Ci sono partite che durano novanta minuti. E poi ce ne sono altre che iniziano molto prima, quando ancora lo stadio è vuoto, le luci sono spente e nessuno ha ancora calpestato l’erba. Sono le partite invisibili, quelle che si giocano a tavola, durante un allenamento, nel recupero, nel sonno. Ludovica Gastaldin conosce bene quelle partite. Perché è nutrizionista, ma è anche calciatrice. E prima ancora di raccontare agli altri come prendersi cura del proprio corpo, lo fa ogni giorno con il suo.

Ci sono storie che non hanno bisogno di un fischio d’inizio.
Cominciano piano.
Quasi in silenzio.
Cominciano dentro una cucina, davanti a un piatto. Dentro una palestra. Su un campo da calcio quando il sole picchia forte e le gambe cominciano a pesare. Cominciano durante una notte nella quale il corpo chiede soltanto di recuperare.
E poi, magari, arrivano fino alla domenica.
Fino a quella partita nella quale tutto sembra accadere in novanta minuti.
Ma non è così.
Perché una partita non comincia quando l’arbitro porta il fischietto alla bocca.
Comincia molto prima.
È questa, forse, la chiave per entrare nel mondo di Ludovica Gastaldin, Performance Nutritionist e calciatrice.
Una donna che vive lo sport da due prospettive apparentemente diverse e che invece, guardandole bene, finiscono per diventare una cosa sola.
Da una parte c’è la professionista che studia, ascolta e costruisce percorsi personalizzati.
Dall’altra c’è l’atleta che conosce la fatica, il sudore, il peso di un allenamento, il bisogno di recuperare e quella sensazione particolare che soltanto chi scende in campo può conoscere.
“Essere sia nutrizionista che calciatrice mi permette di avere una doppia prospettiva”.
E dentro questa frase c’è già tutto.
C’è la scienza.
C’è il campo.
C’è la teoria.
C’è la vita vera.
Non esiste la dieta perfetta. Esiste quella che riesci a vivere
Viviamo in un tempo nel quale ci viene continuamente raccontato che per stare bene bisogna trovare la formula giusta.
La dieta giusta.
Il metodo giusto.
La regola giusta.
Come se il corpo umano fosse una macchina alla quale bastasse inserire il carburante corretto per ottenere la prestazione perfetta.
Ludovica racconta invece una storia diversa.
Una storia molto più umana.
Per stare bene non bisogna inseguire la perfezione.
Bisogna costruire abitudini sane e sostenibili.
Alimentazione varia ed equilibrata. Idratazione. Sonno. Attività fisica.
Piccole cose.
Piccoli gesti.
Ripetuti ancora e ancora.
Perché il vero cambiamento, spesso, non arriva facendo qualcosa di straordinario una sola volta.
Arriva facendo qualcosa di semplice per cento volte.
Ecco perché Ludovica invita a non cercare scorciatoie: sono le scelte quotidiane a costruire il benessere nel lungo periodo.
È una filosofia che sembra quasi appartenere al calcio.
Perché anche una squadra non diventa forte in un giorno.
Si costruisce allenamento dopo allenamento.
Passaggio dopo passaggio.
Errore dopo errore.
E forse anche il nostro corpo funziona nello stesso modo.
Prima del numero sulla bilancia c’è una persona
C’è un’immagine che racconta bene il modo di lavorare di Ludovica.
Una bilancia.
Un numero.
E poi una persona.
Il numero viene dopo.
Prima viene l’ascolto.
La storia clinica. Le abitudini. Lo stile di vita. L’attività fisica. La composizione corporea. Gli obiettivi.
Perché non si può costruire lo stesso percorso per tutti.
Non esistono corpi identici.
Non esistono vite identiche.
Non esistono giornate identiche.
E allora la nutrizione diventa prima di tutto una questione di ascolto.
Ludovica lo dice chiaramente: non tratta semplicemente un peso o un numero sulla bilancia, ma una persona con esigenze specifiche.
E questa è una differenza enorme.
Perché dietro ogni atleta c’è una storia.
E prima ancora di chiedergli quanto corre, quanto pesa o quanto solleva, bisognerebbe forse chiedergli semplicemente:
“Come stai?”
Quando arriva l’estate, anche il corpo chiede attenzione
Poi arriva il caldo.
Quello vero.
Quello che rende pesante anche un allenamento apparentemente normale.
Quello che fa evaporare il sudore dalla pelle e porta via liquidi ed elettroliti.
Durante l’estate, soprattutto nella preparazione atletica, il rischio è sottovalutare la disidratazione.
Aspettare di avere sete.
Ma quando la sete arriva, spiega Ludovica, può essere già un segnale tardivo.
E allora bisogna imparare ad ascoltare il corpo prima che sia lui a dover urlare.
Bere durante la giornata.
Reintegrare quando necessario.
Mangiare in maniera adeguata.
Scegliere pasti facilmente digeribili ma completi.
Anche questa è preparazione.
Anche questo è allenamento.
Perché mentre noi pensiamo alla corsa, ai pesi, agli scatti e al pallone, il corpo sta combattendo la sua partita silenziosa.
Il calcio non si nutre soltanto di talento
C’è una parola che nello sport torna continuamente:
talento.
Ma il talento, da solo, non basta.
Serve energia.
Serve recupero.
Serve continuità.
Serve sapere quando e come nutrire il proprio corpo.
Per un’atleta, spiega Ludovica, l’alimentazione viene costruita intorno all’allenamento. Il timing dei nutrienti, l’energia prima della prestazione e il recupero dopo l’esercizio diventano elementi fondamentali per accompagnare il corpo nel suo lavoro.
È qui che il cibo smette di essere semplicemente cibo.
Diventa parte dell’allenamento.
Diventa parte della prestazione.
Diventa parte del recupero.
E soprattutto diventa parte di quella lunga strada che conduce alla partita.
Prima della partita c’è un’altra partita
Forse è questo il filo rosso di tutta la storia di Ludovica.
La partita che vediamo non è mai tutta la partita.
Quando una calciatrice entra in campo, noi vediamo il risultato finale di qualcosa che è cominciato ore, giorni, settimane prima.
La vediamo correre.
Ma non vediamo tutto quello che ha fatto per poter correre.
La vediamo giocare.
Ma non vediamo il recupero del giorno precedente.
La vediamo lottare.
Ma non vediamo tutte le volte nelle quali ha dovuto ascoltare il proprio corpo.
La vediamo segnare.
Ma non vediamo tutte le scelte che hanno reso possibile quel momento.
E Ludovica lo sa bene.
Perché la prestazione non nasce la domenica.
La prestazione si costruisce ogni giorno.
Nel calcio femminile c’è una partita ancora più delicata
E poi c’è il calcio femminile.
Un mondo che cresce, che corre, che conquista spazio.
Ma nel quale esistono ancora aspetti che devono essere conosciuti, raccontati e soprattutto affrontati.
Uno di questi è la disponibilità energetica.
Durante la preparazione, quando aumentano i carichi di lavoro, può succedere che l’energia introdotta attraverso l’alimentazione non sia sufficiente a coprire ciò che l’organismo richiede.
È qui che Ludovica richiama l’attenzione sul RED-S, Relative Energy Deficiency in Sport.
Una condizione che, nel lungo periodo, può avere conseguenze sul recupero, sulla prestazione, sulla funzione endocrina e sulla salute ossea, aumentando anche il rischio di infortuni.
È una di quelle partite che non si vedono.
Non c’è un tabellone.
Non c’è un risultato.
Non c’è un pubblico che possa accorgersene.
Ma è una partita fondamentale.
Perché dietro una calciatrice c’è prima di tutto una persona.
E proteggere quella persona significa anche proteggere la sua carriera, la sua salute e il suo futuro.
Ludovica non predica. Vive quello che racconta
Forse è questo l’aspetto che rende ancora più interessante la sua storia.
Ludovica non parla soltanto da professionista.
Parla anche da atleta.
E applica su se stessa gli stessi principi che suggerisce ai suoi pazienti.
Organizza l’alimentazione in base ai carichi di allenamento.
Cura l’idratazione.
Presta attenzione al recupero.
Protegge il sonno.
Ma senza trasformare tutto in una gabbia.
Nessuna ossessione per la perfezione.
Nessuna regola rigida.
Piuttosto una pianificazione flessibile, capace di adattarsi alla stagione e alle esigenze del momento, mantenendo però quella continuità che fa la differenza.
Perché lo sport è anche questo.
Imparare ad ascoltarsi.
“Il carattere da solo non basta”
C’è una frase di Ludovica che meriterebbe di essere scritta negli spogliatoi.
Il carattere conta.
Eccome se conta.
Ma non basta.
L’intensità che porta in campo è il risultato di tutto ciò che c’è dietro: allenamento, alimentazione, recupero e attenzione ai dettagli.
E allora cambia anche il modo nel quale guardiamo una partita.
Perché quando vediamo una calciatrice correre al novantesimo minuto, forse dovremmo ricordarci che quella corsa è cominciata molto prima.
Quando la vediamo recuperare un pallone, c’è un allenamento dietro.
Quando la vediamo avere ancora energia nel finale, c’è un lavoro invisibile.
Quando la vediamo rialzarsi dopo un contrasto, c’è un corpo che è stato preparato, nutrito e ascoltato.
Il calcio è spettacolo. Ma prima ancora è preparazione.
Non serve cambiare tutto. Basta cominciare
E allora, alla fine, arriva la domanda più semplice.
Quella che riguarda tutti noi.
Non soltanto gli atleti.
Non soltanto le calciatrici.
Non soltanto chi vive di sport.
Da dove si comincia?
Ludovica non parla di rivoluzioni.
Parla di piccoli cambiamenti.
Uno alla volta.
Perché non serve provare a cambiare la propria vita in una settimana.
Serve trovare qualcosa che possiamo davvero mantenere.
Una nuova abitudine.
Una scelta migliore.
Un piccolo passo.
E poi un altro.
E un altro ancora.
Perché le abitudini, quando resistono al tempo, diventano parte di noi.
E alla fine resta una parola: coerenza
Le chiedo, infine, quale sia il suo rituale.
Quello che precede la partita.
Quello che appartiene soltanto a lei.
Ma Ludovica non ha formule magiche.
Non ha gesti scaramantici da raccontare.
Ha qualcosa di molto più difficile.
La coerenza.
Allenarsi con costanza.
Curare l’alimentazione.
Recuperare.
Dormire.
Ascoltare il proprio corpo.
E continuare.
Perché la vera differenza, dice, non la fa il singolo allenamento.
Non la fa il singolo pasto.
La fanno le scelte che ripetiamo ogni giorno.
Ed è qui che questa intervista smette di essere soltanto una conversazione sulla nutrizione.
Diventa una piccola lezione di vita.
Perché tutti noi vorremmo il momento perfetto.
Il gol.
La vittoria.
Il risultato.
La fotografia da conservare.
Ma quasi mai ci ricordiamo di tutto quello che c’è stato prima.
Le giornate difficili.
La fatica.
Le rinunce.
Le scelte giuste quando nessuno ci guarda.
I passi piccoli.
Quelli che sembrano non portare da nessuna parte.
E invece portano proprio lì.
Al traguardo.
La partita più importante è quella che nessuno vede
Forse Ludovica Gastaldin ci lascia proprio questo.
Un’idea semplice.
Ma potente.
La partita più importante non è sempre quella che si gioca davanti al pubblico.
A volte è quella che si gioca in silenzio.
Quando scegli di allenarti.
Quando scegli di recuperare.
Quando scegli di bere prima di avere sete.
Quando scegli di nutrirti nel modo giusto.
Quando scegli di ascoltare il tuo corpo.
Quando scegli di non cercare scorciatoie.
Quando scegli, semplicemente, di continuare.
Perché il calcio può regalarti novanta minuti di emozioni.
Ma quei novanta minuti sono soltanto la punta dell’iceberg.
Sotto c’è tutto il resto.
C’è il lavoro.
C’è la cura.
C’è la disciplina.
C’è la passione.
C’è la vita.
E allora forse la storia di Ludovica Gastaldin è proprio questa: una calciatrice che ha imparato a conoscere il proprio corpo e una nutrizionista che ha scelto di non dimenticare mai cosa significa essere un’atleta.
Due strade che si incontrano.
Due mondi che si parlano.
Un’unica certezza:
la prestazione non nasce nel giorno della partita.
Nasce il giorno prima.
E quello prima ancora.
E ancora prima.
Nasce ogni volta che scegliamo di prenderci cura di noi.
Perché, in fondo, la vita è un po’ come il calcio: il risultato si vede alla fine, ma la partita vera si gioca ogni giorno.
Danilo Billi

