“Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore. La vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali: canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.”
(Sir Charlie Chaplin)
Il penultimo atto del campionato è uno di quelli da vivere fino all’ultimo respiro, senza rimpianti. La sfida contro il Villorba è un derby che sicuramente quest’anno ha assunto maggior rilevanza, vista l’assenza delle rivali storiche.
La trasferta non così impossibile a livello chilometrico (circa una trentina di km da Marcon) ha sempre favorito un seguito maggiore, rispetto ad altre gare del campionato, e di ciò ne ha tratto beneficio la carica coreografica e creativa del tifo nero-oro: come dimenticare la clamorosa scenografia messa in atto la scorsa stagione sui gradoni dello stadio di Villorba, in quel vittorioso mercoledì di Coppa?

Anche in questa occasione, quindi, si è pensato a qualcosa in tal senso.
La notizia, giunta in settimana, che la partita si sarebbe giocata allo stadio “Omobono Tenni” di Treviso non ha più di tanto mandato all’aria quanto preparato o scalfito la consapevolezza di poter ancora lasciare il segno… Anche se un proverbio dice che “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”!
L’entusiasmo con cui ci si è avvicinati alla sfida, già alto, si è moltiplicato con la conferma delle presenze degli amici del “Bologna Fc Women Fan Club” e dei “Brescia Girls Supporters” che, approfittando della sosta del loro campionato, non hanno voluto lasciarsi sfuggire l’opportunità di trascorrere una domenica con i “Tifosi non Schifosi” a sostegno delle Leonesse del Venezia 1985.
La giornata è iniziata nella tarda mattinata, con il recupero in stazione a Mestre di Gianluca, arrivato come la settimana scorsa in treno da Brescia. Questa volta niente aperitivo in qualche location caratteristica e suggestiva: Filippo e l’amico bresciano si sono diretti direttamente al ristorante, dove erano già in arrivo Alfio ed Anna Chiara da Bologna. Tra gag (immancabile quella della “prima birra” di Anna Chiara, sviluppatasi questa volta a distanza col padre Simone e, per questo, ancora più esilarante), risate e aneddoti vari, si è consumato un pranzo conviviale e gustoso, prima di salire in macchina per dirigersi verso lo stadio di Treviso.

Lì il ritrovo con il resto della tifoseria nero-oro e i rinforzi bresciani, con Giovanni e Luca carichi di energia come sempre.
Quando si arriva in un campo del genere, dove hai in programma di fare anche coreografia, sarebbe ideale entrare nell’impianto il prima possibile… E invece, con il fischio d’inizio alle 15:30, si è dovuto attendere forzatamente con pazienza fuori dal portone fino alle 15:00, sbirciando il riscaldamento delle ragazze da alcune fessure.

Fa parte anche questo del gioco ed è meglio non aggiungere altro: è, invece, solo un problema organizzativo? Ognuno è libero di pensarla come meglio crede… C’è, invece dall’altra parte, da apprezzare l’iniziativa del Villorba, che ha disposto l’ingresso gratuito alla partita: non è da tutti.
Una volta aperto al pubblico lo stadio, si è entrati compatti andando ad allestire molto velocemente l’angolo del tifo: sono stati posizionati, in serie, gli striscioni rappresentativi delle tre tifoserie ed il tamburo.

Nel frattempo, si è visto del “movimento” dalla parte opposta della tribuna: incredibile ma vero, una controparte trevigiana si è materializzata con bandiere, megafono, pezze e tamburi. Non era mai successo prima e questo ai “Tifosi non Schifosi” ha fatto solo che piacere, perchè il confronto può essere da stimolo ulteriore per dare il meglio. È opportuno anche qui non aggiungere altro, anche se più di qualcuno può essersi fatto una certa idea nel pre-partita, vedendo il susseguirsi di situazioni che avevano poco di casuale.
Al rientro in spogliatoio delle squadre a fine riscaldamento, si è passati alla disposizione ed allo spiegamento della coreografia: due striscioni di circa 7,5-8 metri, posti ad altezze diverse, recanti un messaggio molto forte. Sul primo, più in alto, la scritta in oro con bordi neri “PER UN CALCIO GIUSTO E POPOLARE”; sul secondo “TIFOSI NON SCHIFOSI LIBERI DI TIFARE”.


Arrivare allo stadio “Tenni” con un’iniziativa del genere, che prende spunto da una petizione nazionale portata avanti nelle curve del maschile e viene rielaborata e cucita addosso al contesto del femminile e dei suoi supporters, di cui ricordiamo gioie ma anche tanti dolori in queste annate di passione.
All’ingresso in campo delle squadre, sono stati alzati i due striscioni in tutta la loro maestosità e, avendo rinunciato al “condimento” con i fumogeni per signorilità, sono state sventolate le bandiere e mostrati fieramente gli stendardi.

Il tifo del Villorba è partito a mille ma la risposta canora veneziana non è tardata ad arrivare: l’attesa per il calcio d’inizio, dovuta ad una mancanza nell’equipaggiamento medico allo stadio, è stata accompagnata dai cori incessanti e tambureggianti delle due tifoserie, che hanno regalato un momento veramente spettacolare ed emozioni uniche alle ragazze in campo, trepidanti di iniziare a giocare.
È stata un bello scontro, in campo e sugli spalti, e per novanta minuti nessuno si è risparmiato (da segnalare anche i complimenti scambiati a vicenda, nel post-partita, tra i supporters del Venezia 1985 e quelli del Villorba).

Il bel ricordo di questa partita e di questa giornata è stato completato dal gruppo di ragazze nero-oro che, anche se non c’è stata una vittoria sul terreno di gioco, è venuto comunque sotto il settore occupato dai propri tifosi e amici, per ringraziarli del sostegno ricevuto.

C’è ancora un ultimo atto da vivere assieme in questa stagione, per chiudere in bellezza un’annata vissuta tra mille peripezie ed avversità.
Perchè gli applausi al termine di questa magica domenica non saranno gli ultimi e i “Tifosi non Schifosi” son pronti a lasciare un’ altra impronta importante e tangibile in questa storia.
Ad maiora semper!

Villorba – Venezia Calcio 1985 1-1: cuore nero-oro, Dalla Santa riprende il derby nel finale
Un derby che vibra, che pulsa, che si gioca sul filo delle emozioni. Nella 21ª giornata di Serie C femminile, penultima della stagione, Villorba e Venezia Calcio 1985 si dividono la posta in palio con un 1-1 che racconta molto più di un semplice risultato.
Sugli spalti è già partita vera: tamburi, cori, megafoni. I “Tifosi non Schifosi” del Venezia 1985, rinforzati da amici arrivati da Bologna e Brescia, rispondono colpo su colpo al tifo caldo del Villorba. Il tutto dentro una cornice di rispetto che nel calcio femminile non è un dettaglio, ma un valore. E quando il pallone comincia a rotolare, lo spettacolo non delude.

Primo tempo: Venezia più vivo, ma il gol non arriva
Si parte con 10 minuti di ritardo per via di defibrillatore che non è al suo posto o non si trova, non un dettaglio da poco, poi per fortuna si può cominciare, ma basta poco per capire che non sarà una partita banale. Il Venezia entra subito con personalità: dopo appena 2’, Trevisiol lavora un buon pallone sulla sinistra per Gastaldin, si accentra e calcia, sfiorando il vantaggio.
Le nero-oro spingono, costruiscono, danno la sensazione di poter colpire da un momento all’altro. Tra 11’ e 12’, prima Tosatto e poi Dalla Santa provano a sfondare, trovando però un portiere di casa attento e reattivo. È un Venezia che gioca meglio, che fraseggia, che cerca la profondità.
Il Villorba però non resta a guardare: Pantano prova a scuotere le sue con un tiro da fuori, ben controllato dal portiere veneziano. Ma sono ancora le lagunari a creare l’occasione più clamorosa al 14’, quando un tiro dalla distanza si stampa sulla traversa. Sulla stessa azione, arriva una doppia occasione ravvicinata: serve un intervento miracoloso dell’estremo difensore di casa per evitare il gol.
Il derby si accende anche sul piano agonistico. Al 23’, le ragazze di Mister Murru trovano pure la rete con un colpo di testa di Baldan su cross di Tosatto, ma la gioia viene strozzata in gola, dal fuorigioco segnalato dall’arbitro.
Il Villorba risponde con orgoglio: al 35’ una punizione di Pantano sbatte sulla barriera e poi sulla base del palo, facendo trattenere il fiato a tutto il settore ospiti.
Nel finale di tempo succede ancora di tutto: Cazzioli salva su una conclusione velenosa al 37’, mentre al 39’ un retropassaggio sbagliato del Villorba rischia di trasformarsi in autogol, evitato solo da un recupero disperato sulla linea del portiere Rubinaccio.
Si va al riposo sullo 0-0, ma con la sensazione che il Venezia abbia qualcosa in più, almeno sul piano del gioco.
Secondo tempo: calano i ritmi, ma non le emozioni
La ripresa si apre con le nero-oro ancora propositive, anche se inevitabilmente i ritmi si abbassano dopo un primo tempo giocato a tutto gas. La scena, però, se la prende Costantini, che ci prova al 48’ con un tiro al volo, ma l’estremo difensore nero-oro riesce a metterci una pezza.
La partita resta aperta, più spezzata, più fisica. Le squadre iniziano a sentire la fatica, ma non smettono di cercare il colpo decisivo. Al 74’, è ancora il Venezia a sfiorare il vantaggio: cross perfetto di Tosatto e tuffo di testa di Dalla Santa, palla che esce di un soffio.
Quando il pareggio sembra scritto, arriva la beffa.
All’83’, il Villorba trova il gol dell’1-0: tiro dalla distanza di Marchesin, sporcato da un difensore nero-oro, che mette fuori causa Cazzioli e si infila in rete. È un colpo pesante, che potrebbe piegare chiunque.
Ma queste ragazze hanno un cuore enorme. E lo dimostrano ancora una volta.
Passano cinque minuti e, all’88’, arriva la risposta: rilancio lungo, sponda di Centasso e inserimento perfetto di Dalla Santa, che si invola verso la porta e firma l’1-1. Un gol cercato, voluto, meritato.

Nel finale non succede altro, se non quattro minuti di recupero che scorrono tra tensione e speranza. Poi il triplice fischio.
Il derby finisce 1-1, ed è probabilmente il risultato più giusto. Il Venezia Calcio 1985 esce dal campo con la consapevolezza di aver giocato una gara di carattere, reagendo a uno svantaggio pesante nel momento più difficile.
Ma oltre al campo resta un’immagine che vale quanto il risultato: due tifoserie calde, appassionate, rumorose ma corrette. Una coreografia significativa lanciata con un messaggio che non deve passare inosservato ma che deve fare riflettere come da sempre hanno fatto gli striscioni mai banali dei “Tifosi non Schifosi”, cori incessanti e, alla fine, applausi reciproci.
È questo il calcio che si vuole raccontare. E in giornate così, il derby non lo vince nessuno… ma lo ricordano tutti.
Applausi.

VILLORBA TREVISO 1 – 1 VENEZIA CALCIO 1985
VILLORBA TREVISO
Rubinaccio, Bortolato, Marchesin, Dal Lago, Colombo, Bardahan, Pantano, Battain, Costantini (st 27’ Rossi), Canciello (st 1’ Trevisan), Menini.
A disposizione: Morosin, Bistaffa, Squizzato, Da Lio, Martinis, Zilli, Avallone.
Allenatore: Chiara Orlando
VENEZIA CALCIO 1985
Cazzioli, Morettin (st 12’ Furlan), Tosatto, Dalla Santa, Trevisiol (st 27’ Grecu), Gastaldin (st 11’ Sabia), Boschiero, Paladini, Baldan, Ruggiero, Centasso.
A disposizione: Tonello, Scarpa, Vanzo, Lamon.
Allenatore: Giancarlo Murru
Arbitro: Davide Bandiziol della sezione di Portogruaro (VE).
Marcatrici: st 38’ Marchesin (VI), 43’ Dalla Santa (VE).
Note:
Ammonita: Trevisiol (VE).
Corners: 6-4
Minuti di recupero: pt 1’; st 4’.
Nel post-partita, il solito Filippo ha raccolto le dichiarazioni di alcune ragazze del Venezia Calcio 1985 e del loro mister.
ELISA DALLA SANTA — Attaccante del Venezia Calcio 1985
“È stata una partita con due facce: nel primo tempo abbiamo fatto molto bene noi, nel secondo loro hanno alzato il ritmo e si è visto perché sono in alto in classifica. Sono giovani, corrono, giocano a calcio e in uno stadio grande come il Tenni si esaltano. Alla fine il pareggio è giusto: poteva vincerla chi segnava per primo, ma siamo state brave a restare dentro la partita anche dopo il loro gol, arrivato in modo un po’ fortunoso.
Il loro gol è stato una botta, ma dentro di noi sapevamo che potevamo riprenderla. La partita la sentivamo tanto, era un derby, e in uno stadio così è normale viverla con più emozione. Siamo state brave a non mollare e il cambio tattico ci ha dato una mano: chi è uscita non è che abbia fatto male ma davanti, con due giocatrici veloci come me e la Tosatto, abbiamo creato difficoltà alla loro difesa alta. Ci abbiamo creduto fino alla fine.
Promuovo la voglia e la capacità di restare in partita anche nei momenti difficili. A livello tecnico e tattico sappiamo giocare, ma a volte è mancata la convinzione di poter vincere da squadra. Spero che questa partita sia una svolta. Domenica con l’Azzurra non sarà semplice perché si giocano la salvezza, ma per noi è importante chiudere bene per il morale e per l’anno prossimo.

Io faccio un po’ di tutto: un giorno terzino, un giorno prima punta… Mi arrangio. Il mister si fida, e questo per me vale tanto. Davanti il cambio ha dato fastidio a loro e con un po’ di fortuna è arrivata la palla giusta. Segnare è stato liberatorio, soprattutto per come si era messa la partita. L’esultanza verso la panchina era per chi teneva tantissimo a questo derby e non era in campo in quel momento. Ludovica (Gastaldin, n.d.r.) mi aveva detto: “Se segni, vieni da me”, e l’ho fatto. È stato un regalo per loro e per tutti quelli che ci seguono.
Entrare in uno stadio così, con tutta quella gente, è stato bellissimo. Non saranno numeri enormi, ma li senti. Il fatto che fosse gratuito ha portato più pubblico e ha creato un’atmosfera speciale. C’è stato un bel dualismo tra le due fazioni di tifo, specialmente all’inizio dove ho potuto provare anche qualche brivido per la bella cornice prima che la trance agonistica prendesse il sopravvento, seguito poi da un calorosissimo applauso per tutti: emozioni che nel calcio femminile servirebbero molto più spesso. I tifosi per noi ci sono sempre, e oggi ancora di più, con Bologna e Brescia presenti, a conferma degli ottimi rapporti e degli scambi che abbiamo con loro. Grazie a tutti quelli che son venuti. Quando ho segnato ho lanciato un bacio verso la tribuna, verso Anna Chiara… E verso Danilo, che non c’era ma so che sarebbe stato lì in prima fila a tifare per noi. Quel gesto era anche per lui.”
AGATA ISABELLA CENTASSO — Capitano e centrocampista del Venezia Calcio 1985
“È stata una partita che si è conclusa con un risultato giusto, perché abbiamo visto due tempi completamente diversi. Nel primo c’è stato equilibrio, intensità, azioni veloci e ribaltamenti continui in uno stadio grande. Abbiamo creato qualcosa in più, anche se abbiamo rischiato. Nel secondo tempo abbiamo pagato le energie spese: abbiamo subito il gioco delle avversarie e non riuscivamo più a salire, a tenere palla, e contro una squadra che spinge lo senti subito. È diventata una partita di resistenza.
Il loro gol, su deviazione, è stato come uno schiaffo. E quando sei già in difficoltà non sai nemmeno dove trovi la forza per reagire. E invece succede, con una Dalla Santa stratosferica sia in attacco che in difesa. Abbiamo trovato energie che non so spiegare. È venuto fuori il carattere della squadra. In campo continuavo a dire alle compagne: “Oggi la giochiamo così, a non prendere gol”. Dovevamo accettare di soffrire in quel secondo tempo. A volte le partite non si vincono giocando bene, ma resistendo e ripartendo: con compagne come Dalla Santa o Tosatto lì davanti contro una difesa che gioca alta, puoi crearti l’occasione prima o poi.
Promuovo la voglia, la volontà, la capacità di soffrire insieme. Quello che conta è che ci abbiamo creduto fino alla fine. Adesso voglio vedere la stessa mentalità nell’ultima partita contro l’Azzurra: voglio vincerla per chiudere bene una stagione difficile, con rispetto verso noi stesse.

Giocare in uno stadio come il Tenni, così grande, è stato emozionante. Ti mette ansia perché vuoi essere all’altezza. In mezzo al campo è stata una guerra, continui ribaltamenti di fronte e zero pause: sarei curiosa di vedere i dati sui chilometri percorsi da me e, in generale, dal reparto di centrocampo. Non penso di aver fatto qualcosa di eccezionale, ma penso di aver saputo soffrire insieme alle mie compagne. Mi do la sufficienza, perché alla fine è andata così.
In uno stadio grande rischi di sentire il vuoto, e invece no. Grazie ai tifosi si è creata un’atmosfera vera, sentita. Mi sono emozionata. Sentire i cori dei “Tifosi non Schifosi”, vedere anche gli amici di Bologna e Brescia insieme a loro… È stato bellissimo. Li ringrazio tantissimo: hanno reso tutto magico.”
GIANCARLO MURRU — Allenatore del Venezia Calcio 1985
“Le cose belle del calcio ci insegnano ad amare la partita, quelle più difficili a viverla. Un po’ come nella vita: i momenti belli ci insegnano ad amarla, quelli duri a sostenerla, ad attraversarla.
Calando tutto nella gara di oggi, possiamo dire di aver saputo amarla nel primo tempo, creando occasioni importanti, e di aver imparato a viverla nel secondo, con un mix di sofferenza ma anche di carattere che ci ha sempre consentito di restarci dentro. Complimenti a tutte per questo importante risultato, perchè ottenuto con tanta stanchezza nelle gambe. Le partite giocate da molte di loro sono davvero tante… Ma veramente tante… Spesso senza una pausa, senza un cambio… Ed è proprio lì che si vede il valore: questo rende loro grande, grande merito. E quando le forze mancano, i nostri tifosi diventano il dodicesimo giocatore in campo!”

Alla fine di questa lunga giornata, resta una verità semplice e potente: ciò che dà valore al calcio e alla vita non è mai soltanto il risultato. È tutto quello che ci gira attorno. È il viaggio, non la destinazione. È il modo in cui si sceglie di esserci.
Il derby contro il Villorba, vissuto nello stadio “Tenni”, ha mostrato ancora una volta che il Venezia 1985 e i suoi “Tifosi non Schifosi” non sono un contorno, ma un cuore pulsante. Una comunità che si muove, si organizza, crea, canta, soffre e gioisce insieme. Una comunità che non si limita a guardare una partita, ma la abita, la colora, la trasforma in un’esperienza collettiva.
La coreografia, gli amici arrivati da Bologna e Brescia, l’attesa fuori dai cancelli, il confronto sugli spalti, il rispetto reciproco, il gol nel finale, gli abbracci dopo il triplice fischio: ogni dettaglio racconta un modo diverso di vivere il calcio. Un modo che non ha bisogno di numeri, ma di persone. Di passione. Di presenza.
E proprio come dice Chaplin, “la vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali”: questo gruppo lo dimostra ogni domenica. Si sale sul palco senza certezze, si improvvisa, si sbaglia, si cade, ci si rialza, si canta anche quando manca la voce, si soffre insieme, si resiste insieme. E quando sembra che il sipario stia per calare, arriva un gol all’88’, un coro che riparte, un applauso che ricuce tutto.
Questa partita non ha consegnato una vittoria, ma ha consegnato qualcosa di più raro: la conferma di un’identità. Di un modo di stare al mondo. Di un legame che non si spezza con un rimbalzo storto o una deviazione sfortunata.
Ora resta un ultimo atto, un’ultima scena da vivere con la stessa intensità. Non per chiudere un campionato, ma per chiudere un capitolo vissuto con coraggio, creatività e cuore nero‑oro.
Perché gli applausi di oggi non sono un addio: sono un ponte verso ciò che verrà. E i “Tifosi non Schifosi” hanno già dimostrato che, finché ci sarà da lasciare un segno, loro ci saranno.
Filippo Pajola e Danilo Billi
