
Dai primi palloni calciati in un giardinetto sotto casa alla Serie A con la Ternana Women. La storia di una ragazza di 24 anni che ha fatto della determinazione la propria compagna di viaggio e che continua a portare in campo il ricordo di chi le ha insegnato a diventare grande.
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Ci sono storie che non si possono raccontare soltanto attraverso una carriera, le presenze in campo o i risultati di una squadra. Ci sono percorsi che hanno bisogno di fermarsi un momento, guardare indietro e ritrovare quei piccoli frammenti di vita che, messi insieme, spiegano davvero chi siamo diventati.
Quella di Eleonora Pacioni è una di queste storie.
Ventiquattro anni, difensore centrale della Ternana Women, una ragazza che ha imparato presto quanto il calcio possa essere una passione capace di diventare una scelta di vita. Dai primi pomeriggi trascorsi a rincorrere un pallone con gli amichetti sotto casa, passando per Roma, fino alla conquista della Serie A con la maglia rossoverde.
Ma dentro il suo percorso c’è soprattutto un nome, quello di Fabio. Una persona che le ha insegnato a credere in se stessa, che l’ha accompagnata nella crescita e con la quale aveva condiviso un sogno: portare la Ternana in Serie A.
Un sogno diventato realtà, anche se la vita non ha concesso a entrambi di viverne insieme tutti i capitoli.
Oggi Eleonora continua a giocare, a lavorare e a guardare avanti. Con la consapevolezza dei sacrifici fatti, l’orgoglio di quanto conquistato e un ricordo che, ogni volta che indossa quella maglia, torna a essere presente.
Tutto è cominciato in un giardinetto sotto casa
Ci sono passioni che arrivano quasi per caso, altre che sembrano essere scritte nel destino fin da quando si è bambini. Per Eleonora il calcio è stato soprattutto una scelta naturale.
«Sono cresciuta giocando sotto casa con gli amichetti. Uscivo da scuola e nel giardinetto vicino a casa loro giocavano sempre a pallone. Io avevo voglia di fare quello, di partecipare alle partitelle. Mia mamma inizialmente aveva provato a farmi fare nuoto e danza, ma vedeva che non ero particolarmente entusiasta. Il pomeriggio, invece, volevo sempre andare a giocare a calcio. Un giorno mi ha detto: proviamo questa scuola calcio. Da lì non ho più smesso».
Quattro anni con i maschietti, poi l’ingresso nel calcio femminile con la Roma Calcio Femminile e successivamente il passaggio alla AS Roma, nel progetto nato con la creazione della squadra giallorossa.
Un percorso che l’ha portata a vivere anche l’esperienza della Primavera e della prima squadra, lavorando sotto la guida di Fabio Melillo.
«Sono stati anni bellissimi. Ho fatto tre-quattro stagioni con la Primavera e nell’ultimo anno ho avuto anche la possibilità di stare con la prima squadra. Sono cresciuta tanto e devo molto a quel periodo».
Il ruolo, invece, è rimasto sempre lo stesso: difensore centrale. Una posizione che richiede personalità, attenzione, capacità di lettura e quella dose di coraggio necessaria per guidare un reparto.
I sacrifici, la determinazione e la voglia di arrivare
Quando le chiedo come si vedrebbe se potesse osservare la propria carriera dall’esterno, Eleonora non parla di gol, di vittorie o di riconoscimenti personali. Il primo pensiero va ai sacrifici.
«Penserei innanzitutto a tutti i sacrifici che ho fatto per arrivare fino a oggi. Poi penserei a Fabio, perché quello che ho raggiunto è anche merito suo. Ho 24 anni e spero di arrivare ancora più in alto. Mi darei una pacca sulla spalla e mi direi brava, ma allo stesso tempo continuerei a ripetermi di lavorare».
È una risposta che racconta molto della sua personalità. La soddisfazione per il cammino compiuto non cancella la fame di migliorarsi. Anzi, sembra alimentarla.
In campo la descrizione è quella di una centrale determinata, aggressiva, propositiva, con tanta garra e un forte senso di appartenenza.
Negli ultimi anni è cambiato anche il modo di interpretare il ruolo. La Ternana ha lavorato su un sistema difensivo differente, passando da una marcatura prevalentemente a uomo a una maggiore organizzazione di reparto e di zona.
«Quest’anno abbiamo modificato alcune cose. Il mister ci ha chiesto di lavorare maggiormente di reparto e devo dire che ci troviamo molto bene. Con Marika Massimino, poi, giochiamo insieme da tanti anni. Ormai ci conosciamo, sappiamo quali sono i punti di forza e i limiti dell’altra e spesso giochiamo quasi a memoria. Ci completiamo».
Un’intesa costruita nel tempo, fatta di allenamenti, partite e conoscenza reciproca. Perché anche nel calcio, prima ancora degli schemi, ci sono rapporti che diventano una certezza.
La fascia di capitano e la responsabilità di rappresentare una squadra
Per un periodo importante del suo percorso alla Ternana Women, Eleonora ha indossato anche la fascia di capitano. Un ruolo che ha ricoperto fino a poche partite fa e che ha rappresentato una tappa significativa della sua crescita.
Non soltanto un simbolo da portare sul braccio, ma una responsabilità nei confronti delle compagne, della società e di una maglia alla quale è profondamente legata.
Anche il rapporto con gli arbitri, inevitabilmente, fa parte di questo percorso. Eleonora racconta di aver scelto quest’anno di fare un passo indietro, cercando di gestire meglio il proprio temperamento.
«Ho deciso di calmarmi un po’. Alcune cose cerco di lasciarle passare e di parlare con più tranquillità. A volte, quando so che potrei accendermi subito, preferisco lasciare parlare un’altra compagna. Sto cercando di migliorare anche sotto questo aspetto».
Una risposta che restituisce l’immagine di una ragazza consapevole dei propri pregi, ma anche degli aspetti sui quali continuare a lavorare.

La Ternana Women, una crescita vissuta insieme
Arrivata a Terni ancora giovanissima, Eleonora ha trovato una realtà che, nel corso degli anni, è cresciuta insieme a lei.
«Quando sono arrivata ero una ragazzina, non sapevo bene cosa aspettarmi. Sono cresciuta con la società e anche la società è cresciuta tantissimo. Hanno migliorato le strutture, la palestra, le trasferte e hanno rifatto lo stadio. È stato un percorso che abbiamo fatto insieme».
Un rapporto che si è consolidato stagione dopo stagione, attraversando anche momenti difficili e cambiamenti profondi.
Oggi la Ternana Women si trova ad affrontare una Serie A che, secondo Eleonora, presenta un livello e un’intensità decisamente superiori rispetto alla categoria cadetta. Eppure, dopo un avvio di stagione nel quale la squadra ha dovuto prendere confidenza con le nuove richieste tattiche, qualcosa è cambiato.
«All’inizio abbiamo fatto un po’ di fatica perché cercavamo di mettere insieme quello che ci chiedeva il nuovo allenatore con quello che avevamo fatto negli anni precedenti. Poi, con gli allenamenti e le amichevoli, abbiamo iniziato a capire meglio il nuovo gioco. Secondo me, nelle partite contro Parma e Lazio si è visto il lavoro fatto».
Anche il pareggio contro il Como 1907 ha offerto indicazioni importanti, soprattutto per la reazione mostrata nella ripresa.
C’è un aspetto, però, che Eleonora considera fondamentale: la forza del gruppo.
«Una delle nostre caratteristiche più importanti è che le ragazze che entrano dalla panchina sanno già cosa devono fare. Entrano in campo come se fossero lì dal primo minuto insieme a noi. Per una squadra che deve conquistarsi la permanenza in categoria è una cosa fondamentale».
La consapevolezza maturata nella stagione precedente, complicata e impegnativa, può diventare un patrimonio prezioso. Conoscere già il livello delle avversarie, le distanze, i ritmi e l’intensità della Serie A significa presentarsi al nuovo campionato con qualche certezza in più.
La maglia azzurra: un’emozione che non si dimentica
Anche il percorso con le Nazionali giovanili ha fatto parte della sua crescita. Eleonora ha ricevuto convocazioni con l’Under 19 e l’Under 23, seppure senza un percorso particolarmente continuativo.
La prima vera emozione con la Nazionale maggiore è arrivata nella scorsa stagione.
«Quando ho giocato la mia prima partita con la maglia della Nazionale ho pensato: questa è davvero la mia prima partita con l’Italia. È stata una sensazione particolare, bellissima. Mi piacerebbe naturalmente tornare».
Un’esperienza che conserva con orgoglio e che rappresenta un altro traguardo da cui ripartire. Perché a 24 anni il percorso è ancora lungo e la voglia di crescere non manca.
Fabio, il nome sulla maglia e una promessa mantenuta
Ci sono momenti, durante un’intervista, nei quali le parole smettono di essere semplicemente risposte e diventano qualcosa di molto più profondo.
Quando arriviamo a parlare di Fabio, il racconto di Eleonora assume un significato diverso. Non siamo più soltanto davanti alla storia di una calciatrice e della sua squadra, ma davanti a un legame umano che ha attraversato gli anni, le difficoltà e i sogni.
La Ternana ha scelto di mantenere il suo nome sulla maglia. Una scelta che per Eleonora ha un valore enorme.
«Tutte le volte che entro in campo, ma anche quando mi alleno, metto la maglia e leggo quel nome. Per me questo posto è Fabio. È lui che mi ha portato qui, che mi ha fatto crescere. Quando stava molto male ci eravamo fatti una promessa: quella di andare in Serie A. E siamo riusciti a mantenerla».
Poi arriva il ricordo della fascia.
«Mi aveva chiesto di fare il capitano e io ho accettato perché era quello che voleva. Mi è dispiaciuto non poter vivere con lui tutte queste tappe: la vittoria del campionato, la fascia e soprattutto la permanenza in Serie A. Noi siamo cresciuti insieme. Lui mi ha fatto diventare grande e mi diceva sempre: tu vieni in Serie A con me, ti porto in Serie A».
In queste parole c’è probabilmente il senso più autentico di tutta la sua storia.
Eleonora è riuscita a raggiungere quel traguardo, ma non ha potuto condividere fisicamente con Fabio tutte le emozioni che aveva immaginato. Eppure, quel rapporto non si è mai interrotto.
«Quando decido di rimanere qui e parlo con la società per il rinnovo, il mio primo pensiero è continuare un percorso. Per me è come continuarlo con Fabio. Lo porto sempre con me».
E allora quel nome sulla maglia diventa molto più di un ricordo. È una presenza, una promessa mantenuta, un filo invisibile che lega il passato al presente.

Fuori dal campo: la pizza, la famiglia e il piacere delle piccole cose
Ma chi è Eleonora quando non indossa gli scarpini e non deve prepararsi alla prossima partita?
La sua giornata comincia generalmente intorno alle otto del mattino. Colazione, macchina e campo, dove la aspettano l’attivazione in palestra e il lavoro quotidiano con la squadra. Dopo l’allenamento può capitare di pranzare con le compagne oppure di tornare a casa.
Poi c’è la vita lontana dal pallone: una serie televisiva, qualche passeggiata, la spesa, la musica e il piacere di guidare.
Ma c’è una passione che, durante la nostra chiacchierata, mi ha particolarmente incuriosito.
«Mi piace passare del tempo con le persone a cui voglio bene e ho una specie di fissa: almeno una volta alla settimana, a volte anche due, mi piace provare un posto nuovo dove mangiare. Una pizzeria con la pizza romana, un ristorante, una trattoria. Mi piace cambiare e assaggiare cose diverse. Soprattutto dopo la partita, quando voglio staccare completamente dal calcio».
Una piccola abitudine che racconta una ragazza capace di trovare piacere nelle cose semplici. Anche perché, quando si vive di sport professionistico, imparare a staccare la spina diventa importante quanto allenarsi.
E poi c’è Roma, la sua città, dove torna volentieri per ritrovare la famiglia e gli affetti.
Certe vittorie hanno un nome che non si cancella
A volte il calcio ci mette davanti a storie che meritano di essere raccontate senza fermarsi alla superficie. Perché dietro una giocatrice, una maglia, una fascia o un risultato, esistono persone, sacrifici, promesse e legami che non finiscono con il novantesimo minuto.
Eleonora Pacioni ha cominciato rincorrendo un pallone in un giardinetto sotto casa. Ha attraversato le categorie giovanili, ha imparato a diventare grande, ha conosciuto le responsabilità del calcio professionistico e ha conquistato la Serie A con la Ternana Women.
Ha indossato la fascia di capitano, ha assaporato la maglia azzurra e continua a inseguire nuovi traguardi. Ma c’è qualcosa che va oltre qualsiasi ambizione personale: quel nome che ritrova ogni volta sulla maglia.
Perché ci sono allenatori che ti insegnano a giocare a calcio e persone che, invece, ti insegnano a credere in quello che puoi diventare.
Fabio, per Eleonora, è stato tutto questo.
E forse la vittoria più bella non è soltanto essere arrivata in Serie A, ma esserci arrivata mantenendo una promessa.
Ci sono sogni che si realizzano e altri che continuano a vivere attraverso le persone che li hanno condivisi. Quello di Eleonora appartiene a entrambe le categorie.
Perché certe persone non escono mai davvero dal campo. Rimangono lì, dentro una maglia, in un ricordo, in uno sguardo rivolto verso il cielo prima di cominciare una nuova partita.
E ogni volta che Eleonora scende in campo, quella promessa torna a vivere.
Danilo Billi

