Sono davvero contento e stavolta non è una frase fatta di ospitare in questa mia intervista l’ASD Femminile Riccione, rappresentata da due figure che, dentro e fuori dal campo, hanno un peso fondamentale per la società romagnola.

Con noi c’è Arianna Fabbri, Responsabile del Settore Giovanile, voce e guida di un progetto che negli ultimi anni ha saputo crescere e strutturarsi nonostante le onde agitate del movimento calcistico femminile.
Accanto a lei c’è Luca Gamba, Direttore Generale, e stimatissimo avvocato: una presenza che aggiunge spessore istituzionale e che arriva in un momento storico tutt’altro che semplice per il club.
Questa chiacchierata è forse la prima occasione davvero chiara e pubblica, dopo l’ospitata alla mia trasmissione Zona Bologna live, condotta del sottoscritto e da Alfio Giugniuletti, per fare ordine dopo i mille racconti, le insinuazioni e le versioni “di corridoio” che lo scorso autunno hanno iniziato a correre più veloci dei fatti. Oggi, finalmente, parliamo di realtà.
L’antefatto: il nodo delle voci e la domanda chiave
La prima domanda, quella che molti addetti ai lavori si fanno da mesi è diretta:
Che cosa è successo davvero? Perché sono circolate così tante voci? E soprattutto: che realtà è oggi la Femminile Riccione?
A prendere la parola per prima è Arianna Fabbri. E fin dall’inizio sceglie un tono sincero, frontale, senza giri di parole:
“Non è da quest’estate… sono anni che intorno al nome di Riccione girano parole, opinioni, ipotesi. Forse succede anche altrove, non lo so. Io guardo a casa mia.”
È un’apertura importante: definisce il perimetro, mette i piedi a terra e sgombra il campo dalla narrazione “mordi e fuggi”. Perché come racconta, mentre fuori si commentava, dentro si lavorava. E anche parecchio.
Il punto sportivo: tra voci e campo, Riccione ha sempre fatto Riccione
Fabbri lo dice con una calma disarmante:
“Nonostante tutto, sul campo Riccione ha sempre dimostrato serietà, competenza e voglia di crescere.”
E questo è un dato: risultati giovanili importanti, un’identità tecnica riconoscibile, un ambiente che pur tra mille difficoltà, non ha mai rinunciato a formare atlete e persone.
Applausi a giocatrici, staff e tesserati:
“Il lavoro quotidiano non l’ha mai fermato nessuno.”
Ma, avverte, una società non si regge solo sui tesserati o sugli allenatori. Ci sono le figure dirigenziali, le scelte strategiche, le responsabilità amministrative. Ed è proprio lì che iniziano i problemi.
Il nodo del passato: le scelte, gli errori e l’illusione delle “migliorie”
Arianna entra in una delle parti più delicate:
“Quando prendi una strada lo fai perché pensi che sia la migliore. Ma la sfera di cristallo non ce l’ha nessuno. E come puoi sbagliare una giocatrice o un allenatore, puoi sbagliare anche a chi affidi ciò che hai creato con tanta passione.”
Il riferimento, chiaro, è alla scelta di affidare la società due anni fa al presidente dello United maschile, che nelle intenzioni avrebbe dovuto creare un grande progetto integrato maschile-femminile sul territorio. Una sinergia annunciata, anche pubblicamente, durante una presentazione all’Aquafan, in cui venne dichiarato l’acquisto della Femminile Riccione.
Ma quella dichiarazione non ebbe mai un seguito formale:
“Non è mai stato firmato un verbale. Lui è entrato e uscito, e tutto ciò che si era preso l’impegno di gestire è rimasto in capo alla Femminile Riccione.”
A posteriori, paradossalmente, è stato un bene.
Perché lo United maschile è scomparso.
E, ammette Arianna, “forse avremmo fatto la stessa fine anche noi”.
Ma questo non ha evitato le conseguenze:
debiti, situazioni lasciate a metà, promesse non mantenute. E un intero assetto societario da ricostruire.
La ricostruzione: rialzarsi non era scontato
La società decide di andare avanti. E non era affatto la strada più semplice.
“Potevamo chiudere, come hanno fatto altre società. Sarebbe stato molto più facile. Ma a chi avremmo fatto del bene? Alle nostre ragazze? Alle nostre bimbe?”
Perché, come ripete spesso,
le calciatrici passano, le persone rimangono.
Ed è nelle difficoltà che emergono i valori, le relazioni vere, la stoffa delle persone.
La seconda fase del racconto è quasi un piccolo romanzo: l’incontro con una nuova figura non nominata pubblicamente, competente, presente, equilibrata, in grado di dare stabilità tecnica e gestionale.
“Ha disponibilità? Sì.
Capisce di calcio? Sì.
Ha dato tranquillità all’ambiente? Tantissima.”
E questo basta a capire il cambio di rotta.
Il punto emotivo: anni da “sacco da pugile”
Probabilmente il passaggio più forte di tutta la testimonianza:
“In questi anni sono stata come un sacco del pugile. Ho preso pugni da tutte le parti, pur non avendo colpe. Però non mi sono mai nascosta.”
La sincerità è nuda. Senza vittimismo, senza maschere.
E dietro, ci sono le immagini delle ragazze che lottano, anche nei momenti economicamente più duri.
Che restano, che credono.
E che come dice Arianna, meritano solo gratitudine.
Il punto tecnico: la situazione di ottobre e la gestione dell’emergenza
Qui interviene Luca Gamba, con una lucidità quasi chirurgica:
“A metà ottobre ci siamo trovati con una rosa costruita da altri e con costi insostenibili. La liquidità promessa non è mai arrivata.”
La prima operazione:
ridurre l’organico da 27 giocatrici, molte delle quali provenienti da fuori regione e con alloggio a carico della società.
“Abbiamo riportato la rosa a un livello equilibrato per la categoria. Chi voleva andare via è stata liberata. Con le altre, quelle che hanno creduto nel progetto, abbiamo iniziato a ricostruire.”
Giorno per giorno.
Problema dopo problema.
Con una mentalità che Gamba riassume così:
“Non fuggiamo dalle difficoltà. Le affrontiamo a viso aperto.”
Le prestazioni sportive: mentre fuori si parlava, dentro si lavorava bene
Un dettaglio che spesso si dimentica:
Riccione non è sparita. Anzi.
– Nel 2019 la squadra era prima e diretta verso le fasi nazionali.
– L’Under 17 ha passato la fase nazionale.
– L’Under 15 ha chiuso a pari punti con tre squadre, sfiorando i playoff solo per differenza reti.
– L’attuale stagione è più che dignitosa, competitiva, in crescita.
E allora perché le voci?
“Perché qualcuno voleva farci sparire. Ma il campo dice altro.”
Il presente: Riccione c’è. E ci sarà.
Questo è il punto più importante, la notizia che Arianna vuole marcare:
“Riccione c’è. È vivo, vegeto, e si sta rimettendo a posto. E chi sperava il contrario dovrà farsene una ragione.”
Tono sereno, ma fermo.
Non un proclama, non una rivincita. Solo una constatazione.
La società oggi è più equilibrata, più solida, più compatta.
E soprattutto non è un progetto che si esaurirà a breve.
“Lo vedrete per tanti anni ancora.”
Il quadro umano: fatica, valori e ostinazione
Il finale è il più bello, quasi cinematografico.
Luca Gamba descrive Arianna Fabbri e Federica Cesari (un’altra colonna imprescindibile, per il suo attaccamento e il suo lavoro costante H24 all’interno della società e preziosissima spalla della stessa Arianna) come due persone che vivono per la società:
dalla segreteria al pulmino, dal settore giovanile alle emergenze quotidiane.
E Arianna, con una sincerità quasi intima, racconta il senso profondo di tutto questo:
“Non ho combattuto per una rivincita. Non è la mia guerra. Anche quando vinci una guerra, qualche morto lo lasci per strada. E allora dov’è la vittoria?”
La sua idea è diversa:
normalità, onestà, continuità.
E soprattutto:
proteggere ciò che è stato costruito con fatica e amore.
Il futuro: niente più retrovisori. Solo orizzonte
Arianna vuole guardare avanti.
E ci tiene a chiuderla così:
“Non devo spiegare niente a nessuno. Chi mi vuole credere, bene; chi no, pazienza. Io so che Riccione è qui, è tornato, è più forte di prima e resterà a lungo.”
Ed è vero: oggi Riccione non è un progetto sospeso.
È una società in piedi.
Che ha ripreso in mano la propria storia.
E che vuole finalmente, riprendere fiato, spazio e dignità.
Danilo Billi
