Tre amichevoli, tre fotografie diverse della stessa squadra. E dentro quelle immagini c’è già un po’ di quella che sarà l’Olimpia Basket Pesaro della sua prima stagione in Serie B. Una squadra giovane, ancora da oliare, da amalgamare, da rendere più cattiva quando il pallone pesa e le partite cominciano a chiedere qualcosa in più.

L’ultima fotografia è quella scattata alla Celletta nella serata di lunedì 28 settembre, contro la formazione di Rimini. Un altro tassello di una pre-season che ha portato le ragazze di coach Marco Giovanelli a misurarsi con realtà differenti, permettendo allo staff di capire dove intervenire e, soprattutto, quanto lavoro ci sia ancora da fare prima del battesimo ufficiale nel nuovo campionato.
Perché sabato 10 ottobre, alle ore 18, alla palestra della Celletta, non ci sarà più spazio per le prove generali.
Ci sarà il campionato.
E ci sarà subito un derby.
Dall’altra parte del parquet arriverà Ancona, nobile decaduta della Serie A2, una formazione che conosce bene la categoria superiore e che arriva a Pesaro con l’obiettivo dichiarato di provare a tornarci.
Un esordio che sa già di storia.
Tre amichevoli, tre lezioni diverse
Civitanova, Cesena e Rimini. Tre avversarie differenti, tre partite che hanno raccontato altrettanti momenti del percorso dell’Olimpia.
«Sono state tre partite molto diverse tra loro, racconta coach Marco Giovanelli, in cui abbiamo affrontato sicuramente squadre già esperte, come Civitanova e Cesena, che partecipano da alcuni anni al campionato di Serie B. Stasera invece abbiamo incontrato Rimini, che fa un campionato di Serie C ma è una squadra tosta».
Ed è proprio qui che il sottoscritto deve fermarsi un attimo.
Perché nelle parole del coach c’è forse la fotografia più autentica di questa Olimpia: il talento c’è, l’applicazione durante la settimana pure, l’ambiente sembra essere quello giusto. Ma la Serie B non aspetta nessuno.
Non aspetta che una squadra giovane impari a conoscersi.
Non aspetta che gli automatismi diventino naturali.
Non aspetta che una ragazza appena arrivata a questo livello trovi il coraggio di prendersi responsabilità.
La palla a due, quella vera, arriva il 10 ottobre.
E allora bisogna essere pronti.
Quando la luce si accende e poi si spegne
C’è una cosa che, osservando queste prime uscite, è balzata agli occhi anche a chi guarda la squadra dalla tribuna: l’Olimpia riesce, a tratti, a fare esattamente quello che prova durante gli allenamenti.
Il problema è quel «a tratti».
Un secondo quarto può raccontare una squadra capace di mettere sul parquet intensità, attenzione e buone soluzioni. Poi, improvvisamente, sembra quasi che qualcuno prema l’interruttore.
E la luce si abbassa.
«Abbiamo molto ancora da ingranare e da oliare, ammette Giovanelli, soprattutto sto lavorando sull’attacco».
È un lavoro che passa da un concetto semplice, ma tutt’altro che facile da mettere in pratica: giocare insieme.
Non cinque giocatrici che fanno cinque cose diverse.
Cinque giocatrici che diventano una squadra.
«In attacco facciamo fatica a trovarci bene, a essere tutte quante compatte, a cercarsi. Vedo ancora troppi individualismi che non ci possono portare da nessuna parte».
E qui arriva una delle frasi che più raccontano la filosofia del coach.
Una frase che vale quasi come un manifesto per questa nuova Olimpia:
«Questa è una squadra che deve giocare tutti e cinque insieme. Deve passarsi la palla, deve avere gusto di fare un assist più che un canestro».
Perché il basket, in fondo, è anche questo.
È rinunciare a un applauso personale per regalare un canestro a una compagna.
È capire che un assist può raccontare una storia più bella di un punto segnato.
È imparare che il talento individuale diventa davvero prezioso soltanto quando trova una strada collettiva.
La Serie B chiede più cattiveria
Poi c’è l’altro lato del campo.
La difesa.
E qui Giovanelli non usa giri di parole.
«In difesa siamo ancora molto indietro. Non abbiamo fatto lo switch di mentalità da un campionato di Serie C come era quello dell’anno scorso».
La differenza è tutta lì.
In Serie C potevi concederti qualcosa in più. Potevi lasciare qualche centimetro, qualche spazio, magari anche qualche secondo di troppo.
In Serie B no.
Qui quei centimetri diventano un tiro.
Quei secondi diventano un canestro.
Quel rimbalzo non conquistato può diventare una partita persa.
«Se non si è aggressivi, non si possono provare a rubare palloni. Non lottiamo a rimbalzo e purtroppo la squadra è questa, i fisici sono questi. Quindi o aumentiamo di tigna, di intensità, di voglia di buttarci su ogni pallone, oppure faremo molto fatica per tutto l’anno».
Tigna.
Forse è questa la parola da cerchiare con il pennarello rosso.
Perché se sulla carta ci sono differenze fisiche con alcune delle avversarie che l’Olimpia troverà durante la stagione, la risposta dovrà arrivare attraverso qualcosa che non si misura con centimetri o chili.
La fame.
La voglia.
La capacità di non mollare un pallone che sembra già perso.








Qualche scatto dell’amichevole con Rimini del 28/09/26
Il vero avversario? Quel blackout mentale
C’è poi un altro tema che Giovanelli conosce bene e che riguarda anche il passato recente dell’Olimpia: i momenti di blackout.
«È stato anche un punto di debolezza degli ultimi anni, spiega il capo allenatore, arrivavamo a giocarci le semifinali playoff, poi c’erano dei momenti di blackout».
In Serie C, magari, quei minuti potevano essere recuperati.
In Serie B potrebbe non essere così.
Perché se una squadra concede un parziale importante, recuperare diventa molto più complicato.
«L’anno scorso, anche se avevi qualche minuto di blackout, riuscivi facilmente a tornare avanti nel punteggio. Quest’anno, se prendi un break già dal primo quarto, come abbiamo visto a Civitanova, poi è difficile andare a recuperare».
E allora torna quella parola.
Switch.
Uno switch di mentalità che ancora non è completamente arrivato.
«Siamo troppo passivi in difesa, in attacco facciamo ancora fatica sui giochi. È una squadra molto giovane, ma non deve essere un alibi».
Una squadra giovane, dunque.
Ma senza alibi.
Anche perché il tempo che separa l’Olimpia dal debutto non è infinito.
Bisogna scegliere poche cose.
Chiare.
Semplici.
E farle bene.
«Le cose che chiedo sono poche , sottolinea Giovanelli, abbiamo ancora due settimane prima dell’inizio. Poche cose chiare devono essere fatte bene e con una velocità in più».
Forse è proprio questa la ricetta.
Non complicare.
Non inventare.
Ma rendere tremendamente efficaci le cose semplici.
La Celletta, quel piccolo fortino che sa di casa
E poi c’è lei.
La Celletta.
Una palestra che negli ultimi anni ha imparato a diventare qualcosa di più di un semplice parquet.
È diventata casa.
È diventata un luogo nel quale il pubblico e la squadra sembrano riuscire a parlarsi senza bisogno di troppe parole.
Anche lunedì sera, nonostante fosse un’amichevole e nonostante ci fossero altre importanti concomitanze sportive come la Nazionale di calcio italiano in televisione, il pubblico ha risposto presente.
Un dettaglio tutt’altro che banale.
«Questo palazzetto ci ha dato una mano incredibile negli ultimi anni. È diventato un fortino. L’anno scorso abbiamo perso soltanto una partita qua con Ancona, poi nei playoff si è dimostrato un ambiente molto caldo».
E allora viene quasi naturale immaginare quel pomeriggio del 10 ottobre.
Le tribune.
Il rumore delle scarpe sul parquet.
La palla che rimbalza.
Le ragazze che entrano in campo per la prima volta in una partita ufficiale di Serie B.
E dall’altra parte Ancona.
Una coincidenza che sembra quasi scritta apposta da qualcuno.
Olimpia Pesaro-Ancona: il derby che inaugura la Serie B
Sabato 10 ottobre alle ore 18 la storia cambierà ufficialmente pagina.
L’Olimpia Basket Pesaro, neo promossa in Serie B, affronterà Ancona nella prima giornata di campionato.
Una sfida che mette immediatamente davanti alle ragazze di Giovanelli una formazione costruita con ambizioni importanti e con l’esperienza di chi conosce già il palcoscenico della Serie A2.
Ma c’è un dettaglio che potrebbe rendere tutto ancora più interessante.
È la prima giornata.
Le squadre devono ancora trovare i propri equilibri.
Devono conoscersi.
Devono prendere le misure.
E in un derby, soprattutto in un derby d’esordio, può succedere davvero di tutto.
Lo dice anche Giovanelli con il sorriso:
«È una partita comunque un derby, la prima partita del campionato. Le squadre devono rodarsi, quindi magari uno sgambetto non si sa mai».
Un piccolo sorriso dentro una partita che, sulla carta, sembra avere già tutti gli ingredienti per essere una battaglia.
Una nuova avventura, tutta da raccontare
L’Olimpia arriva dunque al campionato con una squadra giovane, con entusiasmo, con qualche certezza e parecchie cose ancora da sistemare.
Ma forse è proprio questo il bello delle storie sportive.
Non sapere ancora come andrà.
Sapere soltanto da dove si parte.
E questa Olimpia parte dalla Celletta, da tre amichevoli che hanno lasciato indicazioni preziose, da un gruppo che deve imparare a giocare insieme e da un coach che chiede alle proprie ragazze una cosa molto semplice: cambiare mentalità.
Più intensità.
Più difesa.
Più rimbalzi.
Più palloni condivisi.
Più voglia di sacrificarsi per la compagna.
Meno individualismi.
Meno blackout.
Più squadra.
Perché la Serie B non sarà una passeggiata.
Sarà una strada nuova, probabilmente ruvida, certamente affascinante.
E mentre la palla a due del 10 ottobre si avvicina, la Celletta comincia già a preparare la propria voce.
Quella del pubblico.
Quella delle ragazze.
Quella di una società che si affaccia a una nuova categoria portandosi dietro il proprio passato, ma soprattutto la voglia di costruire il proprio futuro.
Il resto lo racconterà il parquet.
E noi, come sempre, saremo lì ad ascoltare.
Perché certe storie non hanno bisogno di essere inventate.
Basta aspettare che comincino.
E questa dell’Olimpia Basket Pesaro, la sua prima vera storia di Serie B, sta per cominciare.
Danilo Billi
