Ci sono squadre che vincono.
E poi ci sono squadre che restano addosso.
L’Enjoy, per me, è diventata questo.

Non solo un gruppo che giovedì andrà a giocarsi una finale importante.
Non solo una squadra che ha saputo costruire risultati, numeri, trofei individuali e rispetto.
Ma qualcosa di molto più raro.
Una famiglia vera.
E oggi questa lettera non è soltanto per le ragazze che entreranno in campo.
È anche per chi questo mondo lo ha costruito, protetto, accompagnato e difeso dietro le quinte. Per i dirigenti, per lo staff, per chi prepara, organizza, ascolta, consola, ride, si preoccupa e magari torna a casa stanco morto dopo il lavoro, ma trova ancora la forza di esserci.
Perché le società sane si riconoscono dai dettagli.
E i dettagli, nell’Enjoy, parlano forte.
Parlano di umanità.
Parlano di attenzioni.
Parlano di quei famosi cioccolatini a fine partita che magari sembrano una sciocchezza, ma non lo sono affatto. Perché il calcio vero vive lì dentro. Nei piccoli gesti. Nei sorrisi dati nei giorni storti. Nelle pacche sulle spalle. Nelle tavolate dopo le partite. Nei pub pieni di risate e facce stanche ma felici.
Sapete cos’è successo davvero in questa stagione?
Che un progetto nato quasi “di passaggio” mi è entrato dentro.
Quando Denis mi propose questa collaborazione, accettai quasi di impulso. Con lui abbiamo condiviso anni di curve, campi, chilometri e pallone vissuto. Ma all’inizio era semplice lavoro. Un articolo, qualche contenuto, una mano data a un amico.
Poi però è arrivato il resto.
Nick, con quella sua maniera tutta sua di vivere il calcio, mi ha trascinato lentamente dentro il vostro mondo. E io, senza quasi rendermene conto, ho iniziato a vedere quello che stavate costruendo davvero.
Non solo una squadra forte.
Ma un gruppo unito.
Compatto.
Vero.
Due riconoscimenti individuali come miglior attaccante e miglior portiere non arrivano mai per caso. Dietro quei premi c’è il lavoro silenzioso di tutte. Di chi segna, di chi para, di chi corre senza apparire, di chi gioca poco ma non smette mai di esserci, di chi magari si rompe, soffre e resta comunque vicino al gruppo.
E allora il mio pensiero oggi va a tutte voi.
A chi si è fatta male.
A chi ha stretto i denti.
A chi è arrivata in corsa.
A chi magari ha avuto meno spazio ma non ha mai smesso di sentirsi parte di qualcosa.
A chi lavorava tutto il giorno e poi correva al campo sotto la pioggia, nel freddo o nel fango.
Perché io nelle vostre facce ho rivisto il calcio che amo.
Quello sporco.
Quello romantico.
Quello che oggi sembra quasi sparito.
Io di calcio ne ho visto tanto. Forse troppo. Ho passato una vita tra curve, trasferte, stadi e notti finite all’alba a parlare di partite davanti a una birra. Trentacinque anni di tifo non si cancellano. Ti restano addosso. Ti rendono nostalgico. Ti insegnano a riconoscere le persone vere al primo sguardo.
E voi siete persone vere.
Lo siete quando ridete insieme nelle foto al pub.
Lo siete quando vi aiutate.
Lo siete quando trasformate una semplice squadra in un posto dove qualcuno si sente a casa.
Ed è lì che mi avete fregato.
Perché io, al calcio a 8 femminile, non ci ero mai entrato davvero. Oggi invece mi ritrovo ad aspettare i vostri risultati, a leggere i messaggi, a sistemare articoli, a seguire quello che fate anche da lontano, da questa mia specie di esilio marchigiano fatto di lavoro, salute da gestire e nostalgia continua di Bologna.
Eppure, anche a distanza, mi avete fatto sentire parte di qualcosa.
La finale?
Le finali si vincono e si perdono. È il calcio. Succede.
Ma certe stagioni restano comunque.
E la vostra resterà.
Perché avete dato dignità, cuore e anima a una maglia. Perché avete reso orgogliosa la vostra società. Perché avete reso orgogliosi Denis, Nick, lo staff, i dirigenti e anche uno come me, che nella vita si emoziona sempre meno ma quando trova autenticità abbassa ancora le difese.
Entrate in campo come avete sempre fatto.
Con il cuore sporco di fango.
Con le gambe pesanti.
Con la testa libera.
Con quella fame che vi ha portato fin qui.
E poi comunque vada, guardatevi negli occhi.
Perché avete già costruito qualcosa che vale.
Grazie davvero, Enjoy.
Per avermi ricordato che esiste ancora un calcio fatto di persone prima che di risultati.
Da lontano, ma vicino.
O forse vicini anche se lontani.
Danilo Billi

