Ci sono storie che cominciano con un pallone tra i piedi e che, stagione dopo stagione, diventano qualcosa di molto più grande. Storie di ragazze che hanno attraversato campi, categorie, società e momenti diversi, portandosi dietro esperienza, passione e quella voglia ostinata di continuare a mettersi in gioco.

È una di queste storie quella di Giada Barbuiani, vice capitano dell’Alcione Milano Calcio Femminile, pronta ad affrontare una nuova stagione di Serie C con una maglia che, nelle sue parole, rappresenta soprattutto un progetto.
Perché nel calcio femminile, spesso, la differenza non la fanno soltanto i gol, le strutture o le ambizioni. La fanno le società che hanno la volontà di costruire qualcosa nel tempo.
Ed è proprio questo uno dei motivi che ha convinto Barbuiani a sposare il progetto Alcione.
Barbuiani: «La serietà del progetto è stata la carta vincente»
«Sicuramente si sono esposti con noi in modo concreto sulla progettualità anche nel lungo termine».
Giada parla di una parola che nel calcio femminile vale tantissimo: continuità.
«Quello che manca alle società di calcio femminile è proprio questo. Noi siamo un po’ più grandi, più abituate ad avere società che entrano nel femminile e poi dopo un anno scompaiono».
L’Alcione, invece, ha presentato un progetto capace di guardare oltre l’immediato.
«La serietà della società è stata sicuramente la carta che ha portato noi ragazze ad essere lì, oltre chiaramente allo staff, alle strutture e all’ambiente».
Un progetto che non riguarda soltanto la prima squadra, ma guarda anche al settore giovanile e alla crescita complessiva del calcio femminile all’interno della società.
E in una squadra che vuole costruire qualcosa di importante, anche la figura della vice capitana assume un significato particolare.

Che attaccante è Giada Barbuiani?
Difficile metterla dentro una casella precisa.
«Non mi sentirei né un nove puro né un dieci. Mi piace muovermi in tutta la zona d’attacco».
Una giocatrice che nel corso degli anni ha anche modificato il proprio modo di interpretare il ruolo.
«Prima giocavo un po’ più larga, quando ero più giovane. Adesso, con l’età, inizio anche ad apprezzare lo stare vicino alla porta. Quello per fare gol».
Ed è proprio il gol, naturalmente, a rappresentare una parte importante degli stimoli di una bomber.
Perché davanti alla porta non basta esserci. Bisogna avere fame.

«Se arrivano tre palloni giocabili, almeno uno devo buttarlo dentro»
La stagione dell’Alcione nasce con ambizioni importanti e Giada non si nasconde.
«Già dall’inizio, quindi già in preparazione, ci siamo poste i massimi obiettivi raggiungibili, sia dal punto di vista di squadra che, di conseguenza, anche dal punto di vista individuale».
Una sinergia tra obiettivi personali e collettivi.
Perché una bomber può inseguire i propri gol, ma se quei gol non servono alla squadra rimangono soltanto numeri.
E Barbuiani lo sa bene.
«Se arrivano tre palloni giocabili, bisogna che almeno uno lo butti dentro».
Ma c’è anche un altro aspetto sul quale l’attaccante vuole lavorare: la gestione della palla.
«Con l’esperienza e con l’età sicuramente devo migliorare nella gestione della palla, proteggerla, utilizzare il fisico».
Una nuova consapevolezza, maturata anche attraverso gli anni di calcio.
«Non è che posso andare sempre a 300 all’ora».
E allora anche l’esperienza diventa un’arma.

Dall’Inter al Vittuone, passando per Milan Ladies e Pro Sesto
La carriera di Giada Barbuiani racconta un percorso costruito nel tempo.
Il settore giovanile tutto nell’Inter, fino ad arrivare alla Serie B. Poi una parentesi al Milan Ladies e successivamente il Vittuone, con cui è arrivata anche una vittoria del campionato di Eccellenza.
Prima dell’approdo alla Pro Sesto e, oggi, all’Alcione Milano.
Un viaggio attraverso il calcio femminile che le ha permesso di accumulare esperienza e ricordi.
Tra questi, uno dei più recenti è legato alla stagione passata.
«Il gol più bello spero debba ancora arrivare. Ma tra quelli già fatti sicuramente cito quelli dell’anno scorso con il Moncalieri, sia in Coppa che poi in campionato».
Una squadra che, come ricorda Giada, è poi salita in Serie B.
«Ho un bel ricordo di squadra e anche come singolo».
Perché il gol più bello, forse, non è necessariamente quello tecnicamente più spettacolare. A volte è quello che rimane legato a una squadra, a un gruppo, a una stagione.

Un gruppo variegato per costruire qualcosa di solido
L’Alcione Milano riparte anche dalla forza del gruppo.
«Siamo una squadra abbastanza variegata, sia per età che per caratteristiche e caratteri».
Ed è proprio questa diversità, secondo Barbuiani, che può trasformarsi in una risorsa.
«Credo sia il giusto mix per creare un gruppo solido che poi ovviamente possa arrivare fino a fine dell’anno».
Parole da vice capitana. Parole di chi sa che un campionato non si costruisce soltanto durante la preparazione, ma soprattutto nei mesi difficili, quando arrivano stanchezza, sconfitte, infortuni e partite da vincere con le unghie.

Fuori dal campo: l’architetto che ama cucina, vino e musica
Poi c’è Giada lontano dal rettangolo verde.
«Fuori dal campo sono un architetto».
Una professione che racconta un’altra parte della sua personalità.
E quando il calcio lascia spazio alla vita quotidiana, arrivano altre passioni.
«Per quel poco tempo che mi rimane libero sicuramente mi appassiona l’ambito della cucina, del vino e anche la musica».
Un equilibrio tra pallone e vita. Tra allenamenti, partite, lavoro e passioni.

L’obiettivo dell’Alcione: superare i propri limiti
Alla fine, però, torna sempre il campo.
E torna quella parola che forse racchiude meglio lo spirito dell’Alcione Milano: limiti.
«Siamo ragazze abituate a vincere, ma probabilmente non abbiamo fatto ancora abbastanza».
Una frase che non ha bisogno di essere caricata di retorica.
Perché Giada aggiunge:
«L’obiettivo che ci siamo date è quello di superare i nostri limiti, provare a raggiungere tutti gli obiettivi che possiamo».
Un cammino lungo, in una Serie C dove l’Alcione dovrà confrontarsi con le altre squadre e, contemporaneamente, con se stesso.
«Non ci siamo solo noi. Dall’altro forse combattiamo anche un po’ contro noi stesse».
Ed è forse questa la sfida più affascinante.

Vice capitana sì, ma con poca diplomazia con gli arbitri
E alla fine arriva la domanda inevitabile.
In assenza del capitano, Giada sarà diplomatica con gli arbitri?
La risposta arriva senza troppi giri di parole.
«Sono meno diplomatica».
E allora sorridiamo, perché anche questo fa parte del calcio.
Della personalità di una giocatrice.
Di una vice capitana che vuole segnare, proteggere palloni, utilizzare l’esperienza, trascinare il gruppo e, quando serve, metterci anche quel pizzico di carattere che in campo non guasta mai.
Il viaggio dell’Alcione Milano è appena cominciato.
E Giada Barbuiani, con la fascia da vice capitana sul braccio e la porta nel mirino, sembra avere già scelto la direzione.
Superare i limiti.
Un gol alla volta.
Danilo Billi


