Ci sono storie che profumano di terra vera, di campi polverosi, di ginocchia sbucciate e sogni che nascono lontano dai riflettori.
La storia di Enjoy Bologna e del suo portiere Alice Formoso è una di quelle storie che non si possono raccontare in fretta. Perché dentro ci sono sacrifici, paure, chilometri, università, moto, famiglia, ansia da prestazione e soprattutto un amore gigantesco per il calcio.

E forse non poteva che finire così: con il premio di miglior portiere del campionato UISP dopo una stagione dominata dall’Enjoy Bologna, culminata con la vittoria del campionato provinciale e appena 19 gol subiti in 20 partite.
Ma Alice, appena sente quei numeri, scoppia a ridere.
“Quando me l’ha scritto Nico ho detto: ‘Cavolo però… è un gol a partita, non è che sia il massimo’. E lui mi ha detto: ‘Ma cosa dici? Zitta va bene così’”.
Ed è forse proprio qui il segreto del suo carattere: una ragazza che non si sente mai arrivata, che continua a vedere prima gli errori e poi i complimenti.

Da Farneto al pallone contro il muro
Alice viene da Farneto, una minuscola località nel comune di Sassofeltrio.
Un posto piccolissimo.
“Io abito in una via con forse dieci case. Eravamo tre bambini maschi e io. Loro giocavano sempre a calcio e io prendevo il pallone e lo tiravo contro il muro della camera di mio nonno”.
Il calcio nasce lì.
Nel rumore secco di un pallone contro un muro.
Nel desiderio di stare insieme agli altri bambini.
“Quando venivano i miei amichetti giocavamo sempre a calcio”.
I genitori all’inizio provano a indirizzarla altrove.
Prima la danza.
“Piangevo prima di mettere il tutù. La danza mi ha fatto capire che non mi piaceva la danza”.
Poi il karate, praticato per sette-otto anni.
“Ero arrivata quasi alla cintura marrone. Però appena finivano gli allenamenti prendevamo i palloni di gomma e giocavamo a calcio”.
Alla fine il richiamo del pallone è troppo forte.

L’impatto col calcio vero: “Pensavo di essere bravina, invece…”
Il primo vero approccio con una squadra arriva a Riccione.
Ed è uno shock.
Alice ricorda ancora il primo allenamento in quel campo in terra.
“Io volevo tirare dei gran calci al pallone. Invece c’erano ostacoli, tecnica, esercizi… e lì ho pensato: ‘Ma io non so fare niente’”.
Davanti a lei c’erano alcune delle bomber più forti della categoria.
“Io aspettavo solo la partitella. Sulla tecnica ho sempre un po’ peccato, sono anche un po’ disordinata”.
Poi succede qualcosa che cambia tutto.
Durante un’amichevole con i maschi si mette in porta quasi per caso.
E da lì non esce più.

L’arrivo a Bologna e la chiamata che cambia tutto
Dopo il periodo a Riccione, tra Covid e impegni scolastici, Alice smette temporaneamente.
Poi arriva Bologna.
E il destino si presenta in un appartamento universitario.
“Ero a casa di una mia vicina. Vedo un borsone da calcio. Le chiedo: ‘Ma giochi a calcio?’. Lei mi dice di sì e mi propone di andare a provare perché cercavano ragazze”.
Da lì il contatto con mister Nick (Nicola Mosca) e l’inizio dell’avventura con l’Enjoy Bologna.
“Nick mi chiamò subito: ‘Dai vieni, prova’. E da lì ho fatto tutto il primo anno”.
Un anno complicato, vissuto con molta ansia.
“Le partite me le vivevo full di ansia. Non me le godevo”.
Poi arriva la svolta grazie al preparatore dei portieri Denis.

Denis, gli allenamenti e quella frase diventata leggenda
Alice racconta ridendo il loro primo incontro.
“La prima volta che Denis (Rinaldi n.d.r.) mi ha visto si è inginocchiato a pregare. Giuro”.
Da quel momento nasce un rapporto speciale fatto di lavoro, treni presi al volo, allenamenti extra e tantissima fiducia.
“Il venerdì arrivavo in stazione e Denis mi veniva a prendere in macchina. Andavamo al campo e mi allenavo con le altre portiere”.
Allenamenti veri.
Punizioni.
Calci d’angolo.
Schemi.
Tuffi.
Ma Alice non nasconde i suoi limiti.
“Io gioco con le mani. Quando mi fanno retropassaggio e mi puntano due attaccanti, vado nel panico”.
Ed è proprio questa sincerità brutale a renderla autentica.

Il premio di miglior portiere UISP: “Lo dedico a mio nonno”
Il riconoscimento individuale arriva dopo una stagione straordinaria.
Alice però lo vive a modo suo.
“Lo avevo già processato perché me l’avevano anticipato per farmi essere presente alla premiazione”.
Ma dietro quella coppa c’è qualcosa di molto più grande.
C’è suo nonno.
Un uomo che nemmeno seguiva il calcio.
“Quando era in ospedale, un’infermiera voleva spegnere la TV perché c’era il calcio. Lui disse: ‘No, lascialo acceso che c’è mia nipote che gioca a Bologna. È un portiere forte e stanno vincendo’”.
Da lì la voce di Alice cambia.
Diventa più fragile.
Più vera.
“Ho dedicato tutto a lui. Quando abbiamo vinto il campionato ho chiamato mia mamma e le ho detto: ‘Diglielo al nonno’”.

La finale col Fossolo e un’emozione mai provata
La vittoria del campionato provinciale contro il Fossolo resta il momento simbolo della stagione.
“Io ero in ansia totale prepartita”.
Poi il primo gol.
E qualcosa si spezza.
“Quando abbiamo segnato mi sono rilassata completamente. Era tutto come dentro una bolla”.
Gli spalti pieni.
Le compagne.
Le urla.
“Non avevo mai giocato con tutta quella gente”.
E all’intervallo Alice guarda le compagne quasi implorandole.
“Ragazze, vi prego, ce la facciamo”.
Poi il triplice fischio.
L’abbraccio collettivo.
Le lacrime.
La liberazione.
“Ce la meritiamo. Sono strafelice”.


Geologia, università e il sogno delle moto
Fuori dal campo Alice vive una doppia vita.
Studia Geologia per lo sviluppo sostenibile a Bologna.
“Sono al primo anno di magistrale. Il dipartimento è in via Zamboni”.
Ma c’è anche un’altra enorme passione: le moto.
E qui Alice cambia ancora tono.
Si illumina.
È cresciuta tra i motori, a pochi minuti da Tavullia e Coriano.
“Da noi apri un garage e trovi moto da cross, quad, minimoto e gokart”.
Da quella passione nasce anche il lavoro nelle grafiche per moto.
“La moto magari può anche non andare forte… ma deve essere bella”.
Alice segue clienti, crea bozze, studia design e prepara file per la stampa professionale.
Un mondo tecnico, creativo e pieno di dettagli.
Proprio come lei.
“Io seguo il gruppo”
Sul futuro Alice non ha dubbi.
“Io seguo il gruppo”.
Che significhi Enjoy Bologna o altre avventure, il legame umano viene prima di tutto.
“Con le ragazze abbiamo un rapporto bellissimo anche fuori dal campo”.
Pub, birre, risate e amicizie vere.
Quelle che nascono dentro uno spogliatoio e poi restano addosso.

Alice Formoso, molto più di un portiere
Nel calcio moderno si parla spesso di numeri, statistiche, uscite basse, costruzione dal basso e tecnica.
Poi però esistono giocatrici come Alice Formoso.
Portieri che magari ammettono di avere paura nei retropassaggi, ma che non esitano a buttarsi contro un palo pur di salvare una partita.
Ragazze che giocano con l’ansia addosso, ma che nei momenti decisivi riescono comunque a diventare muro.
E forse è proprio questo che rende speciale la sua storia.
Perché Alice non sembra una campionessa costruita.
Sembra una di noi.
Con le sue paure.
Le sue risate.
Le sue imperfezioni.
E proprio per questo, tremendamente vera.
Danilo Billi

