
Ci sono momenti nella carriera di una calciatrice in cui la scelta più importante non è quella che ti porta più in alto, ma quella che ti permette di ritrovare te stessa. Perché il calcio è fatto di contratti, categorie, statistiche e risultati, ma anche di emozioni, appartenenza e quella voglia di sentirsi ancora protagonisti che non si misura con una classifica.
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La storia di Erika Santoro, oggi al Cesena dopo anni trascorsi tra Serie A e un’esperienza internazionale in Spagna, racconta proprio questo: il desiderio di tornare a giocare con continuità, di mettere la propria esperienza al servizio delle più giovani e di ritrovare un ambiente nel quale sentirsi apprezzata per ciò che è, dentro e fuori dal campo.
Nella nostra lunga chiacchierata, Erika si è raccontata con sincerità, ripercorrendo le ragioni della sua scelta e guardando al futuro con la determinazione di chi ha ancora tanta voglia di lasciare il segno. Ma dalle sue parole emerge anche una riflessione che va oltre il rettangolo verde: quanto conta, nel calcio di oggi, custodire l’identità di una squadra e trasmetterla a chi arriva per indossarne la maglia?

Erika Santoro, dal Sassuolo al Cesena: una carriera tra Serie A e Spagna
Il percorso di Erika Santoro è quello di una calciatrice che ha conosciuto realtà diverse del calcio femminile italiano, dal San Zaccaria al Sassuolo, passando per altre esperienze in Serie A, fino alla parentesi spagnola con il Real Betis e al ritorno in Romagna con il Cesena. Un cammino fatto di partite, sacrifici, opportunità e momenti che hanno contribuito a costruire la giocatrice che è oggi.
Il suo approdo in bianconero ha rappresentato una scelta significativa. Non soltanto un cambio di maglia o di categoria, ma una decisione maturata pensando alle proprie esigenze personali e professionali.
«Ho ancora tanta voglia di giocare e di essere protagonista», mi ha raccontato. «Oggi mi sento una calciatrice matura, che può avere un ruolo di leadership all’interno di una squadra».
È proprio questo uno dei punti centrali della sua nuova avventura: non sentirsi semplicemente una giocatrice esperta, ma poter mettere a disposizione delle compagne tutto il bagaglio costruito negli anni, tra gioie, difficoltà, trasferimenti e nuove sfide.

La scelta della Serie B: giocare, crescere e ritrovare se stessa
Scendere di categoria dopo tante stagioni ai massimi livelli può sembrare, dall’esterno, un passo indietro. Per Erika, invece, la Serie B rappresenta soprattutto l’opportunità di ritrovare spazio, responsabilità e quella centralità che ogni calciatrice desidera quando sente di avere ancora tanto da dare.
La sua decisione è legata anche a una riflessione più ampia sull’evoluzione del calcio femminile. Erika non rinnega il professionismo, anzi riconosce l’importanza della crescita del movimento, ma sottolinea quanto sia fondamentale valorizzare anche le giocatrici che hanno contribuito a costruirlo e che possono ancora offrire tanto, dentro e fuori dal campo.
Per lei, esperienza e leadership non sono semplici parole da inserire in una presentazione ufficiale. Devono diventare strumenti concreti per accompagnare un gruppo, aiutare le giovani a crescere e contribuire a costruire una squadra capace di riconoscersi in valori condivisi.
Ma c’è un altro aspetto, meno evidente eppure fondamentale: custodire e tramandare l’identità di un club.
In un calcio in continua evoluzione, dove i cambi generazionali si intrecciano con l’arrivo di nuove giocatrici dall’estero, il rischio è quello di perdere una parte dell’essenza costruita negli anni, se non si presta la giusta attenzione a quei valori e a quei dettagli che soltanto chi ha vissuto determinate esperienze può davvero trasmettere.
L’appartenenza, infatti, non nasce soltanto da una firma su un contratto o dalla maglia che si indossa la domenica. Si costruisce conoscendo la storia di una società, comprendendone gli ideali e imparando a riconoscersi nei suoi colori. È anche attraverso chi quella maglia ce l’ha ormai cucita addosso che le nuove arrivate possono scoprire l’anima della squadra, sentirsi parte di qualcosa e contribuire, a loro volta, a portarne avanti l’identità.
Perché una squadra non è soltanto un insieme di calciatrici: è una storia che continua, un patrimonio di esperienze e valori che passa da una generazione all’altra. E chi quella storia l’ha vissuta sulla propria pelle può avere un ruolo prezioso nel fare in modo che il cambiamento non cancelli ciò che rende un club davvero riconoscibile.
È in questa prospettiva che si comprende meglio anche il desiderio di Erika di essere una guida per le compagne. Non soltanto attraverso ciò che sa fare con il pallone tra i piedi, ma anche attraverso l’esempio, il carattere e il senso di appartenenza.

Cesena, una squadra giovane da accompagnare con esperienza e carattere
Nel gruppo bianconero Erika ha trovato una rosa giovane, talentuosa e desiderosa di mettersi in mostra. Apprezza la possibilità offerta alle ragazze di esprimersi secondo le proprie caratteristiche e considera importante il lavoro di uno staff capace di dare fiducia alle giovani.
Il suo compito sarà anche quello di rappresentare un riferimento dentro lo spogliatoio e sul terreno di gioco.
«Mi è stato chiesto di essere me stessa e di dare un esempio alla squadra, di essere un modello che possa permettere alle ragazze più giovani di sognare la Serie A».
Una responsabilità che Erika sente vicina al proprio modo di vivere il calcio. Guidare un gruppo, però, non significa soltanto alzare la voce o richiamare le compagne. A volte occorre saper incanalare l’entusiasmo, trasformando l’energia individuale in una forza collettiva.
Le giovani, racconta, hanno tanta voglia di fare e di dimostrare il proprio valore. Proprio per questo, ogni tanto, hanno bisogno di qualcuno che le aiuti a trovare la direzione comune, senza spegnere la loro spontaneità.
La sua esperienza le ha insegnato a disciplinare il carattere senza soffocare quel fuoco che l’ha sempre contraddistinta. Perché Erika riconosce nella Serie B un campionato impegnativo, intenso, nel quale nessuna partita può essere considerata scontata.
«In Serie B devi dare sempre il cento per cento. Non puoi pensare di avere già il risultato in tasca».
Una categoria che chiede sacrificio, attenzione e capacità di adattamento. Ma anche una sfida che affronta senza particolari timori sul piano fisico, forte della preparazione maturata negli anni ai massimi livelli.

Il ritorno in Romagna e il valore dell’appartenenza
Per una calciatrice che ha girato l’Italia e vissuto anche un’esperienza all’estero, ritrovare la propria terra significa qualcosa che va oltre la comodità degli spostamenti. Erika vive in Romagna, vicino alla famiglia e alla compagna, e considera questa vicinanza un sostegno importante per affrontare il proprio percorso.
«Avevo bisogno anche di una parte di affetto da parte della mia famiglia, di sentire quell’energia in più che può darmi la loro vicinanza», mi ha raccontato.
L’appartenenza, del resto, è un concetto che torna spesso nelle sue parole. Giocare per una squadra significa indossarne la maglia, ma anche sentirne i colori, riconoscersi nei tifosi e lasciarsi accompagnare dalle emozioni che precedono una partita.
«Quando queste cose ti arrivano dritte al cuore, hai un’energia in più. E questo ti porta a fare un calcio diverso, un calcio fatto con amore».
È forse qui che si ritrova il senso più profondo del suo ritorno in Romagna. Non soltanto una nuova esperienza professionale, ma la possibilità di ricostruire un equilibrio, riscoprendo il piacere di sentirsi parte di qualcosa.
Anche guardando indietro, Erika non cerca alibi. Riconosce che nel percorso di ogni calciatrice esistono opportunità colte meglio e altre meno bene, momenti fortunati e decisioni condizionate dai sentimenti.
Ripensando ad alcune scelte passate, ammette di essersi lasciata guidare anche dal cuore, dai ricordi e dalle emozioni legate a un ambiente nel quale aveva vissuto momenti importanti. Perché non sempre è facile separare ciò che si è vissuto da ciò che si spera di ritrovare.
Oggi, però, sembra avere più chiaro ciò che desidera: un contesto nel quale poter esprimere fino in fondo le proprie qualità, senza rinunciare alla propria personalità e ai valori in cui crede.
E la grinta? Quella, assicura, non è mai scomparsa. Forse negli ultimi tempi era rimasta un po’ nascosta, ma adesso ha voglia di ritrovare spazio e voce.

Gli obiettivi di Erika Santoro: continuità, gol e assist
Per questa stagione Erika non mette al centro un traguardo di classifica dichiarato dal club. La sua attenzione è rivolta soprattutto al proprio rendimento e al contributo che potrà offrire alla squadra.
Vuole giocare il maggior numero possibile di partite, stare bene fisicamente e aiutare il Cesena con la propria esperienza. Ma c’è anche un desiderio personale che emerge con spontaneità: aggiungere gol e assist al proprio percorso.
Abituata a spendersi soprattutto per il collettivo, oggi vuole concedersi anche la soddisfazione di vedere riconosciuto il proprio contributo individuale. Non per inseguire numeri fini a se stessi, ma per misurare la propria crescita e dare ancora più sostanza al lavoro sul campo.
La condizione fisica è un aspetto importante, soprattutto dopo le difficoltà affrontate in passato. Erika, però, racconta di sentirsi bene e di avere ancora tanta voglia di mettersi alla prova.
Il suo obiettivo è duplice: essere una guida per le compagne e dimostrare a se stessa di poter ancora essere protagonista.
Perché l’esperienza non deve diventare un punto d’arrivo. Può essere, al contrario, il punto di partenza per una nuova fase della carriera.

La musica, la consolle e gli studi: Erika oltre il calcio
Fuori dal rettangolo verde esiste un’altra parte di Erika, fatta di musica, creatività e progetti per il futuro.
Tra le sue passioni ci sono il mondo del DJing e quello delle percussioni. La musica è uno spazio personale nel quale sperimentare, creare mix e dedicarsi a qualcosa di diverso dalla routine degli allenamenti e delle partite. Una dimensione che le permette di staccare, rilassarsi e coltivare una passione che convive con il calcio.
La sua curiosità, però, non si ferma alla musica. Erika sta anche investendo sul proprio futuro professionale fuori dal campo. Dopo aver conseguito l’abilitazione come intermediario assicurativo, sta proseguendo gli studi per affrontare il percorso che potrebbe portarla a diventare consulente finanziaria.
Una scelta concreta, che testimonia la consapevolezza di quanto sia importante preparare anche il futuro fuori dal campo. Il calcio rimane una parte fondamentale della sua vita, ma non l’unica strada sulla quale desidera costruire il proprio domani.
È un aspetto che racconta una donna capace di coltivare interessi differenti, senza rinunciare né alla propria identità sportiva né alla voglia di imparare.
Perché avere passioni al di fuori del calcio non significa essere meno concentrate sul proprio lavoro. Significa, semmai, trovare nuovi stimoli, coltivare altre parti di sé e costruire un equilibrio che possa accompagnare anche la vita dopo il pallone.

Erika Santoro, una nuova pagina da scrivere con il cuore
Alla fine della nostra conversazione rimane soprattutto la sensazione di una calciatrice che non ha smesso di credere nel proprio valore. Una donna che ha attraversato ambienti diversi, conosciuto il calcio italiano e quello spagnolo e imparato che non sempre la strada più lineare è quella che conduce alla felicità.
Il Cesena oggi rappresenta per lei una nuova occasione: tornare protagonista, trasmettere esperienza alle giovani, ritrovare serenità e continuare a giocare con quella grinta che ha sempre fatto parte del suo modo di stare in campo.
Ma questa nuova avventura può raccontare anche qualcosa di più grande. In un calcio che cambia velocemente, nel quale le rose si rinnovano e le maglie vengono indossate da nuove protagoniste, c’è bisogno di chi sappia guardare avanti senza dimenticare ciò che è venuto prima.
Perché l’identità di una squadra non si costruisce soltanto attraverso i risultati. Vive nei gesti, nelle abitudini, nel rapporto con i tifosi, nei valori condivisi e nella capacità di trasmettere alle nuove arrivate il significato di quella maglia. È un patrimonio che va coltivato, non dato per scontato.
Erika Santoro riparte dalla Romagna con la voglia di giocare, di aiutare le compagne e di togliersi ancora qualche soddisfazione. Senza rinnegare il passato, ma senza permettergli di scrivere il finale al posto suo.
Perché una carriera non si misura soltanto dalla categoria in cui giochi. Si misura anche dalla passione che riesci ancora a mettere in ogni pallone, dalla fiducia che sai trasmettere a chi ti sta accanto e dal segno che lasci nelle persone e negli ambienti che attraversi.
E quando una maglia non è soltanto qualcosa da indossare, ma una storia da custodire e un’identità da tramandare, allora il calcio torna a essere molto più di un gioco. Diventa appartenenza. E il cuore, quando trova il posto giusto, sa sempre da dove ripartire.
Danilo Billi

