
Prefazione
Esistono libri che vengono scritti per lasciare un insegnamento.
Altri nascono per raccontare una storia straordinaria.
Altri ancora vengono pubblicati perché qualcuno pensa di avere qualcosa da dimostrare.
Questo libro, invece, nasce da una necessità molto più semplice e, forse proprio per questo, molto più profonda.
Nasce dal bisogno di raccontare la verità.
La mia.
Una verità che non pretende di essere assoluta, perché ognuno vive gli stessi avvenimenti con occhi diversi. Questa è semplicemente la mia versione dei fatti. Il mio sguardo sul mondo. Il mio modo di ricordare, di soffrire, di amare, di cadere e di rialzarmi.
Non ho scritto queste pagine per chiedere compassione.
Non mi interessa.
Non ho scritto questo libro per regolare conti con qualcuno.
Il tempo, prima o poi, presenta il conto a tutti senza che ci sia bisogno del mio aiuto.
Non l’ho scritto per diventare famoso.
Non l’ho scritto per vendere migliaia di copie.
E, sinceramente, non l’ho scritto nemmeno per sentirmi migliore degli altri.
L’ho scritto perché, a un certo punto della mia vita, mi sono accorto che stavo rischiando di dimenticare chi fossi davvero.
Quando si attraversano malattie, interventi chirurgici, lutti, delusioni, problemi economici e solitudine, succede una cosa strana.
Pezzo dopo pezzo si perde qualcosa.
All’inizio è quasi impercettibile.
Poi diventa un’abitudine.
Un giorno ti accorgi che sorridi meno.
Il giorno dopo che hai smesso di fare progetti.
Poi smetti perfino di raccontarti.
E quando una persona smette di raccontare la propria storia, lentamente smette anche di riconoscersi.
Questo libro è nato proprio lì.
Nel momento in cui ho capito che avevo bisogno di riprendermi la mia voce.
Per tanti anni ho raccontato la vita degli altri.
È stato il privilegio più grande che il giornalismo mi abbia regalato.
Ho ascoltato calciatori, allenatori, tifosi, artisti, fotografi, persone comuni e persone straordinarie.
Ho consumato scarpe negli stadi.
Ho aspettato ore per una fotografia.
Ho scritto articoli fino a notte fonda.
Ho inseguito notizie.
Ho litigato.
Ho sbagliato.
Sono stato criticato.
Qualche volta perfino insultato.
Ma non ho mai smesso di credere che ogni essere umano custodisca una storia degna di essere raccontata.
Poi, quasi senza accorgermene, mi sono reso conto che la storia che continuavo a rimandare era proprio la mia.
E raccontare sé stessi è infinitamente più difficile.
Perché significa togliersi ogni armatura.
Significa smettere di interpretare un personaggio.
Significa guardarsi allo specchio senza cercare scuse.
In queste pagine troverete un uomo pieno di difetti.
Non aspettatevi un eroe.
Gli eroi appartengono ai film.
Io sono semplicemente un uomo che ha avuto la fortuna di vivere momenti bellissimi e la sfortuna di attraversarne altri terribili.
Troverete il bambino che sognava.
Il ragazzo che pensava di poter conquistare il mondo.
Il fotografo che cercava emozioni dentro un obiettivo.
Il giornalista che ha scelto di raccontare ciò che spesso gli altri ignoravano.
Troverete il tifoso.
Troverete il figlio.
Troverete il paziente.
Troverete l’uomo costretto a ricominciare più volte da zero.
Troverete il Danilo che rideva fino alle lacrime.
E troverete anche quello che, in silenzio, piangeva senza volerlo far vedere a nessuno.
Perché questa è la vita.
Non è fatta soltanto di vittorie.
Anzi.
Molto spesso è fatta di sconfitte che ci insegnano più di qualsiasi successo.
Ho conosciuto la malattia.
Quella vera.
Quella che ti costringe a guardare il soffitto di una stanza d’ospedale chiedendoti se domani riuscirai ancora a respirare.
Ho conosciuto la paura.
La paura di perdere tutto.
La paura di non essere più autosufficiente.
La paura di diventare un peso.
Ho conosciuto il dolore della solitudine.
Quella che non dipende dal numero di persone che hai intorno, ma da quante davvero ti vedono.
Ho conosciuto anche la povertà.
Non quella raccontata nei film.
Quella che ti costringe a fare i conti fino all’ultimo euro.
Quella che ti insegna il valore immenso di un gesto semplice.
Di una cena offerta senza umiliarti.
Di un telefono regalato senza chiedere nulla in cambio.
Di un amico che percorre centinaia di chilometri solo per venirti a trovare.
Ed è proprio nei momenti peggiori che ho scoperto la differenza tra chi ti sta accanto perché gli fai comodo e chi invece rimane perché ti vuole bene davvero.
Le persone autentiche fanno poco rumore.
Non pubblicano ogni gesto.
Non cercano applausi.
Entrano nella tua vita in punta di piedi e, senza accorgertene, diventano una parte della tua famiglia.
Se oggi sono ancora qui, lo devo soprattutto a loro.
Lo devo a mia madre, che non ha mai smesso di lottare insieme a me.
Lo devo a quei pochi amici veri che mi hanno dimostrato che la parola “amicizia” esiste ancora.
Lo devo anche al giornalismo.
Perché scrivere, per me, non è mai stato un lavoro.
È stato un modo per restare vivo.
Ogni articolo è stato una piccola dichiarazione d’amore verso la vita.
Ogni fotografia è stata il tentativo di fermare un’emozione prima che il tempo la portasse via.
Ogni intervista è stata un viaggio dentro l’anima di qualcuno.
E forse è proprio questo che mi ha salvato.
Continuare a interessarmi degli altri anche quando la mia vita sembrava andare in pezzi.
In questo libro parlerò di calcio.
Di curve.
Di trasferte.
Di fotografia.
Di radio.
Di politica.
Di discriminazione.
Di obesità.
Di disabilità.
Di amore.
Di amicizia.
Di tradimenti.
Di morte.
Di rinascita.
Parlerò di Bologna, la città che porto nel cuore.
Di Pesaro, la città che mi ha accolto e con cui continuo ad avere un rapporto fatto di amore e incomprensioni.
Parlerò di mia madre.
Di mio padre.
Di mio nonno.
Di tutte quelle persone che, nel bene o nel male, hanno lasciato un segno nella mia esistenza.
Qualcuno, leggendo queste pagine, probabilmente non sarà d’accordo con quello che scrivo.
Ed è giusto così.
Non pretendo di avere ragione.
Pretendo soltanto il diritto di raccontare ciò che ho vissuto.
Perché ogni storia ha almeno due versioni.
Questa è la mia.
Spero soltanto che il lettore non abbia fretta.
Che non si fermi alle prime pagine.
Che non giudichi i personaggi troppo in fretta.
Perché, proprio come nella vita, anche qui le persone cambiano.
Cadono.
Tradiscono.
Perdonano.
Crescono.
E qualche volta sorprendono.
Se, arrivato all’ultima pagina, qualcuno chiuderà il libro guardando il mondo con un po’ più di empatia, allora tutto questo avrà avuto un senso.
Se una persona smetterà di giudicare un ragazzo obeso, una persona disabile, un povero, un emarginato o semplicemente qualcuno che appare diverso, avrò raggiunto il mio obiettivo.
Perché questo libro, in fondo, non parla soltanto di me.
Parla di tutti quelli che almeno una volta nella vita si sono sentiti fuori posto.
Di chi è stato preso in giro.
Di chi è stato dimenticato.
Di chi ha perso tutto.
Di chi ha avuto paura.
Di chi ha ricominciato.
Parla di quelli che continuano a credere che un gesto gentile possa ancora cambiare una giornata.
Parla di chi non si è arreso.
E se c’è una cosa che ho imparato in tutti questi anni è che la vita può portarti via tantissimo.
Può toglierti la salute.
Può toglierti il lavoro.
Può toglierti le sicurezze.
Può toglierti perfino le persone che ami.
Ma c’è una cosa che nessuno potrà mai portarti via.
La tua storia.
Ed è proprio quella che state per leggere.
Benvenuti.
Questa non è soltanto la mia autobiografia.
È il viaggio di un uomo qualunque che ha scelto di non smettere mai di raccontare.
Perché, in fondo, finché esisteranno storie da raccontare, esisterà sempre una ragione per continuare a vivere.


