Certe sere non sono solo partite. Sono dichiarazioni. Sono messaggi lanciati al vento, che diventano eco dentro lo spogliatoio e promessa negli occhi di chi guarda.
L’Italia femminile torna a vincere e convincere, travolgendo la Serbia con un netto 6-0 in una gara che aveva un solo risultato possibile: vincere, per restare aggrappate al sogno della qualificazione diretta.

E allora sì, le Azzurre lo fanno nel modo migliore: dominando, imponendo ritmo, idee e qualità. Perché non basta vincere. Bisogna anche lasciare il segno.
Una rivoluzione che funziona: le scelte di Soncin
Andrea Soncin cambia, mescola, prova. E trova risposte.
La difesa si ridisegna con Lenzini, Salvai, Soffia e Oliviero. In mezzo al campo il motore gira con Giugliano, Caruso e Greggi. Davanti, fantasia e sostanza: Dragoni Glionna alle spalle di Girelli.
Una squadra che, già dai primi minuti, dà la sensazione di sapere esattamente cosa fare. Di avere un piano. E soprattutto, di volerlo imporre.
Primo tempo: dominio, ritmo e concretezza
L’Italia parte forte. Anzi, fortissimo.
Occupa la metà campo serba, palleggia, fraseggia, costruisce. È una squadra viva, lucida, affamata.
Il primo squillo arriva con un gol annullato a Girelli: colpo di testa perfetto su cross di Giugliano, ma la direttrice di gara ferma tutto. Le immagini lasciano più di un dubbio.
Ma è solo questione di tempo.
20’ – GOL ITALIA (Girelli)
Punizione dalla trequarti, ancora Giugliano a disegnare calcio. Girelli, spalle alla porta, si gira e di testa trova l’angolo basso. È il vantaggio che rompe l’equilibrio e libera l’energia.
La Serbia prova a reagire, ma è un fuoco timido. Giuliani si fa trovare pronta sull’unico vero tentativo.
35’ – GOL ITALIA (Oliviero)
Tacco illuminante di Caruso, Oliviero arriva e calcia: deviazione, traiettoria beffarda, pallonetto sul palo lontano. È il raddoppio.
41’ – GOL ITALIA (Lenzini)
Da calcio d’angolo nasce il terzo gol: Girelli fa sponda, la difesa respinge corta e Lenzini, lì dove serve essere, spinge dentro.
È il suo primo gol in Nazionale. E ha il sapore di una porta che si apre.
Un primo tempo quasi perfetto: ordine, qualità, presenza costante in area. L’Italia c’è. E si vede.
Secondo tempo: gestione, qualità e spettacolo
La Serbia rientra con un pizzico di orgoglio, ma è un’illusione breve.
Bastano pochi minuti e l’Italia riprende il controllo, come chi sa di avere il destino tra i piedi.
Le occasioni si susseguono, Greggi ci prova, Girelli rifinisce, Caruso accende.
60’ – GOL ITALIA (Caruso)
E poi arriva il colpo che accende la notte: tiro da fuori area, potente, preciso, sotto l’incrocio. Un gol che non si spiega, si guarda. E si applaude.
I cambi danno freschezza: dentro Cantore, Beccari, Piemonte, Bonfantini. E la musica non cambia.
88’ – GOL ITALIA (Cantore)
Fuga sulla fascia, forza e velocità. Entra in area e incrocia con cattiveria. È un gol che racconta personalità.
93’ – GOL ITALIA (Greggi)
A chiudere, il sigillo finale: tiro a giro, pulito, meritato. Greggi si prende quello che la partita le doveva.

Italia-Serbia 6-0: una vittoria che vale più dei tre punti
Non era solo una partita. Era una prova.
E l’Italia l’ha superata con autorità.
Certo, la Serbia non è stata un ostacolo insormontabile. Ma proprio per questo serviva l’atteggiamento giusto: concentrazione, fame, continuità. E le Azzurre hanno risposto presente.
Verso Italia-Danimarca: fiducia, ma piedi per terra
Sabato arriva il turno della Danimarca. E sarà un’altra storia.
Più ritmo, più qualità, più pressione.
Ma questa Italia ci arriva con qualcosa in più:
✔ consapevolezza
✔ condizione fisica
✔ varietà di soluzioni
E soprattutto, con quella luce negli occhi che si accende solo quando inizi a credere davvero in ciò che puoi diventare.
Quando il gioco diventa identità
Questa non è stata solo una vittoria larga.
È stata una squadra che si è riconosciuta. Che si è trovata.
Un’Italia che palleggia, che attacca, che non ha paura di rischiare.
Un’Italia che, per una sera, non si è limitata a vincere (che mancava da troppo tempo ben 9 mesi).
Ha convinto. Ha emozionato. Ha mandato un segnale.
E adesso sì, si può guardare avanti.
Non con leggerezza. Ma con quella fiducia che nasce solo quando sai di aver fatto le cose per bene.
Danilo Billi
