Dai primi canestri con Lupo Pantano, Stella Maris e Basket Giovane alla preparazione atletica, passando per la scuola e tre realtà cestistiche pesaresi. Matteo Consani racconta il suo percorso, la sfida della Serie B femminile e l’equilibrio tra sport e famiglia.
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Non tutti i protagonisti di una partita finiscono sul tabellino dei marcatori. Ci sono persone che lavorano lontano dai riflettori, preparando gli atleti ad affrontare ogni sfida con il fisico e la testa giusti. Matteo Consani è una di queste.
Preparatore atletico dell’Olimpia Basket Pesaro femminile, del Basket Giovane in Serie D e del Pisaurum in Serie C, entrambe formazioni maschili, vive la pallacanestro con un entusiasmo che si percepisce anche a bordo campo. A questo affianca l’insegnamento e, soprattutto, la vita da marito e papà.
L’ho incontrato per conoscere meglio il suo percorso e scoprire cosa si nasconde dietro il lavoro quotidiano di chi contribuisce alla crescita di una squadra.

Matteo, come nasce la tua passione per la pallacanestro e quando diventa un lavoro?
«Ho iniziato a giocare da ragazzo con il Lupo Pantano, poi ho proseguito con Stella Maris e Basket Giovane. Studiando Scienze motorie all’università, mi sono avvicinato alla preparazione atletica. La prima esperienza è stata nella pallavolo, seguendo la squadra in cui giocava mia sorella. Da lì ho continuato a lavorare tra pallavolo, basket e settori giovanili».
Un percorso costruito nel tempo, che oggi lo porta a seguire squadre diverse, con esigenze e obiettivi differenti. E non è tutto: Matteo insegna anche educazione fisica.
Tra scuola e palestra, le tue giornate sono tutt’altro che tranquille. Come riesci a conciliare tutto?
«Sono al quarto anno e mezzo di insegnamento come docente precario. È un impegno che si aggiunge al lavoro con le squadre, ma mi permette di stare a contatto con ragazzi e ragazze di età diverse».

Veniamo all’Olimpia. Come è nata questa avventura?
«Conoscevo già l’ambiente e, quando mi è stato proposto di entrare nel progetto femminile, ho accettato subito. Abbiamo iniziato a lavorare verso metà luglio, preparando le ragazze per una stagione che sapevamo sarebbe stata impegnativa».
La sfida è importante: dopo la Serie C, l’Olimpia si misura con un campionato di Serie B dal livello più alto e con ritmi che richiedono una preparazione adeguata.

Che cosa ti aspetti da questa stagione?
«Sapevamo che avremmo affrontato un campionato molto intenso. Abbiamo cercato di preparare le ragazze al meglio e, per il momento, stanno rispondendo bene agli allenamenti. Dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione».
Parole concrete, senza proclami. La stagione è lunga e il lavoro da fare non manca, ma la disponibilità del gruppo rappresenta una buona base da cui partire.

Segui ragazze molto giovani e atlete della prima squadra. Come cambia il tuo approccio?
«Con le Under 13 lavoriamo soprattutto sulla coordinazione, sull’equilibrio e sulla capacità di muoversi nello spazio, inserendo anche esercizi più giocosi. Con le più grandi aumentiamo gradualmente l’intensità. In Serie B, invece, ci concentriamo maggiormente su forza, esplosività e resistenza».
Ogni età ha le proprie necessità e il compito del preparatore è proprio quello di trovare il giusto equilibrio tra crescita e intensità, senza chiedere a tutte le atlete le stesse cose.

Quanto è importante la prevenzione degli infortuni nel basket femminile?
«È fondamentale. Lavoro molto sulla stabilità, sull’equilibrio, sulla mobilità e sul rinforzo muscolare. Inseriamo anche cambi di direzione e sprint, aumentando gradualmente l’intensità per migliorare il controllo del corpo».
È una parte del lavoro che spesso il pubblico non vede, ma che accompagna ogni allenamento. Preparare un’atleta significa anche aiutarla a conoscere meglio i propri movimenti e ad affrontare le sollecitazioni della pallacanestro.

Durante le partite ti si vede molto coinvolto. Quanto conta per te stare vicino alle ragazze anche in quei momenti?
«Quando sono sul campo cerco di dare il mio contributo, sempre rispettando i ruoli. Mi occupo anche del riscaldamento prepartita, perché è importante che le ragazze arrivino alla gara attivate e pronte allo sforzo».
Seguendolo a bordo campo, si nota quanto viva il proprio incarico con partecipazione. Non è soltanto questione di esercizi o tabelle: c’è anche il desiderio di accompagnare il gruppo e sentirsi parte di un progetto comune.
Con tutti questi impegni, riesci a ritagliarti del tempo per la famiglia?

«La mia vita fuori dal basket esiste! Mia moglie è bravissima e ha tantissima pazienza, soprattutto adesso che abbiamo due figli. Il più piccolo ha quasi quattro mesi. Proprio per dedicare più tempo alla famiglia, quest’anno ho deciso di scendere di categoria anche come giocatore».
Una risposta che strappa un sorriso, ma racconta anche una scelta importante. Dietro le tante ore trascorse in palestra c’è un papà che cerca di trovare il giusto equilibrio tra il lavoro e gli affetti, senza rinunciare a una passione che lo accompagna da sempre.
Lo sport, una passione che va oltre il risultato
La storia di Matteo Consani è quella di un professionista che ha trasformato il proprio amore per la pallacanestro in un lavoro, mantenendo vivo il legame con il campo e con le persone che lo vivono ogni giorno.
All’Olimpia Basket Pesaro, come nelle altre squadre che segue, il suo contributo passa attraverso la preparazione, l’attenzione ai dettagli e la voglia di aiutare ogni atleta a migliorarsi.
Perché dietro una partita ci sono allenamenti che non finiscono sui giornali, sacrifici che nessuno applaude e persone che scelgono di esserci, anche quando i riflettori sono puntati altrove.
E forse è proprio qui che si nasconde il bello dello sport: non servono sempre i canestri per fare la differenza. A volte basta lavorare ogni giorno, con passione, per aiutare una squadra a diventare qualcosa di più di un semplice gruppo di giocatrici.
Danilo Billi

