Ci sono calciatrici che si prendono la scena con i gol.
E poi ci sono quelle che si prendono l’anima delle squadre.
Giada Greggi appartiene a questa seconda categoria. Quelle che magari non cercano il riflettore, ma senza le quali il riflettore non si accenderebbe nemmeno. Perché il calcio, quello vero, vive di equilibrio, di sacrificio, di appartenenza, di dettagli invisibili agli occhi distratti.
E nella stagione dello scudetto 2025-2026 della AS Roma Women, Giada Greggi è stata esattamente questo: il cuore silenzioso della Roma.

Una stagione che, probabilmente, rappresenta il definitivo anno della maturità per la centrocampista giallorossa. Non soltanto dal punto di vista tecnico, ma soprattutto umano.
Per anni era stata definita il “motorino” della Roma Women. Quella che correva ovunque, recuperava palloni, pressava, dava intensità. Tutto vero. Ma oggi Giada Greggi è molto di più.
È leadership.
È personalità.
È qualità.
È identità romanista.
Ed è impossibile raccontare il terzo scudetto della Roma femminile senza raccontare lei.
Una Roma rifondata, una certezza chiamata Giada Greggi
All’inizio della stagione 2025-2026 quasi nessuno dava davvero credito alla nuova Roma Women. Una squadra cambiata, rifondata, con tanti interrogativi e il peso di dover aprire un nuovo ciclo vincente.
Eppure, proprio nel momento in cui servivano punti fermi, sono emerse le anime storiche della squadra.
Giada Greggi è stata una di quelle.
Anzi, forse la più continua di tutte, assieme alla compagna Manuela Giugliano.
Sempre presente. Sempre dentro la partita. Sempre capace di trascinare il centrocampo giallorosso con una continuità impressionante nonostante gli impegni con la Italy women’s national football team.
Ma soprattutto si è vista una trasformazione definitiva nel suo modo di stare in campo.
Non più soltanto corsa e aggressività.
Quest’anno Greggi ha aggiunto gestione, maturità, lettura dei momenti, leadership emotiva e una qualità tecnica sempre più evidente. È diventata una calciatrice totale.
E insieme proprio a Manuela Giugliano ha rappresentato il ponte emotivo tra la Roma dei primi scudetti e quella nuova. Le custodi del romanismo dentro uno spogliatoio rinnovato.
Da bambina romanista alla bandiera della Roma Women
Per capire davvero Giada Greggi bisogna partire da Roma.
Da una bambina che andava allo stadio con il padre e il fratello respirando romanismo ancora prima di immaginare che un giorno sarebbe diventata una delle bandiere della squadra femminile giallorossa.
La Roma, per lei, non è semplicemente un club.
È identità.
È famiglia.
È seconda pelle.
E questa cosa si percepisce in ogni contrasto, in ogni rincorsa, in ogni pallone giocato come se valesse qualcosa di personale.
Quando Giada entra in campo sembra quasi una tifosa infiltrata nel centrocampo della Roma Women.
È questo che i tifosi amano visceralmente di lei: l’autenticità.
Non c’è nulla di costruito. Nulla di artificiale.

Gli inizi: la danza classica, Testaccio e il pallone che chiamava più forte
Prima del calcio c’era stata perfino la danza classica. Tre anni.
Una strada diversa, elegante, lontana dal fango e dalle ginocchia sbucciate. Ma dentro di lei il richiamo del pallone era troppo forte.
“Dentro di me c’era solamente il calcio”, ha raccontato.
E allora arriva Testaccio. Arrivano i primi allenamenti, i primi sogni, i primi sacrifici.
Fondamentale è il ruolo della famiglia. Il padre è la figura che la accompagna dentro il mondo del calcio. Il fratello, invece, ancora oggi rappresenta una presenza costante e preziosa: guarda le sue partite, le analizza, le spiega cosa migliorare.
Dietro la crescita di Greggi si sente chiaramente il peso positivo di una famiglia che non l’ha mai lasciata sola.
Ed è forse anche per questo che Giada conserva ancora oggi una genuinità rarissima nel calcio moderno.
Res Roma, Roma Women e una sola vita in giallorosso
Calcisticamente nasce nella Res Roma, storica realtà del calcio femminile capitolino. È lì che debutta giovanissima in Serie A, mostrando immediatamente le caratteristiche che ancora oggi la rendono una delle centrocampiste più riconoscibili del campionato italiano.
Rapidità.
Aggressività pulita.
Intelligenza tattica.
Sacrificio.
Nel 2018 arriva la nascita della AS Roma Women e Greggi diventa una delle prime fondamenta del nuovo progetto giallorosso.
Da allora non se n’è praticamente mai andata.
Le maglie vestite in carriera raccontano perfettamente il suo percorso:
- Res Roma
- AS Roma Women
Con la Roma ha sempre indossato il numero 20, diventato ormai parte della sua identità calcistica.
Timidissima fuori dal campo, feroce dentro il rettangolo verde
Ed è qui che emerge forse il lato più affascinante di Giada Greggi.
Perché fuori dal campo non somiglia affatto alla giocatrice feroce che domina il centrocampo.
Lei stessa si definisce “moltissimo timida”.
E si percepisce davvero questa timidezza quando parla. Abbassa quasi lo sguardo davanti ai complimenti, sposta continuamente l’attenzione sulle compagne, sul gruppo, sulla famiglia.
È come se il calcio fosse il suo linguaggio emotivo più autentico.
“Dentro al campo esce la vera Giada”, racconta.
Ed è una frase potentissima.
Perché dentro il rettangolo verde riesce a liberare tutto quello che normalmente tiene nascosto:
la rabbia,
la personalità,
il coraggio,
la fame.

Fabio Melillo, il maestro che continua a vivere dentro di lei
Nel percorso umano e calcistico di Giada Greggi esiste anche una figura impossibile da dimenticare: Fabio Melillo.
Per tante ragazze cresciute nel calcio romano e nella Res Roma, Melillo non è stato soltanto un allenatore. È stato una guida emotiva, un educatore, quasi una figura paterna sportiva.
E anche nel cuore di Greggi il suo ricordo continua a vivere.
Ogni sacrificio, ogni rincorsa, ogni partita giocata con ferocia e appartenenza sembra portare ancora dentro qualcosa di quegli insegnamenti ricevuti da ragazza.
Perché ci sono allenatori che insegnano schemi.
E poi ci sono quelli che lasciano identità.
Fabio Melillo apparteneva a questa seconda categoria.
Deborah Salvatori Rinaldi, il primo gol in Nazionale e quelle lacrime improvvise
Tra i racconti più belli della sua crescita c’è quello legato a Deborah Salvatori Rinaldi, compagna di stanza nei primi anni azzurri.
Greggi la cita con una gratitudine enorme. Dice che è stata fondamentale per aiutarla a sciogliersi, a sentirsi accolta in un ambiente inizialmente intimidatorio.
Ed è proprio lì che arriva uno dei momenti più emozionanti della sua carriera: il primo gol con la Italy women’s national football team.
Un gol segnato col piede debole, il sinistro.
Lei dice di non piangere quasi mai. E invece quella sera pianse.
Pianse quando vide arrivare le compagne ad abbracciarla.
Un dettaglio che racconta moltissimo della sua sensibilità nascosta. Dietro la guerriera del centrocampo esiste una ragazza profondamente emotiva.
Il crociato, il dolore e la rinascita
Nel 2020 arriva il momento più duro della sua carriera: la rottura del legamento crociato.
Un colpo devastante.
Per una giocatrice che aveva costruito il proprio calcio sull’intensità, sulla corsa e sull’aggressività sembrava quasi una montagna impossibile da scalare.
E invece Giada Greggi ha fatto quello che fanno le persone vere: ha sofferto in silenzio, ha lavorato, ha stretto i denti e si è rialzata.
Giorno dopo giorno.
Allenamento dopo allenamento.
Lacrima dopo lacrima.
Da quell’infortunio è uscita una calciatrice nuova.
Più adulta.
Più consapevole.
Più leader.
Non ha perso la sua ferocia agonistica, ma ha aggiunto una gestione emotiva completamente diversa. Ha imparato a conoscersi nel dolore, a convivere con la paura, a trasformare la fragilità in forza.
È lì che nasce definitivamente la Giada Greggi che oggi guida il centrocampo della Roma Women e della Nazionale italiana.
L’orgoglio azzurro e la fiducia totale di Soncin
Con l’Italia, Giada Greggi ha fatto tutta la trafila:
- Italia Under 17
- Italia Under 19
- Italia Under 23
- Nazionale maggiore
Le giovanili azzurre per lei non sono state soltanto calcio. Sono state crescita umana.
Conoscere ragazze provenienti da tutta Italia, uscire dalla sua realtà romana, confrontarsi con esperienze diverse: tutto questo l’ha aiutata a maturare anche come persona.
Oggi è diventata uno dei pilastri della Italy women’s national football team anche per il commissario tecnico Andrea Soncin.
Perché Soncin ha capito immediatamente quanto Greggi sia fondamentale negli equilibri della squadra azzurra. Non soltanto per la qualità tecnica o per la corsa, ma per la mentalità che riesce a trasmettere.
Quando indossa la maglia della Nazionale, Giada sembra caricarsi di un orgoglio quasi viscerale.
L’azzurro, per lei, non è abitudine.
È privilegio.
È responsabilità.
È qualcosa che sente addosso con una profondità autentica, ogni volta che ascolta l’inno prima delle partite.
Ed è forse proprio questo che la rende così amata anche dalle compagne: la capacità di vivere ancora tutto con emozione vera, senza mai diventare fredda o automatica.

Pirlo, Messi e il calcio vissuto come emozione
I suoi idoli raccontano molto della sua idea di calcio.
Di Andrea Pirlo ama soprattutto l’intelligenza tattica. Lo definisce “un maestro” non per la velocità o l’atletismo, ma per la capacità di capire il gioco prima degli altri.
Di Lionel Messi invece cerca l’energia emotiva. Racconta di guardare i suoi video prima delle partite per caricarsi mentalmente.
Non per imitare Messi.
Ma per sentire qualcosa dentro.
Perché Giada Greggi vive il calcio prima di tutto con il cuore.
Il mare, il cane, la semplicità: la Giada lontana dai riflettori
Fuori dal calcio resta una ragazza incredibilmente semplice.
Ama il mare quasi in maniera viscerale. Dice di aspettare l’estate soprattutto per stare ore sotto il sole o giocare a pallone sulla spiaggia.
Si definisce scherzosamente una “lucertola”.
Ama cucinare, anche se racconta ridendo di sapersi arrangiare soprattutto con piatti semplici: petto di pollo, salmone, patate dolci e qualche cacio e pepe improvvisata.
E poi c’è il suo cane, raccontato con una dolcezza quasi materna.
Sono dettagli piccoli, ma fondamentali per capire la sua umanità.
Perché Giada Greggi non sembra mai costruire un personaggio.
Rimane sé stessa.
La leader silenziosa del calcio femminile italiano
Nel calcio esistono leader che parlano tanto.
E poi esistono leader che trascinano senza bisogno di urlare.
Giada Greggi appartiene alla seconda categoria.
Non cerca mai il centro della scena. Usa continuamente il “noi”. Le compagne. Il gruppo. Lo staff.
Anche davanti ai premi individuali o ai discorsi sul Pallone d’Oro sorride quasi imbarazzata e riporta subito l’attenzione sulla squadra.
Ed è forse proprio questa la sua grandezza.
Essere diventata una leader senza smettere di essere quella ragazza timida e genuina cresciuta sugli spalti dell’Olimpico.
Una ragazza che oggi, ogni volta che entra in campo, sembra mettere dentro la partita tutta sé stessa:
la bambina romanista,
la figlia,
la sorella,
la perfezionista,
la ragazza emotiva,
la guerriera.
Tutto insieme.
Dentro novanta minuti.
Danilo Billi

