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Ci sono notizie che arrivano all’improvviso, gelano il sangue e lasciano un vuoto difficile da raccontare. La scomparsa di Sandro Sardella è una di queste.
Per me Sandro era il mio presidente. Dopo la mia avventura alla Robur Sport, culminata con la Serie A1, non ho più messo piede in un palazzetto per seguire la pallavolo. Eppure, il ricordo di quell’uomo schietto, sincero e innamorato dello sport è rimasto intatto.
Dai primi anni Ottanta, Sardella ha contribuito a scrivere la storia della Robur, portando Pesaro ai vertici del volley nazionale e internazionale. Insieme ad Alberico Miniucchi e poi a Giancarlo Sorbini, ha accompagnato la Scavolini Volley in un’avventura straordinaria: tre scudetti consecutivi, una Coppa Italia, quattro Supercoppe italiane, una Coppa CEV e una Challenge Cup. Un palmarès che ha consegnato la città alla storia della pallavolo italiana.
Ma i trofei, da soli, non raccontano tutto. Il suo capolavoro è stato anche regalare a tante ragazze la possibilità di crescere attraverso lo sport, alle famiglie la gioia di accompagnarle in palestra e a Pesaro un posto nell’élite del volley. Un’eredità che, ancora oggi, ritroviamo anche nelle ambizioni della pallavolo pesarese.
L’ultima volta che ci siamo sentiti mi raccontava del suo ruolo di nonno. E allora voglio immaginarlo così: se ha messo anche soltanto metà della passione che dedicava alla pallavolo nella sua famiglia, dev’essere stato un nonno straordinario.
Ciao, presidente. Oggi non piangiamo soltanto un dirigente, ma un pezzo della nostra storia. E io ti saluto con il cuore di quel ragazzo che ha avuto la fortuna di condividere un tratto di strada con te. Perché certe persone non smettono di esserci quando se ne vanno: restano nelle maglie, nei palazzetti, nei ricordi e in tutti quei sogni che hanno aiutato a diventare realtà.
Grazie, Sandro. La tua Pesaro non ti dimenticherà.
Danilo Billi
