In collaborazione con il fanza di Lamberto Bertozzi – Cronache Bolognesi
Ci sono sportivi che vengono ricordati per un canestro decisivo.
Altri per una coppa alzata al cielo.
Altri ancora per una medaglia.
Poi esistono atlete che riescono a lasciare qualcosa di più profondo. Persone che attraverso il loro percorso raccontano sacrificio, normalità, passione e appartenenza.

Mariella Santucci appartiene a questa categoria.
La playmaker bolognese della Reyer Venezia e della Nazionale Italiana arriva da una stagione intensa, vissuta tra finali scudetto, grandi sfide europee e l’eredità emotiva di una storica medaglia di bronzo conquistata con l’Italia.
Eppure, parlando con lei, la sensazione è quella di ritrovare la stessa ragazza che da bambina correva dietro a un pallone a spicchi nei campetti della sua città.
Una ragazza che non ha dimenticato nulla.
Né Bologna.
Né la famiglia.
Né le amiche.
Né quei Gardens che ancora oggi rappresentano uno dei luoghi più importanti della sua storia.
Una stagione senza trofei, ma piena di crescita
Nel mondo dello sport esiste una tentazione continua.
Misurare tutto esclusivamente attraverso le vittorie.
Se si segue questa logica, la stagione della Reyer Venezia potrebbe sembrare incompleta.
Nessun trofeo.
Nessuna coppa.
Nessuno scudetto.
Ma chi vive il basket dall’interno sa che esistono annate che valgono molto più di una bacheca piena.
Mariella ne è convinta.
«È stato un anno buono. Non abbiamo vinto, però siamo cresciute molto.»
Dietro questa frase c’è il senso di un percorso iniziato anni fa e che continua a portare Venezia sempre più in alto.
La Reyer ha raggiunto traguardi europei che il gruppo attuale non aveva mai raggiunto.
Un risultato costruito giorno dopo giorno.
Allenamento dopo allenamento.
Sacrificio dopo sacrificio.
«Abbiamo centrato un obiettivo importante per la società e per il gruppo. Ci lavoravamo da anni e finalmente siamo riuscite a raggiungerlo.»
Non è soltanto una questione di classifica.
È la conferma che il progetto sta crescendo.
Che la squadra continua ad avvicinarsi all’élite del basket europeo.
Che il lavoro svolto negli ultimi anni sta dando frutti concreti.

Quella finale scudetto che lascia orgoglio e rimpianti
Le finali contro Schio resteranno comunque tra le immagini più forti della stagione.
Una serie combattuta.
Una sfida tra due delle migliori squadre italiane.
Una battaglia sportiva che ha appassionato migliaia di tifosi.
Venezia era partita fortissimo.
La vittoria in gara uno sul campo avversario aveva acceso sogni importanti.
Lo scudetto sembrava improvvisamente possibile.
«Avevamo vinto gara uno in casa loro e ci credevamo molto.»
Poi qualcosa si è incrinato.
Non tecnicamente.
Emotivamente.
«Probabilmente la pressione e l’emozione di poter vincere in casa ci hanno un po’ penalizzate.»
Sono parole sincere.
Da leader.
Da atleta che sa guardare la realtà senza cercare giustificazioni.
La Reyer ha lottato fino all’ultimo.
Ha sfiorato il traguardo.
Ma è uscita dal campo con la consapevolezza di aver costruito qualcosa di importante.
L’Europa che da sogno è diventata realtà
Per chi cresce giocando a basket, esiste un palcoscenico che rappresenta il massimo.
L’Eurolega.
La competizione delle competizioni.
Il luogo dove si affrontano le migliori giocatrici del continente.
Da bambina Mariella la guardava in televisione.
La immaginava.
La sognava.
Oggi la vive da protagonista.
«Quando ero piccola il mio sogno era giocare in Eurolega.»
Una frase che potrebbe sembrare semplice.
Ma che racchiude anni di sacrifici.
Perché tra il sogno e la realtà esistono migliaia di allenamenti.
Ore di palestra.
Partite.
Delusioni.
Infortuni.
Rinunce.
Oggi quel sogno non solo è diventato realtà.
Si è addirittura ampliato.
«Essere arrivate tra le migliori sei squadre d’Europa è stato uno dei traguardi più importanti della mia carriera.»
Eppure non basta.
Perché chi arriva a certi livelli non smette mai di guardare avanti.
«Mi piacerebbe giocare una finale di Eurolega. E magari vincerla.»
Non c’è presunzione.
C’è ambizione.
La stessa ambizione che l’ha portata fin lì.

Il bronzo con l’Italia che ha cambiato tutto
Se però esiste un momento capace di dividere la carriera di Mariella in un prima e un dopo, quel momento è la medaglia di bronzo conquistata con la Nazionale.
Non è stata soltanto una vittoria.
È stata una presa di coscienza.
Una conferma.
Un’iniezione enorme di fiducia.
«Dopo l’Europeo ho acquisito molta più sicurezza.»
La risposta arriva immediata.
Diretta.
Sincera.
«Vincere una medaglia ti dà fiducia. Ti fa capire che puoi stare a quel livello.»
Una fiducia che poi si è trasferita immediatamente nella stagione veneziana.
«Mi ha aiutato ad affrontare l’anno con maggiore maturità.»
Parole importanti.
Perché nel basket moderno il talento non basta.
Conta la testa.
Conta la capacità di reggere la pressione.
Conta la consapevolezza.
E quel bronzo ha regalato tutto questo non solo a Mariella, ma all’intero gruppo azzurro.
Bologna resta sempre casa
Ci sono città che si visitano.
Altre che si abitano.
Poi ci sono quelle che ti scorrono dentro.
Bologna è questo per Mariella Santucci.
Un luogo che non smette mai di essere casa.
Anche quando vivi a centinaia di chilometri di distanza.
Anche quando giochi in Europa.
Anche quando indossi la maglia della Nazionale.
Bologna resta il punto di partenza.
Il luogo dove tutto è iniziato.
Il posto dove ritrovare le persone più importanti.
Gli affetti.
I ricordi.
Le emozioni.
La famiglia Santucci: dove il basket è una lingua comune
Durante l’intervista emerge continuamente un elemento.
La famiglia.
Perché per capire davvero Mariella bisogna partire da lì.
Da una casa dove si è sempre respirato sport.
Da una famiglia dove il basket non è mai stato soltanto un passatempo.
«Siamo una famiglia molto legata alla pallacanestro.»
È una frase che racchiude un mondo.
Genitori presenti.
Sorelle.
Partite viste insieme.
Allenamenti.
Trasferte.
Discussioni tecniche attorno a un tavolo.
Emozioni condivise.
«Sono molto legata alla mia famiglia. Mi seguono sempre e condividono con me tutti questi traguardi.»
Dietro ogni atleta esiste una rete invisibile.
Nel caso di Mariella quella rete è sempre stata fortissima.
Ed è una delle ragioni che spiegano il suo equilibrio.

Gardens: molto più di un torneo
Se esiste un capitolo che racconta davvero il cuore di Mariella Santucci, quello riguarda i Gardens.
Per chi non è di Bologna potrebbe sembrare soltanto un torneo estivo.
In realtà è molto di più.
Molto, molto di più.
I Gardens rappresentano un pezzo di storia della città.
Una tradizione che attraversa generazioni.
Un punto d’incontro tra passato, presente e futuro della pallacanestro bolognese.
Per Mariella rappresentano addirittura qualcosa di familiare.
Letteralmente.
«Li ho giocati con mia sorella maggiore.»
Poi aggiunge un dettaglio bellissimo.
«E c’era anche mia sorella di mezzo a guardarci.»
In una sola frase c’è tutto.
La famiglia.
Lo sport.
La condivisione.
L’estate.
Bologna.
I Gardens diventano così un luogo della memoria.
Un contenitore di emozioni.
Un posto dove le carriere professionistiche lasciano spazio ai rapporti umani.
«È un momento di condivisione della pallacanestro.»
E probabilmente questa definizione vale più di qualsiasi altra.
Perché ai Gardens non conta soltanto vincere.
Conta ritrovarsi.
Conta stare insieme.
Conta vivere il basket nella sua forma più autentica.
Per Mariella rappresentano anche un ritorno alle origini.
Un ritorno alla città dove è cresciuta.
«È il mio punto di riferimento dell’estate.»
Lo dice con naturalezza.
Con affetto.
Come si parla di casa.
Come si parla di qualcosa che appartiene alla propria identità.
Il movimento femminile cresce anche lì
Un altro aspetto che colpisce Mariella è la crescita del basket femminile all’interno dei Gardens.
Una crescita concreta.
Visibile.
Tangibile.
«È bello vedere aumentare il numero delle squadre e delle partecipanti.»
Per una giocatrice che da anni combatte per la crescita del movimento femminile italiano, vedere sempre più ragazze avvicinarsi al basket rappresenta una soddisfazione enorme.
Perché significa che qualcosa sta cambiando.
Che il lavoro svolto da tante atlete sta lasciando un segno.
Che le nuove generazioni stanno trovando modelli da seguire.

Tornare ai Gardens con una medaglia al collo
L’anno scorso il suo percorso era legato alla Nazionale.
Alle qualificazioni.
All’Europeo.
Alla Grecia.
A una corsa che l’avrebbe portata sul podio continentale.
Quest’anno torna ai Gardens da spettatrice.
Ma inevitabilmente qualcosa è cambiato.
Alle spalle c’è una medaglia di bronzo.
Ci sono le Final Six europee.
Ci sono le finali scudetto.
C’è una notorietà diversa.
Eppure lei continua a sentirsi la stessa.
«Non sono cambiata.»
Lo dice quasi sorridendo.
«Ho raggiunto risultati importanti, ma resto la stessa ragazza di prima.»
Ed è forse questa la frase che racconta meglio Mariella Santucci.
La ragazza dietro l’atleta
Quando la stagione finisce, emerge una Mariella diversa.
Più rilassata.
Più libera.
Più vicina alla normalità.
Le piace leggere.
Disegnare.
Passeggiare.
Andare al mare.
Mangiare un gelato.
Stare con gli amici.
Trascorrere tempo con la famiglia.
«Sono cose che durante la stagione riesco a fare molto meno.»
È il volto meno conosciuto della campionessa.
Ma forse anche quello più autentico.
Perché dietro la playmaker della Nazionale c’è una ragazza che ama le cose semplici.
Il futuro del basket femminile passa dalla visibilità
Quando si parla di crescita del movimento, Mariella non ha dubbi.
La parola chiave è una sola.
Visibilità.
«Più persone vedono le partite e più persone si appassionano.»
Una convinzione maturata negli anni.
Rafforzata dai numeri registrati durante l’Europeo.
Rafforzata dall’entusiasmo che la Nazionale ha saputo generare.
«Bisogna continuare a mostrare il basket femminile.»
Televisione.
Streaming.
Eventi.
Promozione.
Palazzetti.
Tutto contribuisce a creare cultura sportiva.
Tutto contribuisce a far crescere il movimento.

Un bronzo che vale più di una medaglia
Guardando oggi Mariella Santucci si ha la sensazione di osservare una giocatrice nel pieno della propria maturità.
Una leader.
Una professionista.
Ma anche una ragazza che non ha perso il contatto con le proprie radici.
Il bronzo europeo le ha regalato fiducia.
La Reyer Venezia le ha regalato nuove sfide.
L’Eurolega continua ad alimentare i suoi sogni.
I Gardens continuano a ricordarle da dove è partita.
E forse è proprio questo il segreto del suo percorso.
Riuscire ad arrivare sempre più in alto senza dimenticare il punto da cui tutto è cominciato.
Perché le medaglie brillano.
Le coppe passano.
Le stagioni finiscono.
Ma certi legami restano per sempre.
Quelli con la famiglia.
Quelli con Bologna.
Quelli con il basket.
E quelli con quella ragazza che ancora oggi, nonostante l’Europa, la Nazionale e i riflettori, continua semplicemente a chiamarsi Mariella Santucci.
Danilo Billi
