Ci sono vittorie che riempiono una bacheca.
E poi ci sono vittorie che cambiano per sempre il peso di una maglia, il respiro di una città, la memoria di un’intera generazione di tifosi.
Il tardo pomeriggio del 24 maggio 2026 resterà una di quelle che il calcio femminile italiano si porterà dentro per anni. Una finale vera, sporca, nervosa, emozionante, vissuta con il cuore in gola fino all’ultimo secondo. Una battaglia totale tra le due grandi regine del movimento italiano: AS Roma Women e Juventus Women.

Se non hai voglia di leggere tutto l’articolo ascolta almeno la novità del podcast dura “solo” 4 minuti
Davanti a quasi seimila spettatori allo Stadio Romeo Menti è andata in scena molto più di una semplice finale di Coppa Italia Femminile Frecciarossa 2026. È andata in scena la fotografia perfetta della crescita del calcio femminile italiano. Due squadre fortissime, due identità diverse, due modi opposti di vivere la pressione.
Alla fine ha vinto la Roma.
Ha vinto con il talento, con il dolore, con il carattere.
Ha vinto con la firma della sua regina assoluta: Manuela Giugliano.
Un gol nel secondo tempo.
Un colpo da campionessa.
Un lampo che vale un’altra pagina di storia.
Perché con quell’1-0 le giallorosse hanno completato una stagione semplicemente monumentale: Scudetto e Coppa Italia nello stesso anno. Un double pesantissimo che consacra definitivamente questa squadra tra le più forti e iconiche mai viste nel calcio femminile italiano.
Giugliano MVP assoluta: la donna simbolo della Roma Women
E forse il destino aveva già scritto tutto.
Manuela Giugliano aveva iniziato la settimana ricevendo il premio di MVP assoluta della Serie A Women durante l’evento Athora Game On – All Stars Night. Un riconoscimento meritato, quasi inevitabile, per una giocatrice capace di trasformare ogni pallone in emozione.
Ma nessuno avrebbe potuto immaginare un finale così perfetto.
Perché le grandi campionesse fanno questo: si prendono la scena quando il peso della partita diventa enorme. Quando le gambe tremano. Quando il pallone scotta.
E nella notte più importante della stagione, Giugliano ha preso Roma per mano ancora una volta.
Roma-Juventus Women: la rivalità che sta cambiando il calcio femminile italiano
Negli ultimi anni la sfida tra AS Roma Women e Juventus Women è diventata la vera classica del calcio femminile italiano.
Ogni partita tra queste due squadre porta con sé qualcosa di enorme.
Orgoglio. Pressione. Rivincite. Ossessioni.
Le bianconere arrivavano alla finale con addosso il peso della propria mentalità vincente nelle gare secche. In stagione avevano già battuto la Roma sia nella finale di Women’s Cup sia nella Supercoppa Women. E nei primi minuti del “Menti” sembrava davvero potesse andare ancora così.
La squadra juventina è partita meglio.
Più aggressiva.
Più libera mentalmente.
La Roma, invece, è entrata in campo quasi bloccata dalla tensione. Contratta, nervosa, incapace di sviluppare il proprio calcio. E per lunghi tratti del primo tempo le giallorosse sono sembrate irriconoscibili rispetto alla squadra dominante che aveva chiuso il campionato con ben 16 punti di vantaggio proprio sulla Juventus.
Le bianconere pressavano altissime.
Chiudevano tutte le linee di passaggio.
Aggredivano ogni pallone.
La sensazione era chiara: la Juventus voleva trasformare la finale in una guerra mentale.
Una Roma ferita, ma viva: il centrocampo giallorosso cambia tutto
La Roma ha sofferto tantissimo.
Per lunghi minuti è sembrata quasi schiacciata dal peso emotivo della partita.
Poi, lentamente, qualcosa si è acceso.
Forse la consapevolezza di essere la squadra più forte.
Forse il passare dei minuti senza subire gol.
O forse semplicemente il cuore gigantesco di questo gruppo.
Il centrocampo romanista ha iniziato a salire di livello.
Giada Greggi ha cominciato a mordere ogni pallone.
Giulia Dragoni ha iniziato a dare qualità e ritmo.
E soprattutto Giugliano ha preso il controllo emotivo della finale.
La Roma ha iniziato finalmente a respirare.
Ogni possesso palla giallorosso sembrava togliere sicurezza alla Juventus. La partita si è improvvisamente riequilibrata, diventando tesa, fisica, quasi feroce.
E dentro quella finale c’erano anche emozioni molto più profonde di un semplice trofeo.
Per alcune giocatrici quella era l’ultima notte in maglia romanista.
Evelyne Viens ed Emilie Haavi stavano salutando Roma. Forse anche Giulia Dragoni.
C’era la sensazione fortissima di voler chiudere un ciclo regalando un ultimo pezzo di storia ai tifosi.
Baldi salva la Roma: la parata che tiene vive le giallorosse
Prima del gol decisivo, però, la Roma ha dovuto sopravvivere.
La Juventus ha avuto occasioni pesantissime.
Le bianconere hanno sfiorato il vantaggio in più momenti, soprattutto con le incursioni offensive nate da corner e seconde palle.
E proprio lì è emersa tutta la grandezza di Baldi.
Una parata straordinaria su Carbonell nel primo tempo ha impedito alla finale di prendere una direzione completamente diversa. Un intervento di puro istinto, con la mano di richiamo, di quelli che spesso passano inosservati ma che cambiano la storia delle partite.
Perché le finali si vincono anche così: resistendo.

Il cambio di Pilgrim e il gol che entra nella storia della Roma Women
Nel secondo tempo la partita ha iniziato lentamente a cambiare volto.
L’ingresso di Alayah Pilgrim ha spaccato completamente gli equilibri offensivi. Energia, strappi, profondità. La Roma ha improvvisamente trovato quell’imprevedibilità che fino a quel momento era mancata.
E al 35’ del secondo tempo è arrivato il momento che resterà scolpito nella memoria romanista.
Pilgrim sfonda sulla fascia destra.
Cross velenoso dentro l’area.
La spizzata di testa di Viens prolunga il pallone.
Sul secondo palo appare lei.
Manuela Giugliano.
La numero 10 controlla il tempo della giocata come fanno soltanto le campionesse vere. Nessuna frenesia. Nessuna paura. Solo lucidità assoluta.
Tocco preciso.
Pallone in rete.
Esplosione giallorossa.
Vicenza diventa romanista per una notte.
Quel gol pesa come un macigno.
Perché non vale soltanto una Coppa Italia. Vale la definitiva consacrazione di una squadra che ormai ha smesso di essere una semplice realtà emergente. Questa Roma è diventata una potenza del calcio italiano.
L’assalto finale della Juventus e il miracolo che salva la Coppa Italia
Ma la Juventus non è mai morta davvero.
Negli ultimi minuti le bianconere hanno assaltato l’area romanista con tutto quello che avevano. Palloni alti, seconde palle, mischie continue, tensione ovunque.
E nel finale il cuore romanista ha dovuto battere fortissimo.
Prima il salvataggio disperato di Elin Thogersen sulla linea, con il pallone letteralmente tolto dalla porta.
Poi il miracolo definitivo di Baldi.
Una conclusione violentissima destinata sotto l’incrocio. Una palla che sembrava già dentro. Ma il portiere giallorosso vola e salva tutto con un intervento irreale.
Una parata che vale quanto il gol di Giugliano.
Forse persino di più.
Il recupero si allunga quasi fino al centesimo minuto anche per il duro scontro che coinvolge Michela Cambiaghi. La Roma soffre, stringe i denti, si difende con l’anima.
Poi arriva il triplice fischio.
E lì esplode tutto.
Lacrime.
Urla.
Abbracci.
Bandieroni al cielo.
Una città intera che si riversa dentro quella notte.

La Roma Women entra nella storia del calcio italiano
La AS Roma Women conquista così la terza Coppa Italia della propria storia dopo i successi contro Milan e Fiorentina. Ma questa vittoria ha un sapore diverso.
Perché arriva contro la Juventus.
Perché arriva completando il double.
Perché arriva al termine di una stagione dominata praticamente dall’inizio alla fine.
Ma soprattutto perché questa squadra ha saputo creare qualcosa che va oltre il risultato.
Sugli spalti del “Menti” si è vista la parte più bella del calcio: famiglie, bambini, bandiere, cori, emozioni vere. Nessuna violenza. Nessun odio. Solo appartenenza e amore.
Ed è questo il messaggio più potente lasciato da questa finale.
Il calcio femminile italiano non è più una semplice promessa.
È una realtà forte, emozionante, viva.
E dietro le luci della Serie A esistono anche i sacrifici enormi della Serie B, della Serie C, dei campi periferici, delle trasferte infinite, delle ragazze che giocano ancora soltanto per amore.
È da lì che nasce tutto.
Ed è anche per loro che notti come questa diventano importanti.
Intanto Roma si gode il suo capolavoro.
Scudetto.
Coppa Italia.
Una squadra entrata definitivamente nella leggenda.
E nel silenzio finale del “Menti”, mentre le giallorosse alzavano la coppa verso il cielo di Vicenza, sembrava quasi impossibile non pensare una cosa soltanto:
questa Roma Women ha smesso di inseguire la storia.
Adesso è la storia che rincorre loro.
Danilo Billi

