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Dall’infortunio al legamento crociato alla ricerca di un nuovo equilibrio personale: l’attaccante classe 2004 della Juventus Women racconta a “Generazione Futuro”, il live podcast realizzato con Nike, le difficoltà di uno stop che cambia le abitudini e il percorso per tornare a inseguire i propri sogni.

Il calcio che si ferma, la voglia di ripartire
Ci sono infortuni che fanno male al corpo e altri che, mentre provi a ricucire le ferite, ti chiedono di fare i conti anche con la testa. Perché per una calciatrice abituata a vivere di allenamenti, partite, spogliatoi e obiettivi da inseguire, ritrovarsi improvvisamente lontana dal campo significa perdere, almeno per un periodo, una parte importante della propria quotidianità.
È una storia che Chiara Beccari conosce bene. L’attaccante classe 2004 della Juventus Women sta affrontando uno dei passaggi più delicati della sua giovane carriera: il recupero dopo l’infortunio al legamento crociato, che l’ha costretta a uno stop di cinque mesi.
Cinque mesi possono sembrare un intervallo relativamente breve quando si guardano le stagioni attraverso il calendario. Ma per chi vive il calcio da protagonista, con la voglia di crescere e la responsabilità di conquistarsi il proprio spazio, possono diventare un tempo lunghissimo. Un’attesa fatta di lavoro, pazienza e giornate diverse da quelle a cui si era abituati.
Eppure, proprio quando il pallone sembra allontanarsi, può cominciare un percorso diverso. Non meno impegnativo, ma capace di insegnare qualcosa che nessuna partita può garantire: imparare ad ascoltarsi.
Chiara Beccari e il racconto a “Generazione Futuro”
La dimensione più personale di questo percorso è emersa durante “Generazione Futuro”, il live podcast realizzato in collaborazione con Nike e registrato alla Triennale di Milano nell’ambito dell’Aura Sport & Cultura Award, evento organizzato da Rivista Undici.
Beccari ha condiviso il palco con altre tre giovani atlete di altissimo livello: Sarah Fahr, protagonista della pallavolo, Benedetta Pilato, campionessa del nuoto, e Kelly Doualla, talento dell’atletica leggera.
Sport differenti, percorsi individuali e discipline che richiedono qualità diverse, ma un filo rosso capace di unirle: la pressione di dover crescere, competere e dimostrare il proprio valore, spesso mentre si è ancora alla ricerca di un equilibrio personale.
Nel suo intervento, Chiara ha individuato proprio nell’infortunio e nei cinque mesi lontana dal calcio uno dei momenti più difficili della propria esperienza sportiva. Non soltanto per il recupero fisico, ma per il cambiamento radicale delle proprie abitudini.
Perché quando il fine settimana non significa più partita, quando il campo viene sostituito da una routine differente e gli impegni che scandivano le giornate improvvisamente scompaiono, anche il tempo assume un altro significato.

Quei fine settimana senza calcio
C’è un passaggio del racconto di Beccari che merita particolare attenzione: la sensazione di sentirsi spaesata davanti a tanti fine settimana liberi e a mesi senza poter giocare.
È una confessione semplice, ma proprio per questo significativa. Chi guarda il calcio dall’esterno vede soprattutto il momento della competizione, i novanta minuti, le esultanze e la possibilità di decidere una partita. Chi lo vive quotidianamente conosce invece tutto quello che precede e segue il fischio d’inizio.
La preparazione, le abitudini, la condivisione con le compagne, gli obiettivi settimanali. Un mondo che, quando arriva un infortunio importante, non scompare soltanto dal calendario: cambia forma, lasciando uno spazio che bisogna imparare ad abitare.
Per una giovane attaccante come Beccari, ritrovare una dimensione al di fuori del pallone significa confrontarsi con una parte di sé che la vita sportiva, con i suoi ritmi intensi, rischia talvolta di lasciare in secondo piano.
Ecco perché il recupero non può essere raccontato soltanto attraverso i tempi biologici di un legamento o le tappe della riabilitazione. C’è anche una componente mentale ed emotiva, fatta di pazienza, accettazione e capacità di guardare avanti senza pretendere di avere tutto e subito.
Chiara sta cercando proprio questo: un nuovo equilibrio con se stessa, anche lontano dal calcio. Non un modo per dimenticare il campo, ma un’occasione per conoscersi meglio mentre lavora per ritornarci.

Il ritorno in campo: una sfida anche mentale
Il ritorno di Chiara Beccari con la Juventus Women rappresenta il passaggio verso cui si concentra inevitabilmente l’attenzione. Per una calciatrice, però, rientrare dopo un infortunio al legamento crociato non significa semplicemente tornare a indossare gli scarpini e riprendere da dove tutto si era interrotto.
Il percorso richiede gradualità, lavoro e fiducia. Il corpo deve ritrovare le proprie risposte, mentre la testa deve riabituarsi ai gesti, ai contrasti, ai cambi di direzione e all’intensità della competizione. Ogni situazione può diventare una piccola conquista, ma anche un passaggio da affrontare senza fretta.
È importante, quindi, non trasformare l’attesa in una corsa contro il tempo. La voglia di esserci, soprattutto quando si è giovani e si sente di avere ancora tanto da dimostrare, può essere fortissima. Ma il vero obiettivo è tornare nelle condizioni migliori, rispettando le tappe del recupero.
Per la Juventus Women, Beccari è un’attaccante giovane il cui percorso di crescita merita attenzione. Per lei, invece, questo momento rappresenta qualcosa di ancora più personale: la possibilità di ritrovare il proprio posto dentro una squadra e, contemporaneamente, di tornare a vivere il calcio con quella naturalezza che un infortunio può mettere temporaneamente alla prova.
La data effettiva del rientro agonistico non va confusa con il desiderio di rivederla presto in campo. È il recupero, insieme alle indicazioni dello staff medico, a dover dettare i tempi.

Nike e il valore di sentirsi ascoltate
Nel corso del podcast, Beccari ha parlato anche del rapporto con Nike Football, sottolineando il sostegno ricevuto fin da quando era molto giovane.
Un supporto che, nelle sue parole, non si limita all’aspetto tecnico e ai prodotti destinati alle atlete, ma comprende anche la dimensione personale e psicologica. Sentirsi ascoltate, accompagnate e considerate nella propria interezza può fare la differenza soprattutto quando la strada si fa più complicata.
È un tema importante nello sport contemporaneo, dove alle atlete viene chiesto di essere competitive, determinate e capaci di reggere pressioni crescenti. Ma dietro ogni prestazione esiste una persona, con le proprie fragilità, le aspettative e il bisogno di trovare qualcuno disposto ad ascoltare anche ciò che non appare nei risultati.
La testimonianza di Chiara si inserisce proprio in questo spazio: quello in cui parlare delle difficoltà non significa mostrarsi deboli, ma riconoscere che anche la forza ha bisogno di tempo, relazioni e sostegno.

Chiara Beccari, il futuro è anche saper aspettare
Il calcio femminile italiano continua a crescere attraverso giovani protagoniste chiamate a costruire il proprio percorso in un ambiente sempre più competitivo. Ma crescere non significa soltanto migliorare tecnicamente, segnare gol o conquistare spazio nelle gerarchie di una squadra.
Significa anche imparare ad attraversare i momenti difficili senza lasciare che siano loro a definire tutto il resto.
Il racconto di Chiara Beccari a “Generazione Futuro” ci consegna proprio questa immagine: quella di una calciatrice costretta a fermarsi, che cerca un nuovo equilibrio mentre guarda alla possibilità di tornare a fare ciò che ama.
Non ci sono scorciatoie, né promesse da inseguire a ogni costo. Ci sono il lavoro quotidiano, la pazienza e la necessità di rispettare i propri tempi.
E poi c’è quel campo che, dopo mesi di lontananza, continua ad aspettare.
Perché il ritorno più bello non è necessariamente quello che arriva prima degli altri. È quello che permette di ripartire con maggiore consapevolezza, ritrovando il piacere di giocare e la voglia di continuare a sognare.
La Juventus Women e chi segue il calcio femminile attendono di rivedere Chiara Beccari protagonista. Nel frattempo, la sua storia ricorda a tutti che dietro ogni rientro c’è un percorso invisibile, fatto di fatica e speranza.
E qualche volta, prima di tornare a correre dietro a un pallone, bisogna imparare a stare bene anche quando quel pallone è lontano.
Danilo Billi

