Dalla passione per il taekwondo allo strength and conditioning: la preparatrice atletica del Pink Arzilla racconta il suo lavoro, la nuova Serie C, la gestione delle giovani calciatrici, la prevenzione degli infortuni e una stagione che promette di essere ancora più intensa

Ci sono storie che nascono da un progetto preciso.
E poi ce ne sono altre che arrivano quasi per caso.
La storia di Chiara Lani e del Pink Arzilla appartiene alla seconda categoria. Una di quelle casualità che, strada facendo, diventano qualcosa di molto più grande. Un incontro tra competenze, passione, ragazze, pallone e quella voglia di mettersi continuamente in gioco che, nello sport, spesso fa la differenza.
Per Chiara questa è la seconda stagione come preparatrice atletica del Pink Arzilla, una realtà che dopo la straordinaria cavalcata della passata stagione si prepara ad affrontare una nuova sfida: la Serie C.
Un salto di categoria che significa inevitabilmente alzare l’asticella.
E significa anche continuare a costruire, giorno dopo giorno, quella condizione fisica che rappresenta una delle basi fondamentali per affrontare una stagione lunga, intensa e piena di impegni.
Chiara arriva al calcio da un percorso apparentemente lontano da quello del pallone. Il suo mondo è stato inizialmente quello dello sport individuale, con il taekwondo, oltre all’attività da personal trainer in palestra e alla specializzazione nello strength and conditioning, cioè quel lavoro di forza e condizionamento che oggi rappresenta una parte fondamentale della sua professionalità.
Il passaggio dal singolo alla squadra, però, non è stato studiato a tavolino.
È successo.
«Sinceramente è venuto per caso», racconta Chiara.
Conoscevo alcune delle calciatrici, venne a sapere che il Pink Arzilla era alla ricerca di una nuova figura per la preparazione atletica.
E decise di proporsi.
Quella che sembrava semplicemente una casualità si è trasformata in una bella avventura.
«Alla fine mi sono ritrovata con un bel gruppo di ragazze».
Non tutto, però, è stato semplice fin dall’inizio.
Una prima stagione subito complicata
Entrare in corsa significava confrontarsi con una situazione completamente nuova.
«All’inizio è stato un attimo tosto», ammette Chiara.
Nei primi giorni c’erano diversi acciacchi, ragazze che durante l’estate non avevano svolto una preparazione particolarmente intensa e una condizione generale che inevitabilmente lasciava qualche interrogativo.
«Mi ritrovavo un attimo spiazzata».
Poi, però, il lavoro ha cominciato a dare i suoi frutti.
Perché, come spiega Chiara, al di là della differenza tra sport individuale e sport di squadra, c’è una certezza dalla quale non si può prescindere: la fisiologia del corpo umano è una.
Ed è proprio da questa consapevolezza che è partita la sua esperienza al Pink Arzilla.
Una stagione che sarebbe diventata lunghissima.
Una stagione infinita, tra prima squadra e Under 17
La passata annata si è trasformata in una vera e propria maratona.
L’ultima partita è arrivata addirittura il 21 giugno in Sardegna, dove il Pink Arzilla ha chiuso la propria straordinaria stagione.
Per una preparatrice atletica significa affrontare una programmazione che non può limitarsi ai mesi iniziali del campionato.
Perché nel frattempo arrivano le partite, gli impegni aggiuntivi, la Coppa, le fasi decisive della stagione e, soprattutto, il doppio impegno di alcune ragazze.
Nel gruppo, infatti, c’erano calciatrici impegnate sia con la prima squadra sia con l’Under 17.
Per alcune di loro significava giocare praticamente sabato e domenica, arrivando anche a disputare quasi 90 minuti per partita.
Un carico potenziale di circa 180 minuti di calcio in una sola settimana.
Eppure, arrivando alla fine della stagione, le ragazze hanno mostrato una condizione fisica sorprendente.
«Da un certo punto di vista mi sono un po’ stupita anch’io», racconta Chiara.
Anche perché, oltre al doppio impegno, c’era da fare i conti con il caldo e con una stagione che sembrava non voler finire mai.
Una vera cavalcata.
«Vuol dire che alla fine il mio lavoro è servito».
Ma Chiara tiene a sottolineare una cosa importante: il lavoro del preparatore atletico non vive isolato.
È un pezzo di un mosaico più grande.
«Sono tutti lavori diversi che, uniti, fanno una squadra».
Ed è forse questa una delle chiavi più belle per comprendere il suo modo di intendere la preparazione atletica.
Serie C: si alza l’asticella
Ora, però, c’è una nuova sfida.
Il Pink Arzilla è approdato in Serie C e per Chiara significa affrontare una stagione con nuove esigenze e nuove responsabilità.
La preparazione estiva è stata quindi impostata in maniera differente rispetto all’anno precedente.
Lo scorso anno, infatti, Chiara era entrata quando la squadra aveva già iniziato ad allenarsi e aveva quindi saltato buona parte della fase iniziale dedicata ai test.
Questa volta, invece, quella fase è stata affrontata fin dall’inizio.
La prima settimana è stata dedicata ai suddetti test e a una ripresa graduale, con un’intensità media.
Una scelta precisa e ragionata.
Su circa venti ragazze seguite in questa prima fase, Chiara aveva la certezza che circa la metà avesse continuato ad allenarsi durante l’estate.
Per le altre, invece, la situazione era più incerta.
E partire subito «a cannone», soprattutto con una squadra giovane, avrebbe potuto rappresentare un rischio inutile.
«Partire forte subito significa avere l’infortunio dietro l’angolo e non possiamo permettercelo».
Prima bisogna capire.
Prima bisogna osservare.
Prima bisogna misurare.
E così è arrivata una vera e propria fotografia della condizione iniziale della squadra attraverso una batteria di test.
L’obiettivo è raccogliere dati per capire da dove partire e come costruire il lavoro successivo.
In base ai risultati, Chiara potrà quindi utilizzare differenti percentuali di carico per intervenire su resistenza, velocità e sulle altre componenti della preparazione.
Un percorso progressivo.
Un gradino dopo l’altro.
Perché una stagione non si costruisce in un giorno.

La prevenzione degli infortuni parte dalla forza
Nel calcio femminile il tema degli infortuni è particolarmente delicato.
Chiara conosce bene l’importanza della prevenzione e, nel suo lavoro, utilizza anche strumenti e protocolli specifici.
Tra questi c’è il FIFA 11+, adottato anche nella passata stagione e diventato una base del riscaldamento della squadra.
Ma per Chiara la prevenzione non si esaurisce nel riscaldamento.
C’è un’altra parola che torna continuamente nel suo modo di lavorare:
Forza.
«Io sono dell’idea che una buona base di forza è già una prevenzione».
È un concetto semplice, ma fondamentale.
Il lavoro di forza svolto in sala pesi, naturalmente programmato e periodizzato, diventa quindi uno degli strumenti principali per proteggere il corpo delle calciatrici e ridurre il rischio di infortunio.
Non significa, naturalmente, poter eliminare completamente gli incidenti.
Perché nello sport esiste anche quella componente imprevedibile che Chiara riassume con una parola tanto semplice quanto inevitabile:
«La sfiga».
Ci sono i traumi da contrasto, gli incidenti durante l’allenamento, episodi che non possono essere sempre prevenuti.
Anche un episodio apparentemente banale può trasformarsi in un problema: una ragazza può, per esempio, rompersi il naso durante un allenamento.
La prevenzione può ridurre i rischi.
Non può cancellare l’imprevedibilità dello sport.
Campo e palestra: due facce dello stesso lavoro
Il lavoro atletico del Pink Arzilla non si limita al campo.
La palestra era già entrata nel progetto nella passata stagione.
Chiara racconta infatti di aver seguito cinque o sei ragazze anche attraverso un percorso in palestra, alcune delle quali hanno continuato questo lavoro anche nella nuova stagione.
Un’attività che considera fondamentale.
E ancora una volta torna il concetto di forza.
Perché per una squadra che vuole affrontare il livello della Serie C, la preparazione atletica non può essere considerata un semplice complemento dell’allenamento tecnico e tattico.
È parte integrante del progetto.
L’obiettivo è mettere le ragazze nelle condizioni di allenarsi e giocare con maggiore qualità, sostenendo i carichi di lavoro e costruendo nel tempo una condizione fisica adeguata.
L’empatia come strumento di lavoro
Ma preparare atleticamente una squadra non significa soltanto stabilire serie, ripetizioni, carichi, velocità e intensità.
C’è una componente umana che, soprattutto nel calcio femminile, può diventare fondamentale.
E Chiara sembra aver trovato proprio nell’empatia una delle sue chiavi di lettura.
Le ragazze devono capire perché stanno facendo un determinato esercizio.
Non basta dire: «Si fa così».
Bisogna spiegare.
Bisogna far comprendere l’importanza di quel movimento e soprattutto a cosa servirà.
È un approccio che Chiara ritiene fondamentale.
Perché quando una calciatrice comprende il motivo di ciò che sta facendo, diventa più facile ottenere attenzione, concentrazione e partecipazione.
Naturalmente esistono anche gli esercizi più noiosi.
Quelli più scomodi.
Quelli più faticosi.
Quelli che magari le ragazze cercherebbero volentieri di evitare.
E allora entra in gioco anche l’ironia.
Una battuta.
Una risata.
Un momento di leggerezza.
Senza però perdere la serietà dell’allenamento.
«Non siamo a scuola e quindi non è che posso tenere tutti a bacchetta».
Un momento di svago, secondo Chiara, può quindi servire anche ad addolcire la pillola.
Ma quando il programma dice che bisogna fare una determinata cosa, quella cosa va fatta.
Chiara si definisce infatti aperta al dialogo, ma anche molto determinata.
Se il programma prevede un certo lavoro, si cerca di rispettarlo.
Se però una ragazza non sta bene o presenta una problematica, il lavoro deve necessariamente essere adattato.
Perché il corpo viene prima di tutto.
Dal taekwondo a venti, trenta, trentaquattro ragazze
C’è poi un altro aspetto particolarmente interessante del percorso di Chiara.
Il passaggio da uno sport individuale alla gestione di un gruppo numeroso.
Nel taekwondo il lavoro può essere molto più individualizzato.
Anche l’attività da personal trainer porta naturalmente a seguire poche persone alla volta.
Nel calcio, invece, cambia completamente la prospettiva.
«Sicuramente la mole di lavoro è stata un pelo più pesante».
Ma la difficoltà più curiosa, all’inizio, è stata quasi banale: ricordare i nomi.
«All’inizio non mi ricordavo mezzo nome».
Perché da due o tre persone allenate contemporaneamente si era passati a venti, trenta, fino ad arrivare a 34 ragazze.
E lì, inevitabilmente, la testa andava un po’ in confusione.
Poi, però, arriva la parte più tecnica del lavoro.
Una volta studiato il modello prestativo dello sport, effettuati i test e raccolti i dati, diventa possibile strutturare il lavoro in maniera più razionale.
Non è necessario costruire un allenamento completamente diverso per ogni singola giocatrice.
Si possono creare gruppi.
Chi è più veloce.
Chi è meno resistente.
Chi ha determinate caratteristiche.
E in base a queste caratteristiche variare velocità, intensità e carichi.
Il lavoro di squadra nasce quindi anche dalla capacità di individuare esigenze simili all’interno del gruppo.
Poi, naturalmente, esistono le eccezioni.
Se una ragazza ha un problema al polpaccio e un’altra al quadricipite, il lavoro deve necessariamente diventare individuale.
In questi casi entra in gioco anche il rapporto con il fisioterapista.
Il fisioterapista è il primo professionista a vedere la calciatrice infortunata.
Successivamente, quando arriva il momento del ritorno al gioco, è Chiara a occuparsi del lavoro sul campo per riportare progressivamente la giocatrice alla piena attività.
È qui che la preparazione diventa davvero personalizzata.
Tre squadre femminili e una stagione tutta da costruire
Il progetto del Pink Arzilla quest’anno è ancora più articolato.
Le squadre femminili sono infatti tre:
- Serie C
- Under 19
- Under 17
L’Under 19 è stata iscritta al campionato di Eccellenza, una scelta legata anche al fatto che il comitato regionale non disponeva di un numero sufficiente di squadre per un campionato Under 19 e Under 17.
Per Chiara sarà quindi una stagione particolarmente impegnativa.
Il suo ruolo preciso sulle altre due squadre è ancora da definire completamente.
La certezza è che dovrà dare una mano anche a loro.
Anche perché gli allenamenti si svolgeranno contemporaneamente.
E Chiara, su questo, non sembra intenzionata a tirarsi indietro.
«Non mi tiro indietro, quindi si fa tutto».
Una frase che racconta bene lo spirito con cui sta affrontando questa nuova avventura.
Tre giorni sul campo e la palestra compatibilmente con gli impegni
Dopo il ritiro, la programmazione prevede tre giornate di allenamento a settimana al campo.
A queste potranno aggiungersi una o due giornate in palestra per le ragazze che riusciranno a conciliare il lavoro con gli altri impegni settimanali.
Una programmazione che dovrà naturalmente tenere conto anche della partita domenicale e del calendario.
E proprio il ritiro rappresenta uno dei primi momenti importanti della nuova stagione.
Il ritiro sul Monte Nerone e la prima amichevole
Il programma prevede la partenza per il Monte Nerone venerdì sera, dopo l’allenamento al campo.
Prima, però, ci sarà anche una pizzata.
Poi la squadra salirà in ritiro.
Il sabato sono previsti due allenamenti, uno al mattino e uno al pomeriggio.
La domenica si resterà ancora sul posto per il pranzo, mentre resta da definire l’eventuale rifinitura programmata dal mister.
Poi, nel pomeriggio, alle 17.30, arriverà il momento della prima amichevole ad Ancona.
Un altro passo verso quella Serie C che ormai è lì, all’orizzonte.

«Non finisci mai di studiare»
Forse, però, la frase che più di tutte racconta Chiara Lani arriva proprio alla fine dell’intervista.
Perché dietro una preparatrice atletica non c’è soltanto chi prepara una tabella.
Non c’è soltanto chi misura una velocità o stabilisce un carico.
C’è una professionista che continua a studiare.
Continua a mettersi in discussione.
Continua a cercare qualcosa che possa migliorare il proprio lavoro.
Il passaggio dal taekwondo al calcio, da poche persone a gruppi di venti, trenta o trentaquattro ragazze, non è stato soltanto un cambiamento professionale.
È stato anche uno stimolo.
«È uno stimolo grosso», racconta Chiara.
Perché, nel suo mondo, non si finisce mai di studiare.
Ed è forse questa la vera forza di una preparatrice atletica: sapere che quello che conosci oggi non sarà necessariamente sufficiente domani.
Bisogna continuare a imparare.
Continuare a osservare.
Continuare a cercare.
Continuare a migliorarsi.
E così, mentre il Pink Arzilla prepara il proprio debutto nella nuova categoria, Chiara Lani prepara a sua volta la squadra.
Lo fa con i test, con la forza, con il FIFA 11+, con il lavoro in palestra e sul campo.
Ma soprattutto lo fa cercando un equilibrio tra rigore professionale ed empatia.
Tra numeri e persone.
Tra programmazione e imprevisti.
Perché il calcio femminile, alla fine, è anche questo.
È una squadra fatta di ragazze diverse, con caratteristiche diverse, storie diverse e corpi diversi.
E il compito della preparatrice è riuscire a trasformare tutte queste differenze in una risorsa comune.
La Serie C alza l’asticella.
Il Pink Arzilla lo sa.
Chiara Lani anche.
E la nuova stagione è appena cominciata.
Danilo Billi

