Ci sono storie che sembrano scritte molto prima che qualcuno inizi davvero a raccontarle.
Storie che partono quasi per gioco, magari all’asilo, con un pallone tra i piedi e una bambina che ancora non sa bene cosa farà da grande. Storie che poi prendono una strada tutta loro, attraversano Milano, passano dall’Inter, fanno tappa a Cesena, arrivano fino alla Serie A e, quasi senza chiedere permesso, finiscono su un palcoscenico grande quanto il mondo.

Quella di Paola Fadda è una di queste.
Una storia ancora giovane, perché Paola è una classe 2006 e davanti a sé ha ancora tantissime pagine da scrivere. Ma è già una storia piena di piccoli segnali, di scelte, di emozioni e di quelle coincidenze che nel calcio sembrano quasi avere il gusto della favola.
Oggi Paola Fadda è una centrocampista del Sassuolo Women, arrivata in estate dall’Inter con la formula del prestito fino al 30 giugno 2027. Una nuova avventura in Serie A scelta proprio per continuare quel percorso di crescita che negli ultimi anni l’ha portata a diventare una delle giovani italiane più interessanti della sua generazione.
Ma per capire davvero Paola Fadda bisogna tornare un po’ indietro.
Tutto comincia con un pallone e un bigliettino misterioso
La cosa più bella, forse, è che nella sua storia c’è persino un piccolo mistero.
Paola racconta infatti che quando giocava all’asilo trovò nel suo armadietto un bigliettino anonimo. Nessuno ha mai scoperto chi lo avesse scritto.
Dentro c’era una frase semplicissima:
“Mandate Paola a giocare a calcio”.
E forse, senza saperlo, quell’anonimo autore aveva visto qualcosa che ancora non era possibile vedere.
Paola cominciò così il suo percorso, giocando inizialmente con i maschi. Per i primi cinque anni il pallone fu soprattutto quello delle partite con i bambini, tra l’asilo e le prime esperienze nelle giovanili di Viscontini e Lombardia 1.
Poi, a dodici anni, arrivò l’Inter.
Una chiamata che per una ragazzina così giovane significò emozione, gioia e commozione. Ma anche qualcosa che allora era difficile comprendere fino in fondo: l’inizio di un viaggio che l’avrebbe portata molto più lontano di quanto potesse immaginare.

L’Inter, il primo contratto da professionista e quella voglia di crescere
Il legame con l’Inter diventa una parte importante della crescita di Paola.
Nel marzo 2024 arriva anche il primo contratto da professionista con il club nerazzurro, un momento che la stessa Fadda ha raccontato come un’emozione quasi impossibile da spiegare.
Ma il calcio, quello vero, insegna presto che crescere significa anche uscire dalla propria zona di comfort.
Ed è così che arriva Cesena.
Una stagione in Serie B che per Paola diventa molto più di un semplice prestito. Diventa un piccolo viaggio lontano da Milano, dalla famiglia e dalle certezze di sempre.
E proprio a Cesena succede qualcosa di curioso: quella ragazza che inizialmente teme il giudizio delle nuove compagne finisce per sentirsi a casa.
Il numero 10 sulle spalle non era nemmeno quello che aveva inizialmente chiesto. Lei aveva pensato all’8. Il 10, racconta, lo avrebbe lasciato volentieri a qualcuna con più esperienza.
Poi il direttore le comunica di averlo conservato proprio per lei.
E improvvisamente quel numero diventa una responsabilità, ma anche una spinta.
Non tanto per dimostrare qualcosa agli altri, quanto per rendere orgogliosa prima di tutto se stessa.
A Cesena la ragazza diventa calciatrice
La stagione in Romagna è uno degli snodi fondamentali della sua crescita.
Otto gol in Serie B, un posto sempre più importante nella squadra e soprattutto la sensazione di essere cresciuta non soltanto come calciatrice, ma anche come persona.
C’è un gol, in particolare, che sembra uscito da una sceneggiatura.
È quello segnato contro il Trastevere nel finale della partita: una rete arrivata praticamente allo scadere, capace di regalare al Cesena una vittoria per 1-0 e a Paola una di quelle emozioni che rimangono addosso per sempre.
Dopo quel gol corre verso la panchina, va dalla compagna e coinquilina Sara Zappettini e viene letteralmente travolta dall’abbraccio di tutta la squadra.
È il calcio nella sua forma più semplice e più bella.
Un pallone, un gol, le compagne che ti corrono incontro.
E una ragazza che per qualche secondo dimentica tutto il resto.

La serenità e la grinta: due parole che raccontano Paola
C’è una frase di Paola che forse più di tante statistiche aiuta a capire il suo modo di vivere il calcio.
Parlando di quello che prova quando gioca, ha indicato due sensazioni: serenità e grinta.
Sembra quasi un ossimoro.
La tranquillità necessaria per divertirsi e la cattiveria agonistica necessaria per non mollare.
Ma forse è proprio lì che sta il bello di Fadda.
Perché dentro una calciatrice che a vent’anni non ancora compiuti ha già conosciuto Serie A, Serie B e Nazionale, non sembra esserci la fretta di arrivare.
C’è piuttosto la voglia di continuare a imparare.
Lei stessa ha raccontato di avere autostima, ma di volerla ancora migliorare. E forse questa consapevolezza è una delle caratteristiche più interessanti del suo percorso: sapere di avere qualità senza pensare di essere già arrivata.
Il Sassuolo e una nuova pagina in Serie A
L’estate 2026 porta Paola Fadda al Sassuolo Women.
Una scelta che ha una logica precisa: mettersi alla prova in Serie A dentro un progetto che punta molto sulle giovani.
Il tecnico Salvatore Colantuono, del resto, ha raccontato pubblicamente di aver visto tutte le sue partite della stagione precedente a Cesena e le sue gare con la Nazionale, indicando Fadda come il primo acquisto richiesto al direttore e sottolineandone la grande prospettiva nonostante la giovanissima età.
E il campo ha cominciato immediatamente a restituire quelle sensazioni.
Fadda è stata protagonista nelle prime uscite del Sassuolo, mettendo in mostra qualità, inserimenti, personalità e quella capacità di partecipare alla manovra che aveva già fatto vedere con la maglia del Cesena.
Una giovane in mezzo alle grandi.
Ma non una giovane venuta semplicemente per imparare guardando.
Una giovane venuta per giocare.

Poi arriva la maglia azzurra
E se il Sassuolo rappresenta il presente, la Nazionale rappresenta quel sogno che da bambina probabilmente sembrava ancora lontanissimo.
Paola ha attraversato diverse selezioni azzurre: Under 17, Under 19 e Under 23. Nel 2025 ha raggiunto il quarto posto all’Europeo Under 19 e ha contribuito alla qualificazione al Mondiale Under 20.
Poi arriva la Polonia.
Settembre 2026.
Il Mondiale Under 20.
L’Italia torna alla fase finale della competizione dopo quattordici anni e Paola Fadda è lì, con la maglia azzurra addosso.
E quasi sembra che quella bambina del bigliettino dell’asilo abbia continuato a camminare accanto a lei.
L’esordio contro gli Stati Uniti: gol e rimonta
Il Mondiale comincia contro gli Stati Uniti.
Una di quelle partite che già dal nome dell’avversaria fanno capire quanto sia grande il palcoscenico.
Le americane passano avanti, ma l’Italia non si spaventa.
Al 40’ arriva proprio Paola Fadda.
Una respinta del portiere, la palla che rimane lì, nel posto giusto, e la centrocampista azzurra è pronta a firmare il pareggio.
Poi arriverà la rimonta italiana.
Il 2-1 finale regala all’Italia la prima vittoria nella storia della Nazionale femminile Under 20 nella fase finale del Mondiale.
E Paola, ancora una volta, ci mette la firma.
La favola continua fino alle semifinali
Il Mondiale delle Azzurrine prende velocità.
L’Italia supera anche la Nuova Zelanda e poi pareggia con il Giappone, chiudendo il girone al primo posto con sette punti e senza sconfitte.
Agli ottavi arriva una partita sofferta, decisa ai rigori contro la Cina.
Poi i quarti.
Corea del Sud.
Una partita che vale la storia.
Le Azzurrine vincono 3-1 e conquistano per la prima volta una semifinale mondiale Under 20.
E anche questa volta Paola Fadda lascia il suo autografo.
Minuto 63.
Sinistro dalla distanza.
Gol.
Il terzo.
Quello che chiude la partita e spalanca all’Italia le porte delle prime quattro squadre del mondo.
Tre reti personali nella manifestazione.
Per una centrocampista.
Niente male davvero.

Quarto posto mondiale e ancora quel sorriso
Il sogno azzurro si ferma in semifinale contro la Spagna.
Ma il viaggio non è finito lì.
Nella finale per il terzo posto contro la Colombia, Paola entra nel finale nonostante un problema muscolare e, nella successiva serie di rigori, ha ancora la freddezza per trasformare il proprio tiro dal dischetto.
L’Italia chiude il Mondiale al quarto posto.
Nessuna medaglia, ma una pagina storica per una generazione che ha riportato le Azzurrine tra le prime quattro del mondo.
E dentro quella pagina c’è anche Paola.
Paola Fadda, una ragazza ancora tutta da scoprire
Forse è proprio questo l’aspetto più bello della storia di Paola Fadda.
Nonostante tutto quello che ha già vissuto, sembra ancora all’inizio.
Ha già giocato in Serie A.
Ha conosciuto la Serie B.
Ha indossato il numero 10.
Ha segnato gol importanti.
Ha firmato il suo primo contratto da professionista.
Ha vissuto un Mondiale.
Ha segnato contro gli Stati Uniti.
Ha segnato nei quarti contro la Corea del Sud.
Ha calciato un rigore in una finale mondiale per il terzo posto.
Eppure, ascoltandola raccontare il calcio, resta la sensazione di una ragazza che non ha nessuna intenzione di smettere di imparare.
Una ragazza che ha scoperto persino che stare lontano dalla famiglia può insegnarti a conoscere una parte di te che non avevi ancora incontrato.
Una ragazza che a Cesena ha trovato una seconda casa.
Una ragazza che ha scelto Sassuolo per continuare a crescere.
Una ragazza che porta con sé serenità e grinta.
E magari, chissà, anche quel misterioso bigliettino dell’asilo.
Perché qualcuno, tanti anni fa, aveva scritto:
“Mandate Paola a giocare a calcio”.
Forse non sapremo mai chi sia stato.
Ma possiamo dire che, almeno per ora, quella persona ci aveva visto davvero lungo.
E oggi, mentre Paola Fadda corre dentro un campo di Serie A con la maglia neroverde del Sassuolo, viene quasi da sorridere pensando a quella bambina.
Aveva soltanto un pallone tra i piedi.
Adesso ha davanti un mondo intero.
E la cosa più bella è che, probabilmente, non ha ancora finito di sorprenderci.
Danilo Billi

