perché parlare di lettura della partita, tempi di gioco e ritmi significa parlare di una calciatrice che non vuole semplicemente correre dietro al pallone, ma vuole capire il calcio.
E forse è proprio per questo che quella fascia di capitano sul braccio comincia ad avere ancora più senso.

Alcione Milano e il calcio femminile lombardo
Come si pone secondo te l’Alcione Milano in questo panorama?
«Sicuramente è una realtà importante.
Secondo me ha visibilità ovviamente grazie alla parte maschile e al settore giovanile, che è importante e che negli anni è cresciuto e sta crescendo sempre di più.
Sta diventando sempre più una realtà affermata in Lombardia.
Penso che lanciare il progetto femminile sia un po’ un tassello che mancava e che può essere un plus.
Può permettere all’Alcione di avvicinarsi sempre di più all’alto livello, piuttosto che lasciarla nelle zone medio-basse rispetto agli standard di tante altre società».
Un progetto, dunque, che secondo il capitano non nasce soltanto per aggiungere una squadra femminile alla struttura societaria, ma per costruire nel tempo una vera identità.

Federica Biffi fuori dal campo
E come promesso arriva l’ultima domanda. Niente pronostici sul campionato, niente risultati: nel calcio, si sa, certe cose è meglio non dirle prima.
Ci sarà tempo per parlare di campo quando il campionato entrerà nel vivo.
Cosa fai nella vita quando non giochi a calcio? Lavori, studi? E quali sono i tuoi hobby? Come ti rilassi quando non sei sul campo?
«Lavoro. Faccio l’impiegata part-time alla Decathlon».
Ah, bello!
«Lavoro trenta ore, quindi praticamente tutti i giorni».
Ti piace lavorare?
«Vorrei non lavorare mai, ma purtroppo bisogna farlo».
Una risposta tremendamente sincera, alla quale è difficile non sorridere.
Ma il calcio occupa comunque una parte importante della sua vita.
«Il calcio, tra allenamenti e partite, occupa parecchio tempo nella settimana. Quindi una buona parte del mio tempo libero è dedicata a quello.
Quel poco tempo libero che ho cerco di sfruttarlo stando con le persone, con la mia famiglia, con i miei nipoti e con le persone a cui voglio bene.
Cerco anche di fare più cose possibili fuori dalla routine.
Mi piace andare in giro, visitare posti, fare tante attività fuori dalla routine».
Quindi hai bisogno di staccare completamente?
«Sì. Anche semplicemente passare un po’ di tempo con le mie amiche storiche, per staccare proprio totalmente».

Il nuovo viaggio dell’Alcione Milano
E allora eccoci ai saluti.
Una chiacchierata che parte da una scelta di mercato e finisce inevitabilmente per raccontare una persona.
Federica Biffi è arrivata all’Alcione Milano con una fascia sul braccio e una storia lunga alle spalle. Una storia cominciata a dieci anni con i maschi del suo paese, passata attraverso Fiamma Monza, Speranza Agrate, Pro Sesto e Palazzolo, fino a questo nuovo progetto.
Un progetto che lei stessa definisce ambizioso.
Una centrocampista che ama l’ordine, le geometrie, il gioco di prima e soprattutto la lettura della partita.
Una capitana che si definisce diplomatica, riflessiva, pacata e tranquilla.
Adesso toccherà al campo raccontare il resto.
Perché alla fine è sempre questo il bello del calcio: dietro una maglia, dietro una fascia, dietro un pallone che rotola, c’è sempre una storia.
E questa è quella di Federica Biffi, capitano dell’Alcione Milano.
Danilo Billi

