Un gruppo di amici, una birra davanti a una partita, qualche sciarpa rossoblu appesa in un angolo di Berlino e la nostalgia di casa che ogni domenica bussa forte al cuore.
Poi però succede qualcosa.
Succede che il Bologna cresce. Vince. Fa innamorare l’Europa. E insieme alla squadra cresce anche chi quella passione la porta addosso lontano dall’Italia, come una seconda pelle.

È così che il club Berlino Rossoblu è diventato molto più di un semplice gruppo di tifosi emigrati. È diventato una famiglia sparsa tra Germania ed Emilia, un ponte emotivo lungo oltre mille chilometri, una comunità che oggi segue il Bologna ovunque: dalle notti europee alle trasferte impossibili, fino ai pub tedeschi trasformati in piccoli pezzi di Dall’Ara.
“Il club è cresciuto tantissimo”, raccontano con orgoglio. “E ovviamente tutto è andato di pari passo con la crescita incredibile della squadra negli ultimi anni. Quando il Bologna cresceva in campo, cresceva anche la nostra realtà. Era inevitabile”.
All’inizio erano pochissimi.
“Quando ci siamo sentiti la prima volta saremo stati sette, dieci iscritti al massimo. Oggi siamo circa sessanta: venticinque qui a Berlino e gli altri a Bologna”.
Numeri che raccontano qualcosa di profondo. Perché molti di loro, pur vivendo ancora sotto le Due Torri, hanno scelto comunque di tesserarsi con il club berlinese.
“C’è chi ha legami personali con noi, amici, parenti, gente che viene spesso qui perché magari ha la fidanzata a Berlino. Altri ci hanno conosciuti e hanno deciso di farne parte perché sentivano qualcosa di speciale”.
Poi ci sono stati anche quelli arrivati per la corsa ai biglietti europei.
Una situazione che il gruppo racconta con sincerità e senza ipocrisie.
“Quella è una cosa che un pochino ci ha infastidito, perché in tanti si iscrivevano ai club solo per avere accesso alla prelazione. Però è successo ovunque, non solo da noi. La cosa bella è che, alla fine, siamo quasi sempre riusciti ad accontentare tutti”.
E così Berlino Rossoblu ha iniziato a macinare chilometri.
Champions League, Europa League, Coppa Italia. Sempre presenti. Sempre in viaggio.
“In questi due anni abbiamo partecipato praticamente a tutte le trasferte europee, tranne Backa Topola, che abbiamo deciso di disertare per protesta insieme a tanti altri tifosi. Però per il resto qualcuno di noi c’è sempre stato”.

Empoli. Bergamo. Roma. Birmingham. Bergen. Vigo. Norvegia.
Un atlante rossoblu vissuto con gli occhi pieni di stupore.
“Andare in Norvegia è stato qualcosa di incredibile. Una sensazione spettacolare. E Birmingham poi… ci siamo andati tre volte su tre. Io personalmente ero presente tutte le volte. Una roba assurda se ci pensi. Certo, magari sarebbe stato bello vedere anche città diverse, ma avere avuto la fortuna di vivere tutto questo resta qualcosa di unico”.
La vera magia però avviene lontano dagli stadi.
Succede nei pub di Berlino, davanti a uno schermo acceso e a una città che lentamente ha imparato a conoscere il Bologna.
“La base fissa è di cinque-dieci persone che ci sono sempre. Poi ci sono partite dove diventiamo venti, altre dove siamo in pochi. Però qualcuno c’è sempre”.
E adesso attorno a quei tavoli siedono anche tanti tedeschi.
“Molti ormai guardano le partite con noi. Si sono affezionati alla squadra, ai colori, all’ambiente. Ed è bellissimo vedere questa cosa crescere così spontaneamente”.
Nel frattempo il club è diventato riconoscibile anche agli occhi della società.

“Hanno iniziato a parlarci sempre più giornalisti, sempre più persone del Bologna. A Bergen abbiamo conosciuto anche Claudio Fenucci e Christoph Winterling. Sono rimasti molto colpiti dal fatto che esistesse una comunità così grande che segue il Bologna ogni settimana da Berlino”.
E poi c’è stato il merchandising, andato letteralmente a ruba.
“Abbiamo creato tantissime cose e sono piaciute davvero tanto. Davide Il Critico una volta ci ha detto che probabilmente siamo il club del Bologna più conosciuto in assoluto. Sentirselo dire fa un certo effetto”.
Ma il cuore del progetto resta un altro: raccontare cosa significa vivere il Bologna da lontano.
Per questo è nato anche il loro blog, creato dopo la trasferta di Bergen.

Che si può trovare semplicemente cliccando sul seguente link:
https://berlinorossoblu.blogspot.com/?m=1
“Volevamo spiegare cosa si prova a vivere ogni partita a distanza. Per noi è sempre trasferta. Sempre. Però il Bologna ci fa sentire a casa ovunque siamo”.
Non cercano numeri.
Non cercano sponsor.
Non cercano visibilità.
“Non siamo influencer e non lo facciamo per guadagnare. Lo facciamo per amore della maglia”.
Ed è forse proprio questa autenticità ad aver trasformato Berlino Rossoblu in qualcosa di speciale.
“Dopo Birmingham, nonostante la sconfitta pesantissima, alla fine della partita almeno venti persone sono venute a salutarci: ‘Grande Berlino, grandi ragazzi’. È stato emozionante. Perché fino a tre anni fa eravamo in tre o quattro con le nostre famiglie. Oggi invece la gente ci riconosce”.
Adesso il timore è che senza l’Europa qualcuno possa sparire.
“La paura è quella, sì. Vedremo se senza le coppe diminuiranno le iscrizioni. Però alla fine non cambia niente. Noi andremo avanti comunque. Anzi, forse in futuro terremo ancora più controllate le tessere, perché il club deve essere partecipazione vera, non soltanto una corsa ai biglietti”.
Eppure, nonostante tutto, la speranza resta intatta.
“Siamo quasi tutti fiduciosi sulla prossima stagione. Crediamo davvero che il Bologna possa tornare in Europa. E noi siamo già pronti: rifare i biglietti, organizzare i viaggi, rivivere l’ansia delle trasferte… è tutto parte della nostra vita ormai”.
Perché certe passioni non conoscono confini.
Non hanno bisogno di geografia.
Possono vivere sotto la neve di Berlino, dentro un pub tedesco o in un aeroporto alle quattro del mattino, con una sciarpa rossoblù stretta al collo e la sensazione bellissima di appartenere a qualcosa di più grande.
E allora capisci che sì, forse il Bologna non è soltanto una squadra di calcio.
Per qualcuno è davvero casa.
Danilo Billi
