Dalla provincia di Pisa a Roma, il percorso di Diletta Lupi è fatto di passioni, nuove sfide e voglia di mettersi in gioco. Il calcio, la televisione, la fotografia e la moda raccontano una professionista curiosa e determinata, che sogna un programma tutto suo e una linea di abbigliamento firmata. Ma lontano dai riflettori, a fare la differenza sono soprattutto gli affetti e quei ricordi che nessun successo può sostituire.
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Ci sono persone che, per raccontarsi davvero, hanno bisogno di andare oltre il ruolo che ricoprono ogni giorno. Perché una telecamera può inquadrare un volto, un microfono può raccogliere una voce, ma per conoscere qualcuno bisogna spingersi un po’ più in là.
Con Diletta Lupi facciamo proprio questo: lasciamo per un momento lo studio televisivo per entrare nel suo mondo, fatto di calcio, fotografia, moda e progetti da realizzare. Un percorso che l’ha portata dalla provincia di Pisa a Roma, la città che considera il luogo della propria rinascita, dove ha scelto di costruire la vita che desiderava.
Dietro la professionista che studia e prepara con cura ogni trasmissione c’è una ragazza che ama viaggiare anche da sola, che conserva un piccolo portafortuna regalato dal fratello e che, quando pensa alla fotografia più importante della sua vita, non ha dubbi: sceglie uno scatto insieme alla nonna.
È da questi dettagli che comincia il nostro viaggio. Perché, qualche volta, sono proprio le risposte più semplici a raccontare meglio una persona.
Tra redazione e televisione: la giornata di Diletta Lupi
Diletta, chi ti vede in televisione può immaginarti sempre alle prese con telecamere, luci e riflettori. Ma come si svolge una tua giornata tipo? Sei una persona organizzata o preferisci seguire l’istinto?
Sono una persona che ama tantissimo programmare. Mi piace avere tutto organizzato e scandito, quasi fosse un’ossessione! Naturalmente ci sono giornate in cui sento il bisogno di staccare e dedicare del tempo soltanto a me stessa, ma in generale preferisco sapere come organizzare le mie giornate.
Di solito vado in redazione, dove preparo i video della settimana, scelgo gli argomenti e scrivo gli articoli. Nel pomeriggio mi dedico alla trasmissione successiva: studio, approfondisco i temi e preparo i contenuti. Le trasmissioni a cui partecipo, come Terzo Tempo, sono generalmente serali.
Poi c’è la palestra e, naturalmente, il tempo per mangiare. Diciamo che le mie giornate sono piuttosto piene!
Roma, la città che ho scelto
Sei partita dalla provincia di Pisa per inseguire i tuoi sogni nella capitale. Che cosa ti ha dato Roma e che cosa, invece, ti manca della tua terra?
Roma per me è un posto importantissimo, perché dico sempre che è qui che sono rinata. Nel luogo da cui provengo mi sono capitate tante cose, mentre a Roma ho scelto io: è la vita che ho deciso di costruirmi. Per questo la proteggo gelosamente.
Della mia terra mi mancano soprattutto le persone a cui voglio bene, gli affetti che oggi riesco a vivere molto meno rispetto a prima.
E quando hai bisogno di ritrovare te stessa, dove vai?
Paradossalmente, non torno nel posto in cui sono nata. C’è un luogo a Roma a cui sono molto legata: Villa Pamphili. È un parco in cui mi piace andare per riflettere, stare tranquilla e ritrovare me stessa.
Viaggi in solitaria e piccoli piaceri
Quando riesci a staccare dal lavoro, come ami trascorrere il tempo libero?
Mi piace variare. Non sono una persona che ama particolarmente i locali, mentre adoro i viaggi improvvisati, anche quelli organizzati all’ultimo momento.
Mi piace partire anche da sola, perché viaggiare è un modo per riconnettermi con me stessa. Amo l’avventura e la possibilità di scoprire posti nuovi.
Altre volte, invece, preferisco una serata tranquilla, una cena e una passeggiata. Non serve necessariamente organizzare qualcosa di speciale: dipende dal momento e da quello di cui sento il bisogno.
Hai qualche piccola mania o un rituale a cui non rinunci mai?
Sono molto scaramantica. Quando tengo particolarmente a qualcosa, cerco di seguire alcuni rituali e di mantenere determinate abitudini.
Ho un piccolo portafortuna che porto sempre con me, ovunque vada. È un ciondolino che mi ha regalato mio fratello e che mi accompagna in ogni studio televisivo e in ogni set. Se non ce l’ho, non mi sento tranquilla!
È un oggetto semplice, ma per me ha un grande valore affettivo.

Calcio e stadio: una passione da vivere dal vivo
Il calcio è entrato nella tua vita fin da bambina, anche grazie alle partite vissute con tuo padre. Qual è la tua squadra del cuore? Riesci a mantenere l’obiettività di chi lavora nello sport?
Preferisco non pronunciarmi sulla squadra del cuore, perché nel mio lavoro cerco di essere il più possibile obiettiva. Amo il calcio come sport e mi piace moltissimo andare allo stadio.
Ho diversi calciatori preferiti, anche di squadre differenti. Mi colpiscono soprattutto quelli che, prima ancora di essere professionisti, sono tifosi della propria squadra. Secondo me questa passione si vede.
Sono una persona che ama vivere la partita a 360 gradi. Guardarla in televisione non mi dà la stessa soddisfazione: preferisco andare allo stadio, indossare la maglietta della squadra e condividere l’esperienza con le persone a cui voglio bene.
Eppure, lavorando nel mondo del calcio, è inevitabile osservare le partite con occhi diversi. Riesci ancora a goderti lo spettacolo?
Assolutamente sì. Rispetto a qualche anno fa, ho un occhio più tecnico, perché mi sono dedicata molto allo studio e continuo a farlo ancora oggi.
Prima di ogni intervento e di ogni trasmissione mi preparo e approfondisco gli argomenti. Questo mi permette di comprendere meglio quello che accade in campo, ma non mi impedisce di godermi una bella partita.
Anzi, paradossalmente, oggi riesco ad apprezzarle ancora di più, soprattutto quando vedo una squadra giocare bene e una partita diventare davvero entusiasmante.
Dieci anni di pallavolo e il valore della squadra
Hai giocato a pallavolo per circa dieci anni. Che tipo di giocatrice eri e che cosa ti ha lasciato questo sport?
La pallavolo è uno sport meraviglioso. Ho giocato inizialmente come alzatrice e successivamente come centrale, e credo che questa esperienza mi abbia insegnato soprattutto il valore del gruppo.
Ognuno ha il proprio ruolo e deve cercare di svolgerlo al meglio, ma una squadra vince quando tutti riescono a lavorare insieme. Non basta che una sola persona faccia bene il proprio compito: serve coesione.
È un insegnamento che mi porto dietro anche nella vita quotidiana e nel lavoro. Quando si raggiunge un risultato insieme, la soddisfazione è ancora più grande.
Calcio femminile: abbattere i pregiudizi con la professionalità
Il calcio femminile sta conquistando sempre più spazio, ma gli stereotipi non sono scomparsi. Ti piacerebbe intervistare più calciatrici e raccontare le loro storie?
Mi piacerebbe moltissimo. Credo che il calcio femminile meriti sempre più attenzione, perché esiste ancora l’idea che il calcio sia uno sport prevalentemente maschile.
Purtroppo, questo modo di pensare si riflette talvolta anche sul nostro lavoro. Noi donne dobbiamo spesso dimostrare di essere preparate e competenti, esattamente come i colleghi uomini. Non è bello avere la sensazione di dover faticare un po’ di più per ottenere lo stesso riconoscimento.
Credo, però, che le cose stiano cambiando. Le calciatrici sono grandi professioniste, così come lo sono le donne che si occupano di raccontare questo sport.
Mi piacerebbe contribuire a superare questi pregiudizi attraverso le interviste, dando spazio alle protagoniste e alle loro esperienze. Spero che si presenti presto l’occasione.

La fotografia, quando un’immagine diventa un’emozione
Oltre alla televisione, coltivi la passione per la fotografia e hai aperto uno studio con il tuo amico e socio Salvatore De Martino. Che cosa cerchi quando scatti?
Ho aperto uno studio fotografico insieme a Salvatore, una persona a cui voglio davvero molto bene.
Per me fotografare significa soprattutto catturare un’emozione. Amo i volti, le espressioni e quello che una persona riesce a comunicare anche senza parlare.
Una fotografia deve lasciare qualcosa a chi la guarda. Non importa quale sia la sensazione che suscita, ma credo che debba esserci un’emozione capace di rimanere nella memoria.
Io fotografo tantissimo, perché considero le immagini dei ricordi. Basta riguardare una fotografia nella galleria del telefono per ritrovarsi con la mente in un luogo, in una giornata o in un momento particolare.
Hai conosciuto la fotografia anche davanti all’obiettivo, come modella. Oggi preferisci stare davanti alla macchina fotografica oppure dietro?
Personalmente, mi piace molto stare davanti all’obiettivo e sperimentare nuovi stili fotografici.
Naturalmente, anche in questo caso c’è tanto lavoro dietro: bisogna studiare le pose, le luci e i dettagli che contribuiscono al risultato finale.
Mi piace sperimentare e mettermi alla prova. È un mondo creativo che mi permette di esprimermi in modi diversi.
Moda e creatività: il sogno di una collezione firmata
Hai studiato modellistica e sartoria. Quanto conta per te l’abbigliamento nel raccontare la tua personalità?
Cerco sempre di indossare qualcosa che mi rappresenti, sia durante le trasmissioni sia nella vita quotidiana. Per me è importante sentirmi a mio agio con il mio stile.
Amo soprattutto i completi eleganti, le giacche e i tailleur. Sono capi nei quali mi riconosco e che sento particolarmente vicini alla mia personalità.
Se potessi creare un abito che rappresenti perfettamente la Diletta di oggi, da dove partiresti?
Sicuramente da un completo elegante. Mi piacciono molto e credo che mi rappresentino appieno. Vorrei qualcosa che unisse eleganza e personalità, senza rinunciare al piacere di sentirmi me stessa.
Il coraggio di cambiare e ricominciare
Trasferirsi a Roma e rimettersi in gioco richiede coraggio. Guardando alla ragazza che eri prima di arrivare in televisione, quanto senti di essere cambiata?
Ho avuto una sorta di colpo di fulmine quando sono entrata in uno studio televisivo. Da lì ho deciso di mettermi in gioco.
Sono sempre stata convinta che, se non sei pienamente appagato da quello che fai e da quello che sei, sia giusto rischiare. È un modo di affrontare la vita che ho cercato di seguire in diverse occasioni.
Oggi mi amo per quella che sono, con i miei pregi e i miei difetti. Mi sento una persona sicura soprattutto di ciò che sono dentro.
Roma mi ha accolta quando ero ancora una ragazzina. Adesso mi sento più matura e consapevole di quello che voglio dalla vita.
Non è stato sempre semplice: ricominciare da capo in un altro posto e ricostruirsi completamente può essere duro, anche doloroso. Ma invito chiunque senta di averne bisogno a trovare il coraggio di farlo, perché a volte ne vale davvero la pena.

Lontano dai riflettori, la bellezza della normalità
In un ambiente competitivo come quello dello spettacolo, quanto è importante avere accanto persone con cui poter essere semplicemente Diletta?
Sono una persona molto tranquilla e umile. Quando stacco dal lavoro, mi piace vivere una vita normale: sto con le mie amiche, esco e faccio cose semplici.
Non sono una persona che si mette su un piedistallo o si sente diversa dagli altri per il lavoro che fa.
Le persone che mi sono vicine mi trattano come la Diletta di sempre, e io faccio lo stesso con loro. Questa normalità per me è essenziale.
Social e critiche: prima di tutto, il rispetto
Chi lavora nella comunicazione è spesso esposto ai giudizi degli altri. Come vivi i commenti sui social?
Credo che chi sceglie di esporsi pubblicamente debba mettere in conto anche le critiche. Personalmente, per fortuna, non ho ricevuto molti commenti negativi e quelle critiche che mi sono arrivate ho cercato di prenderle in modo costruttivo.
Penso che il rispetto debba essere sempre alla base di tutto, non soltanto nei confronti di chi lavora davanti a una telecamera, ma verso qualsiasi persona.
Una critica dovrebbe riguardare il lavoro svolto e, possibilmente, aiutare a migliorarlo. Una cattiveria gratuita, invece, non serve a niente e spesso racconta più di chi la scrive che di chi la riceve.
Non possiamo sapere che cosa stia vivendo una persona nella propria vita privata, quali fragilità abbia o quali difficoltà stia affrontando. Per questo bisogna prestare attenzione alle parole: dietro ogni profilo c’è una persona in carne e ossa.
Il sogno nel cassetto: un brand di abbigliamento tutto mio
Hai già raccontato il desiderio di condurre un programma televisivo tutto tuo. Ma, al di là della carriera, c’è un sogno personale che vorresti realizzare?
Mi piacerebbe creare un mio brand di abbigliamento. È un sogno che porto con me da tempo.
Sono una persona molto creativa e mi considero un’artista: ho sempre la testa piena di idee e mi piace immaginare nuovi progetti.
Vorrei realizzare una linea di abbigliamento con la mia firma, qualcosa che rispecchi il mio gusto e la mia personalità. Sarebbe bellissimo riuscire a trasformare questa passione in un progetto concreto.
Il processo a Diletta: un difetto da correggere e un pregio da difendere
Se dovessimo metterti sul banco degli imputati, come nello storico Processo di Biscardi, di quale difetto ti dichiareresti colpevole? E quale pregio chiameresti a tua difesa?
Il mio difetto è non aver dedicato sempre abbastanza tempo ai miei affetti. In un periodo della mia vita ero molto concentrata sui miei obiettivi e sui miei progetti, finendo per trascurare alcune persone importanti.
Adesso sto cercando di rimediare, perché ho capito quanto sia fondamentale trovare un equilibrio tra il lavoro e le persone a cui vogliamo bene.
Il mio pregio, invece, è essere una persona estremamente buona. Credo nel prossimo e, quando posso, cerco di fare tutto quello che è nelle mie possibilità per aiutare le persone a cui tengo. Do senza pretendere qualcosa in cambio.

Un giorno senza impegni? Sì, ma senza rinunciare al lavoro
Se domani avessi ventiquattro ore completamente libere, senza telefonate, social o obblighi, che cosa faresti?
Può sembrare strano, ma non riuscirei a stare troppo a lungo senza il mio lavoro. È qualcosa che mi appaga e mi rende felice.
Ho combattuto tanto per arrivare a fare quello che faccio oggi e non vivo il lavoro come un peso. Quando sono davanti alla telecamera o all’obiettivo mi sento davvero me stessa.
Se avessi una giornata libera, probabilmente partirei e andrei in un bel posto, per cambiare aria e vivere un’esperienza diversa. Ma poi sentirei comunque il bisogno di tornare al mio lavoro, perché lo amo e sono felice di quello che faccio.
La fotografia più importante? Quella con la nonna
Se potessi conservare per sempre una sola fotografia della tua vita, quale sceglieresti?
Conserverei una fotografia che ho scattato due anni fa, in occasione del mio compleanno, insieme a mia nonna.
I miei nonni sono una parte essenziale della mia vita e hanno contribuito a farmi diventare la persona che sono oggi. Sono loro a conoscere davvero la mia personalità, al di là del lavoro e di tutto quello che si vede dall’esterno.
Quella fotografia la porto nel cuore perché racchiude un momento bellissimo. È un ricordo che ha un valore speciale e che vorrei conservare per sempre.

Diletta Lupi, il futuro è ancora tutto da scrivere
Nel corso della nostra chiacchierata, Diletta Lupi ci ha raccontato un percorso fatto di scelte coraggiose, studio e passione. La televisione è il suo presente professionale, ma intorno ci sono tanti altri mondi che alimentano la sua curiosità: il calcio vissuto allo stadio, la fotografia, la moda e il desiderio di dare forma a nuovi progetti.
Roma le ha offerto la possibilità di costruire una vita scelta in prima persona. Eppure, tra ambizioni e sogni ancora da realizzare, Diletta non perde di vista ciò che conta fuori dal lavoro: le amicizie, gli affetti e i ricordi di famiglia.
Il suo racconto ci lascia anche una riflessione semplice, ma importante: cambiare strada può fare paura, ricominciare da capo può essere doloroso, ma qualche volta è proprio il rischio a portarci più vicini a ciò che desideriamo diventare.
Il sogno di un programma televisivo tutto suo e quello di una linea di abbigliamento con la propria firma restano appuntamenti da inseguire. Intanto, Diletta continua a studiare, lavorare e sperimentare, con la voglia di scoprire fin dove potrà arrivare.
E forse, tra tutte le fotografie che ama scattare, quella più bella deve ancora arrivare: lo scatto di un sogno che prende forma, senza dimenticare le persone che hanno contribuito a renderlo possibile.
Danilo Billi

