Dalla storia di famiglia della V. Promontorio Srl, nata nel 1946, ai Distinti Ma Ostici: il racconto di una vita rossoblù fatta di amicizia, trasferte e passione per il Bologna.
Tempo di lettura 6 minuti

Ci sono storie rossoblù che non si raccontano soltanto attraverso una partita, una vittoria o una sconfitta. Sono storie fatte di amicizia, trasferte, abbracci, ricordi condivisi e persone che, anno dopo anno, continuano a ritrovarsi nello stesso posto: sugli spalti, con il Bologna nel cuore.
La storia di Nicola Promontorio e dei DMO, Distinti Ma Ostici, nasce proprio così. Da un gruppo di amici, da una passione che attraversa le generazioni e dalla voglia di vivere il calcio come un pezzo importante della propria vita.
Ma Nicola è anche il volto di una storia familiare che affonda le radici nel lavoro e nella tradizione imprenditoriale bolognese. Due percorsi diversi, uniti da un filo comune: la capacità di andare avanti senza dimenticare da dove si è partiti.
V. Promontorio Srl, una storia di famiglia che parte dal 1940
Prima dei DMO e delle trasferte rossoblù, c’è il lavoro. Nicola è impegnato nella V. Promontorio Srl, azienda di famiglia attiva nel settore odontotecnico, la cui storia affonda le radici nel 1940, quando il nonno di Nicola, di origini napoletane, avviò l’attività insieme a un socio, con una denominazione diversa da quella attuale.
La società V. Promontorio Srl nacque invece nel 1946, raccogliendo il testimone di quel primo percorso imprenditoriale. Da allora l’azienda ha attraversato epoche differenti, affrontando anche le difficoltà di un Paese che cercava di rialzarsi dopo la guerra, per costruire e consolidare la propria strada.
Oggi l’attività è arrivata alla terza generazione ed è portata avanti da Nicola insieme al fratello e al cugino, dopo la scomparsa del padre, avvenuta circa un anno e mezzo fa, e di due zii.
Una responsabilità importante, che significa custodire un’eredità familiare e, nello stesso tempo, trovare la strada per continuare a crescere.
«È un lavoro impegnativo, dobbiamo fare salti mortali per accontentare i clienti», racconta Nicola.
Per l’anniversario degli ottant’anni avrebbero voluto organizzare una celebrazione più grande, ma per ragioni organizzative non è stato possibile. Resta, però, la volontà di proseguire, mantenendo viva una storia costruita attraverso il lavoro quotidiano e il contributo di più generazioni.
Una storia imprenditoriale che parla di radici, sacrifici e continuità. Gli stessi ingredienti che, in un altro ambito, hanno permesso anche ai DMO di diventare molto più di un semplice gruppo di tifosi.
Dal 1974, il Bologna è casa
Il primo ricordo di Nicola allo stadio Dall’Ara risale al 1974, quando non aveva ancora compiuto otto anni. Era l’inizio della stagione 1974-75 e da quel momento il Bologna ha continuato ad accompagnare la sua vita.
La passione, però, non si è fermata alla partita della domenica. Nel tempo si è trasformata in amicizia, abitudine, condivisione. È da questo intreccio che sono nati i Distinti Ma Ostici.
«Eravamo un gruppo di circa quattordici amici, molti dei quali provenivano dalla curva. Con il passare degli anni ci siamo spostati nei Distinti, anche nel periodo di Roberto Baggio».
Il nome ha una storia curiosa. Quando non fu più possibile utilizzare la vecchia denominazione, COMA, Andrea Zazzeri ebbe l’idea di chiamare il gruppo Distinti Ma Ostici, giocando proprio sul contrasto tra le parole. Un’intuizione diventata nel tempo un’identità.
Per circa vent’anni DMO è rimasto il nome con cui gli amici si riconoscevano. Poi è diventato ufficialmente un Bologna Club.
Perché a volte le cose più importanti nascono senza un progetto preciso: si comincia stando insieme e soltanto dopo ci si accorge di aver costruito qualcosa che merita di durare.
Vigo e Liverpool, due trasferte da ricordare
Se il calcio è una passione, la trasferta è spesso il luogo in cui quella passione diventa un ricordo indelebile. Per Nicola, il viaggio a Vigo, nel mese di dicembre, resta uno degli episodi più significativi vissuti con il Bologna.
All’inizio sembrava persino difficile riuscire a ottenere i biglietti. Poi la possibilità si è concretizzata e il gruppo è partito in aereo, passando da Madrid e riuscendo a completare il viaggio in meno di ventiquattro ore.
Una trasferta intensa, bella per tutto quello che il gruppo ha vissuto durante il viaggio: l’organizzazione, l’attesa, gli spostamenti e soprattutto la condivisione di un’esperienza che ancora oggi conserva un posto speciale nei ricordi di Nicola.
C’è poi un altro episodio, da tenere distinto da quello spagnolo: la trasferta a Liverpool, in occasione della quale Nicola portò con sé lo striscione di 146 centimetri per lato.
Due viaggi diversi, accomunati dallo stesso spirito rossoblù. Perché il bello delle trasferte non si misura soltanto nella partita a cui si assiste, ma anche in tutto quello che accade prima e dopo il fischio d’inizio. Sono le persone con cui si parte, gli imprevisti affrontati insieme e le storie che si continuano a raccontare negli anni a trasformare una giornata di calcio in un ricordo indelebile.
E quando il mondo si è fermato per la pandemia, il gruppo ha trovato un altro modo per restare unito. Gli aperitivi su Zoom hanno sostituito temporaneamente gli incontri dal vivo, mantenendo acceso quel legame che non dipende soltanto dalla possibilità di andare allo stadio.
Perché un gruppo di tifosi, quando diventa una comunità, continua a esistere anche lontano dagli spalti.
Il futuro del Dall’Ara: lo sport deve restare protagonista
Il tema dello stadio riguarda da vicino chi, come Nicola, vive il Dall’Ara da decenni. Il suo auspicio è che il vecchio impianto, qualunque sia il suo futuro, non perda la propria vocazione sportiva.
Tra le possibilità da valorizzare ci sono il calcio giovanile, il calcio femminile, l’atletica e le altre realtà sportive del territorio. L’importante, secondo lui, è evitare che lo stadio smarrisca la propria identità, diventando uno spazio destinato soprattutto ad altre funzioni, come università e residenze.
Sul nuovo impianto, Nicola indica anche esigenze concrete: una copertura completa, retrattile oppure no, e una particolare attenzione ai parcheggi e alla gestione degli eventi. Partite, fiere e concerti devono poter convivere senza creare difficoltà insostenibili.
La multifunzionalità può essere una risorsa, ma serve equilibrio. Il terreno di gioco, del resto, è stato rifatto più volte dopo i concerti: un esempio di quanto sia necessario proteggere la qualità del campo e garantire condizioni adeguate alla squadra.
Il punto, in fondo, è semplice: uno stadio moderno deve guardare al futuro senza dimenticare perché è nato.
Portieri, difesa e il tempo necessario per costruire una squadra
Il discorso torna inevitabilmente al campo e al Bologna di oggi. Nicola non nasconde qualche perplessità sugli errori dei portieri, soprattutto quando gli episodi si ripetono. Allo stesso tempo, invita a considerare il contesto: i palloni sono cambiati, così come sono cambiate le caratteristiche del gioco.
Anche la difesa ha bisogno di tempo. Le partenze di Lucumí e Beukema e l’inserimento di nuovi giocatori hanno modificato gli equilibri, mentre le scelte di Vincenzo Italiano sulla gestione dei tempi di utilizzo dei calciatori fanno parte di un percorso che deve ancora trovare continuità.
Il calcio, del resto, non è una fotografia immobile. È un processo fatto di prove, adattamenti, errori e correzioni. E chi segue il Bologna da oltre cinquant’anni sa bene quanto sia difficile giudicare tutto da un singolo episodio, pur senza rinunciare a osservare e a criticare quando serve.
DMO, molto più di un nome sugli spalti
La storia di Nicola Promontorio racconta due modi diversi di appartenere a una comunità: attraverso il lavoro, portando avanti un’impresa familiare arrivata alla terza generazione, e attraverso il tifo, custodendo un gruppo di amici diventato ufficialmente un Bologna Club.
In entrambi i casi, la continuità non è mai scontata. Richiede impegno, pazienza e la capacità di attraversare momenti difficili senza perdere il senso di ciò che si sta facendo.
I Distinti Ma Ostici sono nati da un gruppo di amici che voleva vivere il Bologna insieme. Nel tempo sono diventati un punto di riferimento, una rete di relazioni e una raccolta di ricordi che nessun risultato può cancellare.
Perché il Bologna è una squadra, certo. Ma per chi lo segue da una vita è anche una parte della propria storia. E a volte il ricordo più bello non è quello di un gol, bensì delle persone che avevi accanto mentre lo aspettavi.
Danilo Billi

