
Dalla pallacanestro vissuta in famiglia agli anni universitari in Repubblica Ceca, fino al ritorno a casa con la maglia dell’Olimpia. La storia di una pivot che sogna di vincere e di una futura dottoressa che non ha mai smesso di inseguire i propri obiettivi.
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Ci sono persone che sembrano avere una giornata di 48 ore. Non perché abbiano trovato il segreto per fermare il tempo, ma perché hanno imparato a non sprecare nemmeno un minuto quando c’è qualcosa in cui credono davvero.
Vittoria Giulianelli, numero 30 dell’Olimpia Basket Pesaro, ruolo pivot, è una di queste. Da una parte il parquet della Serie B femminile, dall’altra i corridoi dell’ospedale, i tirocini e gli ultimi esami di Medicina. Due mondi apparentemente lontani, uniti da una parola che nella sua vita ritorna continuamente: dedizione.
Una passione nata in famiglia
Il basket, per Vittoria, non è mai stato soltanto uno sport. È una storia di famiglia. Papà, mamma, zii e nonni hanno giocato a pallacanestro e lei, fin da piccola, ha respirato quell’ambiente, iniziando dal minibasket.
Poi è arrivata anche la danza, con gli anni trascorsi all’Hip Hop Connection, tra gare e spettacoli. Un’altra passione, un’altra esperienza di gruppo, prima che la pallacanestro tornasse a prendersi il suo spazio.
Perché Vittoria ha una caratteristica ben precisa: non ama sentirsi sola in quello che fa. La forza, racconta, gliela dà il gruppo. Ed è proprio questo uno degli aspetti che la lega maggiormente al basket.
Cinque anni all’estero e un sogno chiamato Medicina
La sua strada, però, non è stata soltanto quella del campo. Dopo aver lasciato temporaneamente il basket, Vittoria ha scelto di trasferirsi in Repubblica Ceca per studiare Medicina in lingua inglese.
Cinque anni lontana da casa, un’esperienza importante, vissuta con la voglia di imparare, crescere e mettersi alla prova. Il basket è rimasto nel cuore, ma gli impegni universitari e le giornate trascorse tra lezioni, ospedale e studio non le hanno permesso di tornare in campo.
Adesso è al sesto anno, sta completando i tirocini e preparando gli ultimi esami. La laurea è all’orizzonte, prevista per giugno.
A Pesaro ha scelto di svolgere il tirocinio in Medicina interna, un ambiente che le piace e nel quale sta vivendo con entusiasmo questa ultima fase del percorso universitario.
E quando le chiedi cosa abbiano in comune Medicina e pallacanestro, la risposta arriva senza esitazioni: la costanza. Perché non si arriva alla laurea senza studiare ogni giorno, così come non si cresce in campo senza allenarsi, anche quando la stanchezza suggerirebbe di restare a letto.
Il ritorno a Pesaro: una promessa diventata realtà
C’è poi un capitolo che ha un sapore speciale: il ritorno all’Olimpia.
Vittoria aveva già indossato questa maglia in Serie B, prima di partire per la Repubblica Ceca. Se n’era andata dopo una stagione conclusa con la salvezza all’ultima giornata e aveva continuato a seguire le vicende della squadra anche da lontano.
Dentro di sé, però, aveva conservato un piccolo obiettivo, raccontato anche scherzando alle persone più vicine: un giorno sarebbe tornata per riportare l’Olimpia in Serie B.
La squadra ha conquistato la promozione e lei oggi è di nuovo qui. Non è soltanto un ritorno sportivo, ma il ritrovarsi dentro una storia che non aveva mai davvero smesso di sentire propria.
La Serie B di oggi è diversa da quella che ricordava: più giovani, più talento, tanta fisicità e un livello tecnico che non concede distrazioni. Ma Vittoria ha le idee chiare. Non vuole accontentarsi di partecipare o considerare questo campionato soltanto un’occasione per migliorare.
Lei vuole vincere.
Sa che ci sono avversarie costruite per obiettivi importanti, squadre che possono allenarsi anche mattina e pomeriggio, mentre all’Olimpia ogni giocatrice deve conciliare il basket con lo studio e il lavoro. Ma questo non significa rinunciare alle proprie ambizioni.
Anzi, Vittoria lancia un messaggio alle compagne e a se stessa: bisogna convincersi di poter stare in questo campionato e dimostrarlo sul parquet.









Prima la squadra, poi anche l’amicizia
Quattro allenamenti settimanali, le partite, le trasferte e una quotidianità che non lascia molto spazio agli imprevisti. Eppure il basket, per Vittoria, non è un peso da aggiungere agli impegni universitari.
È uno spazio tutto suo, un momento per staccare, divertirsi e stare insieme alle amiche. Perché l’Olimpia è anche questo: un gruppo di ragazze molto legate, con tante storie personali diverse ma una passione comune.
E quando si parla di serate e di momenti fuori dal campo, il sorriso arriva spontaneo. Sono un gruppo affiatato, di quelli che sanno divertirsi e prendersi anche un po’ in giro.
Persino la playlist prepartita diventa un piccolo rito collettivo. La scelta musicale è affidata alla capitana della squadra Elisa Cecchini (per tutti la Cecca n.d.r.) e c’è una canzone inserita appositamente per provocare simpaticamente Sofia Biagetti, che proprio non la sopporta. Quando parte, tutte guardano lei. Un modo leggero per sciogliere la tensione prima della battaglia.
Perché anche vincere, qualche volta, comincia da una risata condivisa.
Due partite, un’unica grande determinazione
C’è qualcosa di bello nella storia di Vittoria Giulianelli. Non cerca scorciatoie e non racconta la propria quotidianità come un’impresa straordinaria. Per lei studiare Medicina e giocare in Serie B sono semplicemente due parti importanti della stessa vita.
Una vita fatta di sacrifici, amicizie, obiettivi e tanta voglia di non lasciare indietro le proprie passioni.
La numero 30 dell’Olimpia Pesaro sa che il percorso universitario sta per arrivare al traguardo, ma sa anche che sul parquet c’è ancora tanto da conquistare. E se la medicina le insegna ogni giorno il valore della preparazione e della responsabilità, il basket le restituisce quella dimensione di squadra senza la quale, come dice lei, non riuscirebbe a esprimersi allo stesso modo.
Forse è proprio questo il segreto di Vittoria: sapere che nella vita non sempre si può scegliere una sola strada. A volte bisogna avere il coraggio di percorrerle entrambe, con la stessa passione e la stessa fame.
Perché c’è una laurea da conquistare, un campionato da giocare e una maglia da onorare.
E quando il pallone arriva nelle mani della numero 30, c’è ancora una partita da vincere. Dentro e fuori dal campo.
Danilo Billi

